Nostalgia 90, l’eterno ritorno di Karaoke (ma il tempo passa e nessuno indietro lo riporterà)

Era il 28 settembre 1992. Mio fratello, oggi ultratrentenne, era poco più che un neonato e l’Italia stava venendo squassata da Mani Pulite. C’erano tutti gli ingredienti per una nuova Italia e la tv più frizzantina tra le tv private (le tre di Silvio Berlusconi, destinato a diventare homo novus del Bel Paese da lì a un anno e mezzo) lanciava un programma dal nome super fresh.

Karaoke.

Il logo del primo Karaoke

Ideato da Fatma Ruffini – la donna a cui dobbiamo il meglio che Mediaset ci ha offerto negli anni, da Scherzi a parte a Stranamore e C’eravamo tanto amati, da Camera Café a Love Bugs – andò a pescare dall’Estremo Oriente tanto il nome quanto il format, tanto semplice quanto geniale quanto nazionalpopolare.

Oggi sembra ovvio, ma ai tempi era rivoluzionario: l’uomo qualunque anziché fondare giornali o partiti prendeva un microfono in mano e cantava su una base registrata, leggendo il testo della canzone sullo schermo. Un po’ Corrida, un po’ talent, qualcuno ha fatto notare quando il format è stato riproposto per l’ultima volta nel 2015.

E così, mentre l’Italia veniva squassata da Mani Pulite, si riversava in piazza e si faceva vedere bella e festante, con un capopopolo ideale come Fiorello – forgiato da anni di villaggi turistici – ad animare la festa che metteva in piazza le città del Bel Paese, che guadagnavano i loro quindici minuti warholiani di gloria.

Un po’ come accadeva in quegli stessi tempi con Giochi Senza Frontiere, ma con la differenza che le località – le piazze delle località – guadagnavano la ribalta in prima persona.

Dopo una partenza ad handicap (le prime puntate non superarono il 6% di share e Fiorello raccontò che ad Alba, per la prima puntata, il pubblico non superava una trentina di persone – ed è ben ricordarlo quando magari abbiamo voglia di mollare qualche progetto) il programma ebbe un clamoroso boom e Fiorello e il suo codino divennero simbolo di quell’inizio di decennio: per il conduttore di Augusta arrivarono premi a rumpiri e Rosario Effe ci accompagnò per mano fino al 1994 – quando per altro ebbe ribalta (inter)nazionale un altro codino italiano (ma di divina natura).

(Anch’io, ragazzino, mi dovetti fare un tremendo codino a quei tempi).

Il 12 settembre 1994 il programma fu quindi affidato al fratello Beppe (ai tempi ancora non attore, ma solamente Fiorellino) e man mano il programma perse appeal, nonostante il tentativo in calcio d’angolo di recuperare lo slancio con la presenza della ex Non è la Rai Antonella Elia. Il primo luglio del 1995 andò quindi in onda per un’ultima volta.

(Di seguito uno stralcio di qualche mese prima della chiusura)

Dieci anni dopo, il flop con Pintus

Vent’anni dopo, quindi, Mediaset ci ha riprovato, affidando il format ad Angelo Pintus. Un comico sardo che ha sicuramente una sua fanbase (alla quale io non appartengo), ma che conduttore non è e così, dopo poche settimane, l’esperimento è stato archiviato tra le critiche dei critici (il Bertoncelli di turno non manca mai) e numeri non esattamente esaltanti.

Il Karaoke di Pintus non ebbe un successo esaltante

Nella metà degli anni dieci, le prime puntate hanno fatto registrare un 5% definito allora soddisfacente, ma evidentemente non sufficiente per garantire un futuro al programma (e le piazze vuote non hanno aiutato – ma a differenza dei tempi di Fiorello a Pintus non gli è stata data la possibilità di crescere nel tempo).

Bisogna comunque pensare che l’Italia del 2015 non è quella di vent’anni prima.

Abbiamo già perso parecchio della nostra genuina ingenuità, ci siamo atomizzati, ci sentiamo un po’ meno provinciali ma siamo – o quantomeno viviamo – probabilmente peggio di prima.

Vent’anni dopo ci si riprova con la Hunziker in prima serata

Passano ulteriori dieci anni, siamo ancora meno provinciali, probabilmente. O almeno così ci sentiamo.

Di sicuro siamo più frammentati, più arrabbiati, più polarizzati.

Abbiamo perso gran parte della nostra ingenua voglia di festeggiare, anche perché da festeggiare non c’è un cazzo e così, a Ferrara, viene proposto – stavolta su Canale 5 – un Karaoke 4.

La vendetta.

O, se preferite, Super Karaoke.

Annunciato ufficialmente da Mediaset all’inizio del 2026, il programma prova ancora una volta a riportare in piazza quello spirito collettivo che aveva reso celebre l’originale (ma che ormai pare scomparso, come l’italianità in toto verrebbe da dire). A condurre Michelle Hunziker, chiamata a raccogliere un’eredità che dal post Fiorello in poi si è rivelata molto più pesante del previsto. Il format – secondo quanto annunciato – cerca di aggiornarsi senza rinnegare la propria natura – tra gente comune, musica, leggerezza e con una piazza trasformata per qualche ora in luogo di festa.

La differenza è che oggi quella festa deve fare i conti con un Paese molto diverso (molto più polarizzato, molto più incattivito) rispetto a quello che accolse il programma condotto da Fiorello a partire dal 1992.

Vedremo gli ascolti cosa diranno, considerando soprattutto la messa in onda in prima serata nella rete ammiraglia.

Ciò che è certo è che il tempo passa e niente indietro lo riporterà.

Nemmeno Karaoke.


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