Massimo Lopez e lo storico spot SIP tornano in onda dopo 30 anni: nostalgia o strategia? Ipotesi sul perché Telecom ha deciso di rilanciarlo adesso.
La messa in onda di uno spot d’annata ha fatto diventare tutti pazzi (c’è da riflettere su che tempi viviamo).
A 30 anni (e più) di distanza è stato infatti riproposto sulle reti Rai (ma anche su Mediaset, a quanto pare) una pubblicità che a suo tempo fece epoca con protagonista Massimo Lopez, mattatore assoluto in un fortino della legione straniera (e che con quella pubblicità ottenne un’ulteriore ondata di fama, fors’anche più di quella ottenuta come componente del famoso Trio composto con Tullio Solenghi e la compianta Anna Marchesini).
Parliamo della pubblicità della SIP (che proprio in quegli anni divenne Telecom Italia) nei quali Lopez interpretava il ruolo di un condannato a morte che chiede – come ultimo desiderio – di fare un’ultima telefonata di fronte al plotone di esecuzione.
Uno spot a più puntate – ideato dall’agenzia dell’ex peso massimo della pubblicità Armando Testa – che è stato premiato nel 1994 al Cannes Lions International Award con il Leone d’Oro, il massimo riconoscimento nel mondo della pubblicità.
Tale fu il successo della trovata che la pubblicità, declinata in più modi, andò avanti fino al 1999 – quando la versione natalizia di fine millennio funse da commiato della fortunata serie (che andò quindi in onda anche nei primi giorni del 2000 con il cattivo – il capitano Champignon – che non riuscirà a fucilare Massimo Lopez, impegnato in interminabili chiamate effettuate attraverso il classico apparecchio telefonico dell’epoca).
Massimo Lopez e il ritorno in onda dell’iconico spot della SIP, cosa c’è dietro?
In tanti si sono interrogati quindi sul perché di questo ritorno in onda – con ipotesi di ogni tipo.
Tra chi ha pensato soltanto a un tributo in occasione dei 30 anni del lancio della pubblicità in questione (in realtà di anni ne sono passati 32) e chi ha pensato a un possibile rebranding di Telecom Italia (con un clamoroso ritorno a SIP – magari ritorna anche proprietà dello Stato) e chi pensa che potrebbe essere una trovata di marketing in vista di Sanremo.
Le ipotesi sono infinite ma la verità è una: la Telecom ha fatto centro con questo rilancio, in questo tempo di nostalgie facili.
E tutti ci siamo sentiti d’un tratto nell’estate del 1994 – e magari stavolta sarà il tempo di non tirare alle stelle il calcio di rigore decisivo (cheppoi quello di Baggio non era nemmeno decisivo, è doveroso ricordarlo).
Gli anni delle pubblicità capaci di entrare nell’immaginario collettivo (quando il web non c’era)
Del resto, a ben pensarci, quelli erano anni in cui la pubblicità riusciva ancora a diventare racconto collettivo. Non semplice interruzione tra un programma e l’altro (negli anni in cui si vedeva ancora la TV e il web era qualcosa di avveniristico / da Centro Sociale) ma linguaggio condiviso.
Ce ne sarebbero tanti, di esempi da fare e forse un giorno varrà la pena metterli in fila con calma.
Basti pensare al Maxibon e la pubblicità del 1995 con Stefano Accorsi e quel “Two gust is megl che uan” diventato tormentone nazionale, all’Olio Cuore con Nino Castelnuovo e quel salto dalla staccionata che ancora oggi evoca vitalità e forma atletica, o alla Barilla di “Dove c’è Barilla c’è casa”, con la musica di Vangelis a fare da colonna sonora a un’idea di famiglia che ha attraversato generazioni.

Senza dimenticare il capitolo caffè: dalla Kimbo con Gigi Proietti alle pubblicità della Lavazza in paradiso, passando ancora prima per Nino Manfredi, che proprio grazie alla pubblicità Lavazza finì per incarnare – a modo suo – un certo immaginario di italianità. Spot che non vendevano soltanto un prodotto, ma costruivano memoria. Ed è forse questo il punto del successo del revival Telecom (di cui ignoriamo ad ora la ragione, ad onor del vero).
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