Glasond contro i boomer: analisi di Lettera ai boomer tra ironia, rabbia e postmodernità

Francesco Antonio D’Alessandro, cosentino classe 2000 (così ho scoperto su rapteratura.it), è meglio noto come Glasond, nel magico mondo del rap italiano.

Ho scoperto sempre grazie a rapteratura che il ragazzo, assieme alla sua crew, ha portato la Calabria sulla mappa del rap italiano.

Personalmente, l’ho scoperto ormai qualche tempo fa grazie ad un amico calabrese, che credo l’abbia scoperto a sua volta tramite ilblast – o forse ho scoperto io il ragazzo tramite ilblast e l’ho passato all’amico calabrese – non ricordo la dinamica di preciso; per certo l’amico calabrese mi fece a suo tempo scoprire ilblast.

Ilblast è una realtà che tenderebbe a destra, esistessero ancora queste categorie; immagino loro si definirebbero accelereazionari.

Li ho letti e li leggo spesso con interesse, pur tendendo io eventualmente a sinistra – sebbene in questi tempi postmoderni sia abbastanza confuso, per di più da maschio bianco eterosessuale non più giovanissimo.

Con interesse ho ascoltato nel tempo diverse canzoni di Glasond, e ancora di più del suo sodale Hammon. Alcune, a tratti, mi sono piaciute proprio – seppur con quel senso di colpa atavico da maschio bianco eterosessuale di sinistra in questi tempi postmoderni (un senso di colpa di diverso segno ma simile a quello che ho provato e provo ascoltando Niko Pandetta).

Alcune mi hanno divertito, alcune mi hanno fatto riflettere; e spesso mi sono chiesto dove iniziasse (o finisse) l’ironia, se ironia nei loro testi ci fosse.

Ma in questi tempi postmoderni siamo tutti un po’ postironici.

Lettera ai boomer, un’esegesi

Ma andiamo a vedere il testo di Lettera ai boomer, perché immagino qualcuno si chieda il significato della stessa, ed eccomi qui a provare a capire – rubando il testo da Genius e applicandomici in prima persona, sebbene mi fosse passato per la testa di far fare l’analisi a ChatGPT, ma come scritto nell’about del sito noi l’IA la usiamo solo per correggerci le bozze.

Caro boomer, oggi ti scrivo
Per dirti quanto cazzo mi fate schifo
Mettete bocca sul mondo lavorativo
Avete messo voi lì ogni politico
Inseguo i numeri su schermo fin dal mattino
Ogni mio coetaneo che si sbatte per l’affitto
Mentre aspetta che un boomer gli faccia il bonifico
Spesso la somma è il minimo prestabilito

L’attacco è un chiaro attacco alla società attuale. Al capitalismo? Ma diciamo pure al capitalismo.

Non so se Glasond lavori nella finanza – questo fa immaginare con sul suo inseguire i numeri su schermo – o se si riferisca al fatto che senza numeri non si esiste, in questi tempi di bulimia di like, share e subscribe; ciò che è certo è che i boomer sono all’apice della catena alimentare e sono loro a mantenere in vita tutti coloro che boomer non sono, con un misero bonifico che gli consente a malapena di sopravvivere.

Da notare come nel Paese che amiamo non esista un minimo prestabilito, in assenza di un salario minimo.

Ci voglion gli uni contro gli altri e ci siete cascati
Vogliono scatenare la guerra tra neri e bianchi
Tu scrivi dal divano dal tuo telefonino
Perché c’hai avuto culo con il posto da postino
Sei come un cane a cui danno il contentino
Ti basta che vinca il tuo club preferito
Non bastano i soldi se sei povero di spirito

Ieratico come non mai, Glasond scrive un giambo più che una lettera. E nel suo giambo accusa i boomer (da intendersi in qualche forma come le classi dominanti) di volere una guerra tra poveri – tra neri contro bianchi (in tal senso le letture delle folli corse a 100 all’ora in terra emiliana sono perfette per questo tipo di guerra).

Chi dovremmo odiare, tendenzialmente, sta più in alto di noi.

Spendi duemila per un cane e poi non vuoi fare un figlio
Ci stanno i quarantenni a molestare in discoteca
Mentre a casa c’hanno una famiglia che li aspetta (Sei una merda)

Sembra di sentire Papa Francesco, ma qui è Francesco senza il Papa – quando nel 2024, nell’udienza alla delegazione The Economy of Francesco, diceva: “Vedo che ci sono alcuni bambini lì: è bello questo, in una cultura dove si privilegia avere cagnolini o gatti e non bambini”.

Da quasi quarantenne (sono boomer o millennial?) che continua, quando può, ad andare al club pur con moglie e prole a casa, sento un discreto senso di colpa nel leggere le parole di Glasond – ma questo è il problema di essere maschio bianco eterosessuale nel 2026 – e poi non molestavo negli anni ’10 quando ero bello sguinzagliato, ancor meno penserei a farlo oggi. E non è una excusatio non petita, giuro.

Vi vedo, vi piangete addosso per una bolletta
Procedono a votare per chi li ha portati in guerra
Chiedete a noi miracoli, di fare sacrifici
In Costituzione aumentare lavoratrici
Un pezzo di carta è più importante dell’Italia

Qui entra in gioco il Glasond più politico.

Attacchi a chi piange povertà e vota chi li ha impoveriti con politiche suicide (non facciamo nomi – anche perché pressoché tutto l’arco parlamentare ha deciso che siamo un Paese a cui piace la guerra, anche laddove non ci porta alcun beneficio. E in assoluto la guerra è bella anche se fa male può essere solo uno splendido verso di un altro Francesco, non la realtà dei fatti) e un attacco, immagino, alla Costituzione, divenuta in alcuni casi più un feticcio che altro.

Raccomandati fan convegni sulla mafia
Vi strapperanno dalle mani i vostri figli e voi muti
Generazioni senza palle, la metà sono cornuti
Il giorno che soffri la fame vediamo se poi giudichi
Stai con la lingua sul culo delle banche e dei giudici
Siete quattro boomerazzi che se la spassano a trans
Si mangiano l’Italia in vacanza a Lloret de Mar
Non accetto i consigli di chi al polso ha un Audemars
E manco da un boomer fallito che si ubriaca nel bar

Qui le accuse si fanno più generiche ma frattanto personali. E non si salva tendenzialmente nessun boomer, né quello che va a trans, né quello che va in vacanza in Costa Brava, né chi si compra orologi dal costo spropositato, né quelli che si dedicano al bere (che, ricordiamo, vincerà sul male).

In strada, se ti difendi, brutta notte in galera
Ogni scusa è buona per farti mangiare la merda
Difendete i valori, ma avete svuotato la chiesa
Perché una slot machine è più importante di una messa
Tu sei andato in pensione a cinquant’anni
Tu hai eletto solamente criminali
Tu hai svenduto i tuoi valori culturali
Non mi rompere i coglioni, c’ho vent’anni

Tra un attacco ai ludopatici e uno all’impossibilità di difendersi legittimamente (laddove dovrebbe essere, ahinoi, lo Stato stesso a farlo) arrivano le accuse più dirette – in seconda persona:

Il boomer maledetto è quello che è andato in pensione giovane (abbiamo fatto nostra l’idea che a 50 anni si sia ancora giovani) quando noialtri la pensione non la vedremo mai; è quello che ha votato esponenti politici quantomeno rivedibili (uso io un eufemismo); è quello che ha svenduto i valori culturali del Bel Paese (sebbene io sia convinto che quella sia colpa del berlusconismo culturale – quello che ci ha sminchiato il cervello dagli anni ’80).

E quando sembra tutto finito, con una chiusura che sembra un grido liberatorio – un po’ come la fine di 7 miliardi di Massimo Pericolo – con un colpo di genio

“Ah, anzi, devo aggiungere una cosa”

prosegue con altre dodici barre.

Non me ne frega un cazzo di come era ai tuoi tempi
Facciamo meno figli perché cancelliamo i generi
Vogliamo uomini truccati e donne nei cantieri
E figli sistemati facendo i carabinieri
E bambini educati solo ad essere degeneri
Danno colpe alle donne ma sono i primi a essere indegni
Divorziano, fanno le corna dopo due mesi
Chissà perché i figli poi sono depressi

Glasond prosegue quindi con un attacco (che per qualcuno sarà un po’ boomerish – c’è sempre qualcuno che è meno boomer di te) ai tempi attuali – un topos classico nella poetica del cosentino, da cui abbiamo appreso anche una possibile soluzione rieducativa (un Erasmus pluriennale in Dagestan).

Viviamo in assoluto in tempi promiscui, ma accusare il singolo – mi permetto – è vedere il dito e non la luna: quanta colpa può avere il singolo che fa le corna dopo due mesi (che non si fa, nonnò, non si fa) quando la società è così sessualizzata e basta aprire un fottuto social – un fottuitissimo social – per avere due minnazze sparate in faccia?

I boomer sono i tre quarti del popolo se ci pensi
Mi hanno rotto tre quarti di minchia con gli interessi
Magari iniziano a puntare il dito contro sé stessi

Ed eccoci qui, ad un passo dalla chiusura vera di questa lettera aperta. Un passo in cui il Nostro chiarisce una volta per tutti chi sono questi fantomatici boomer. Siamo tutti. Sono anche io, porca la troia. Cosa dobbiamo fare? La prossima volta voglio una pars costruens (che altrove s’era vista – vorrei solo che maschi e femmine si volessero di nuovo bene).

Distinti saluti, Francesco, arrivederci.

Ciao Francesco, alla prossima.

(Rimango solo con un quesito: non si fanno figli per colpa dei cani o per colpa della fluidità?)


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