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	<title>Cultura Archivi - NonSolo.TV</title>
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	<description>Notizie di televisione, cinema, serie tv, musica e gossip</description>
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	<title>Cultura Archivi - NonSolo.TV</title>
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		<title>Comunicare è diventato sempre più difficile, un libro ci aiuta a uscire da dinamiche di disagio pericolose</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 21:07:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come trattare gli altri e costruire relazioni di valore, sembra un dictat ma in realtà è semplicemente un libro che insegna qualcosa di importante in una società che viaggia sempre troppo velocemente. L&#8217;autore è Dale Carnegie, noto formatore statunitense vissuto tra la fine dell&#8217;Ottocento e la prima metà del Novecento. Santelli Editore esce con un ... <a title="Comunicare è diventato sempre più difficile, un libro ci aiuta a uscire da dinamiche di disagio pericolose" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/comunicare-e-diventato-sempre-piu-difficile-un-libro-ci-aiuta-a-uscire-da-dinamiche-di-disagio-pericolose/" aria-label="Per saperne di più su Comunicare è diventato sempre più difficile, un libro ci aiuta a uscire da dinamiche di disagio pericolose">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come trattare gli altri e costruire relazioni di valore,</strong> sembra un dictat ma in realtà è semplicemente un libro che insegna qualcosa di importante in una società che viaggia sempre troppo velocemente. L&#8217;autore è <strong>Dale Carnegie</strong>, noto formatore statunitense vissuto tra la fine dell&#8217;Ottocento e la prima metà del Novecento.</p>
<p>Santelli Editore esce con un libro cult per la collana Traiettorie e con traduzione italiana a cura di Maria Luisa Caputo.</p>
<p><strong>Un libro sulla comunicazione quanto più attuale in una società come la nostra</strong> dove i social network hanno portato al totale isolamento dei giovani, sempre più chiusi dietro uno schermo in conversazioni con persone che non conoscono realmente e impacciati nelle difficoltà di gestione dei rapporti nel mondo reale.</p>
<p>Grazie a una scrittura leggera e non troppo accademica troviamo delle riflessioni molto interessanti legate a delle soluzioni rispetto a situazioni complesse da gestire. Arriveranno risposte a domande molto delicate come per esempio <em>&#8220;Perché alcune persone riescono a farsi ascoltare, stimare e seguire con naturalezza mentre altre faticano a costruire rapporti identici?&#8221;. </em></p>
<p>Grazie all&#8217;intelligente gestione di un lessico adatto a tutti e molto snello, <strong>l&#8217;autore riesce a svelare quelli che sono i principi fondamentali delle relazioni umane</strong> con delle regole semplici che permettono di superare i conflitti e dunque andare a creare dei legami che siano basati soprattutto sulla fiducia e sul rispetto reciproco. Quello che colpisce poi sono esempi concreti di vita reale che si potranno applicare e vi faranno risultare più completi come persone, migliorando il vostro approccio, anche se non siete più giovanissimi, col prossimo in qualsiasi contesto vorrete.</p>
<h2>Chi è Dale Carnegie?</h2>
<p><strong>Dale Carnegie è un personaggio davvero di spessore internazionale</strong>, vissuto tra il 1888 e il 1955 si è preso l&#8217;appellativo di formatore nel campo dello sviluppo personale e delle relazioni umane. L&#8217;ha fatto prima negli Stati Uniti d&#8217;America, dove è nato, per arrivare poi a tutto il mondo fino a influenzare la comunicazione anche di paesi come il nostro.</p>
<p>Il libro &#8220;<strong><em>Come trattare gli altri e costruire relazioni di valore</em></strong>&#8220;, riedito da Santelli, è il suo scritto più celebre che fu pubblicato nel 1936 e che ha venduto oltre 30 milioni di copie in tutto il mondo. Nonostante siano passati novant&#8217;anni dalla sua uscita il libro risulta ancora oggi attuale e si muove su binari che riescono a farci uscire da situazioni di difficoltà emotive non indifferenti.</p>
<p>Tra gli altri libri scritti dall&#8217;autore non possiamo non considerare anche una nota e apprezzatissima biografia di Abraham Lincoln tradotta in tutto il mondo e punto di riferimento per approfondimenti storici di ogni tipo.</p>
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		<title>Un omicidio a Montmartre: il commissario Juares e il Café Venus al centro dell’indagine</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/un-omicidio-a-montmartre-il-commissario-juares-e-il-cafe-venus-al-centro-dellindagine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2026 07:15:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un pittore ucciso a Montmartre, messaggi anonimi e relazioni ambigue: il commissario Juares indaga tra Parigi e un passato irrisolto. L’omicidio di un pittore nel quartiere parigino di Montmartre apre una vicenda investigativa che si sviluppa lungo coordinate poco consuete. Il commissario Juares è chiamato a ricostruire i fatti senza poter contare su certezze immediate: ... <a title="Un omicidio a Montmartre: il commissario Juares e il Café Venus al centro dell’indagine" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/un-omicidio-a-montmartre-il-commissario-juares-e-il-cafe-venus-al-centro-dellindagine/" aria-label="Per saperne di più su Un omicidio a Montmartre: il commissario Juares e il Café Venus al centro dell’indagine">Leggi tutto</a></p>
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<p><strong>Un pittore ucciso a Montmartre, messaggi anonimi e relazioni ambigue: il commissario Juares indaga tra Parigi e un passato irrisolto.</strong></p>



<p>L’omicidio di un pittore nel quartiere parigino di Montmartre apre una vicenda investigativa che si sviluppa lungo coordinate poco consuete. Il commissario Juares è chiamato a ricostruire i fatti senza poter contare su certezze immediate: l’indagine procede attraverso dettagli difficili da interpretare, segnalazioni anonime e una rete di rapporti personali che si rivelano, fin dall’inizio, tutt’altro che trasparenti.</p>



<p>Il fulcro della storia è il Café Venus, locale situato nei pressi dell’atelier della vittima. È qui che si muove il gruppo di amici del pittore, figure legate da relazioni ambigue e da interessi non sempre dichiarati. Il café diventa uno spazio ricorrente dell’inchiesta, un luogo di passaggio in cui conversazioni, incontri e silenzi contribuiscono a delineare un contesto che non può essere separato dal delitto stesso.</p>



<p>Juares affronta l’indagine facendo affidamento anche sui suoi collaboratori, consapevole dei propri limiti e degli errori commessi in passato. Il romanzo segue questa dinamica senza forzare i tempi: le informazioni emergono in modo frammentario, spesso attraverso elementi marginali che acquistano significato solo nel loro insieme. I messaggi anonimi, in particolare, rappresentano una presenza costante e destabilizzante, più orientata a indirizzare che a chiarire.</p>



<p>Accanto al piano investigativo, la narrazione lascia spazio alla dimensione personale del commissario. Il suo passato, segnato da dubbi mai risolti e da tragedie individuali, interferisce con il presente dell’inchiesta. Non come spiegazione definitiva delle sue scelte, ma come sfondo continuo che accompagna ogni decisione. Questa sovrapposizione tra vita privata e lavoro contribuisce a mantenere l’indagine su un livello umano, fatto di incertezze e tentativi.</p>



<p>Parigi, e Montmartre in particolare, non vengono utilizzati come semplice ambientazione decorativa. Il quartiere, con le sue strade e i suoi locali, fa parte del meccanismo narrativo: è un contesto che influisce sui comportamenti dei personaggi e sulle dinamiche tra di loro. Il luogo remoto in cui Juares cerca conforto introduce invece un controcampo più intimo, legato all’idea che la vicenda possa trovare una conclusione meno dolorosa, pur senza garanzie.</p>



<p>L’autore, <strong>Roberto Agosti</strong>, nato a Sesto San Giovanni nel 1954, è laureato in Medicina e Chirurgia e ha lavorato a lungo in ambito ospedaliero nella medicina d’urgenza. Ha esordito nella narrativa nel 2018 con il romanzo <em>Octavo</em>. Anche in questo lavoro, l’attenzione è rivolta ai percorsi individuali e alle conseguenze delle scelte, più che alla semplice risoluzione del caso.</p>
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		<title>Cos’è la slam poetry? (Quando la poesia smette di stare ferma sulla pagina)</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/cose-la-slam-poetry-quando-la-poesia-smette-di-stare-ferma-sulla-pagina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Dec 2025 14:36:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos’è la slam poetry, come nasce e perché è diversa dalla poesia classica: storia, regole e senso di una poesia fatta per il palco. C’è un modo di fare poesia che non chiede silenzio, ma attenzione. Non pretende metri perfetti né rime impeccabili, e spesso non vuole nemmeno essere letta. Vuole essere ascoltata, vista, sentita ... <a title="Cos’è la slam poetry? (Quando la poesia smette di stare ferma sulla pagina)" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/cose-la-slam-poetry-quando-la-poesia-smette-di-stare-ferma-sulla-pagina/" aria-label="Per saperne di più su Cos’è la slam poetry? (Quando la poesia smette di stare ferma sulla pagina)">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cos’è la slam poetry, come nasce e perché è diversa dalla poesia classica: storia, regole e senso di una poesia fatta per il palco.</strong></p>
<p>C’è un modo di fare poesia che non chiede silenzio, ma attenzione. Non pretende metri perfetti né rime impeccabili, e spesso non vuole nemmeno essere letta. Vuole essere ascoltata, vista, sentita addosso. La <em>slam poetry</em> nasce esattamente qui: nello spazio vivo della performance, dove il testo è solo una parte dell’esperienza e la voce (la declamazione) fa il resto.</p>
<p><strong>In termini formali, la slam poetry è poesia in verso libero</strong>. Il ritmo conta, eccome, ma non è imposto da schemi rigidi. Conta il suono, l’andamento, la tensione che si crea frase dopo frase. I temi sono quasi sempre legati al presente: questioni sociali, identità, discriminazioni, ruoli di genere, razza, conflitti interiori, ferite personali. Non per moda, ma perché questo tipo di poesia nasce per dire qualcosa adesso, davanti a qualcuno, senza mediazioni. Qualcosa che può ricordare in qualche forma il rap.</p>
<p>La differenza vera, però, non sta tanto in cosa si dice, quanto in come lo si dice. <strong>La slam poetry è pensata per essere performata dal vivo</strong>. Non è poesia che “funziona anche letta”: è poesia che prende senso pieno solo quando viene pronunciata. Se cerchi un sonetto di Robert Frost o una poesia di Billy Collins, trovi subito il testo scritto. Se cerchi slam poetry, quasi sempre trovi un video. Ed è già una risposta.</p>
<h2>Dalle letture stanche ai poetry slam: dove nasce la slam poetry?</h2>
<p><strong>La slam poetry nasce negli Stati Uniti, a Chicago, a metà degli anni Ottanta</strong>. A darle forma è Marc Kelly Smith, poeta e operaio edile, convinto che le letture poetiche fossero diventate autoreferenziali, ingessate, lontane dalle persone. L’idea è semplice e radicale: riportare la poesia tra la gente, farla giudicare dal pubblico, rimettere in gioco energia e rischio.</p>
<p>Nascono così i poetry slam: eventi aperti a chiunque voglia salire sul palco e recitare un testo originale. Il pubblico non è spettatore passivo: giudica, reagisce, applaude o fischia (e anche questo non potrebbe ricordare un contest di feestyle?). I punteggi contano, ma fino a un certo punto. Servono più che altro a creare tensione, a trasformare la poesia in un atto che succede qui e ora.</p>
<p><strong>I primi slam si tengono in locali informali di Chicago, e trovano presto casa al Green Mill, storico jazz club che diventa un punto di riferimento</strong>. Da lì il formato si diffonde rapidamente, mantenendo alcune regole condivise: testi brevi (di solito entro i tre minuti), niente oggetti di scena, niente musica, solo corpo e voce.</p>
<h2>Che differenza c’è tra la slam poetry e la poesia classica?</h2>
<p>La poesia “classica” – o meglio, quella pensata per la pagina – nasce per essere letta. Anche quando viene declamata, il testo resta il centro dell’opera. Nella slam poetry, invece, il testo è inseparabile dalla performance. Pause, sguardi, volume, velocità, persino il respiro fanno parte del poema.</p>
<p><strong>Un poeta tradizionale lavora sapendo che il lettore tornerà indietro, rileggerà un verso, si fermerà su una parola. Lo slammer no: ha una sola occasione</strong>. È <em>hic et nunc</em>. Per questo prova e riprova la recitazione, costruisce il pezzo come un atto scenico. Non è teatro, ma non è nemmeno letteratura nel senso più stretto. È qualcosa in mezzo, e proprio per questo è difficile da incasellare.</p>
<p>Con il tempo, la slam poetry è diventata molto più di una formula competitiva. È un movimento culturale che ha influenzato attivismo, musica, arti visive, media. Alcuni autori emersi dalla scena slam hanno poi trovato spazio anche nell’editoria tradizionale, senza rinnegare le proprie origini performative.</p>
<p>Figure come Saul Williams hanno contribuito a rendere la slam poetry riconoscibile anche fuori dai circuiti di nicchia, dimostrando che la parola detta può avere la stessa forza – se non di più – di quella scritta. Non tutti amano la dimensione competitiva, e le critiche non mancano. Ma è difficile negare che la slam poetry abbia reso la poesia più accessibile, meno intimidatoria, più vicina alla vita reale.</p>
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		<title>Francesco Lappano, la vita in scena: l’artista che trasforma il corpo in poesia (e ora firma Attimi Ritratti Silenzi)</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/francesco-lappano-la-vita-in-scena-lartista-che-trasforma-il-corpo-in-poesia-e-ora-firma-attimi-ritratti-silenzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 18:44:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francesco Lappano, performer e coreografo poliedrico, racconta la sua vita in scena e il nuovo libro Attimi Ritratti Silenzi, dove il corpo diventa poesia. C’è chi divide la propria vita in capitoli; Francesco Lappano, invece, la divide in palcoscenici. Un performer nel senso più pieno del termine, uno di quelli per cui l’arte non è ... <a title="Francesco Lappano, la vita in scena: l’artista che trasforma il corpo in poesia (e ora firma Attimi Ritratti Silenzi)" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/francesco-lappano-la-vita-in-scena-lartista-che-trasforma-il-corpo-in-poesia-e-ora-firma-attimi-ritratti-silenzi/" aria-label="Per saperne di più su Francesco Lappano, la vita in scena: l’artista che trasforma il corpo in poesia (e ora firma Attimi Ritratti Silenzi)">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Francesco Lappano, performer e coreografo poliedrico, racconta la sua vita in scena e il nuovo libro Attimi Ritratti Silenzi, dove il corpo diventa poesia.</strong></p>
<p>C’è chi divide la propria vita in capitoli; Francesco Lappano, invece, la divide in palcoscenici.<br />
Un performer nel senso più pieno del termine, uno di quelli per cui l’arte non è solo un mestiere, ma una postura del corpo e dello sguardo. Prima ancora di essere autore, Lappano è stato – e continua a essere – un interprete totale: voce, danza, presenza scenica, parola. Un artista cresciuto dentro e fuori l’Italia, tra accademie prestigiose, palcoscenici importanti e un percorso di formazione che non si è mai davvero fermato.</p>
<p>La sua storia parte da lontano, con un’immersione piena nelle arti sceniche: teatro, musical, danza.<br />
Nel 2012 vola in Finlandia, alla West Finland College – Performing Arts Academy, per un corso intensivo che gli segna lo sguardo. Due anni dopo, prosegue con il Training internazionale per attori diretto da Juan Carlos Corazza e con lo studio della recitazione cinematografica presso la Silvio D’Amico di Roma. Parallelamente, studia danza con alcuni tra i maestri più noti del panorama italiano e internazionale, diventando anche assistente di Roberta Fontana per due anni.</p>
<p>Il percorso di Lappano è di quelli che hanno il ritmo delle carriere vive, mai statiche:<br />
assistente coreografo per Grand Hotel Chiambretti, coordinatore del festival La Primavera del Cinema Italiano, interprete in musical e produzioni come Aggiungi un posto a tavola, La febbre del sabato sera, Fame, Evita, Romeo e Giulietta, Il lago dei cigni.<br />
Contemporaneamente, presenta eventi, firma direzioni artistiche, lavora in Francia, Austria, Finlandia, e continua a formarsi senza tregua, fino ad approdare anche davanti alla macchina da presa con il film Agathopedia di Raúl Ruiz.</p>
<p>È un artista che si è fatto strada con la versatilità di chi conosce le proprie radici ma non smette mai di cambiare pelle. E, allo stesso tempo, con la consapevolezza di un autore che ha sempre custodito la scrittura come un luogo silenzioso e necessario, da cui tornare quando il palco si spegne.</p>
<p>Oggi, quella voce interiore torna con Attimi Ritratti Silenzi (Edizioni Clandestine), un libro che è tutt’altro che un “secondo lavoro”: è un ritorno alle origini, un’estensione naturale del suo modo di stare nel mondo.<br />
Lappano lo definisce una sorta di prosimetro contemporaneo, un intreccio di prosa e poesia costruito come un mosaico di “attimi”, “ritratti” e “silenzi”. Un libro che nasce, letteralmente, da una dichiarazione d’intenti:</p>
<p><em>“Amo rotolarmi negli strati più bassi della vita. È lì che incontro lampi di verità.”</em></p>
<p>Ed è da qui che si sviluppa tutto: una narrazione che è corpo e voce, respiro e memoria, dove l’esperienza del performer si fonde con quella dello scrittore. Perché Lappano, prima ancora di scrivere, abita la parola.<br />
I suoi testi nascono come gesti, come movimenti. Un modo di “tradurre in pagina” ciò che nella danza si esprime attraverso il corpo.</p>
<p>Le pagine del libro attraversano solitudine, fragilità, radici, mito, rinascita. Parlano di identità e smarrimento, ma anche di una forma ostinata di amore verso la vita e verso l’arte.<br />
Non è un caso che l’opera sia accompagnata dalle illustrazioni di Luigia Granata ed Emiliano Martucci: parola e immagine si toccano, si rispondono, costruendo un’esperienza immersiva che rispecchia la natura stessa dell’autore.</p>
<p>In filigrana, si percepisce anche la sua Calabria, la terra che ritorna come un richiamo viscerale, come memoria e bussola emotiva.<br />
Ed è forse questo il nucleo vero di Attimi Ritratti Silenzi: la capacità di raccontare ciò che resta quando tutto intorno si muove veloce, quando la realtà sembra chiedere solo efficienza e performance.<br />
Un invito – personale e universale – a tornare a sentire.</p>
<p>Chi conosce Lappano sul palco ritroverà nel libro la sua energia, ma in una forma più intima: meno coreografica, più essenziale.<br />
Una poesia che è anche corpo, una prosa che è anche gesto. Una dichiarazione d’amore verso l’umano, in tutte le sue contraddizioni.</p>
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		<title>Il Codice Voynich esiste davvero: il mistero che nessuno ha mai decifrato ispira il thriller “Il Codice Proibito” di Marco Letizi</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/il-codice-voynich-esiste-davvero-il-mistero-che-nessuno-ha-mai-decifrato-ispira-il-thriller-il-codice-proibito-di-marco-letizi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 18:40:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Codice Voynich è reale e ancora indecifrabile. Marco Letizi lo reimmagina nel thriller “Il Codice Proibito”, tra fede, potere e conoscenza proibita. Il Codice Voynich è uno di quei misteri che, più li guardi, più sembrano sfuggire. Un manoscritto del XV secolo, scritto in una lingua che nessuno — linguisti, matematici, crittografi, persino l’FBI ... <a title="Il Codice Voynich esiste davvero: il mistero che nessuno ha mai decifrato ispira il thriller “Il Codice Proibito” di Marco Letizi" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/il-codice-voynich-esiste-davvero-il-mistero-che-nessuno-ha-mai-decifrato-ispira-il-thriller-il-codice-proibito-di-marco-letizi/" aria-label="Per saperne di più su Il Codice Voynich esiste davvero: il mistero che nessuno ha mai decifrato ispira il thriller “Il Codice Proibito” di Marco Letizi">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Codice Voynich è reale e ancora indecifrabile. Marco Letizi lo reimmagina nel thriller “Il Codice Proibito”, tra fede, potere e conoscenza proibita.</strong></p>
<p>Il Codice Voynich è uno di quei misteri che, più li guardi, più sembrano sfuggire. Un manoscritto del XV secolo, scritto in una lingua che nessuno — linguisti, matematici, crittografi, persino l’FBI — è riuscito a decifrare. Nessuno sa chi l’abbia scritto, nessuno sa per quale scopo. Le illustrazioni oscillano tra il botanico e l’alchemico, tra il mistico e il bizzarro.<br />
Ed è proprio questo: <strong>il Codice Voynich esiste davvero, è conservato alla Yale University, e continua a essere considerato “il libro più misterioso al mondo”</strong>.</p>
<p>Non stupisce, quindi, che un oggetto del genere finisca per ispirare romanzi, film, documentari, leggende metropolitane. È inevitabile. Un linguaggio impossibile, immagini criptiche, una verità che nessuno può verificare: è la materia prima perfetta per qualunque storia che voglia interrogarsi su cosa significhi “sapere”.</p>
<p>È ciò che fa anche Marco Letizi nel suo nuovo thriller storico, Il Codice Proibito (Santelli Editore), che non si limita a evocare l’aura misteriosa del Voynich: la usa come detonatore narrativo.<br />
Il romanzo parte proprio da un manoscritto capace di mettere in crisi la Chiesa, scuotere equilibri secolari e rimettere in discussione il rapporto tra fede, scienza e potere. Una domanda campeggia come filo rosso: <strong>se la verità fosse scritta in un linguaggio illegibile, chi avrebbe il potere di interpretarla?</strong></p>
<p>Letizi costruisce un intreccio che salta tra epoche diverse, seguendo studiosi, religiosi, donne che sfidano il loro tempo e personaggi pronti a tutto pur di accedere a una conoscenza proibita. Sullo sfondo, una tensione continua: il destino è qualcosa che leggiamo o qualcosa che scriviamo?<br />
La prefazione di Valerio Rossi Albertini — fisico nucleare ed eccellente divulgatore — sottolinea proprio questo punto, la soglia sottile tra ciò che possiamo spiegare e ciò che resta fuori dal linguaggio umano.</p>
<p>Il romanzo ha una particolarità che lo rende interessante anche per chi non è appassionato di thriller puri: l’autore, con un passato da Colonnello della Guardia di Finanza e oggi consulente ONU e UE, conosce molto bene la materia del “segreto”, della gestione delle informazioni, della verità che non può essere divulgata.<br />
Questo sguardo rende Il Codice Proibito un’opera a metà tra la fantasia storica e una riflessione molto attuale sul modo in cui il potere decide cosa può essere letto e cosa no.</p>
<p>E, in un certo senso, ritorniamo proprio al Voynich: un libro che non si lascia leggere, un testo che esiste ma non parla.<br />
<strong>Il fascino è tutto lì: sapere che c’è qualcosa, ma non capire cosa</strong>.</p>
<p>Letizi lo usa come trampolino, non come decorazione, e questa è la scelta che dà al romanzo il suo ritmo e la sua identità. Perché parlare di manoscritti medievali indecifrabili oggi non è un esercizio di nostalgia: è un modo per riflettere su quanto ancora, nonostante tutta la tecnologia del mondo, la conoscenza resti fragile, ambigua, manipolabile.</p>
<p>A volte basta una pagina scritta in un linguaggio sconosciuto per mandare in confusione un intero sistema.</p>
<p>E in questo, il Codice Voynich — quello vero — continua a vincere da secoli.</p>
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		<title>Ovunque: quando un romanzo smette di raccontare e inizia a farsi sentire</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/ovunque-quando-un-romanzo-smette-di-raccontare-e-inizia-a-farsi-sentire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2025 13:13:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ovunque di Meo Fusciuni: un romanzo sensoriale tra memoria, profumo e identità. Un viaggio poetico che trasforma la lettura in esperienza emotiva. Ovunque di Meo Fusciuni non è un romanzo che si limita a narrare una storia. È piuttosto un’esperienza che coinvolge il lettore su un piano diverso, più profondo, quasi fisico. Un libro che ... <a title="Ovunque: quando un romanzo smette di raccontare e inizia a farsi sentire" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/ovunque-quando-un-romanzo-smette-di-raccontare-e-inizia-a-farsi-sentire/" aria-label="Per saperne di più su Ovunque: quando un romanzo smette di raccontare e inizia a farsi sentire">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ovunque di Meo Fusciuni: un romanzo sensoriale tra memoria, profumo e identità. Un viaggio poetico che trasforma la lettura in esperienza emotiva.</strong></p>
<p>Ovunque di Meo Fusciuni non è un romanzo che si limita a narrare una storia. È piuttosto un’esperienza che coinvolge il lettore su un piano diverso, più profondo, quasi fisico. Un libro che si attraversa come si attraversa un ricordo, una fragranza, un luogo rimasto addosso anche quando non c’è più.</p>
<p>Il taglio più interessante dell’opera non risiede tanto nella trama, quanto nel modo in cui parola e sensorialità si fondono. Fusciuni, maestro profumiere e artista, trasferisce sulla pagina la sua visione del mondo fatta di odori, immagini, memorie e intuizioni. La scrittura diventa così un’estensione della sua poetica: un linguaggio che non descrive soltanto, ma evoca.</p>
<p>Il protagonista, alter ego dell’autore, intraprende un viaggio che è al tempo stesso geografico e spirituale. Dai luoghi dell’infanzia siciliana ai territori lontani attraversati negli anni, ogni tappa non è mai solo un punto sulla mappa, ma un passaggio interiore. Ovunque è un libro costruito per frammenti, per impressioni, per respiri. Non segue una linea narrativa classica, ma un flusso emotivo in cui memoria e presente si sfiorano continuamente.</p>
<p>Ed è proprio qui che il romanzo si distingue da molte operazioni narrative contemporanee: <strong>Fusciuni non rincorre l’urgenza del racconto, ma la qualità della percezione</strong>. Il profumo diventa metafora e al tempo stesso sostanza concreta, chiave d’accesso a un mondo dove la parola non serve solo a raccontare, ma a restituire presenza.</p>
<p>Nel suo intreccio di visione, introspezione e poesia, Ovunque si muove tra autobiografia e dimensione universale. Parla di assenze, di perdita, di desiderio di appartenenza, ma lo fa senza retorica. Con una delicatezza che non è mai fragile, piuttosto consapevole.</p>
<p><strong>Un altro aspetto che rende il libro interessante è la sua natura “ibrida”</strong>: non è soltanto narrativa, non è soltanto poesia. È un oggetto letterario che dialoga con l’arte contemporanea, con la profumeria artistica, con la spiritualità e con il concetto stesso di identità. Una lettura che si rivolge a chi non cerca solo una storia, ma un’esperienza emotiva.</p>
<p>Ovunque parla anche del nostro tempo, pur senza nominarlo direttamente. Del bisogno di rallentare, di riconnettersi con il silenzio, di ascoltare ciò che resta quando il rumore si spegne. In questo senso, il libro diventa quasi un gesto controcorrente, una pausa necessaria in un panorama narrativo spesso dominato dalla velocità e dalla superficie.</p>
<p><strong>Non è un romanzo da leggere distrattamente.</strong> È un libro che chiede attenzione, ma che la restituisce sotto forma di eco, di suggestione, di senso. Un libro che lascia tracce invisibili, come una fragranza che riaffiora improvvisa, lontano dal punto in cui l’avevamo incontrata la prima volta.</p>
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		<title>Nel corpo i segreti che non diciamo: perché Il ladro di tatuaggi colpisce così forte</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/nel-corpo-i-segreti-che-non-diciamo-perche-il-ladro-di-tatuaggi-colpisce-cosi-forte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 22:06:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ne Il ladro di tatuaggi di Rosa Maria Rossoni il corpo diventa linguaggio e ossessione: un thriller psicologico cupo, tra provincia comasca e mente del killer. Ci sono thriller che cercano di spaventare, e poi ci sono quelli che fanno una cosa diversa, più sottile e molto più inquietante: si insinuano nella nostra idea di ... <a title="Nel corpo i segreti che non diciamo: perché Il ladro di tatuaggi colpisce così forte" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/nel-corpo-i-segreti-che-non-diciamo-perche-il-ladro-di-tatuaggi-colpisce-cosi-forte/" aria-label="Per saperne di più su Nel corpo i segreti che non diciamo: perché Il ladro di tatuaggi colpisce così forte">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ne Il ladro di tatuaggi di Rosa Maria Rossoni il corpo diventa linguaggio e ossessione: un thriller psicologico cupo, tra provincia comasca e mente del killer.</strong></p>
<p>Ci sono thriller che cercano di spaventare, e poi ci sono quelli che fanno una cosa diversa, più sottile e molto più inquietante: si insinuano nella nostra idea di corpo, di identità, di ciò che scegliamo di mostrare e di ciò che proviamo a nascondere.<br />
Il ladro di tatuaggi, il nuovo romanzo di Rosa Maria Rossoni, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. L’idea dello “shock” non è mai fine a sé stessa: il libro lavora per accumulo, per simboli, per piccoli indizi che riguardano la pelle, le cicatrici, i segni che decidiamo di portarci addosso.</p>
<p>Ed è proprio questa ossessione per il tatuaggio – e per ciò che rappresenta – a diventare il fulcro del romanzo. Rossoni non utilizza i tatuaggi come semplice estetica noir: nel suo killer assumono una funzione narrativa precisa, quasi rituale. La pelle delle vittime non è solo un luogo del delitto: diventa un archivio, un linguaggio. Qualcosa che il killer pensa di poter decifrare, rubare, ricomporre.</p>
<p>E da lì, inevitabilmente, tutto cambia.</p>
<h2>La provincia come un labirinto mentale</h2>
<p>La storia si muove tra i paesi della provincia comasca, un territorio che nell’immaginario collettivo è quieto, ordinato, perfino rassicurante. Rossoni lo sovverte in modo chirurgico: la calma apparente diventa la linea di contrasto ideale con le mutilazioni dei cadaveri ritrovati, con l’eco delle indagini dell’ispettrice Doriani e dell’ispettore capo Testa.</p>
<p>Quando il luogo è tranquillo, il male risulta ancora più violento.<br />
E quando il male è “firmato”, come nel caso di questo killer, diventa quasi impossibile staccarsene.</p>
<h2>Il killer che parla – e il lettore costretto ad ascoltare</h2>
<p>Uno degli elementi più riusciti del romanzo è il punto di vista alternato. Non seguiamo solo l’indagine: seguiamo lui.<br />
La voce dell’assassino non è fatta per cercare comprensione.<br />
È una voce cruda, disturbante, priva di filtro. Una voce che sembra voler convincere il lettore della propria logica mentre, in realtà, scivola pagina dopo pagina in un abisso familiare e psicologico che spiega senza giustificare, racconta senza redimere.</p>
<p>Questa ambiguità è il motore del libro.</p>
<p>Quando un thriller ti fa dubitare dei confini tra la normalità e la follia, vuol dire che sta funzionando.</p>
<p>Perché ci colpisce così tanto?</p>
<p>Perché tocca un nervo scoperto della nostra epoca:<br />
il corpo come identità.</p>
<p><strong>I tatuaggi sono, per molti, un modo per dire al mondo chi siamo; nel romanzo diventano la prova definitiva della follia del killer</strong>, che vuole appropriarsi di ciò che non potrà mai avere: l’identità altrui.</p>
<p>È un tema attuale, pop, quasi sociologico, che Rossoni trasforma in un meccanismo narrativo teso e senza sbavature, in un romanzo cupo, compatto, psicologico &#8211; in poche parole,  difficile da dimenticare.</p>
<div style="border: 1px solid #ddd; padding: 16px; margin: 20px 0; border-radius: 6px; background: #fafafa;">
<h3 style="margin-top: 0;">Scheda libro – <em>Il ladro di tatuaggi</em></h3>
<p><strong>Titolo:</strong> Il ladro di tatuaggi</p>
<p><strong>Autrice:</strong> Rosa Maria Rossoni</p>
<p><strong>Genere:</strong> Thriller psicologico / serial killer</p>
<p><strong>Ambientazione:</strong> Provincia comasca</p>
<p><strong>Trama:</strong> una serie di giovani donne viene ritrovata brutalmente mutilata<br />
nella provincia di Como. L’ispettrice Doriani e l’ispettore capo Testa capiscono<br />
subito di avere a che fare con un serial killer. Mentre le indagini si inceppano<br />
tra piste sbagliate, è lo stesso assassino a raccontarsi in prima persona:<br />
senza filtri, svela la sua ossessione per i tatuaggi e una follia che affonda<br />
le radici in una storia familiare tormentata.</p>
<p><strong>L’autrice:</strong> Rosa Maria Rossoni (classe 1965) vive a Vertemate con Minoprio,<br />
in provincia di Como. Ha pubblicato il libro per bambini<br />
<em>Le avventure di Lucio il bruco</em> (2017), il romanzo <em>Il manuale di Eugenio</em> (2019)<br />
e il thriller psicologico <em>L’albero</em> (2021).</p>
</div>
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		<title>“I processi si fanno in tribunale”: Pietro Nicotera presenta Il penalista e si racconta a NEPD</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/i-processi-si-fanno-in-tribunale-pietro-nicotera-presenta-il-penalista-e-si-racconta-a-nepd/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 18:39:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A NEPD l’avv. Pietro Nicotera presenta Il penalista (Santelli): 40 anni di casi, media e giustizia. Nel corso dell’ultima puntata del podcast Non è più Domenica, l’avvocato Pietro Nicotera ha presentato il suo nuovo libro, Il penalista (Santelli Editore), un saggio narrativo che ripercorre quarant’anni di pratica forense tra casi celebri, cambiamenti normativi e trasformazioni ... <a title="“I processi si fanno in tribunale”: Pietro Nicotera presenta Il penalista e si racconta a NEPD" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/i-processi-si-fanno-in-tribunale-pietro-nicotera-presenta-il-penalista-e-si-racconta-a-nepd/" aria-label="Per saperne di più su “I processi si fanno in tribunale”: Pietro Nicotera presenta Il penalista e si racconta a NEPD">Leggi tutto</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A NEPD l’avv. Pietro Nicotera presenta Il penalista (Santelli): 40 anni di casi, media e giustizia.</strong></p>
<p>Nel corso dell’ultima puntata del podcast Non è più Domenica, l’avvocato Pietro Nicotera ha presentato il suo nuovo libro, Il penalista (Santelli Editore), un saggio narrativo che ripercorre quarant’anni di pratica forense tra casi celebri, cambiamenti normativi e trasformazioni del costume giudiziario. Un’opera che non è un manuale tecnico, ma un racconto in presa diretta su come la società italiana sia cambiata – e con essa il modo di indagare, processare, difendere e raccontare i processi. «L’obiettivo – ha spiegato – è mostrare i mutamenti della società attraverso i casi giudiziari: com’erano affrontati 40, 20, 10 anni fa e cosa accade oggi».</p>
<h2>Cosa c’è dentro Il penalista</h2>
<p>Il volume alterna memoria professionale e riflessione civile. Nicotera torna su casi che hanno segnato l’opinione pubblica e la prassi: dalle vicende legate a Emanuela Orlandi e Angelo Stazzi, alla stagione del terrorismo (con figure come Paolo Signorelli), fino a processi che hanno alzato il volume del dibattito mediatico e giuridico, come gli abusi alla scuola dell’infanzia di Rignano Flaminio e lo scambio di embrioni all’ospedale Pertini. Al centro, il mestiere dell’avvocato penalista: «Non racconto solo di me o dei singoli processi – ha chiarito – ma metto a confronto epoche diverse, mostrando come cambiano investigazione, difesa, ruolo dei periti e strumenti processuali».</p>
<p><strong>Nel podcast, Nicotera ha insistito su un punto: il peso della spettacolarizzazione</strong>. «Una volta i processi si facevano in tribunale. Oggi si fanno anche in televisione. Il problema non è discutere i casi: è come li si discute, con l’obiettivo dell’audience più che della verità». L’avvocato cita i lunghi talk, i commenti a caldo, persino la sovraesposizione di singoli legali: «Un avvocato non può stazionare dalla mattina alla sera negli studi TV ripetendo sempre le stesse cose. Quando un processo è in corso, tutti dovrebbero tacere». Da qui, una riflessione forte: l’istituto della “legittima suspicione” – il trasferimento del processo per eccesso di clamore – avrebbe «poco senso» nell’epoca dell’esposizione mediatica continua, perché «anche un giudice, la sera, accende la TV ed è bombardato da notizie».</p>
<p>Un altro passaggio decisivo della puntata riguarda i femminicidi. Dati ISTAT alla mano (richiamati in trasmissione), i numeri oscillano nel lungo periodo, ma il tema è diventato quotidiano nel dibattito pubblico. Nicotera non ha dubbi: «<strong>Parlarne serve per sensibilizzare, ma non bastano pene più dure: la deterrenza penale è limitata, lo vediamo anche dove esistono sanzioni estreme</strong>. È un problema di educazione: bisogna lavorare nelle scuole, formare culturalmente al rispetto e alla prevenzione».</p>
<p>Sul fronte dei casi che segnano una carriera, l’avvocato torna con dolore professionale su Rignano Flaminio: «Gli imputati furono assolti non perché i bambini avessero inventato tutto, ma perché non si raggiunse la prova certa sui responsabili». E ricorda riscontri tecnici emersi all’epoca, oltre alla consulenza di Roberta Bruzzone (di cui riporta la deposizione nel libro). È uno dei processi che più lo hanno «tormentato», per la delicatezza delle vittime e per la complessità probatoria tipica dei reati su minori.</p>
<p>C’è poi la domanda che tutti, prima o poi, fanno a un penalista: come si difende chi ha confessato o chi viene percepito come “indifendibile”? «Tutti hanno diritto alla difesa – risponde Nicotera –. In certi processi la responsabilità è accertata; allora il compito del difensore è far comprendere la persona e la sua storia, mitigare la pena quando è giusto, far rispettare la legge e le garanzie». Racconta il caso di un omicidio con 19 coltellate: l’imputato chiese l’ergastolo, la Corte diede 22 anni, riconoscendo elementi umani e attenuanti generiche. «Oggi scatenerebbe clamore – osserva –. Ecco come l’opinione pubblica può condizionare o comunque spingere il giudizio sociale sulle sentenze, a prescindere dal diritto».</p>
<p>Sul rapporto tra TV e giustizia, la posizione resta netta: «La televisione può essere utile quando riaccende i riflettori e fa riaprire indagini – è capitato –; ma <strong>la regola deve essere il processo in aula, con i suoi tempi e i suoi codici</strong>». Perfino fra colleghi, aggiunge, servirebbe più sobrietà: «A volte, tacere è meglio che dire parole fuori posto».</p>
<p>Chiusura con una finestra sul futuro: dopo due libri in un anno, <strong>Nicotera ammette di star valutando un terzo volume</strong>. Forse un cambio di registro: «Dai casi reali potrebbero nascere storie romanzate. Se mi riesce, ci proverò». Non stupisce: Il penalista dimostra che quando l’esperienza vive sulla pagina con onestà e misura, il confine tra cronaca e letteratura può diventare uno spazio fertile per capire il nostro tempo.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/0xIMLVowBIk?si=b2vBV7RnYOPqPnnP" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>E&#8217; scomparso Stefano Benni: i luoghi più amati e immaginati dallo scrittore bolognese</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/e-scomparso-stefano-benni-i-luoghi-piu-amati-e-immaginati-dallo-scrittore-bolognese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Katia Di Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 22:14:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stefano Benni, scrittore bolognese scomparso il 9 settembre 2025, è stato molto più di un autore: è stato un cartografo dell’immaginazione. Nei suoi libri, infatti, ha saputo unire luoghi reali e concreti – bar, piazze, montagne – a universi surreali popolati da creature impossibili. Ripercorrere i suoi spazi d’ispirazione significa ritrovare le radici della sua ... <a title="E&#8217; scomparso Stefano Benni: i luoghi più amati e immaginati dallo scrittore bolognese" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/e-scomparso-stefano-benni-i-luoghi-piu-amati-e-immaginati-dallo-scrittore-bolognese/" aria-label="Per saperne di più su E&#8217; scomparso Stefano Benni: i luoghi più amati e immaginati dallo scrittore bolognese">Leggi tutto</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="267" data-end="667">Stefano Benni, scrittore bolognese scomparso il 9 settembre 2025, è stato molto più di un autore: è stato un cartografo dell’immaginazione. Nei suoi libri, infatti, ha saputo unire luoghi reali e concreti – bar, piazze, montagne – a universi surreali popolati da creature impossibili. Ripercorrere i suoi spazi d’ispirazione significa ritrovare le radici della sua satira e della sua fantasia tragicomica.</p>
<p data-start="669" data-end="1388">Il primo luogo, non a caso, è <strong data-start="699" data-end="710">Bologna</strong>, la città in cui nacque nel 1947 e che rimase per lui un punto fermo. Nei quartieri popolari e nelle osterie si respirava quell’aria di commedia corale che diventerà la cifra del suo esordio, <em data-start="903" data-end="914">Bar Sport</em> (1976). Qui, al bancone, si incontrano personaggi indimenticabili: il “tennico” che racconta partite impossibili, il nonno che esagera le storie, gli habitué che trasformano il quotidiano in epica. Bologna è stata per Benni un laboratorio di umanità, un osservatorio privilegiato da cui osservare con ironia le maschere italiane.</p>
<p data-start="1390" data-end="1656">Altro scenario amato da Benni sono stati i <strong data-start="1433" data-end="1453">bar di provincia</strong>, microcosmi italiani dove la chiacchiera e l’esagerazione diventano miti popolari. Il bar, per lui, non era solo un luogo fisico ma un palcoscenico letterario, uno specchio grottesco del Paese intero. Anche i <strong>vicoli secondari</strong>, erano luoghi d&#8217;ispirazione, dove scopriva botteghe, osterie dimenticate e scorci insoliti.</p>
<p data-start="1658" data-end="1902">Non mancavano poi i momenti di fuga nella natura. Le montagne e i <strong>boschi dell’Appennino</strong> erano rifugi di silenzio, luoghi di respiro che trovano eco in romanzi come <em data-start="1826" data-end="1835">Elianto</em>, dove la natura è insieme paesaggio reale e scenario fantastico.</p>
<p data-start="1904" data-end="2293">Tra i luoghi peferiti Benni, però, c&#8217;era anche la sua <strong>biblioteca d&#8217;infanzia,</strong> quindi non un luogo famoso, ma un postodi quartiere a Bologna dove da ragazzo passava ore a leggere fumetti, satira e narrativa fantastica. E soprattutto c’è <strong data-start="2154" data-end="2170">Stranalandia</strong>, isola immaginaria popolata da animali assurdi e poetici, simbolo della sua capacità di inventare geografie alternative.</p>
<p data-start="2295" data-end="2540">Infine, ci sono luoghi personali dove scrivere e inventare:<strong> stanze poco conosciute</strong> a casa sua, o <strong>angoli appartati nelle case di amici. </strong>Qui nascevano le prime bozze di mondi fantastici e creature stravaganti, un laboratorio creativo lontano dagli occhi del pubblico.</p>
<p data-start="2542" data-end="2814">Stefano Benni ci lascia una ricca eredità fatta di mappe bizzarre e immaginarie: alcune radicate nei luoghi che tutti conosciamo, altre costruite con pura fantasia. In entrambe, però, risuona la sua lezione: la realtà non basta mai, serve sempre un pizzico di creatività sognante per poter sopravvivere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nonsolo.tv/e-scomparso-stefano-benni-i-luoghi-piu-amati-e-immaginati-dallo-scrittore-bolognese/">E&#8217; scomparso Stefano Benni: i luoghi più amati e immaginati dallo scrittore bolognese</a> proviene da <a href="https://www.nonsolo.tv">NonSolo.TV</a>.</p>
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		<item>
		<title>6 cose che non sapevi su Giorgio Armani (e che ti sorprenderanno)</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/6-cose-che-non-sapevi-su-giorgio-armani-e-che-ti-sorprenderanno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Katia Di Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2025 19:40:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nonsolo.tv/?p=58430</guid>

					<description><![CDATA[<p>E’ scomparso all’età di 91 anni, Giorgio Armani, re del fashion e di un marchio che ha fatto l’eleganza e la sobrietà la storia della moda italiana. Quando si pensa a Giorgio Armani, la mente corre subito ai red carpet, ai power suit e al minimalismo che ha rivoluzionato la moda. Ma dietro le sfilate ... <a title="6 cose che non sapevi su Giorgio Armani (e che ti sorprenderanno)" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/6-cose-che-non-sapevi-su-giorgio-armani-e-che-ti-sorprenderanno/" aria-label="Per saperne di più su 6 cose che non sapevi su Giorgio Armani (e che ti sorprenderanno)">Leggi tutto</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ scomparso all’età di 91 anni, <strong>Giorgio Armani</strong>, re del fashion e di un marchio che ha fatto l’eleganza e la sobrietà la storia della moda italiana. Quando si pensa a Giorgio Armani, la mente corre subito ai <strong>red carpet</strong>, ai <strong>power suit</strong> e al <strong>minimalismo che ha rivoluzionato la moda</strong>. Ma dietro le sfilate e i flash dei fotografi, il grande imprenditore nato a Piacenza nasconde un mondo fatto di piccole ossessioni, abitudini insolite e curiosità che pochi conoscono.</p>
<ol>
<li><strong> Il medico che non fu mai</strong></li>
</ol>
<p>Prima di vestire il mondo, Armani voleva salvare vite. Era iscritto a Medicina all’Università di Milano, ma abbandonò gli studi per dedicarsi all’arte della moda. Da allora, il suo “toccare e rimodellare” tessuti è diventato quasi un gesto chirurgico: precisione, misura e armonia in ogni dettaglio.</p>
<ol start="2">
<li><strong> Fu ispirato dal Giorgio Morandi</strong></li>
</ol>
<p>Giorgio Armani aveva degli ispiratori nel suo lavoro. Infatti, il colore greige a metà tra il grigio e il beige che caratterizza tante sue collezioni. Di dice che inizialmente sia stato ispirato dal famoso pittore Morandi.</p>
<ol start="3">
<li><strong> Amava i gatti</strong></li>
</ol>
<p>Era un grande amante degli animali, particolare i gatti<strong>. “</strong>Gatto, o meglio gatti, tanti adorabili gattini” rispose Re Giorgio ad una vecchia intervista.</p>
<ol start="4">
<li><strong> L’isola segreta nei Caraibi</strong></li>
</ol>
<p>Tra le sue residenze più insolite c’è una villa ad Antigua. Non un ostentato palazzo, ma un rifugio minimalista immerso nella natura. Qui Armani si ritirava per disegnare, meditare e trovare ispirazione lontano dalla frenesia di Milano e dalle luci di Hollywood.</p>
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<li><strong> Il cinema come laboratorio segreto</strong></li>
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<p>Prima di diventare sinonimo di eleganza maschile e femminile, Armani era già ossessionato dal costume nel cinema. Dai <strong>completi morbidi di <em>American Gigolo</em></strong> ai tubini scintillanti di Jessica Chastain, ogni abito raccontava una storia e costruisce un personaggio. Per Armani, vestire un attore era quasi un esperimento creativo invisibile.</p>
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<li><strong> La sobrietà come atto di ribellione</strong></li>
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<p>Quando tutti correvano verso loghi giganteschi e colori sgargianti negli anni ’80, lui scelse il “greige <strong> una tonalità davvero minimalista. </strong>Una scelta apparentemente semplice, ma rivoluzionaria: dimostra che l’insolito non è solo eccentricità, ma <strong>una forma di potere silenzioso</strong>.</p>
<p>Giorgio Armani non ha vissuto per apparire. Viveva per creare, per controllare ogni dettaglio e per coltivare rituali che pochi conoscono. I suoi abiti, le sue case, le sue ossessioni insolite raccontano un uomo <strong data-start="2923" data-end="2970">rigoroso, poetico e sorprendentemente umano</strong>, che trasformò la sobrietà in un’arte senza tempo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nonsolo.tv/6-cose-che-non-sapevi-su-giorgio-armani-e-che-ti-sorprenderanno/">6 cose che non sapevi su Giorgio Armani (e che ti sorprenderanno)</a> proviene da <a href="https://www.nonsolo.tv">NonSolo.TV</a>.</p>
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