Tarantino critica gli anni ’50 e ’80 e attacca il cinema attuale. Ecco cosa ha detto e quali film salva (a sorpresa).
Quentin Tarantino non gira intorno alle parole. Quando parla di cinema (e non solo, in realtà), lo fa da spettatore prima ancora che da regista e il giudizio è spesso netto (gli spettatori sono così, tranchant; gli addetti ai lavori molto più diplomatici). Nell’ultimo episodio del podcast Video Archive, il regista americano ha tracciato una linea molto chiara su alcune epoche di Hollywood, indicando senza esitazioni quelle che considera le meno riuscite.
Due decenni, in particolare, finiscono nel mirino: gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta. Un’affermazione che sorprende fino a un certo punto, ma che diventa più interessante quando Tarantino la inserisce in un discorso più ampio, che coinvolge anche il cinema contemporaneo.
“Gli anni ’80? Tra i peggiori, insieme ai ’50”
“Anche se gli anni Ottanta sono stati il periodo della mia vita in cui probabilmente ho visto più film al cinema, credo che il cinema di quel decennio, insieme a quello degli anni Cinquanta, sia il peggiore nella storia di Hollywood”, ha spiegato Tarantino – senza alcuna voglia di dare sconti al periodo per un eventuale effetto nostalgia (sono tanti quelli che ripensano agli anni ’80 con una discreta nostalgia).
Il regista riconosce apertamente il legame personale con gli anni ’80, ma separa l’esperienza dello spettatore dall’analisi critica e dimostra si può amare un’epoca e allo stesso tempo considerarla debole dal punto di vista creativo / dal punto di vista dell’output.
Il paragone con gli anni ’50 rafforza il concetto e mostra come due periodi molto diversi tra loro possano essere accomunati – secondo Tarantino – da una produzione meno incisiva rispetto ad altre fasi storiche del cinema americano.
Dopo questa premessa, la stoccata più pesante, quella che sposta il discorso dal passato al presente: “Solo l’epoca attuale è allo stesso livello”. Una frase che non lascia molto spazio all’interpretazione (e che può essere, questa sì, considerata una frecciata da addetto ai lavori).
Il cinema di oggi sotto accusa (ma con qualche eccezione)
Il giudizio sul cinema contemporaneo è in linea con altre uscite pubbliche di Tarantino negli ultimi anni. Hollywood, nella sua forma attuale, gli appare meno coraggiosa, più standardizzata, spesso legata a logiche produttive che comprimono la libertà creativa (si punta ai numeri, come in tutto, non all’arte).
D’altronde, il regista evita di trasformare la critica in un attacco generalizzato. Lo dice esplicitamente: tende a non parlare troppo dei film recenti proprio per non essere costretto a stroncare o a elogiare per convenienza. Ma quando qualcosa lo colpisce davvero, non ha problemi a dirlo.
È il caso di Top Gun: Maverick, che Tarantino definisce senza mezzi termini “fantastico”. Un’eccezione significativa, perché dimostra che anche all’interno di un sistema che non lo convince pienamente, riescono comunque a emergere opere capaci di lasciare il segno (e colpisce particolarmente il fatto che si tratti di un film pienamente mainstream – c’entrerà qualcosa con il suo recente sionismo?).
Tra passato e futuro: il ritorno di “Kill Bill” e un addio sempre più vicino
Nel frattempo, mentre Tarantino continua a riflettere sullo stato del cinema, uno dei suoi titoli più iconici torna a far parlare di sé. Kill Bill: The Whole Bloody Affair, versione estesa e rielaborata dei due film originali, è riapparsa nelle sale in una forma che rappresenta ancora di più la visione del regista: oltre quattro ore di racconto, con materiale inedito.
Un ritorno che ha anche il sapore della sintesi. Tarantino ha più volte ribadito l’intenzione di fermarsi a dieci film, e il prossimo potrebbe essere davvero l’ultimo. In questo senso, ogni sua dichiarazione sul cinema – passato o presente – suona anche come un bilancio personale e come una presa di posizione definitiva sulla settima arte.
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