Gomorra 4: Ciro l’immortale è morto e non tornerà più

26 Dicembre 2017 Off Di Stefano T. Vilardo
Gomorra 4: Ciro l’immortale è morto e non tornerà più

La morte di Ciro l’immortale in Gomorra ha stravolto tutti. C’è addirittura chi, come Gabriele Parpiglia, lo considera ironicamente come “peggio dell’uscita dell’Italia dai Mondiali”. E se qualche giorno fa, in concomitanza con il finale della terza stagione di Gomorra, era iniziata a circolare la voce che Ciro l’Immortale sarebbe tornato, adesso è un autore stesso ad escludere la resurrezione del personaggio interpretato da Marco D’Amore, nella prossima stagione.

L’autore smentisce il ritorno di Ciro l’immortale e Salvatore Conte

Si tratta di Leonardo Fasoli, uno degli autori della serie Sky che interpellato da La Repubblica ha seccamente smentito un ritorno del malavitoso nella prossima stagione:

“Noi non facciamo quei trucchi tipici delle serie molto lunghe, dove ci sono personaggi che muoiono e poi rispuntano. Semmai lo dichiariamo subito, com’è stato per Genny che si pensava morto e invece venne inquadrata la mano che si muoveva”

Nel corso dell’intervista ha anche smentito un ipotetico ritorno di Salvatore Conte, altro personaggio amato dal pubblico della serie e deceduto all’inizio della seconda stagione:

“Noi dobbiamo avere il coraggio di tirare dritti, non dobbiamo forzare i fatti solo per fare contento il pubblico. Un racconto così costruito lascia aperta la vicenda a qualsiasi accadimento, mentre al contrario se ci sono personaggi che tu non tocchi mai, alla fine sai chi è che vince e chi è che perde. Una cosa del genere può accadere a chiunque, fra i personaggi, e questo rende il racconto più avvincente. Certo, paghi un prezzo, ma lo avevamo già messo in conto quando avevamo fatto morire Conte, che era un bellissimo personaggio, o Imma”

Il tema della morte nella serie

Fasoli, continua poi l’intervista, chiarendo come la morte sia uno dei punti cruciali in una serie di camorra come quella sky:

 “Tutti hanno avuto tantissimi lutti. Una volta uno di questi personaggi mi ha raccontato la sua storia al cimitero di Secondigliano, indicandomi tutte le tombe dei suoi amici: nessuno era rimasto in piedi a parte lui. In quel mondo o muori o finisci in carcere e l’assoluta incertezza è psicologicamente la condizione più logorante. Nella narrazione la devi mantenere per non tradire la realtà di quel mondo”


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