Sono i tempi in cui, se hai una maschera, hai maggiori possibilità di successo — o così parrebbe.
Ma non parliamo di una maschera alla pirandelliana maniera, ché ne abbiamo tutti e a iosa, ma parliamo di una maschera vera e propria.
Un po’ come quella di Elvis che ha portato TonyPitony ad avere i suoi mesi di gloria a cavallo di Sanremo (adesso se ne parla un po’ meno, nèvvero?).
In questo caso i mascherati sono due e dietro c’è tutto un concept pazzissimo e intellettuale, o così parrebbe.
Gli Angine de Poitrine e il fenomeno nato da KEXP
Gli Angine de Poitrine (letteralmente Angina Pectoris) arrivano dal Québec e, nel giro di pochi mesi, sono passati dall’essere una curiosità della scena alternativa canadese a uno dei fenomeni musicali più discussi del 2026 (di questa prima parte di 2026 – in attesa che si passi ad altro: la bulimia da novità non si placa mai).
La scintilla è stata una session registrata da KEXP, storica radio di Seattle specializzata in musica indipendente. Ventisette minuti bastati a trasformare due musicisti mascherati in un caso virale globale: milioni di visualizzazioni su YouTube, thread su Reddit, reaction video, tour europei sold out e perfino Dave Grohl dei Foo Fighters che li ha definiti “completely bonkers”.
La prima cosa che colpisce, inevitabilmente, è l’estetica. Costumi a pois bianchi e neri, maschere di cartapesta dall’aria aliena, linguaggio inventato, movimenti teatrali e un immaginario a metà tra dadaismo, prog rock e performance art.
Il rischio, davanti a un progetto del genere, è pensare immediatamente all’ennesima operazione costruita per TikTok o per il meme di giornata.
Solo che poi parte la musica.
E lì il discorso cambia.
Dietro i nomi fittizi di Khn e Klek ci sono due musicisti che suonano insieme da oltre vent’anni. La loro storia nasce da adolescenti nei seminterrati del Saguenay, tra jam session infinite, prog rock, punk, jazz storto e strumenti modificati a mano.
La celebre doppia chitarra microtonale usata da Khn non è un vezzo scenico: è stata costruita artigianalmente per poter inserire note “intermedie” rispetto alla scala occidentale tradizionale. Una soluzione che prende ispirazione da musiche arabe, turche, indiane e asiatiche ascoltate dai due fin da ragazzi.
Tra math rock, dadaismo e rigetto dell’estetica perfetta
Molti hanno definito gli Angine de Poitrine “math rock”, ma la definizione spiega solo una parte del fenomeno.
Certo, ci sono tempi dispari, loop complessi, cambi di ritmo improvvisi e una precisione tecnica impressionante. Alcuni musicisti online hanno persino analizzato le loro strutture ritmiche come fossero esercizi matematici, scomponendo i brani tra 12/8, 7/8 e combinazioni ritmiche quasi ossessive.
Ma se la band fosse solo tecnica, probabilmente non avrebbe avuto questo impatto.
Quello che rende gli Angine de Poitrine interessanti è il contrasto continuo tra complessità e approccio ludico. Dietro tutto il loro universo c’è una componente quasi infantile: i costumi costruiti con farina e cartapesta, le maschere tenute volutamente rovinate, i riferimenti nonsense, il gusto per il caos creativo.
In diverse interviste hanno raccontato che il progetto nacque quasi per scherzo nel 2019. Dovevano esibirsi due volte nello stesso locale nel giro di pochi giorni e temevano che nessuno sarebbe tornato a vederli. Così decisero di inventarsi un’altra band, mascherandosi.
La cosa è semplicemente degenerata nel modo più imprevedibile possibile.
Ed è curioso che il successo sia arrivato proprio in un momento storico in cui gran parte della musica online appare sempre più levigata, prevedibile e costruita per l’algoritmo.
Nei commenti sotto il video di KEXP c’è chi ha scritto: “This is the only way we can win the battle against AI. Live music forever.”
Può sembrare una frase esagerata, ma fotografa bene il motivo per cui tanta gente si è affezionata a loro.
Gli Angine de Poitrine trasmettono l’idea di qualcosa di profondamente umano: imperfetto, artigianale, faticoso, persino scomodo. Suonano nascosti dentro maschere soffocanti, utilizzano loop rigidissimi che richiedono precisione assoluta e costruiscono pezzi che potrebbero crollare da un momento all’altro.
Un successo virale che potrebbe durare più del previsto
Come abbiamo anche accennato qualche riga or sono, molti fenomeni virali spariscono nel giro di qualche settimana. È successo infinite volte e gli Angine de Poitrine potrebbero anche fare la stessa fine, naturalmente. Però ci sono alcuni dettagli che fanno pensare che il progetto abbia basi più solide rispetto a tanti altri casi esplosi online.
Intanto la componente live. I loro concerti stanno funzionando ovunque, e non solo su internet. Poi c’è una scena musicale reale alle spalle: festival, tour, anni di gavetta, una rete underground costruita lentamente in Québec.
E soprattutto c’è la musica.
Non rivoluzionaria, forse, ma sufficientemente personale da evitare l’effetto copia-incolla che ormai domina buona parte della musica virale contemporanea.
Paradossalmente, la loro forza sembra essere proprio il fatto di non inseguire troppo il successo. In diverse interviste i due musicisti sono apparsi quasi infastiditi dall’eccessiva mitizzazione attorno al progetto.
Uno di loro ha raccontato di aver letto un commento su YouTube in cui qualcuno scriveva: “Adesso ho di nuovo una ragione per vivere”. La sua risposta è stata più o meno: “Calmati e vai ad abbracciare tua madre.”
Forse è anche questo a renderli credibili.
Nel frattempo, tra maschere rovinate dal sudore, strumenti assurdi infilati dentro sacchi a pelo negli aeroporti e fan che cercano di ricostruire la loro identità online, gli Angine de Poitrine continuano semplicemente a fare quello che facevano nei seminterrati da adolescenti: suonare musica strana divertendosi parecchio.
In un panorama musicale sempre più standardizzato, potrebbe essere già abbastanza.
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