Quando i Simpson e le Tartarughe Ninja facevano scandalo: il servizio TV che oggi sembra surreale


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E per questo proviamo ancora a fare una cosa che oggi sembra quasi fantascienza: scrivere articoli pensati per esseri umani e non soltanto per gli algoritmi.

Se apprezzi questo approccio, puoi:



Il 1990 è effettivamente una vita fa. Ero un infante (non Milo), mentre oggi sono nel mezzo del cammin di nostra vita o giù di lì, giusto per avere piena contezza del tempo che passa.

È doveroso porre la data in prospettiva, pensare che sono passati oltre 35 anni da allora (damn it), per capire perché Akira, le Tartarughe Ninja e i Simpson potevano rappresentare un allarme sociale.

Oggi ci può fa sorridere (specialmente pensare che le Tartarughe Ninja possano essere considerate un cattivo esempio per la gioventù) ma all’inizio dell’ultimo decennio dello scorso secolo era così – a giudicare dal servizio mandato in onda da Ciak, programma dedicato al cinema in onda allora su Rete4.

Come scritto nei commenti, c’è chi fa notare: “Avrebbero avuto un infarto se avessero visto i Griffin e South Park” (che sono giunti più in là nel tempo come epigoni dei Simpson – e che oggi risultano a loro volta ben meno forti di quanto potessero agli esordi).

C’è chi scrive ancora: “Mi fa sorridere il fatto che all’inizio degli anni ’90 considerassero le Tartarughe Ninja violente e diseducative quando agli occhi di oggi la prima serie animata risulta puerile e innocua”

Allo scrivente, viceversa, fa sorridere pensare ai ragazzini che – per imitare le Tartarughe Ninja – decidono di farsi una gita nelle fogne.

Invece, per quanto riguarda i Simpson, ad onor del vero per parecchio tempo dopo il 1990 si sarebbe vista la famiglia dalla pelle gialla come un esempio di politically incorrect cartoonesco. 

Oggi però, un trentennio abbondante dopo, i Simpson sono a loro volta quanto di più innocuo possa esistere, e piuttosto pare che Groening abbia deciso di farsi alfiere di un tipo di agenda che orrore fa ai reazionari di tutto il mondo (e non solo).

Ma cosa fa scandalo oggi?

In questa sede ci facciamo beffe dei tempi che passano e di come si potessero considerare “cattivi” dei cartoni animati che oggi nessuno considerebbe tali.

Ma nell’arco dei tempi (dall’avvento della cultura di massa – non so francamente come andassero le cose prima) anche altri prodotti culturali sono stati considerati corruttori di costumi.

Limitandoci all’arco temporale che segue il servizio televisivo che vi abbiamo appena proposto: siamo stati allarmati dai videogiochi cattivi (si veda lo screenshot di seguito – tratto da un giornale del 1999), siamo stati allarmati dalla musica cattiva (il metal satanista, il rap che incita al consumo di droga dai tempi di ohi Maria ti amo degli Articolo 31), siamo stati allarmati dalle chat su internet dietro cui si celava il mostro.

E oggi?

Tutti chattano (chi non ha il fottutissimo WhatsApp sullo smartphone) e l’internet è parte della nostra quotidianità; i videogiochi fanno parte della dieta mediatica di una gran parte dei ragazzini (e non solo) e a volte si scopre che non fanno poi nemmeno così male; forse l’ultimo baluardo dell’indignazione collegata a un prodotto culturale è la musica – grazie al rap che ormai è il genere mainstream e spesso propone testi non esattamente family friendly (ma pensare che sia un genere musicale a dover educare è quanto di più errato si possa pensare).

D’altra parte se non ci sono più prodotti culturali che ci scandalizzano (tranne la trap), viviamo in una società polarizzata in cui l’indignazione è costante.

Le grandi piattaforme sull’indignazione ci campano: un post che vi causa una reazione negativa vale tanto quanto un post apprezzabile. L’importante è che vi possano succhiare quella residua quantità di attenzione che abbiamo a disposizione.

Quello che ci dovrebbe fare orrore non sono i contenuti (e nemmeno il brain rot o la roba generata con l’IA che cavalca il no sense che al sottoscritto un po’ di inquietudine fa – ma so che è causa dell’invecchiamento che mi rende più severo nel giudizio in relazione ai trend giovanili) ma la crescente incapacità – trasversale – di poter fruire dei contenuti, perché il nostro span d’attenzione è ridotto sempre più, tra uno short e un reel, e di conseguenza viene meno il senso critico.

Teniamoci stretto quel poco che ci rimane, alleniamolo, e tanto vale aver timore delle Tartarughe Ninja o dei Simpson. Purché sia un timore frutto della nostra analisi.