Sab. Nov 27th, 2021

Classe ’34, Pier Francesco Pingitore ha una lunga carriera come regista e sceneggiatore, al cinema, in tv e a teatro.

Ma viene ricordato soprattutto per il suo legame con Il Bagaglino, compagnia da lui stesso fondata nel 1965 insieme a Mario Castellacci.

In quel contesto firmò ‘Avanti ragazzi di Buda’, canzone sulla rivoluzione ungherese del 1956 adottata dalle destre italiane ed europee (con una certa nostalgia, si vedano le braccia tese dei tifosi della Lazio mentre intonano il coro in curva).

Ma siamo qui per parlare dell’intervento di Pingitore durante la diretta di ieri de ‘I Lunatici’, durante la quale ha parlato proprio del legame col Bagaglino:

“Il mio nome è legato al Bagaglino? E’ una soddisfazione! E’ una creatura che ho creato assieme ad alcuni amici nel 1965 e che ancora è viva. Non credo ci siano altri esempi così longevi. E poi mi è particolarmente caro perché il Bagaglino è nato tra amici, senza nessuna dipendenza di nessun tipo. Mettemmo quattro soldi ciascuno chiedendo un prestito e da lì cominciammo in piena e totale indipendenza. Un vanto nella mia vita è quello di essere stato sempre indipendente. Ho fatto sempre tutto quello che ho voluto nel bene e nel male. Come reagiva la politica alla nostra satira? Andreotti una sera venne ospite e facemmo quattordici milioni di spettatori. Sono cifre che appartengono ad altre epoche. Lui era un uomo intelligente, capiva che la satira aveva una funzione attinente alla vita politica. La satira non serve per fare le rivoluzione, è una valvola di sfogo perché certe situazioni non raggiungano una condizione di malessere tale che possa poi portarle ad esplodere in altro modo. Nessun politico ci ha mai manifestato rabbia per quello che dicevamo. Si può dire tutto, ma lo si deve fare nel modo giusto. La satira è parte del sistema. Chi dice il contrario forse è in malafede o dice una sciocchezza”.

Quindi, sugli artisti (uomini e donne) che hanno caratterizzato l’epopea del Bagagliano:

“Gli uomini che l’hanno più caratterizzato? Pippo Franco, Oreste Lionello, Leo Gullotta, Martufello. Le donne? Io resto legato a tutte. Da Pamela Prati a Valeria Marini a Matilde Brandi, resto legato a loro, ho sempre rapporti. Sono persone che sono diventate anche amiche”.

E su eventuali accuse di sessismo, Pingitore si difende – per poi mostrare la sua visione apocalittica sui mala tempora:

“Se oggi qualcuno mi accuserebbe di sessismo per la presenza della donna nel bagaglino? E che me ne frega a me! Oggi ti accusano di tutto. Buttano giù le statue di Cristoforo Colombo, figuriamoci se non possono accusare me di sessismo o di altro. Si sta instaurando il regno dell’ignoranza, la gente non sa nulla, questi poveri ragazzini che vanno imbrattando e rovesciando statue neanche sanno quello che fanno. Agiscono per sentito dire, per superficiali anatemi che vengono gettati senza capire che ogni epoca ha le sue regole. Siamo in un’era che si avvia verso la barbarie”.

Infine, sempre sul momento che stiamo vivendo:

Come sta l’italiano medio? Lo vedo sconcertato. Non c’è più nessuna certezza. Né di vita, né nella religione, né nella politica. Credo che questa lunga ‘vacanza’ abbia fatto piuttosto male, non bene. Prima che ci si riprenda passerà tanto tempo. La gente deve riacquistare fiducia. Che l’italiano sia sconcertato lo si vede anche dalle elezioni. La metà delle persone non è andata a votare. Questo qualcosa vuol dire. Gli ultimi due anni sono stati contrassegnati prima dal lockdown, poi da questo fatto dei vaccini. Non dimentico le file ai supermercati, le autocertificazioni. Io non ho provato tanto malessere, vivo molto dentro casa. Anche se il senso di non poter uscire, andare al cinema o al bar, pesa. Anche se poi uno non ci va, l’idea di non poterlo fare è pesante. Ho occupato il tempo scrivendo il mio ultimo libro, ‘Confessioni spudorate’. Mi sono divertito nello scriverlo, è un libro non comico, né triste. Il divertimento consiste nel fare qualcosa che piace, che diverte, che toglie dalla preoccupazione e dalla noia”.


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