La regia di Neri Marcorè racconta una commedia ambientata nella Milano degli anni Sessanta, in un’azienda dove tutti sembrano pazzi per il calcio… tranne il protagonista. Ma chi era davvero il leggendario Ricardo Zamora, portiere imbattibile e ormai icona dello sport?
Il film, in onda stasera alle 21.30 su Rai1, prende spunto dalla vita di Walter Vismara (interpretato da Alberto Paradossi), un timido ragioniere della provincia lombarda. Walter conduce una vita tranquilla fatta di conti da far quadrare e piccole routine domenicali, fino a quando la sua piccola azienda di Vigevano chiude improvvisamente. Walter, costretto a trasferirsi a Milano per un nuovo lavoro, si trova in un ambiente totalmente diverso: il suo nuovo capo, il Cavalier Tosetto, è ossessionato dal calcio e obbliga tutti i dipendenti a partecipare alla partita annuale dell’azienda.
Nonostante non abbia mai toccato un pallone, Walter si offre come portiere pensando di correre meno, ma finisce per combinare disastri memorabili. I colleghi, divertiti dalle sue papere, iniziano a chiamarlo “Zamora”, in onore del grande portiere spagnolo. Per non perdere la faccia e conquistare la bella segretaria Ada, Walter decide di prendere lezioni private da Giorgio Cavazzoni (interpretato dallo stesso Marcorè), ex campione del calcio caduto in disgrazia tra donne e alcool.
Dietro l’apparente leggerezza della commedia, il film svela anche la storia di un uomo realmente straordinario. Ricardo Zamora, soprannominato “El Divino”, era molto più di un portiere: icona di stile tra gli anni ’20 e ’30, giocava con il maglione bianco a collo alto e il caratteristico berretto di stoffa, vestendo i panni di star mondiale tra Barcellona e Real Madrid. La sua prodigiosa parata nella finale di Coppa di Spagna 1936 fu celebre grazie ad un tiro ravvicinato di Escolà, che permise al Real Madrid di vincere la partita.
Eppure, Zamora non era un modello di virtù. Fumava tre pacchetti di sigarette al giorno, amava il cognac e le notti mondane, incarnando un genio sregolato simile a un George Best degli anni ’30. Il contrasto tra il goffo Walter e il leggendario “El Divino” diventa la chiave comica della pellicola, tra ironia e ammirazione, trasformando le disavventure di un ragioniere inesperto in un racconto di amicizia, riscatto e mito sportivo.
Zamora unisce così divertimento e storia, trasformando le vicende di un impacciato portiere aziendale in un omaggio alle leggende dello sport e all’eroismo quotidiano.
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