Ira Green senza filtri: “A Sanremo? Gli sfonderei il c**o coi soldi”


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Se Ira Green dovesse salire sul palco del Festival di Sanremo, non sarebbe per partecipare alla gara. Almeno non più. La cantante rock, che in passato ha tentato la strada dell’Ariston, oggi accetterebbe soltanto un invito da ospite. E alle sue condizioni.

“Mi dovrebbero chiamare come ospite e gli sfonderei il c**o coi soldi”, ha raccontato nel corso della nuova puntata di NEPD – Non è più Domenica. Possibilmente senza firmare neppure il contratto, ha aggiunto, per sentirsi libera di combinare “qualche cazzata sul palco”.

Una risposta perfettamente in linea con una chiacchierata durante la quale Ira Green non si è risparmiata praticamente su nulla: Sanremo, The Voice, industria musicale, OnlyFans, bullismo, FOMO e un quarto album ancora avvolto da un certo mistero.

Ira Green, The Voice e i concorrenti più giovani

Il grande pubblico ha conosciuto Ira Green nel 2015, quando raggiunse la semifinale della terza edizione di The Voice of Italy all’interno della squadra guidata da Piero Pelù.

A più di undici anni da quell’esperienza, l’artista conserva ricordi contrastanti. Quando partecipò al programma aveva 25 anni e, racconta, un carattere già sufficientemente formato per capire cosa volesse e soprattutto cosa non volesse.

Diversa era la situazione dei concorrenti più giovani, descritti come “palline morbide nelle mani di autori e produttori”. Non necessariamente per quanto scritto nei contratti, precisa Ira, ma per la capacità di alcune persone di condizionare e manipolare chi non possedeva ancora gli strumenti per difendersi.

“Mi dispiacque tanto vederlo, perché la ritengo una cosa disonesta e pure un poco schifosa. Stai parlando di ragazzini”, ha spiegato. Una posizione netta, accompagnata dalla convinzione che un minorenne dovrebbe essere sempre affiancato da un genitore o da una persona realmente interessata a tutelarlo.

Il successo, d’altra parte, non coincide necessariamente con la popolarità televisiva: “Successo è quando rimani nelle persone per ben altro motivo che diventare il pagliaccio di qualcun altro”.

Un quarto album “sempre più scorretto”

Il futuro immediato di Ira Green passa da un nuovo progetto discografico. La cantante ha confermato di avere iniziato a mettere sul tavolo le idee per quello che sarà il suo quarto album, senza però indicare tempistiche precise.

Dopo “RE(be)LIGION”, pubblicato nel 2016, “7” del 2019 e “Tutti i colori dell’Ira”, il prossimo lavoro unirà nuovamente italiano e inglese. Una scelta che in passato qualcuno aveva provato a sconsigliarle, chiedendole di optare interamente per una lingua o per l’altra.

Richiesta gentilmente rispedita al mittente.

“Penso che sarà, come al solito, un album un po’ scorretto. Forse ogni anno lo faccio diventare sempre più scorretto”, ha anticipato. Nei nuovi brani potrebbero trovare spazio anche argomenti considerati ancora tabù, ma su questo Ira non può dire altro: “Mi ammazza il manager”.

Il progetto nascerà inoltre dal confronto con una formazione rinnovata, composta da quattro personalità e influenze differenti. La direzione, però, sembra già piuttosto chiara: nessuna versione edulcorata, nessun obbligo di separare le lingue e nessuna particolare intenzione di evitare le parolacce.

OnlyFans è davvero mercificazione?

Durante la conversazione si è parlato anche di OnlyFans, utilizzato dalla stessa Ira Green per pubblicare fotografie sensuali. Il tema è quello ormai ricorrente della mercificazione del corpo, ma la cantante ribalta la domanda: perché una fotografia dovrebbe diventare mercificazione soltanto quando viene realizzata e venduta autonomamente?

La questione, secondo Ira, non è la piattaforma in sé. C’è chi la considera – Rocco Siffredi compreso – una rovina per il mondo del porno, ma la discriminante dovrebbe essere la consapevolezza di chi la utilizza.

“Le scelte sono personali. L’importante è che una persona sia contenta della scelta che fa e abbia compreso totalmente quello che sta facendo”.

Una posizione che non elimina i rischi né le tante sfumature dell’argomento, ma rifiuta di trasformare OnlyFans nel male assoluto del nostro tempo. Qualche anno fa, osserva Ira, lo stesso trattamento era riservato a YouTube, accusato di permettere a troppe persone di fare musica.

Dal bullismo alla musica come necessità

Nell’intervista c’è spazio anche per un’Ira Green meno provocatoria. La musica, prima ancora di diventare un mestiere, è stata una necessità fisica e un canale attraverso cui esprimere emozioni difficili da mettere in parole.

L’adolescenza, una situazione familiare complessa e il bullismo subito hanno contribuito alla costruzione di una scorza. Ira racconta anche di essere diventata, a propria volta, una bulla: un passaggio del quale non va fiera, ma che non tenta di rimuovere dal proprio percorso.

Tornerebbe indietro per cambiare qualcosa? Probabilmente no.

“È giusto che ti fai male, altrimenti non impari niente”, spiega. Non perché ogni esperienza dolorosa debba essere romanticizzata, ma perché oggi si sente finalmente in pace con la persona che è diventata: risultato di un lavoro lungo, non di una riconciliazione improvvisa.

L’intervista completa a Ira Green inaugura il nuovo corso di NEPD: Nostalgia, Episodi, Persone, Destini. Un viaggio tra passato, presente e futuro per raccontare il personaggio, ma soprattutto la persona (possibilmente raccogliendo nel tragitto qualche aneddoto che valga la pena ricordare).