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E per questo proviamo ancora a fare una cosa che oggi sembra quasi fantascienza: scrivere articoli pensati per esseri umani e non soltanto per gli algoritmi.
Se apprezzi questo approccio, puoi:
Un passeggero viene fermato all’aeroporto di Roma Fiumicino. Nella sua valigia c’è qualcosa che non dovrebbe esserci: droga nascosta in un doppio fondo, documenti sospetti, merce non dichiarata o uno degli altri assortiti disastri che trasformano un normale controllo in una puntata televisiva. Le telecamere riprendono tutto, gli agenti fanno domande e il malcapitato spesso offre spiegazioni talmente improbabili da far sorgere un dubbio: quello che vediamo in Airport Security Roma è vero oppure ci sono degli attori?
La domanda circola da tempo, soprattutto perché alcuni dei passeggeri fermati sembrano personaggi scritti appositamente per la televisione. Qualcuno recita malissimo oppure, al contrario, è la realtà a essere molto più creativa degli sceneggiatori?
La risposta breve è che il programma viene presentato ufficialmente come un prodotto documentaristico basato su controlli e casi concreti. Gli agenti, gli ambienti e le procedure mostrate sono reali. Non esiste invece una conferma ufficiale che permetta di sostenere che tutti i passeggeri siano attori, così come non possiamo escludere che alcune sequenze vengano ricostruite o ripetute per esigenze televisive.
Airport Security Roma e Stop Border Control sono lo stesso programma?
Prima di provare a capire quanto ci sia di vero bisogna fare un po’ d’ordine, perché i titoli vengono spesso utilizzati come se fossero intercambiabili.
Airport Security è il nome con il quale in Italia è conosciuto un filone di programmi dedicati ai controlli effettuati negli aeroporti e alle frontiere di diversi Paesi. Nel corso degli anni abbiamo visto edizioni ambientate in Australia, Canada, Stati Uniti, Spagna, Brasile e Perù, oltre alla serie Airport Security: Roma, dedicata all’aeroporto di Fiumicino.
Su DMAX viene inoltre trasmesso Stop! Border Control – Roma Fiumicino, produzione OMAVA per Warner Bros. Discovery, realizzata in collaborazione con Aeroporti di Roma e distribuita da ADR Distribution. È soprattutto a quest’ultima che il pubblico italiano fa riferimento quando parla genericamente di “Airport Security Roma”.
Il meccanismo, d’altra parte, è molto simile: le telecamere seguono il lavoro della Polizia di Frontiera Aerea e degli altri operatori impegnati nei terminal, mostrando controlli sui documenti, furti, tentativi di contrabbando e traffici di sostanze stupefacenti.
Gli agenti di Airport Security Roma sono veri?
Su questo punto ci sono pochi dubbi. Gli agenti e gli operatori aeroportuali mostrati nel programma sono realmente professionisti del settore, ripresi mentre svolgono o ricostruiscono procedure appartenenti al loro lavoro quotidiano.
La produzione ha ottenuto l’accesso alle aree dell’aeroporto normalmente precluse al pubblico e il programma è stato realizzato in collaborazione con Aeroporti di Roma. Le procedure di identificazione, i controlli sui bagagli e gli interventi mostrati non sono dunque stati inventati da uno sceneggiatore che, dalla propria scrivania, ha immaginato come possa funzionare un aeroporto.
Questo spiega anche perché gli agenti appaiano tanto naturali davanti alla telecamera. Non devono imparare un mestiere per interpretare una parte: stanno facendo il proprio lavoro, pur sapendo di essere ripresi e dovendo talvolta ripetere un gesto o una spiegazione perché la scena risulti comprensibile allo spettatore.
Le persone fermate sono attori?
È qui che la faccenda diventa meno chiara. In rete si trovano numerose testimonianze di spettatori che sostengono di avere riconosciuto attori, figuranti o persone che lavorano abitualmente come comparse. Altri raccontano di conoscere agenti e funzionari aeroportuali secondo i quali alcune scene sarebbero state ricostruite.
Il problema è che si tratta quasi sempre di testimonianze anonime, indirette o comunque impossibili da verificare. La produzione, da parte sua, presenta Stop! Border Control – Roma Fiumicino come un programma documentaristico e parla di “casi concreti” e operazioni svolte all’interno dell’aeroporto. Anche le piattaforme che lo distribuiscono lo classificano come documentario, reality oppure programma unscripted, cioè non basato su una normale sceneggiatura.
Non risultano dichiarazioni ufficiali nelle quali Warner Bros. Discovery o la società di produzione ammettano di sostituire sistematicamente i passeggeri con degli attori. Per questo motivo sostenere che sia “tutto finto” sarebbe tanto arbitrario quanto credere che ogni secondo sia stato registrato esattamente nel momento in cui i fatti stavano accadendo.
L’ipotesi più ragionevole è che il programma parta da controlli, procedure e casi reali, sottoposti successivamente al normale lavoro della televisione: selezione delle vicende più interessanti, montaggio, aggiunta della voce narrante e, quando necessario, possibile ripetizione o ricostruzione di alcuni passaggi.
Perché alcuni passeggeri hanno il volto censurato e altri no?
Un altro dettaglio utilizzato come presunta prova è quello dei volti. Se il passeggero è riconoscibile, secondo alcuni, deve necessariamente essere un attore; se invece viene oscurato, allora si tratterebbe di una persona realmente fermata.
La distinzione non è così automatica. La possibilità di mostrare un volto dipende dal consenso concesso alla diffusione delle immagini, dalle valutazioni della produzione e dalle circostanze nelle quali è avvenuta la registrazione. Una persona può essere realmente coinvolta in un controllo e autorizzare la trasmissione del materiale; allo stesso modo, la produzione può decidere di rendere qualcuno non riconoscibile anche per ragioni prudenziali.
In altri casi vengono oscurati il volto, un documento, una targa o altri elementi che consentirebbero di identificare direttamente una persona. La presenza del filtro non dimostra quindi che il caso sia autentico, così come la sua assenza non prova che davanti alla telecamera ci sia un attore.
Le scene vengono registrate in diretta?
Il termine “reality” porta spesso a immaginare una telecamera capace di trovarsi sempre nel luogo esatto e nel momento esatto in cui accade qualcosa di interessante. Evidentemente non funziona così.
Una produzione può trascorrere molte ore all’interno dell’aeroporto e riprendere una grande quantità di controlli che non portano alla scoperta di nulla. In televisione arriveranno soltanto i casi più curiosi, complessi o spettacolari. Quella che sembra una successione ininterrotta di trafficanti maldestri è dunque il risultato di una selezione: le migliaia di passeggeri che superano i controlli senza problemi, comprensibilmente, non meritano una puntata.
Bisogna inoltre distinguere tra una vicenda inventata e una scena ricostruita. Una procedura può essere realmente avvenuta ma venire ripresa nuovamente, mostrata attraverso immagini di raccordo o raccontata in un ordine diverso da quello cronologico. È una pratica comune nella televisione documentaristica e non rende automaticamente falso il caso di partenza.
Chi appare nel programma riceve uno sconto di pena?
Tra le teorie più fantasiose ce n’è anche una secondo cui i passeggeri fermati accetterebbero di mostrare il proprio volto in cambio di uno sconto di pena. Naturalmente non funziona così.
La partecipazione a un programma televisivo non consente di cancellare un’accusa per traffico internazionale di droga, falsificazione di documenti o contrabbando. Un’eventuale autorizzazione alla diffusione delle immagini riguarda esclusivamente il rapporto tra la persona ripresa e la produzione televisiva: non sostituisce il procedimento previsto dalla legge e non trasforma DMAX in un tribunale.
Lo stesso vale per la convinzione che chi viene ripreso possa essere immediatamente considerato colpevole. Un controllo, un fermo e persino un arresto non equivalgono a una condanna definitiva. Il montaggio televisivo comprime i tempi, mentre un eventuale procedimento giudiziario segue un percorso ben diverso e decisamente meno adatto alla prima serata.
Quindi Airport Security Roma è vero o è recitato?
In conclusione, Airport Security Roma e Stop! Border Control – Roma Fiumicino non possono essere definiti semplicemente programmi “finti”. Le forze dell’ordine sono reali, le procedure mostrate appartengono all’attività aeroportuale e la produzione dichiara di raccontare casi concreti.
Ciò non significa che ogni dialogo sia necessariamente spontaneo o che tutte le immagini siano state registrate mentre il caso si svolgeva per la prima volta. Come accade in molti docu-reality, è possibile che determinate sequenze siano ripetute, ricostruite o condensate attraverso il montaggio. Le insistenti segnalazioni sulla presenza di comparse meritano di essere considerate, ma in assenza di una conferma verificabile non bastano per affermare che tutti i fermati siano attori.
La formula più corretta, dunque, è questa: casi e controlli reali raccontati con gli strumenti della televisione. Poi certo, quando un passeggero assicura di non sapere come siano finiti diversi chili di cocaina nella sua valigia, il dubbio che qualcuno gli abbia scritto la battuta viene quasi naturale.