La vera storia dell’Odissea: quanto c’è di reale dietro il poema che ha ispirato il nuovo film di Christopher Nolan?


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L’uscita nelle sale dell’attesissimo Odissea di Christopher Nolan riporta sotto i riflettori uno dei racconti più celebri mai scritti. Ciclopi, Sirene, Circe, il cavallo di Troia, il viaggio di ritorno verso Itaca: da quasi tremila anni il poema attribuito a Omero continua a essere reinterpretato da artisti, registi (basti pensare che il primo film ispirato al poema omerico è del 1911 – un film muto diretto da Giuseppe De Liguroro e Adolfo Padovan) e scrittori.

La domanda, però, è sempre la stessa: quanto c’è di vero nell’Odissea? È soltanto un’opera di fantasia oppure, dietro le sue creature mitologiche e le sue avventure straordinarie, si nasconde il ricordo di un mondo realmente esistito?

Negli ultimi centocinquant’anni archeologi e storici hanno scoperto che la risposta è molto più interessante di quanto si potrebbe immaginare. Pur essendo un’opera letteraria, l’Odissea conserva infatti numerose tracce della Grecia dell’Età del Bronzo, una civiltà scomparsa secoli prima della sua trascrizione.

Un poema ambientato in un passato già remoto

Gli studiosi ritengono che i poemi omerici abbiano assunto la forma che conosciamo intorno all’VIII secolo a.C., ma le vicende narrate sono ambientate circa quattro secoli prima, nel pieno della civiltà micenea. In altre parole, già per gli ascoltatori di Omero gli eventi della guerra di Troia appartenevano a un passato lontano, quasi leggendario.

Per questo motivo molti storici descrivono l’Odissea come una sorta di “romanzo storico” dell’antichità: una narrazione che intreccia personaggi immaginari, episodi fantastici e ricordi autentici di un’epoca ormai scomparsa.

L’esempio più famoso riguarda Heinrich Schliemann, l’archeologo tedesco che nell’Ottocento cercò di dimostrare che Troia fosse realmente esistita. Le sue ricerche furono spesso troppo entusiaste e non sempre rigorose, ma contribuirono a riportare alla luce la civiltà micenea e ad aprire una nuova stagione di studi sul rapporto tra archeologia e poemi omerici.

Oggi sappiamo che Schliemann commise diversi errori di interpretazione, ma aveva intuito un elemento fondamentale: Omero non aveva inventato tutto.

I palazzi dei re, le armi e perfino alcuni dettagli quotidiani

Gli scavi condotti a Micene, Pilo, Tirinto e in altri grandi centri dell’Età del Bronzo hanno restituito palazzi monumentali, sale del trono, magazzini, sistemi idrici e fortificazioni che ricordano da vicino le residenze dei sovrani descritte nell’Odissea.

Il palazzo di Pilo, ad esempio, costruito intorno al XIII secolo a.C., possedeva cortili, una grande sala centrale e perfino un impianto per l’approvvigionamento dell’acqua. Nel poema proprio Pilo è il regno di Nestore, il vecchio sovrano che accoglie Telemaco durante il suo viaggio alla ricerca del padre.

Anche alcuni oggetti trovano sorprendenti riscontri archeologici. I celebri elmi ricoperti di zanne di cinghiale descritti da Omero sono stati effettivamente rinvenuti in tombe micenee, così come numerose armi in bronzo, il metallo predominante nell’epoca in cui la vicenda è ambientata.

Le tavolette in Lineare B scoperte nei palazzi micenei testimoniano inoltre l’esistenza di una complessa amministrazione fatta di scribi, artigiani, allevatori e funzionari, figure che compaiono anche nel mondo raccontato da Omero.

Tra memoria storica e mito

Naturalmente l’Odissea resta un poema epico. Nessuno pensa che Polifemo o le Sirene siano realmente esistiti, così come non esistono prove dell’intero viaggio compiuto da Ulisse.

Molti studiosi ritengono però che alcune tappe possano rappresentare il ricordo deformato di luoghi, popolazioni e pericoli realmente incontrati dai navigatori del Mediterraneo orientale. Nel corso dei secoli, questi racconti sarebbero stati arricchiti dall’immaginazione fino a trasformarsi nelle avventure che conosciamo oggi.

Anche il crollo della civiltà micenea trova un possibile riflesso nei poemi. Tra il XII e l’XI secolo a.C. molti grandi centri della Grecia vennero distrutti o abbandonati, la scrittura scomparve per diversi secoli e la società cambiò profondamente. Omero racconta quel mondo ormai perduto con lo sguardo nostalgico di chi osserva le rovine di un’età dell’oro.

I suoi eroi appaiono più forti, più ricchi e più vicini agli dèi rispetto agli uomini del suo tempo, proprio come accade spesso quando una civiltà guarda al proprio passato con ammirazione.

Perché l’Odissea continua ad affascinare dopo quasi tremila anni

È probabilmente questo equilibrio tra realtà e fantasia ad aver reso l’Odissea immortale. Il poema non è un documento storico, ma nemmeno una semplice favola: conserva il ricordo di una civiltà realmente esistita, trasformandolo in una storia universale fatta di guerra, nostalgia, ingegno e desiderio di tornare a casa.

E dietro il viaggio di Ulisse continua a nascondersi una storia che affonda le proprie radici nella Grecia micenea, tra città realmente esistite, reperti archeologici e una memoria collettiva che ha attraversato quasi tre millenni prima di arrivare fino a noi.