Tutti Fenomeni tra Kid Yugi e Fulminacci: prossima fermata Sanremo (per vendicare il Maestro)

In questi tempi di reaction e di personaggi che basta che hanno la bocca devono opinare, più volte avrei voluto sedermi e mettermi a scrivere qualche recensione (un tempo le si chiamava così, le reaction) sui molteplici prodotti culturali più o meno interessanti usciti nelle scorse settimane.

Poi ho evitato, pensando che magari lo farò in futuro, o magari non lo farò mai; magari mi metterò anche io a fare le reaction, sebbene non abbia i capelli da deficiente ad un’età non opportuna (l’età non opportuna in compenso c’è tutta) né tatuaggi in vista – nemmeno uno con su scritto “osservazione”.

Avrei voluto scrivere dell’EP di Tutti Fenomeni, il cui unico difetto è che giunge in questi tempi grami di longevità zero e per questo non verrà ricordato come non viene ricordato niente (o quantomeno non ricordo io, che dimentico tutto dimentico tutti).

Forse in realtà ci vorrebbe solo una pandemia, ché durante la pandemia ho ascoltato Merce Funebre (il sorprendente disco d’esordio di TF) e m’è rimasto impresso – e anche la mia non italica metà né ricorda suoni e in parte versi.

Tutti Fenomeni piace a tutti come Bob Marley

Ma al di là dell’album che non recensirò mai (e rientrerà nell’infinita lista di cose che non farò mai), una cosa che m’ha colpito di Tutti Fenomeni recentemente è la sua presenza come featuring in due album quasi antitetici – da un lato Kid Yugi, dall’altro lato Fulminacci.

Da un lato rap hardcore, dall’altro indie capitolina (se non doveste essere d’accordo con le categorie, ricordo che nel postmoderno le categorie sono roba sorpassata).

E in altri gli album (entrambi meritevoli di recensione a loro volta) c’è Giorgio Quarzo Guarascio aka Tutti Fenomeni.

Ma se nel caso della traccia con Kid Yugi non m’ha entusiasmato probabilmente anche per le alte aspettative suscitate da entrambi gl aritisti (sebbene il risultato finale sia meglio di quello della traccia con Anna) m’è piaciuto ben più nella traccia con Fulminacci

Un no ascetico è meglio di un sì mondano
Resto a casa a guardare Montalbano.

Un no ascetico è meglio di un sì mondano

Dovrebbe essere il mio mantra, dovrebbe essere il mantra di una intera generazione (laddove una parte ha già optato per rimanere a casa – non necessariamente a vedere Montalbano).

E mentre ascoltavo questa frase ad effetto, quell’effetto che è un po’ la cifra stilistica del Quarzo Guarascio e che ricorda fortemente il Maestro mio conterraneo a volte citato dal Quarzo Guarascio, mi chiedevo se non sia il tempo di portarlo a Sanremo – questo Sanremo anni ’20 che pesca dappertutto, sebbene pare ci voglia la spinta delle mayor o dei grossi numeri sul web.

Per farlo diventare un po’ più mainstream. Per elevare il Bel Paese.

Per fargli raggiungere la gloria nazionalpop. Per fargli vincere anche a lui il Premio della Critica “Mia Martini”.

E per vendicare proprio il Maestro che il Festival lo vinse ma solo come autore.


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