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E per questo proviamo ancora a fare una cosa che oggi sembra quasi fantascienza: scrivere articoli pensati per esseri umani e non soltanto per gli algoritmi.
Se apprezzi questo approccio, puoi:
Stefania Sandrelli ha lavorato nel cinema italiano da quando aveva 15 anni. Eppure, all’inizio del 2026, aprendo il cedolino della pensione si è accorta che mancavano 450 euro al mese. Non uno scherzo, né un errore destinato a essere corretto con una telefonata: poco dopo l’INPS le ha chiesto anche la restituzione di 140mila euro.
«Cash», ha precisato l’attrice, raccontando di essersi messa a piangere nella cucina di casa.
È il caso più recente – e probabilmente più clamoroso – di una storia che ritorna periodicamente: quella delle pensioni da fame dei VIP. Definizione inevitabilmente scivolosa, perché un personaggio famoso può avere risparmi, immobili, diritti d’autore e altre entrate che nulla hanno a che fare con l’assegno previdenziale. Le cifre dichiarate, però, rimangono sorprendenti: 900 euro per Orietta Berti, 511 per Barbara Bouchet, circa 800 per Giucas Casella.
Il problema, peraltro, non riguarda soltanto i nomi da copertina (e in quei casi il problema è ben più annoso): dietro di loro ci sono attori meno conosciuti, tecnici, ballerini, musicisti e maestranze che non hanno accumulato patrimoni durante la carriera e che, una volta usciti dal mondo del lavoro, devono campare proprio con quella pensione.
Stefania Sandrelli, 450 euro in meno e 140mila da restituire
Il caso Sandrelli non nasce da contributi mai versati, almeno non direttamente. Al centro della vicenda c’è una controversia sul calcolo delle pensioni dell’ex ENPALS, l’ente previdenziale dei lavoratori dello spettacolo confluito nell’INPS nel 2012.
Una sentenza della Cassazione del 2022 ha dato ragione all’Istituto sul metodo utilizzato per calcolare alcuni trattamenti. Da qui sono partiti ricalcoli, riduzioni e richieste di restituzione che avrebbero raggiunto circa duecento ex lavoratori dello spettacolo.
A Sandrelli sono stati sottratti 450 euro mensili e richiesti 140mila euro di somme considerate indebitamente percepite. L’attrice, intervistata qualche tempo or sono dal Fatto Quotidiano, ha contestato tanto la sostanza quanto le modalità dell’operazione: nessun preavviso, il cedolino ridotto e poi la lettera con la richiesta di rimborso.
«L’hanno fatto come i topi», ha detto, aggiungendo di essersi sentita umiliata come donna e come lavoratrice del cinema. Sandrelli si è trasformata così, per sua stessa definizione, nella “capopopolo” di una protesta che coinvolge artisti e maestranze. Ha citato anche il caso di un anziano tecnico al quale sarebbero stati chiesti 37mila euro: l’uomo ne avrebbe versati 24mila per paura di vedersi pignorare la casa. Una storia assai meno luccicante di quella di un’attrice famosa, ma probabilmente ancora più significativa.
Da Orietta Berti a Barbara Bouchet: le pensioni dichiarate dai VIP
La cifra di 900 euro al mese associata a Orietta Berti circola da parecchio tempo. Non è un dato recente: risale al 2015, quando la cantante raccontò di avere alle spalle cinquant’anni di lavoro ma una posizione contributiva assai meno ricca di quanto si potesse immaginare.
Il motivo lo spiegò lei stessa. Tra il 1965 e l’inizio degli anni Ottanta, molti locali nei quali si esibiva non avrebbero versato regolarmente i contributi. La televisione, fortunatamente, si comportava in maniera diversa. Orietta Berti precisò anche di avere lavorato molto, risparmiato e continuato a cantare: insomma, 900 euro di pensione non equivalevano a 900 euro complessivi con cui vivere. Dettaglio non secondario, spesso smarrito nei titoli (ma chi ci cliccherebbe su).
Barbara Bouchet ha invece dichiarato di percepire 511 euro al mese. Giucas Casella ha parlato di circa 800 euro, mentre Enzo Paolo Turchi ha indicato un assegno attorno ai 740 euro. La pensione di Simona Izzo sarebbe di circa mille euro; la stessa cifra era stata attribuita al compianto Alvaro Vitali.
Anche Leopoldo Mastelloni raccontò di aver ricevuto appena 625 euro dopo cinquant’anni di lavoro, assegno poi salito – secondo dichiarazioni successive – a circa 1.200 euro. Sono importi riferiti dagli stessi protagonisti in momenti differenti, quindi non una graduatoria aggiornata al centesimo (anche perché rivalutazioni, trattenute e situazioni personali renderebbero il confronto piuttosto traballante).
Perché un artista famoso può ritrovarsi con una pensione così bassa?
La fama non versa contributi (siamo nel paese dove con la cultura non si mangia, d’altra parte).
Il lavoro nello spettacolo è spesso discontinuo: una produzione può durare alcune settimane, una tournée alcuni mesi, una serata soltanto una notte. Il Fondo pensione dei lavoratori dello spettacolo registra le giornate lavorate e le retribuzioni sulle quali sono stati effettivamente pagati i contributi. Una carriera lunga cinquant’anni, quindi, non corrisponde necessariamente a cinquant’anni pieni di contribuzione.
A questo si aggiungono i contributi omessi, soprattutto nei decenni in cui controlli e registrazioni erano meno rigorosi. Orietta Berti lo ha raccontato senza troppi giri: si cantava nei locali, si veniva pagati, ma la parte previdenziale poteva tranquillamente perdersi lungo la strada.
L’INPS divide inoltre i lavoratori dello spettacolo in categorie diverse, comprendendo rapporti a tempo determinato, attività artistiche o tecniche e lavoratori a tempo indeterminato. Il calcolo dipende dall’epoca di iscrizione, dalle giornate accreditate, dalla retribuzione imponibile e dal sistema – retributivo, contributivo o misto – applicato al singolo caso. Non esiste, in pratica, una “pensione dei VIP”: esistono posizioni contributive personali, spesso molto frammentate.
Nel 2026 il trattamento minimo mensile indicato dall’INPS è pari a 611,85 euro. Alcune delle cifre raccontate negli anni dai personaggi dello spettacolo si collocano poco sopra quella soglia; altre, almeno al momento della dichiarazione, persino sotto.
Chiamarle pensioni da fame fa inevitabilmente presa, specialmente se accanto alla cifra compare un volto conosciuto. Il caso Sandrelli, però, ha tolto alla vicenda almeno una parte del suo sapore da curiosità estiva: quando l’INPS chiede 140mila euro a un’attrice celebre, la notizia fa il giro dei giornali; quando poche decine di migliaia vengono richieste a un tecnico ormai anziano, il problema è lo stesso ma la copertina – purtroppo per lui – non arriva.