Naza, dove vedere gratis online il documentario shock sui crimini di Israele a Gaza


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Naza dura appena 80 minuti. Alla fine, però, in molti cinema italiani gli spettatori sono rimasti seduti senza parlare, mentre sullo schermo scorrevano i titoli di coda. Qualcuno ha provato ad applaudire, salvo poi fermarsi quasi subito, ché non è che ci sia tanto da applaudire.

Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei quattro registi del premio Oscar No Other Land, è arrivato nelle sale italiane il 28 settembre 2026 come uscita speciale di tre giorni. Dovevano essere soltanto tre, appunto. I numerosi sold out e il primo posto al botteghino – davanti persino alla nuova edizione di Avengers: Endgame – hanno però convinto oltre 150 cinema a prolungare la programmazione.

Chi non è riuscito a trovare un biglietto, o più semplicemente preferisce affrontare il film a casa, avrà comunque un’altra possibilità: Naza sarà pubblicato gratuitamente online sul sito del Guardian, che ha partecipato alla produzione del documentario.

Dove e quando vedere Naza gratis online

Al momento Naza non è ancora disponibile legalmente in streaming. Bisognerà attendere la conclusione della prima parte della distribuzione cinematografica internazionale, prevista in più di 50 Paesi.

Il film sarà poi caricato direttamente sul sito ufficiale del Guardian, senza bisogno di acquistarlo o noleggiarlo. Le prime comunicazioni parlavano genericamente di novembre; successivamente lo stesso quotidiano britannico ha indicato la seconda metà del mese, con una pubblicazione prevista tra metà e fine novembre 2026.

Non è stata ancora annunciata una data precisa e, soprattutto, non è stato chiarito se la versione online comprenderà sin dall’inizio i sottotitoli in italiano. Nelle sale il film viene proiettato in lingua originale – ebraico e inglese – con sottotitoli italiani oppure, in alcuni cinema, in versione doppiata. La cosa più sensata è dunque attendere la pagina ufficiale del Guardian, evitando nel frattempo link improvvisati, copie pirata e siti che promettono uno streaming già disponibile (non lo è).

La scelta di renderlo accessibile gratuitamente non dovrebbe essere limitata a pochi giorni. Abraham ha spiegato di voler permettere al maggior numero possibile di persone di vedere il lavoro realizzato insieme a Szor, anche oltre il normale percorso cinematografico. Il film nasce del resto da un’inchiesta giornalistica condotta insieme al Guardian, alla rivista israelo-palestinese +972 Magazine e al quotidiano in lingua ebraica Local Call.

Cosa racconta Naza

Le immagini sono state girate prevalentemente di notte, sui tetti di Tel Aviv. Davanti alla telecamera compaiono 24 appartenenti o ex appartenenti all’intelligence e alle forze armate israeliane, protetti attraverso l’oscuramento dei volti e la modifica delle voci.

Raccontano dall’interno i sistemi utilizzati per individuare e colpire gli obiettivi nella Striscia di Gaza: programmi di sorveglianza, banche dati e strumenti basati sull’intelligenza artificiale, impiegati per associare un nome o un’abitazione a un presunto membro di Hamas. Il problema – ed è qui che il film comincia a diventare difficile da assorbire – è il numero di civili che gli operatori sanno di poter uccidere insieme al bersaglio.

Il titolo deriva proprio da un acronimo dell’intelligence israeliana, utilizzato per indicare la stima dei civili destinati a morire durante un bombardamento. Un danno collaterale trasformato in previsione numerica, inserito nella procedura prima ancora che l’attacco venga autorizzato.

Secondo i registi, le testimonianze raccolte non descrivono iniziative individuali o deviazioni compiute da qualche soldato, ma un meccanismo organizzato. Le fonti parlano anche del sistema Lavender, adoperato per selezionare migliaia di possibili obiettivi, e di operazioni approvate nonostante fosse già noto il rischio di provocare centinaia di vittime civili.

Da Venezia alle minacce contro i registi

Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Naza ha ricevuto il Premio speciale della giuria. Abraham e Szor avevano già lavorato a No Other Land, il documentario sulla demolizione dei villaggi palestinesi in Cisgiordania premiato con l’Oscar nel 2025. Questa volta, però, hanno scelto di concentrarsi esclusivamente sulle voci provenienti dall’apparato militare israeliano.

La reazione nel loro Paese è stata violentissima. Esponenti del governo e della destra israeliana li hanno accusati di tradimento; Benjamin Netanyahu ha sostenuto la possibilità di revocare la cittadinanza a chi “diffama” lo Stato e i suoi soldati. Davanti all’abitazione dei genitori di Szor si sono radunati manifestanti che hanno invocato punizioni contro i due autori. Più di 1.500 cineasti israeliani hanno invece firmato un documento in loro difesa.

Anche le reazioni del pubblico italiano spiegano perché la richiesta di vedere il film sia cresciuta così rapidamente. Nel dibattito nato online ricorre la stessa scena: sale piene, nessun vociare durante la proiezione e un lungo silenzio finale. Altri ammettono di non sentirsi pronti a guardarlo, soprattutto per il peso delle testimonianze: una reazione comprensibile ma da novembre, almeno, la scelta non dipenderà più dalla presenza del film nella sala più vicina.