Gio. Ago 5th, 2021

Negli ultimi anni, i remake 3D dei grandi classici Disney stanno dividendo il pubblico in due fazioni ben divise: chi li ama e li vede come un tuffo nel passato e chi li vede come prodotti dalla qualità nettamente inferiore ai vecchi film di animazione in 2D.

Ne parla in maniera estremamente approfondita il giornalista Giovanni Bitetto nel suo articolo sulla prestigiosa rivista The Vision. Con uno stile pacato e mai offensivo, Bitetto espone le sue idee sul remake del capolavoro “Il Re Leone” uscito il 21 agosto di questo anno nelle sale di tutto il mondo.

La critica principale che Bitetto lancia contro il film è l’aver, secondo lui, snaturato il film del 1994, prendendo in considerazione i personaggi principali, trovandoli snaturati, scrivendo che

Nell’originale si vedono Simba, Timon e Pumbaa cantare “Hakuna Matata” fra salti, acrobazie, e altri gesti antropomorfi; i colori sono accesi: la gamma varia dal verde smeraldo della foresta al giallo ocra del leone, passando per il marrone irreale del facocero. La seconda versione è molto più lineare: i tre procedono nella savana senza impegnarsi in particolari evoluzioni, in rispetto dei movimenti realistici degli animali; i colori predominanti sono il giallo e il grigio: più vicini alla vera savana, ma anche più spenti, meno d’impatto sullo schermo e sulla vista dei bambini.

Sebbene possa in parte essere d’accordo con Bitetto, non me la sento di condannare la Disney per questo. L’azienda, che crea lungometraggi e altro dal 1937, ha sempre saputo cogliere i cambiamenti inerenti la società in generale. Se nel 1994 la situazione generale (e sto parlando per massimi termini) dell’animazione ricercava di più uno stile innaturale e colorato, con animali antropomorfi che si cimentano in canti e danze spensierate. Ora nel 2019 la situazione è ben differente, si vuole dare uno stile molto più “nature friendly”, molto più simile ad una natura sempre più minacciata (basti vedere la tragedia in Amazzonia) e reale, che colorata e senza pensieri.

Bitetto inoltre parla di come il Re Leone a livello cinematografico e scenografico prenda le distanza dal film di animazione, dando quasi un messaggio diverso.

Non lo vedo come un difetto, è probabile che la Disney stia “sperimentando” qualcosa di nuovo, usando appunto il suo lavoro estivo come banco di prova, prova che a livello di botteghino, sta dando i suoi frutti.

Credo che la versione 2019 del “Re Leone” sebbene non sia un dieci e lode come il suo predecessore (non ho perdonato la loro storpiatura di “Be Prepared” cantata dal Villain Scar), rimanga un lavoro di tutto rispetto, che trasmette ancora la magia di quel capolavoro.

Lorenzo Carbone

 


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Di Lorenzo Carbone

31 anni, genovese e mugugnone come è giusto che sia, insegnante di italiano, impiegato e nerd incallito. Pseudo scrittore di 3 libri.