Chi era davvero Filippo Ascione: i film da riscoprire, anche quelli meno noti

Filippo Ascione, regista, produttore e sceneggiatore è scomparso all’età di 71 anni. Il produttore  nacque il 15 ottobre 1954 a Cariati, in provincia di Cosenza e attraversò il cinema italiano con discrezione, lasciando un’impronta profonda soprattutto nella scrittura. Oggi, più che mai, il modo migliore per ricordarlo è riscoprire i film a cui diede forma, anche quelli meno noti.

Il film che più di tutti rappresenta il suo talento è La stazione, premiato con il David di Donatello per la migliore sceneggiatura. Il film, ambientato in uno spazio chiuso e sospeso, racconta l’attesa, le relazioni interrotte e i desideri inespressi, dimostrando la capacità di Ascione di trasformare la parola in azione cinematografica. Una sceneggiatura essenziale, ancora attuale per misura e intensità emotiva.

La sua esperienza con Federico Fellini fu fondamentale: fu co-regista di Ginger e Fred (1986). Un’opera che riflette sullo spettacolo e sulla memoria, sul tempo che passa e sul disincanto. Pur inscrivendosi nell’universo felliniano, il film lascia emergere la sensibilità di Ascione per i personaggi e per le dinamiche umane più fragili.

I film meno famosi da riscoprire

Accanto ai titoli più noti, la filmografia di Ascione è costellata di opere che meritano una nuova attenzione. Tra questi Stasera a casa di Alice e Al lupo al lupo, film mostrano la sua abilità nel muoversi tra commedia e malinconia, raccontando famiglie disfunzionali e rapporti affettivi complessi con uno sguardo mai giudicante. Inoltre, lavorano sul non detto, sulle crepe emotive più che sugli eventi.

Tra i lavori meno celebrati ma particolarmente interessanti c’è La bocca, un film che affronta il tema del desiderio e dell’identità con uno sguardo diretto e per nulla accomodante. La bionda e L’orso di peluche rappresentano invece esempi di un cinema capace di raccontare l’inquietudine e l’isolamento senza ricorrere al sensazionalismo, privilegiando atmosfere e costruzione psicologica.

Un capitolo importante è Il viaggio della sposa, racconto intimo e delicato che attraversa luoghi e trasformazioni interiori, confermando la sensibilità poetica di Ascione. Anche Prestazione straordinaria e Un paradiso di bugie, spesso dimenticati, mostrano la sua attenzione per i meccanismi sociali e per le contraddizioni del quotidiano. Inoltre, non possiamo dimenticare La bomba, una commedia che gioca con ironia e denuncia sociale.

Negli anni più recenti, Cover Boy – L’ultima rivoluzione riportò al centro temi come la marginalità, l’identità e il cambiamento sociale, dimostrando come la sua scrittura fosse ancora capace di dialogare con il presente. L’eredità di Filippo Ascione vive proprio in questa filmografia articolata: un invito a riscoprire un cinema d’autore che ha fatto della scrittura, dell’ascolto e della complessità la propria forza silenziosa.


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