“Pedigree”: il debutto dei BLUEYE! nasce come una scena cinematografica

“Pedigree”, singolo d’esordio dei BLUEYE!, racconta un incontro inatteso in un contesto mondano, tra R&B elegante e narrazione visiva.

Pedigree si apre su un’immagine precisa: un evento mondano, luci controllate, volti che si incrociano senza davvero fermarsi. È in questo contesto che prende forma il singolo d’esordio dei BLUEYE!, uscito il 16 gennaio 2025 per Lost Music. Un brano R&B dall’impianto elegante, attraversato da leggere influenze trap, che lavora più sull’atmosfera che sull’urgenza.

Il racconto è lineare, quasi trattenuto. Un fotografo e un’attrice famosa si ritrovano nello stesso luogo dopo dieci anni, durante una serata che dovrebbe essere solo di rappresentanza. Uno sguardo, breve ma sufficiente a riattivare un passato condiviso. Pedigree costruisce questa dinamica come una scena isolata, senza spiegazioni aggiuntive, lasciando che il peso emotivo emerga dal contesto più che dalle parole.

L’idea dichiarata dal collettivo è quella di “mettere in musica una scena cinematografica”, e il brano segue coerentemente questa impostazione. Anche il trattamento sonoro è funzionale alla narrazione: il contesto musicale resta volutamente patinato e ovattato, lo stesso che circonda i protagonisti della storia. Non c’è ricerca di contrasto, ma coerenza tra ambiente, suono e racconto.

Questa scelta si riflette anche nella dimensione visiva del progetto. Il lancio del singolo è stato accompagnato da una serie di clip social che non promuovono la canzone in senso tradizionale, ma ne ampliano l’universo narrativo. Brevi frammenti visivi che mostrano scorci della serata, come se Pedigree fosse solo una parte di un racconto più ampio, costruito per immagini successive.

I BLUEYE! spiegano apertamente questa esigenza: la canzone, da sola, non era sufficiente. Da qui la decisione di affiancarle immagini capaci di dare un volto alle emozioni, agli errori e alle fragilità dei personaggi. Non un videoclip unico e risolutivo, ma una sequenza di momenti che restano volutamente parziali.

In questo senso, Pedigree non è pensato come un episodio isolato. È il primo capitolo di una storia destinata a proseguire con un secondo brano, già annunciato, che completerà il percorso narrativo. Una struttura a due atti che chiarisce fin da subito l’impostazione del progetto: canzoni concepite come parti di un racconto, non come singoli autosufficienti.

Anche l’identità visiva segue questa linea. Il grande occhio azzurro che rappresenta il collettivo diventa il simbolo di uno sguardo che osserva e registra, mentre la definizione “schifosamente pop” funziona come dichiarazione ironica e diretta, più che come etichetta di genere.

Pedigree resta quindi fedele alla sua natura: una scena, un incontro, un frammento narrativo. Il resto — la chiusura della storia (o forse solamente il sequel) — è rimandato al capitolo successivo.


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