Per NonSolo.TV non sei un numero.
E per questo proviamo ancora a fare una cosa che oggi sembra quasi fantascienza: scrivere articoli pensati per esseri umani e non soltanto per gli algoritmi.
Se apprezzi questo approccio, puoi:
Fine anni Novanta, inizio anni Duemila. In questo caso, più probabilmente, inizio del nuovo millennio.
Sono gli anni che spesso citiamo nei contenuti del nostro network. Sarà perché eravamo più giovani, sarà perché avevamo fiducia nel futuro, sarà quel che sarà – come avrebbero cantato i Ricchi e Poveri, ma diversi anni prima.
Nell’avvicinarsi del futuro, tra le cose che mi facevano pensare che il futuro fosse finalmente arrivato a casa nostra c’era la pay TV. Mi sembrava quasi una cosa d’oltreoceano, forse perché certi contenuti li avevo visti brevemente negli Stati Uniti proprio in quegli anni, durante un viaggio familiare. Avere centinaia di canali mi dava l’impressione di possedere la TV via cavo di simpsoniana memoria e guardare determinati programmi mi faceva sentire quasi negli States.
Determinati programmi: si parla di roba per ragazzini. Nello specifico di Cartoon Network, che osservavo con un certo snobismo perché mi avvicinavo all’adolescenza ad ampie falcate, ma che poi guardavo lo stesso. Anche perché trasmetteva contenuti in qualche modo esclusivi, roba mai vista prima. Roba con cui, all’epoca, potevano rivaleggiare soltanto MTV e i suoi cartoni per adulti.
Tra le serie di Cartoon Network, quella che più mi colpiva aveva come protagonista un cane e delle atmosfere che, sebbene non fossi più esattamente un infante, riuscivano a mettermi paura. Come avevano fatto qualche anno prima i Piccoli Brividi in TV.
Parliamo del fottutissimo Leone il cane fifone, che era fifone a ben donde: viveva con una coppia di vecchiacci in una fattoria sperduta nel nulla e veniva regolarmente perseguitato da demoni, mummie, alieni, fantasmi e mostri difficili persino da catalogare. Ma se vi dicessi che dietro Leone, Marilù e Giustino potrebbe esserci una storia vera? Una storia con una coppia realmente esistita, una casa isolata e una scomparsa mai risolta?
Ecco: probabilmente vi starei raccontando una balla. Però dietro quella balla (molto ripetuta sul web – e sappiamo che se si ripete tante volte una balla diventa essa verità) c’è una vicenda parecchio interessante.
Leone, Marilù e Giustino nel mezzo di Altrove
Negli Stati Uniti Courage the Cowardly Dog debuttò come serie il 12 novembre 1999; in Italia arrivò su Cartoon Network nella primavera del 2000. Il suo creatore, l’animatore newyorkese John R. Dilworth, aveva però presentato Leone già nel 1996, nel cortometraggio The Chicken from Outer Space, da noi conosciuto come Il pollo spaziale. Il lavoro ottenne persino una candidatura all’Oscar come miglior cortometraggio animato, perdendo contro Una tosatura perfetta di Wallace e Gromit.
La formula della successiva serie era tanto semplice quanto fuori di testa. Leone vive con la dolcissima Marilù e il decisamente meno amabile Giustino in una fattoria situata ad Altrove, traduzione italiana dell’originale Nowhere, nel Kansas. Intorno alla casa non c’è praticamente niente. Il problema è che proprio lì sembra concentrarsi l’intero catalogo mondiale del paranormale.
Leone trema, urla, assume espressioni incompatibili con l’anatomia canina e cerca comunque di salvare i suoi padroni. Marilù mantiene una serenità a tratti a sua volta inquietante davanti all’orrore, mentre Giustino continua a maltrattare il cane e a spaventarlo con la sua maschera. «Stupido cane!», gli ripete, spesso pochi secondi prima che qualche creatura tenti di divorarli tutti.
Una serie per bambini, quindi. Sì, certo. Con esorcismi, maledizioni egizie, materassi posseduti e personaggi realizzati talvolta con tecniche differenti rispetto al resto dell’animazione, così da renderli ancora più disturbanti.
La presunta casa reale di Leone il cane fifone
Da anni circolano sul web fotografie che mostrerebbero la “vera casa” di Leone. L’immagine più diffusa ritrae una vecchia abitazione isolata, circondata da un paesaggio desertico che ricorda parecchio la fattoria di Altrove. Secondo alcune versioni della storia, la casa si troverebbe nei pressi di Truth or Consequences, nel Nuovo Messico.
Già il nome della cittadina – che esiste sul serio – sembra scelto appositamente da uno sceneggiatore. Alla fotografia sono state poi aggiunte, nel tempo, informazioni sempre più inquietanti: nella casa avrebbe vissuto una coppia di anziani insieme al proprio cane; i due sarebbero scomparsi in circostanze misteriose; prima della sparizione avrebbero raccontato di strani fenomeni e dell’apparizione di creature inquietanti. Qualcuno ha tirato in ballo anche gli skinwalker, entità legate alla tradizione Navajo e ormai infilate dal web praticamente in qualunque racconto ambientato nel Sudovest degli Stati Uniti.
Non risultano tuttavia prove attendibili che identifichino quella costruzione come modello della casa del cartone. Manca anche un riscontro serio sulla coppia che avrebbe vissuto lì con un cane, mentre il collegamento con gli skinwalker sembra appartenere interamente alle successive aggiunte della rete.
Una storia inventata, dunque? In buona parte sì. La leggenda, però, ha finito per incorporare un autentico caso di cronaca: la scomparsa di William e Margaret Patterson.
William e Margaret Patterson scompaiono da El Paso
William e Margaret non vivevano in mezzo al deserto del Nuovo Messico. La loro casa si trovava al 3000 di Piedmont Drive, nel quartiere di Kern Place a El Paso, in Texas, a poca distanza dal confine messicano.
Lui aveva 52 anni e gestiva il Patterson Photo Supply, un negozio di materiale fotografico nel centro della città. Lei ne aveva 42, era descritta come una donna minuta e affettuosa e aveva interrotto da tempo i rapporti con la propria famiglia, contraria al suo matrimonio con William.
Il 5 marzo 1957 una vicina, Jeri Cash, bussò alla loro porta per vendere dei biscotti delle Girl Scout. Margaret le apparve molto agitata; William, da parte sua, non sembrò particolarmente felice di trovarsela davanti. La visita durò poco. Nella notte, alcuni vicini notarono movimenti insoliti intorno all’abitazione.
Poi i Patterson scomparvero.

In casa rimasero i piatti sporchi della cena, alcuni vestiti appoggiati sul letto e gli effetti personali della coppia. Non erano state interrotte le utenze, la consegna dei giornali o quella della posta. Persino le pellicce di Margaret erano ancora in lavanderia.
Soprattutto, venne abbandonato Tommy, il gatto al quale la donna era legatissima. L’animale sparì per alcuni mesi e tornò infine nei pressi della casa denutrito e sporco. Non c’era alcun cane. Già questo piccolo particolare smonta uno degli elementi più ripetuti nei racconti che collegano i Patterson a Leone.
La scomparsa, stranamente, non venne denunciata subito. William e Margaret viaggiavano spesso e alcuni conoscenti raccontarono che fossero partiti per una lunga vacanza in Florida. Soltanto il 15 agosto, più di cinque mesi dopo, il caso arrivò formalmente all’attenzione delle autorità.
Il telegramma firmato con l’iniziale sbagliata
Il 15 marzo, dieci giorni dopo l’ultima apparizione certa della coppia, il loro commercialista Herbert Roth ricevette un telegramma. Conteneva istruzioni molto precise: vendere una casa mobile, utilizzare il denaro per sostenere il negozio, affittare l’abitazione dei Patterson per nove mesi e affidare successivamente la gestione dell’attività a Doyle Kirkland, amico e concorrente di William.
Il messaggio era firmato W.H. Patterson. Peccato che il secondo nome di William fosse Duncan e che, dunque, le sue iniziali fossero W.D.
Il telegramma era stato dettato telefonicamente a un ufficio della Western Union di Dallas, da una cabina nei pressi dell’aeroporto di Love Field. All’epoca non era necessario mostrare un documento con fotografia per inviare una comunicazione del genere. In sostanza, chiunque avrebbe potuto firmarla.
A maggio arrivò anche una lettera indirizzata all’avvocato dei Patterson. Dichiarava che i due avevano deciso di lasciare il Paese e disponeva la distribuzione di negozio, casa, automobile e altre proprietà tra dipendenti e conoscenti. La firma somigliava a quella di William, ma gli esperti rilevarono alcune discrepanze; inoltre il documento non aveva valore come testamento, perché Margaret era comproprietaria dell’attività e non lo aveva sottoscritto.
Negli anni successivi si moltiplicarono gli avvistamenti tra Stati Uniti e Messico. Nessuno venne confermato. Nel 1964 William e Margaret furono dichiarati legalmente morti, ma il caso rimase aperto.
Sangue nel garage e un frammento sul motoscafo
La parte più agghiacciante della vicenda arrivò soltanto nel 1984, quando Reynaldo Nangaray, un uomo che aveva lavorato per i Patterson, raccontò agli investigatori ciò che avrebbe visto dopo la loro scomparsa.
Nangaray sostenne di avere trovato del sangue nel garage, intorno e sotto lo scaldabagno, e di essere stato incaricato di ripulirlo. Disse inoltre di aver notato quello che gli era sembrato un frammento di cuoio capelluto incastrato nell’elica del motoscafo di William. Avrebbe visto anche un conoscente della coppia portare fuori dalla casa alcune lenzuola macchiate di sangue per caricarle nel bagagliaio di un’automobile.
Perché aveva aspettato quasi trent’anni? Nangaray spiegò di essere stato all’epoca un immigrato senza documenti e di aver temuto l’espulsione. Morì in un incidente stradale pochi anni dopo la sua testimonianza e quelle indicazioni non portarono a una soluzione. Il caso è stato riaperto almeno tre volte, nel 1984, nel 2005 e nel 2011, senza che venissero trovati elementi sufficienti per stabilire cosa fosse accaduto.
Omicidio? Fuga volontaria? Una messinscena organizzata dalla coppia o da qualcuno interessato ai suoi beni? Negli anni si è parlato persino di spionaggio sovietico e, inevitabilmente, di rapimenti alieni. Le autorità hanno però chiarito che nessuna delle teorie circolate è mai stata confermata. Di certo rimane soltanto la sparizione.
La vera origine di Leone raccontata dal suo creatore
Il problema della presunta storia vera di Leone il cane fifone è semplice: John R. Dilworth ha raccontato da dove arrivò l’idea originale, e i Patterson non compaiono.
Dilworth si trovava nell’Ovest degli Stati Uniti e stava visitando la fattoria della famiglia della sua fidanzata. Un pomeriggio era seduto in veranda mentre il vento muoveva il grano e grosse nuvole dominavano il cielo. A un certo punto vide comparire una sfera luminosa, ebbe per un istante la sensazione che li stesse osservando e chiese alla padrona di casa cosa fosse. Lei rispose, sorridendo, di non saperlo.
Il giorno seguente Dilworth cominciò a scrivere la storia di un pollo alieno. Da quel cortometraggio sarebbe nato Leone.
La fattoria isolata, la coppia di anziani e le minacce provenienti dallo spazio erano quindi presenti nel progetto anni prima che internet collegasse il cartone alla scomparsa di El Paso. Non risulta che Dilworth abbia mai indicato William e Margaret Patterson tra le proprie fonti d’ispirazione.
Le somiglianze su cui si regge la leggenda sono piuttosto fragili: una coppia, una casa e un mistero. I Patterson non erano agricoltori, abitavano in città, non risultano incontri con creature paranormali e possedevano un gatto, che è pur sempre un animale domestico ma non è chiaramente un cane. Persino la famosa casa desertica associata alla storia non è la loro abitazione di Piedmont Drive.
Il cartone, quindi, non sembra essere nato da questo caso. È accaduto semmai il contrario: la rete ha preso una scomparsa autentica, già abbastanza inquietante senza bisogno di aggiunte, e l’ha adattata alle atmosfere di Leone il cane fifone. Un po’ alla volta sono arrivati la fattoria, il deserto, gli strani avvistamenti e infine il cane che non è mai esistito.
Quanto a William e Margaret Patterson, il loro destino rimane sconosciuto dal marzo del 1957.