Mar. Nov 8th, 2022

David D’Amato, in arte Damat Drummer, è uno street artist, un giovane compositore e percussionista. È nato a Modena nel 1994 ed ha iniziato a suonare le pentole di sua madre sin da piccolo. In televisione ha partecipato a ‘Tu si que vales’ e al termine della sua performance, ricevette i complimenti dei ‘giudici’, oltre che gli applausi da parte del pubblico. David vanta 240mila followers su Instagram. La redazione di NonSolo.Tv l’ha contattato per un’intervista.

Chi è Damat Dummer? Quali sono i suoi valori, i suoi pregi e difetti che si riconosce?

“Io ho deciso di suonare perché mi piace essere a contatto con il pubblico e il mio pregio è proprio questo. Come difetti mi riconosco che ho poca pazienza essendo un po’ ansioso e non mi piace l’attesa. Questo va in contrasto con ciò che faccio perché spesso devo arrivare qualche ora prima per occupare il posto. In tante piazze serve l’autorizzazione. Mentre in altre città chi arriva prima si prende il posto. Alle volte devo attendere anche due ore e non è facile specialmente in inverno. Tutto viene ripagato dopo quando inizio a suonare che è quello che mi piace fare. Cerco sempre di suonare per me ma soprattutto per il pubblico. Vedo tanti bambini e so che la mia arte rende felici chi mi ascolta. I rimpianti sono la peggiore cosa che possiamo avere”.

Come è nata l’idea di questo tipo di esperienza?

“Io già da piccolo sono sempre piaciuti gli strumenti a percussione. I miei genitori mi comprarono una chitarra perché sapevano gli effetti a cui sarebbero andati incontro se mi avessero comprato la batteria. Ho suonato, invece, alla schiena della chitarra. Iniziai a suonare con le pentole, i mestoli, anche prima. Capirono che il mio strumento era la percussione. C’è stato un Natale che mi acquistarono una pianola ma la parte della tastiera non la guardavo nemmeno. Un anno, invece, mi presero un piccolo bongo e lo usavo sempre. Poi mi comprarono una batteria tramite un amico di mio fratello. In seguito lavorai in campagna oppure in estate per compare tutta la strumentazione. Era dura perché lavoravo sotto il sole; gli amici erano sempre in giro mentre io lavoravo”.

Ti piace più esibirti in Italia o all’estero? Quale piazza italiana ti ha maggiormente colpito e quale estera?

“In Italia mi piace suonare molto perché ho la possibilità di girare e visitare tanti posti. Ho una bella risposta da parte del pubblico e in quasi tutte le piazze mi sono trovato bene. Ho diversi amici in tutte le città e ogni città ha la sua storia. Ho suonato a Firenze, Napoli, Modena, Milano ad esempio. All’estero sono stato a Berlino e a Londra dove rilasciai un’intervista per DJ Mag; sono stato una sera a Ibiza per fare un Vlog”.

Quale genere musicale ti rappresenta di più?

“Avendo suonato con la batteria ho sperimentato tanti generi. Con gli strumenti street il genere che mi rappresenta di più è la tecno”.

A chi ti ispiri?

“Mi ispiravo molto Travis Barker dei Blink 182 quando suonavo con la batteria. Adesso che suono con pentole e secchi trovo il mio genere da solo perché non c’è tanta gente che lo fa”.

Perché la scelta di esibirti in strada e non sul palco?

“La strada è un palco che ti crei da solo. Non hai bisogno di vendere ticket per i tuoi ascoltatori perché loro scelgono di fermarsi. Se si fermano vuol dire che li hai attirati al 100%. Invece, su un palco, vengono per te ma sa già che stai per suonare. Negli ultimi anni, prima del Covid, suonavo anche nei club con la stessa strumentazione, tutta microfonata e in più suono con le basi. In strada suono 6-7 minuti, mi fermo 10 minuti e mi riprendo. Nei club un artista deve suonare almeno per un’ora”.

Quali sono i tuoi sogni e quali sono i tuoi progetti futuri?

“Il mio sogno è quello di suonare in grandi festival, in grandi palchi portando la mia musica. Vorrei fare uscire delle mie canzoni e suonarle con la mia strumentazione. Oppure sogno di suonare per le stradi delle più grandi città e portare lo spettacolo a più gente possibile, specialmente a California. In America se notano la novità vogliono subito sfruttarla perché aggiungono cose nuove. Capiscono immediatamente che potrebbero aggiungerlo al loro spettacolo. Io, ora, sto lavorando a delle mie canzoni; una la farò uscire e sto progettando di andare a suonare in California. Con il visto artistico ti fanno rimanere e puoi lavorare con la propria arte. Sto creando uno spettacolo da portare nei club”.


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Di C.F.