Titolo: Casini, eh sì: Marracash e Guè hanno combinato un bel casino


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Parliamo di due leggende del rap italiano. Autori di alcune delle tracce più memorabili del genere (in solitaria e in coppia), Marracash e Guè sono usciti nella notte tra l’8 e il 9 settembre con una traccia che avrebbe dovuto celebrare – leggevo da qualche parte – i 30 anni di amicizia, i 20 di collaborazioni e i 10 del joint album Santeria.

Album definito a suo tempo da Guè «culturalmente alto e di livello, non una cosa fatta per inseguire il mainstream italiano o le mode del momento». Insomma, nulla a che vedere con Casini, la traccia in questione.

Ebbene, non tutte le celebrazioni escono con il buco. E in questo caso persino parte della fanbase si è ribellata – cosa piuttosto rara quando parliamo dei suddetti artisti.

Siamo certi che dinanzi a commenti del genere risponderebbero per le rime, magari tirando in ballo qualche mamma (povere mamme), ma l’idem sentire è che la traccia non sia riuscita. Ancor più considerando il beat utilizzato, costruito su un riconoscibilissimo campionamento di Gangsta’s Paradise di Coolio.

Un ritornello difficile da difendere

Quello che convince meno di tutto è il ritornello, costruito intorno alla ripetizione di «Casini da star, casini da bar» e successive variazioni sul tema: al club, su WhatsApp, dopo una partita, al Sud e più o meno ovunque possa manifestarsi un casino.

Liriche di un certo livello, non c’è che dire.

Il problema non è certo la semplicità in sé. Marracash e Guè hanno scritto ritornelli immediati e volutamente tamarri trasformandoli in pezzi memorabili. Qui, però, la ripetizione non sembra né irresistibile né particolarmente ironica: arriva, si piazza al centro della canzone e finisce per impoverire tutto ciò che ha intorno.

Le strofe offrono qualche passaggio più ispirato e la consueta intesa tra i due, ma non abbastanza da compensare un hook ben poco convincente. Soprattutto perché sotto c’è una base che chiunque riconosce dopo pochi secondi. Quando si mette mano a un brano come Gangsta’s Paradise, bisogna avere un’idea capace di reggere il confronto o, almeno, di portarlo da qualche altra parte. In Casini il campionamento sembra promettere una canzone migliore di quella che poi arriva.

“Pezzo pigro”, “rivoglio quattro minuti della mia vita”

Ma veniamo ai commenti, per lo più tesi a sottolineare la svogliatezza dei due. «Pezzo pigro ma grattata di livello medio alto», scrive qualcuno su YouTube, riuscendo probabilmente a condensare l’intera recensione in otto parole. Un altro utente va ancora più dritto: «Non avevano voglia a sto giro».

C’è chi implora: «Non fate mai Santeria 2, vi prego», mentre un commentatore lamenta lo spreco di una «strumentale leggendaria». Il giudizio più brutale è anche quello che ha raccolto più approvazione tra quelli visibili: «Rivoglio quattro minuti della mia vita indietro».

Non manca chi difende il pezzo, naturalmente. Qualcuno parla di «ritornello hit totale» e invita gli altri a ripassare in futuro; altri celebrano semplicemente il ritorno del duo migliore d’Italia. I fan boy, d’altra parte, non si estinguono certo per un ritornello svogliato. E magari avranno pure ragione loro: dopo tre ascolti ci ritroveremo tutti a ripetere Casini contro la nostra volontà (d’altra parte, negli anni, abbiamo canticchiato di ben peggio).

La sensazione più diffusa nella sezione commenti, però, è quella riassunta da un’altra osservazione: quando Marracash e Guè pubblicano insieme, ci si aspetta automaticamente una hit. Non per benevolenza nei loro confronti, ma perché la loro storia comune ha alzato parecchio l’asticella.

Il confronto inevitabile con Santeria

Il 24 giugno 2016 usciva Santeria, un album nato dopo anni di collaborazioni e diventato uno dei riferimenti del rap italiano di quel periodo. Dentro c’erano Nulla accade, Salvador Dalí, Scooteroni, Insta Lova, Film senza volume. Non tutti i pezzi erano allo stesso livello, naturalmente, ma il progetto possedeva un’identità precisa e mostrava due rapper che avevano ancora qualcosa da dimostrare (pur avendo già dimostrato parecchio).

Dieci anni dopo, Casini arriva anche come accompagnamento alle due date milanesi del 12 e 13 settembre dedicate proprio al decennale di Santeria. Il paragone, quindi, non è un’invenzione nostalgica degli ascoltatori: lo suggerisce direttamente il contesto nel quale il singolo è stato pubblicato.

E da quel confronto il nuovo pezzo esce maluccio. Sembra più una traccia preparata per riaccendere i motori prima dei concerti che il capitolo capace di aggiornare l’alchimia di Santeria. Uno dei commenti più ragionati la descrive come una bonus track scartata dall’album e recuperata in seguito, una sorta di cut content. Non sappiamo naturalmente se sia andata così, ma all’ascolto Casini potrebbe dare questa sensazione (e in questo modo i due rapper ne uscirebbero assolti).

Marracash e Guè rimangono Marracash e Guè e una canzone poco riuscita non ridimensiona vent’anni di carriera, né cancella quello che hanno rappresentato per il rap italiano. Ma proprio perché Marra e Guè sono Marra e Guè da loro è lecito aspettarsi sempre qualcosa in più.