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Una donna promettente: il significato del film e di una vendetta diversa

Di donne che cercano vendetta, al cinema, ne abbiamo viste parecchie. Contro uomini che le hanno violentate, come in I Spit on Your Grave, diventato negli anni un piccolo universo di rifacimenti e seguiti. Contro chi ha provato a ucciderle, portando via anche tutto il resto, come accade alla Sposa di Kill Bill. O dopo anni di carcere per un delitto commesso da qualcun altro, come in Lady Vendetta, capitolo conclusivo della trilogia della vendetta di Park Chan-wook.

Film diversi, per come raccontano la violenza e per quello che concedono alle loro protagoniste, ma accomunati dalla possibilità di restituire almeno una parte del male ricevuto, con lo spettatore generalmente ben disposto ad accompagnare la spedizione punitiva.

Appartiene a questo genere – il genere di film con donne vogliose di vendetta – anche Una donna promettente (Promising Young Woman), esordio alla regia di Emerald Fennell, con Carey Mulligan. Il film, tutt’altro che male (i voti sui siti di settore si aggirano tutti intorno al 7,5), parte da una situazione abbastanza riconoscibile — una ragazza apparentemente ubriaca, un uomo che si offre di aiutarla — e ci costruisce attorno una storia nella quale anche quelli convinti di avere la coscienza a posto (e che fanno pensare allo spettatore siano bravi ragazzi) finiscono per avere qualcosa da spiegare.

Una donna promettente: perché Cassie vuole vendicarsi

Cassie ha trent’anni, lavora in una caffetteria e vive con i genitori. Studiava medicina, con ottimi risultati, prima di abbandonare un percorso che sembrava già tracciato. È lei, almeno in apparenza, la “donna promettente” del titolo.

La sera frequenta i locali e si finge ubriaca, abbastanza da attirare l’attenzione di uomini pronti ad accompagnarla a casa. Alla propria, possibilmente. Tutti premurosi finché lei non torna improvvisamente lucida, costringendoli a fare i conti con quello che stavano per fare.

La sua vita ruota attorno a Nina, la migliore amica, vittima di una violenza sessuale durante gli anni dell’università. Una vicenda che ha travolto entrambe, mentre per gli altri il tempo è passato senza particolari conseguenze: carriere avviate, relazioni, matrimoni da organizzare.

È questa distanza a rendere interessante la vendetta di Cassie. Per lei quanto accaduto continua a occupare ogni giornata; per chi era presente, o avrebbe dovuto intervenire dopo, è ormai un episodio lontano. A pagarne il prezzo, d’altro canto, è stata un’altra persona.

I bravi ragazzi di Una donna promettente

La scelta più riuscita del film riguarda proprio gli uomini che Cassie incontra: persone con le quali si potrebbe chiacchierare, uscire, magari immaginare una relazione. Hanno modi gentili e spiegazioni pronte, tengono molto all’opinione che gli altri hanno di loro, ma poi c’è quello che fanno quando pensano di avere davanti una donna incapace di opporsi. (La cosa francamente inquietante è che a volte le cronache restituiscono uomini così, non appartenenti quindi solo ad una dimensione cinematografica).

Fennell lavora su questa discrepanza anche attraverso il rapporto con Ryan, ex compagno di università di Cassie, diventato pediatra. Il suo arrivo introduce una possibilità che sembrava esclusa: riprendere a vivere, innamorarsi, concedersi persino una parentesi da commedia romantica.

Per un po’ il film ci porta in quella direzione e funziona, perché anche chi guarda può desiderare che Cassie trovi qualcosa a cui dedicarsi oltre al ricordo di Nina.

Nel frattempo, però, la ricerca delle responsabilità coinvolge anche altre donne. Un’amica che aveva giudicato Nina e una dirigente universitaria che avrebbe dovuto proteggerla partecipano, in modi diversi, allo stesso meccanismo: mettere in dubbio la vittima, trovare attenuanti per l’aggressore, preoccuparsi del futuro di chi viene accusato.

A Nina, al suo futuro, nessuno sembra aver pensato con altrettanta attenzione.

La spiegazione del finale di Una donna promettente

Da qui in avanti sono presenti spoiler sul finale del film.

Il video della violenza consegnato a Cassie da Madison fa crollare anche la possibilità di una vita con Ryan: lui era presente, aveva assistito a quello che era accaduto a Nina e aveva continuato la propria esistenza, fino a riavvicinarsi a Cassie senza dirle nulla.

Messo davanti alle proprie responsabilità, cerca di difendersi ricordando quanto fossero giovani. Una giustificazione che arriva quando la posta in gioco diventa la sua reputazione.

Cassie ottiene quindi da lui l’indirizzo dell’addio al celibato di Al Monroe, l’uomo che ha violentato Nina. Si presenta alla festa fingendosi una spogliarellista, riesce a restare sola con Al e lo ammanetta al letto: vuole incidere sul suo corpo il nome dell’amica, obbligandolo a portarne un segno.

Al riesce però a liberare una mano e la soffoca con un cuscino. La scena dura, insiste, concede ben poco allo spettacolo della vendetta al quale altri film ci hanno abituato: stavolta a vincere è il villain – Cassie muore e il giorno dopo Joe, amico di Al, lo aiuta a bruciarne il corpo.

Il matrimonio può così celebrarsi.

Sembra un happy ending – per il cattivo – finché non interviene la polizia: Cassie aveva infatti predisposto un piano nel caso non fosse tornata e aveva affidato all’avvocato Jordan Green il video della violenza e indicazioni da seguire in caso di scomparsa. Durante le nozze Al viene arrestato, mentre Ryan riceve i messaggi che lei aveva programmato.

Il significato del film: quanto costa la vendetta di Cassie

Si può leggere l’epilogo come una vittoria di Cassie, che riesce comunque a far arrivare la polizia fino ad Al.

Ma certo non può essere considerato un lieto fine: Nina è morta, Cassie anche. L’arresto arriva dopo un’altra violenza e un altro tentativo di nascondere tutto. Il film, per altro, si ferma prima di mostrarci quale sarà l’esito giudiziario della vicenda (che comunque il regista non lascia intendere possa avere un esito positivo per i cattivi).

La precauzione presa da Cassie non significa necessariamente che volesse morire: aveva previsto la possibilità che il suo piano finisse male, lasciando qualcosa che potesse sopravviverle.

Qui sta anche l’aspetto più discutibile della sceneggiatura, premiata con l’Oscar: il congegno finale è molto costruito, con prove, istruzioni e messaggi che arrivano al momento giusto. È indubbiamente efficace ma può lasciare la sensazione che gli ultimi passaggi siano stati sistemati un po’ troppo accuratamente per una donna che non cercava il sacrificio.

Resta la forza di Carey Mulligan, credibile tanto nelle provocazioni di Cassie quanto nei momenti in cui si intravede la fatica di vivere da anni dentro la stessa vicenda e il disagio provocato da personaggi che riescono a giustificare quasi tutto, purché non tocchi a loro subirne le conseguenze.

Rispetto alla vendetta della Sposa, quella di Cassie concede molte meno soddisfazioni. Arrivano le manette, partono gli ultimi messaggi, ma è difficile festeggiare: la donna che abbiamo seguito per tutto il film avrebbe avuto diritto anche a una vita dopo Nina (e dopo averla vendicata).


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