Chi è Suor Noemi de La cucina delle monache: prima dei voti il suo ruolo era sul parquet


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A La cucina delle monache le ricette hanno talvolta tempi di preparazione piuttosto particolari: il tempo di recitare un Credo, ad esempio, oppure un Gloria al Padre. Del resto, i piatti preparati da Madre Noemi, Suor Debora, Suor Myriam e Suor Eleonora arrivano anche dai fogli manoscritti custoditi nell’archivio del monastero, alcuni risalenti ai primi anni del Settecento. Altro che timer dello smartphone e dubbie ricette ispirate da disattente scrollate di timeline.

Il programma, ambientato nel Monastero delle Benedettine di Sant’Anna a Bastia Umbra, viene trasmesso su Food Network, canale 33 del digitale terrestre. La sesta stagione ha debuttato il 1° marzo 2026, con una nuova puntata ogni domenica alle 17:45; gli episodi continuano a essere riproposti nella programmazione del canale, soprattutto la domenica.

La formula è semplice: ricette conventuali, ingredienti accessibili e qualche passaggio della vita quotidiana delle religiose (anche prima di prendere i voti).

Tra le protagoniste del programma (e della vita del monastero, ça va sans dire) c’è una donna con un passato che, almeno a prima vista, sembra avere ben poco a che fare con la clausura: Suor Noemi Scarpa, oggi madre badessa, prima dei voti aveva infatti un altro ruolo. Letteralmente: giocava a basket.

Da Erika Scarpa a Suor Noemi, passando per la Serie B

Prima di diventare Suor Noemi si chiamava Erika Scarpa, era nata a Murano e trascorreva buona parte delle sue giornate in palestra. Aveva cominciato a giocare a pallacanestro da bambina, poi era entrata nella prima squadra del Murano Basket: dalla Promozione era arrivata prima in Serie C e quindi in Serie B, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere la A2.

Non si trattava, insomma, di una partitella ogni tanto. A 19 anni era alta un metro e 75, giocava già in una categoria nazionale e considerava il basket la propria strada. Indossava la maglia numero 9 e, quando decise di lasciare la squadra, fu proprio la restituzione di quella divisa uno dei passaggi più “dolorosi” – come raccontato da lei stessa in qualche intervista.

Lo sport, peraltro, era entrato presto in conflitto con la fede. Suo padre avrebbe preferito vederla partecipare ai ritiri parrocchiali; lei voleva andare alle partite. In un’occasione scappò da un ritiro per raggiungere di nascosto il campo, salvo poi essere riportata via dal padre. La reazione fu piuttosto netta: promise a se stessa che, una volta compiuti diciotto anni, non sarebbe più entrata in chiesa.

Andò in maniera leggermente diversa.

Durante un viaggio in Europa con una cugina, mentre si trovava a Londra, apprese della morte di Madre Teresa di Calcutta, avvenuta il 5 settembre 1997. Quella notizia riportò a galla un desiderio che aveva già avuto da bambina: dedicare la propria vita agli altri. Tornata a casa, trascorse quindici giorni in un monastero e per circa un anno continuò a dividersi tra due esistenze. Da una parte il fidanzato, il basket e il lavoro in una vetreria di Murano; dall’altra le giornate di preghiera e lavoro delle benedettine.

A vent’anni scelse la seconda.

Il fidanzato, la vetreria e l’ingresso in monastero

La decisione non fu comunicata senza qualche comprensibile timore. La madre, claustrofobica, non era esattamente entusiasta all’idea che la figlia scegliesse la clausura; il fidanzato accolse invece la notizia con rispetto, mentre il datore di lavoro (Erika lavorava in una vetreria, eccellenza della sua area di provenienza) pensò inizialmente che si trattasse di una questione economica.

Provò quindi a convincerla a restare proponendole più soldi e persino un’automobile. Non funzionò: Erika decise quindi di lasciare Murano e trascorse i primi sei anni della propria vita monastica a Offida, nelle Marche, prima di trasferirsi nella comunità di Sant’Anna a Bastia Umbra.

Fu allora che cambiò anche nome. Scelse Noemi, termine associato alla dolcezza, perché voleva smussare il carattere forte e a tratti scontroso che si riconosceva. Dopo aver svolto per circa dieci anni il compito di formatrice, nel 2015 venne eletta badessa del monastero e il 17 gennaio 2022 la comunità l’ha confermata alla propria guida.

“Madre superiora” è la definizione più immediata, ma il titolo corretto è dunque madre badessa. Il suo compito comprende la guida spirituale delle consorelle e la gestione concreta della comunità: deve organizzare le attività, prendersi cura delle religiose più anziane e interpretare la Regola benedettina nella vita di oggi. Un ruolo da capitano, per tornare per un attimo al linguaggio sportivo (e perdonando il cambio di disciplina).

Come è nata La cucina delle monache

La televisione è arrivata molto più tardi e quasi per conseguenza. Nell’archivio del monastero erano conservati fogli e taccuini con ricette scritte a mano in un italiano antico. Madre Noemi le ha decifrate e trascritte con l’aiuto di un archivista, raccogliendole successivamente in una pubblicazione.

Il libro attirò prima l’attenzione dell’ANSA e del Tg1, quindi quella di Food Network. Da lì nacque La cucina delle monache, girato negli spazi del monastero: nessuno studio ricostruito e, a quanto raccontato dalla stessa badessa, nessun grande cambiamento nella loro giornata, fatta eccezione per una telecamera piazzata sul luogo di lavoro.

Madre Noemi si alterna ai fornelli con Suor Debora, architetto prima di entrare in monastero, Suor Myriam, che ha conseguito quattro lauree, e Suor Eleonora, psicoterapeuta. Il programma mostra le preparazioni, ma anche l’orto, l’accoglienza degli ospiti e l’applicazione quotidiana e in salsa moderna dell’ora et labora.