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Dal 1° ottobre 2026, digitando 57 sul telecomando, non troveremo più Rai Scuola. Al suo posto debutterà Italiana, il nuovo canale della televisione pubblica dedicato ai territori, ai borghi, alle tradizioni e al Made in Italy.
Rai Scuola, tuttavia, non verrà cancellata completamente. Dopo le prime notizie sulla chiusura, la Rai ha precisato che a sparire sarà il canale televisivo lineare, mentre lezioni, documentari e programmi educativi confluiranno in una nuova offerta digitale chiamata RaiPlay Scuola e Learning.
Il nome Rai Scuola lascia dunque il digitale terrestre dopo 17 anni, essendo stato adottato nel 2009. La storia dell’offerta educativa Rai è però molto più lunga: affonda le proprie radici nella convenzione sottoscritta dalla televisione pubblica e dal Ministero dell’Istruzione nel 1964, rinnovata per mezzo secolo fino al 2014.
Italiana prenderà il posto di Rai Scuola sul canale 57
Italiana nasce dall’esperienza accumulata dalla Rai con Linea Verde e le sue numerose declinazioni. Nella presentazione ufficiale, l’azienda descrive il nuovo progetto come un «racconto emotivo e crossgenerazionale dell’Italia», capace di attivare «emozioni identitarie e personali».
Il palinsesto attraverserà borghi e paesaggi, artigianato e imprese, ambiente, enogastronomia, turismo, folklore, innovazione, sostenibilità e cultura popolare. Tutto molto italiano, insomma, possibilmente con una piazza medievale sullo sfondo e qualcosa che cuoce lentamente in una pentola.
La programmazione sarà divisa in tre blocchi da otto ore, per un totale dichiarato di 720 ore, e partirà utilizzando soprattutto i contenuti conservati negli archivi di Rai Cultura e del Day Time. Dal trimestre successivo al debutto dovrebbero arrivare rimontaggi, produzioni originali e collegamenti in diretta con manifestazioni organizzate nei diversi territori.
Almeno nella prima fase, Italiana sarà quindi in buona parte un canale di repertorio. Del resto, anche Rai Scuola era ormai da tempo sostenuta prevalentemente dalle repliche: il cambiamento riguarda più la funzione assegnata al numero 57 che la quantità immediata di nuove produzioni.
Rai Scuola non chiude del tutto: si trasferisce su RaiPlay
La precisazione arrivata dalla Rai cambia in parte il quadro iniziale. «Non è prevista alcuna cancellazione dell’offerta editoriale di Rai Scuola», ha fatto sapere l’azienda, spiegando che la sua funzione educativa e divulgativa verrà preservata attraverso nuove modalità di distribuzione e una presenza più consistente su RaiPlay.
La scelta rientra in un progetto più ampio di revisione dei canali specializzati e viene motivata con le abitudini del pubblico scolastico. Gli studenti, secondo la Rai, utilizzano sempre meno la televisione lineare e cercano i contenuti quando ne hanno bisogno, attraverso smartphone, tablet, computer e televisori connessi.
I numeri citati dall’azienda sono piuttosto netti. Rai Scuola ha registrato uno share medio dello 0,14% nel 2024, sceso allo 0,13% nel 2025 e a circa lo 0,09-0,10% nei primi mesi del 2026. Dati molto contenuti, che secondo la Rai mostrano i limiti di un palinsesto tradizionale nel tentativo di raggiungere in maniera sistematica bambini, ragazzi e insegnanti.
La conclusione dell’azienda è semplice: occorre «portare i contenuti dedicati agli studenti laddove sono gli studenti». Non più una lezione trasmessa a un orario stabilito, dunque, ma un catalogo da consultare nel momento in cui serve.
Come funzionerà RaiPlay Scuola e Learning
Il progetto RaiPlay Scuola e Learning, approvato all’unanimità dal consiglio di amministrazione della Rai, riunirà le produzioni di Rai Cultura, il patrimonio educativo conservato nelle Teche e i contenuti già realizzati da Rai Scuola.
L’obiettivo è costruire un ambiente on demand utilizzabile sia in aula sia a casa. Gli studenti potranno cercare un argomento, interrompere una lezione, riprenderla e rivederla senza dipendere dagli orari del palinsesto; gli insegnanti, almeno nelle intenzioni, avranno a disposizione un archivio più semplice da integrare nell’attività didattica.
La Rai segnala inoltre che, a fronte degli ascolti televisivi molto bassi, il gradimento del servizio rimane elevato. La rilevazione Qualitel assegna a Rai Scuola un punteggio di 8,0, che sale a 8,1 per la sua presenza su RaiPlay: sarebbe la proprietà digitale Rai più apprezzata dagli utenti.
Non si tratta quindi della scomparsa dei contenuti, ma della fine di Rai Scuola come canale televisivo autonomo. Una differenza sostanziale, anche se il passaggio al digitale pone comunque un problema concreto: RaiPlay richiede una connessione, un dispositivo compatibile e un minimo di familiarità con la piattaforma. Il numero 57, al contrario, era immediatamente accessibile su qualsiasi televisore collegato al digitale terrestre.
Una storia educativa cominciata nel 1964
Rai Scuola aveva assunto la propria denominazione attuale nel 2009, raccogliendo però un’eredità nata nel 1964 dalla collaborazione fra la Rai e il Ministero dell’Istruzione. È la stessa tradizione alla quale appartiene l’esperienza del maestro Alberto Manzi, che attraverso Non è mai troppo tardi contribuì all’alfabetizzazione di migliaia di italiani.
Dopo la conclusione della convenzione con il Ministero, nel 2014, il canale era rimasto all’interno dell’offerta di Rai Cultura insieme a Rai Storia e Rai 5, dedicando progressivamente maggiore spazio alla divulgazione scientifica. Le risorse e le nuove produzioni, nel frattempo, avevano però iniziato a diminuire.
Poi è arrivato il Covid. Durante la pandemia Rai Scuola è passata dal numero 146 al canale 57, diventando uno degli strumenti utilizzati per sostenere studenti e insegnanti durante la chiusura degli istituti. Le lezioni televisive non potevano sostituire la scuola in presenza, naturalmente, ma offrivano un servizio gratuito e facilmente accessibile anche alle famiglie meno attrezzate sul piano digitale.
Dal prossimo ottobre quell’esperienza proseguirà esclusivamente su RaiPlay, mentre sul digitale terrestre inizierà il viaggio di Italiana tra paesi e imprese emblema del Made Italy, tra ricette e tradizioni locali: una scelta editoriale legittima ma discutibile (e sicuramente abbastanza provinciale).