Luciano Ligabue, “Made in Italy” diventa un film

23 Gennaio 2018 Off Di Stefano T. Vilardo
Luciano Ligabue, “Made in Italy” diventa un film

Luciano Ligabue, il film uscirà giovedì

A 20 anni dallo straordinario successo di “Radio Freccia” che gli valse il David di Donatello per la miglior opera prima Luciano Ligabue torna dietro la macchina da cinepresa trasformando il suo ultimo album “Made in Italy” in un vero e proprio film.

Il film, in uscita il prossimo 25 gennaio, conta un cast ricco di molti personaggi famosi tra cui Stefano Accorsi e Kasia Smutniak. Il produttore è di nuovo Domenico Procacci e la distribuzione di Medusa, che ha deciso di dedicare a “Made in Italy” oltre 400 schermi.

La storia racconto di persone per bene immerse nella frustrazione sempre più forte in un’Italia in crisi dove in tanti stanno perdendo la forza di voler cambiare le cose.

La conferenza stampa

Ecco alcune domande poste a Luciano Ligabue in conferenza stampa:

Dal 1998 sono passati 20 anni, è colpa tua de sono passati tanti anni dopo il secondo film del 2001?

“È colpa di procacci e letta, lo chiedevo ogni anni ma erano impegnati. ora dopo 20 anni ho avuto l’occasione”.

Stefano comincia a dire di voler cambiare delle cose e Carnevale gli dice di non aspettare il cambiamento, vuoi spiegarci il tuo pensiero su questo aspetto?

“Il cambiamento fa paura anche perché siamo propensi a pensare che non porti buone cose. Quindi non ti vuoi avventurare nel cambiamento, ma è il corso naturale della vita. Penso che più degli eventi è come noi reagiamo a questi che produce la nostra realtà. Siamo resistenti al cambiamento, Riko e sarà vivono in una realtà consolidata fino ad un momento di crisi. Riko ad un certo punto vede che le cose gli vanno tutte strette e ha bisogno di cambiare il punto di vista, lo sguardo, è il film racconta questo percorso per arrivare a farlo”.

L’album diventato un film

C’è stato un momento in cui “Made In Italy” per Ligabue era già un film prima della sceneggiatura?

“Nasce come un progetto balordo, è anacronistico nel 2000 fare un concept album. Il fatto di farlo e di chiedere a qualcuno di ascoltare un album intero per seguire una storia è ai limiti della presunzione, ma è quello che volevo fare a questo punto della mia carriera. Poi ho chiamato Procacci che si è negato per 19 anni, a quel punto io ho visto cadere la scusa che ho avuto per buona. fare film è un mestiere faticosissimo, almeno per me che fa i conti con le emozioni fluiscono. Fare film vuol dire invece in qualche modo progettarle le emozioni, devi fare in modo che pezzettini di pochi secondi producano un processo di cuore. Io volevo che Made in Italy fosse questo e mi sono riavvicinato alla regia, questa volta avevo la storia”.

Il tentativo coraggioso del film è quello di tenere insieme due piani, la storia d’amore è un discorso forte sull’Italia. Come la vedi questa Italia?

“Vedo una fase d’incertezza importante, ma non è importante come la vedo ma il sentimento che continuo a provare. Io ho cominciato a raccontare il mio sentimento verso questo Paese 10 anni fa con “Buonanotte all’Italia”, poi ci sono state escursioni come “Il sale della terra” e “Il muro del suono”. Il mio amore per questo Paese che non viene meno nonostante la frustrazione per i problemi, volevo raccontarla stavolta attraverso gli occhi di uno che ha meno privilegi di me. Credo che seguendo questa vita normale trovi un rapporto molto forte con le radici e il paese. Durante il film diciamo che nessun italiano fa le vacanze a Roma e la luna di miele in Italia, ma questo è il paese più bello del mondo. (…)”.

fonte talkymedia


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