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	<title>Parma Archivi - NonSolo.TV</title>
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		<title>NonSolo.TV intervista Catia Valentini, presidentessa della sezione AID Parma: “Alunni con DSA? Bisogna farli sentire compresi”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[KatiaDiLuna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 May 2022 08:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<a href="https://www.nonsolo.tv/2022/05/27/nonsolo-tv-intervista-catia-valentini-presidentessa-della-sezione-aid-parma-alunni-con-dsa-bisogna-farli-sentire-compresi/" title="NonSolo.TV intervista Catia Valentini, presidentessa della sezione AID Parma: “Alunni con DSA? Bisogna farli sentire compresi”" rel="nofollow"><img width="300" height="183" src="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2022/05/Valcat-300x183.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2022/05/Valcat-300x183.jpg 300w, https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2022/05/Valcat-800x488.jpg 800w, https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2022/05/Valcat-768x468.jpg 768w, https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2022/05/Valcat.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p>Catia Valentini intervistata da NonSolo.Tv in occasione dell’evento scolastico di sensibilizzazione studenti con DSA Catia Valentini, presidentessa della sezione AID di Parma, Associazione italiana dislessia ha raccontato la sua storia all’evento per sensibilizzare gli alunni con DSA, tenutosi all’Istituto Tecnico Economico G.B. Bodoni di Parma lo scorso 11 aprile. La sua vicenda permette a chi ... <a title="NonSolo.TV intervista Catia Valentini, presidentessa della sezione AID Parma: “Alunni con DSA? Bisogna farli sentire compresi”" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/2022/05/27/nonsolo-tv-intervista-catia-valentini-presidentessa-della-sezione-aid-parma-alunni-con-dsa-bisogna-farli-sentire-compresi/" aria-label="Per saperne di più su NonSolo.TV intervista Catia Valentini, presidentessa della sezione AID Parma: “Alunni con DSA? Bisogna farli sentire compresi”">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<a href="https://www.nonsolo.tv/2022/05/27/nonsolo-tv-intervista-catia-valentini-presidentessa-della-sezione-aid-parma-alunni-con-dsa-bisogna-farli-sentire-compresi/" title="NonSolo.TV intervista Catia Valentini, presidentessa della sezione AID Parma: “Alunni con DSA? Bisogna farli sentire compresi”" rel="nofollow"><img width="300" height="183" src="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2022/05/Valcat-300x183.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="1" decoding="async" srcset="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2022/05/Valcat-300x183.jpg 300w, https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2022/05/Valcat-800x488.jpg 800w, https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2022/05/Valcat-768x468.jpg 768w, https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2022/05/Valcat.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><h2>Catia Valentini intervistata da NonSolo.Tv in occasione dell’evento scolastico di sensibilizzazione studenti con DSA</h2>
<p><strong>Catia Valentini</strong>, presidentessa della sezione <strong>AID</strong> di Parma, Associazione italiana dislessia ha raccontato la sua storia all’evento per sensibilizzare <a href="https://www.nonsolo.tv/2022/05/21/nonsolo-tv-intervista-elodie-borney-non-volevo-che-i-bambini-vivessero-le-mie-difficolta/">gli alunni con </a><strong>DSA,</strong> tenutosi all’Istituto Tecnico Economico G.B. Bodoni di Parma lo scorso 11 aprile. La sua vicenda permette a chi vive con famigliari, parenti o conoscenti <strong>dislessici</strong> di trovare un sostegno umano in primis. Per questo noi di NonSolo.tv abbiamo deciso di incontrare Valentini per una breve intervista.</p>
<h3>L’intervista a Catia Valentini</h3>
<p><strong>Ci racconta com’è nato questo progetto di sensibilizzazione nei confronti delle persone con DSA?</strong></p>
<p>In realtà, è stata proprio la scuola che ha chiesto il nostro aiuto, perché dopo la pandemia si è resa conto che un po’ la situazione è degenerata. La dislessia è una caratteristica che ingloba anche i BES, che sono i bisogni educativi speciali. Quello che ho notato in questi due anni, siamo diventati un po’ tutti BES perché abbiamo avuto un disagio comune. Di conseguenza la scuola ha notato che anche quei ragazzi che erano ai limiti della diagnosi sono crollati. Quindi, grazie a questo progetto creato da una professoressa referente in DSA, abbiamo pensato di iniziare a fare informazione per poi sfociare in un altro progetto sulle misure compensative dispensanti. Dal prossimo anno inizieremo a fare una collaborazione di questo tipo.</p>
<p><strong>L’associazione AID invece com’è nata?</strong></p>
<p>L’associazione è stata fondata dal dott. Giacomo Stella e il dott. Ghidoni, e in particolare, da un gruppo di genitori che erano psicologi e psicoterapeuti, che hanno fatto conoscere la dislessia anche agli altri genitori, poiché l’hanno vissuta sulla loro pelle. La maggior parte dell’associazione è formata da genitori volontari, insegnanti che hanno figli DSA, psicologi e psicoterapeuti volontari e che mettono a disposizione le loro competenze.</p>
<p><strong>Che cosa insegna questa giornata sia alle persone DSA sia non DSA?</strong></p>
<p>Dunque, questa giornata di sensibilizzazione è molto utile sia per i ragazzi DSA e sia non DSA, perché bisogna far sentir compresi quelli che hanno questo tipo di diagnosi. Infatti, molti di loro hanno paura di far sapere ai loro coetanei che sono dislessici, ma in realtà, hanno semplicemente una caratteristica che si porteranno dietro per tutta la vita. Si nasce e si muore dislessici, ma ciò che è importante è l’inclusività perché un dislessico è una persona come un’altra. Io ad esempio, ho scoperto di essere dislessica a 47 anni tramite i miei figli, però mi sono sempre sentita un po’ in difetto. Ora che ho accettato la diagnosi, mi sono liberata di un peso enorme anche grazie alla maturità, che mi ha fatto provocare questo “scatto”. Quindi, in realtà il problema non ero più io, ma erano gli altri che non mi capivano. Quello che ci tengo e che venisse evidenziato in questo evento e che ci accomuna tutti noi DSA, è che è stata varata la legge 170 sia per il mondo della scuola che per quello del lavoro. Dunque, le persone DSA che vorranno dichiarare al proprio datore di lavoro che hanno questa caratteristica, avranno tutti gli strumenti che hanno diritto a essere al pari degli altri. Insomma, abbiamo una modalità diversa di apprendere e di prendere appunti ed è tutto collegato. Ad esempio, noi qui siamo in un istituto tecnico e quando un alunno finisce la scuola può andare all’Università o al lavoro direttamente, e quindi, questo progetto è un pezzettino che si aggiunge a qualcosa che prima non c’era e posso garantire che fa la differenza. Infatti, ho provato sia a non dire che sono dislessica e sia a dirlo con molto entusiasmo. Ho capito che noi DSA magari abbiamo qualcosa che gli altri non hanno, ad esempio la sensibilità o il riuscire a spiegare meglio le informazioni o come ci sentiamo ai nostri colleghi. Poi ho notato grazie a questo che ci sono alcuni colleghi, che pur non sapendo della mia dislessia, mi danno una mano lo stesso mentre altri (come il caso di una mia responsabile), mi mettevano i bastoni tra le ruote o mi giudicavano per una cosa che loro nemmeno sanno. Io molto spesso ero giudicata per la mia lentezza anche a scuola, e infatti, come tutti i ragazzi DSA, mi serviva un 30% di tempo in più ed è tutto collegato.</p>
<p><strong>Quindi, ci sono tante aspettative per il futuro. Quali sono?</strong></p>
<p>Il sogno di AID sarebbe di poter distendere questa legge 170 anche all’Università, cosa che già c’è in altri atenei con uno sportello dedicato per disabilità e DSA, ma non essendoci una legge che impone è discrezione degli insegnanti. Comunque, AID ha fatto tanto. Io sono entrata nel mondo della dislessia con la legge, quindi, con la prima riunione che ho assistito nel 2010. E’ stata percorsa tanta strada e secondo me ce n’è ancora tanta da fare, però, se ci uniamo tutti e ognuno dà il suo piccolo, ce la possiamo fare. A me l’associazione mi ha dato tanto ed è qualcosa in cui io credo perché mi ha supportato quando ne ho avuto bisogno principalmente per i miei figli.</p>
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		<title>NonSolo.Tv intervista Elodie Borney: “Non volevo che i bambini vivessero le mie difficoltà”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[KatiaDiLuna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 May 2022 07:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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<p>Tra le testimonianze di studenti durante <a href="https://www.nonsolo.tv/2022/05/19/nonsolo-tv-intervista-bea-lambe-ognuno-di-noi-e-speciale-a-proprio-modo/">l’incontro di sensibilizzazione</a> degli alunni con<strong> DSA</strong>, tenutosi all’Istituto Tecnico Economico <strong>G.B. Bodoni di Parma</strong> l’11 aprile 2022, è intervenuta anche <strong>Elodie Borney</strong>, studentessa del 3° anno di Scienze dell’Educazione e dei Processi Informativi e membro gruppo giovani AID nazionale. Classe 1998 originaria della Valle d’Aosta, Elodie ha raccontato la propria storia ed esperienza come alunna con dislessia per cercare di aprire un dialogo con gli studenti e fornire qualche informazione in più sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento, sradicando i vari pregiudizi. Per questo noi di NonSolo.Tv abbiamo deciso di incontrarla per farle una breve intervista.</p>
<p><strong>Ciao Elodie, raccontaci un po’ la tua storia </strong></p>
<p>Ciao a tutti, sono Elodie e faccio parte del gruppo giovani della sezione AID di Parma. Sono stata invitata all’evento all’interno di quest’istituto scolastico per raccontare la mia storia, perché sono stata molto fortunata per aver ricevuto la diagnosi molto presto. Alla fine della seconda elementare, infatti, sono risultata dislessica e disortografica, mentre la diagnosi di discalculia è arrivata alla fine dei cicli, detti operazioni, dunque verso la terza elementare. E’ stato un percorso in salita perché essendo nata nel ’98, non c’era ancora un’adeguata consapevolezza nei confronti dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Infatti, le medie sono state un momento di transizione, in cui molte volte mi sentivo non capita e avevo paura nell’utilizzare strumenti compensativi perché temevo molto il confronto con gli altri miei compagni di classe. Poi, è arrivato il momento di decidere che cosa fare in futuro e ho scelto di lavorare nella situazione scolastica, poiché non volevo che altri bambini e ragazzi vivessero le mie stesse difficoltà. Quindi, ho deciso d’iscrivermi al Liceo socio-pedagogico ma non essendomi trovata molto bene ho cambiato scuola e mi sono iscritta al Liceo linguistico perché avevo la consapevolezza che le lingue mi sarebbero state utili in futuro ed io essendo valdostana mi sono trasferita a Parma e dopo il liceo, mi sono trovata benissimo. Dopodiché, ho scelto una seconda strada: le lingue e anche lì non mi sono sembrato semplici,  Questa scuola è stata molto accogliente e ha saputo credere nelle mie capacità e potenzialità. Sono stati comunque 5 anni difficili ma non ho mollato perché sapevo dove volevo arrivare. In questi anni ho capito che siamo tutti diversi e che nelle nostre difficoltà ognuno di noi ha delle caratteristiche. Il mio disturbo è proprio una mia caratteristica. Una volta finito questo percorso, ho provato il test d’ingresso per Scienze della Formazione e non sono riuscita a entrare, e quindi, quell’anno mi è stata proposta di partire all’estero per fare la ragazza alla pari e sono andata in America. Solitamente, la mattina studiavo e il pomeriggio andavo a lavoro per permettermi di pagarmi gli studi. Quando sono rientrata in Italia, ho visto che cercavano delle supplenze in inglese ed io avendo ottenuto il certificato di lingua, ho iniziato a lavorare all’interno di una scuola elementare. Da qui, ho capito che era la mia strada e dopo questi tre mesi di supplenze, mi sono riscritta all’università di Parma e ora sto ultimando la triennale in Scienze dell’Educazione e i Processi Informativi.</p>
<p><strong>Quindi, vorresti presto diventare un’insegnante. In quale ramo?</strong></p>
<p>Mi piacerebbe lavorare nel campo scolastico e nello specifico nell’ambito dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Quindi, ora dovrò valutare quale magistrale prendere e comunque so già che vorrò fare dei master per lavorare a diretto contatto con i bambini che hanno questo tipo di difficoltà.</p>
<p><strong>Pensi che sia cambiato tanto il sistema scolastico oggi nei confronti degli alunni con DSA? Cosa c’è nel 2022 di più rispetto al passato?</strong></p>
<p>Certo, ora c’è molta più formazione rispetto a quando sono nata io. Infatti, gli insegnanti sono più formati e sanno cosa sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e nonostante sia stato un percorso in salita, già ora mi rendo conto che la situazione è cambiata all’interno delle scuole. Quindi, è difficile che uno studente viva le stesse difficoltà che avevo avuto io perché non ero compresa dagli insegnanti. Posso dire che c’è ancora molta strada da fare, ma il mio motto è non si smette mai di studiare, di formarsi e d’imparare. Quindi, il lavoro c’è e ci sarà sicuramente e siamo sulla buona strada.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nonsolo.tv/2022/05/21/nonsolo-tv-intervista-elodie-borney-non-volevo-che-i-bambini-vivessero-le-mie-difficolta/">NonSolo.Tv intervista Elodie Borney: “Non volevo che i bambini vivessero le mie difficoltà”</a> proviene da <a href="https://www.nonsolo.tv">NonSolo.TV</a>.</p>
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