Toy Story 5 travolto dalle polemiche: accuse di razzismo, critiche a Disney e appelli al boicottaggio


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Il debutto nelle sale è stato accompagnato da numeri importanti al botteghino ma anche da una discussione che si è sviluppata online: Toy Story 5, nuovo capitolo della storica saga Pixar distribuita da Disney, sta raccogliendo reazioni molto diverse tra spettatori, critici e utenti dei social network.

Da una parte ci sono coloro che hanno accolto con entusiasmo il ritorno di Woody, Buzz Lightyear, Jessie e degli altri protagonisti della serie. Dall’altra, invece, c’è chi ritiene che il film rappresenti l’ennesimo esempio di una Disney sempre più contraddittoria nelle proprie scelte narrative e commerciali.

Al centro della vicenda ci sono accuse che spaziano dall’ipocrisia sul tema della dipendenza dagli schermi fino a contestazioni più controverse legate a una specifica battuta pronunciata da Jessie durante il film.

La sfida tra giocattoli e tecnologia divide il pubblico

La nuova storia porta Bonnie in una fase diversa della crescita. Se nei capitoli precedenti il timore dei giocattoli era quello di essere dimenticati o sostituiti, questa volta il pericolo arriva dal mondo digitale.

La bambina trascorre sempre più tempo davanti a dispositivi elettronici e applicazioni, mentre i giocattoli tradizionali faticano a mantenere il loro spazio. In questo contesto entra in scena Lilypad, un personaggio legato all’universo tecnologico che diventa il simbolo di una nuova generazione di intrattenimento.

Pixar ha scelto inoltre di affidare a Jessie un ruolo molto più centrale rispetto al passato. La cowgirl diventa il cuore emotivo del racconto e guida gran parte degli eventi della storia.

Una scelta che per molti spettatori rappresenta un elemento positivo. Diversi commenti pubblicati online sottolineano come il personaggio abbia finalmente ricevuto lo spazio narrativo che meritava da anni. Altri, invece, hanno criticato questa impostazione, sostenendo che figure storiche come Woody e Buzz siano finite maggiormente in secondo piano.

Tra le osservazioni più frequenti c’è anche quella relativa al messaggio del film. Alcuni recensori hanno fatto notare come Disney critichi indirettamente l’eccessiva esposizione agli schermi pur essendo una delle aziende che più investono in piattaforme digitali, streaming, videogiochi e applicazioni.

Secondo questa lettura, il film proporrebbe una riflessione condivisibile sull’infanzia contemporanea ma lo farebbe da una posizione che molti considerano poco coerente.

La battuta di Jessie e le accuse di “razzismo”

La polemica più accesa riguarda però una scena specifica. Nel corso del film, Jessie interagisce con alcuni giocattoli digitali e, secondo quanto riportato da diversi spettatori e recensioni, utilizza l’espressione “your kind”, traducibile in italiano come “quelli della tua specie” o “quelli come te”.

Per alcuni utenti la frase avrebbe creato un parallelo poco felice tra giocattoli tradizionali e nuovi giocattoli digitali, generando una metafora che ricorda forme di discriminazione e pregiudizio.

Da qui sono nate accuse di “toy racism”, un’espressione utilizzata soprattutto online per descrivere quella che viene percepita come una contrapposizione troppo marcata tra due categorie di personaggi.

Altri spettatori, però, respingono completamente questa interpretazione (e probabilmente a ben donde): secondo loro la scena avrebbe semplicemente lo scopo di mostrare l’iniziale diffidenza di Jessie verso ciò che non conosce. Una diffidenza che farebbe parte del percorso evolutivo del personaggio e non avrebbe alcun collegamento con questioni razziali o sociali del mondo reale.

In effetti la saga di Toy Story ha spesso raccontato conflitti tra gruppi diversi di giocattoli. Nel primo film, ad esempio, Woody vedeva Buzz Lightyear come una minaccia. Nei capitoli successivi il tema della sostituzione, dell’esclusione e dell’appartenenza è stato affrontato più volte attraverso prospettive differenti.

Per molti fan, quindi, il nuovo episodio non farebbe altro che riprendere un elemento narrativo già presente nella serie fin dagli esordi (ricordiamo che il primo capitolo è uscito nel 1995 – praticamente un’era geologica fa).

Boicottaggio online ma incassi record

Le critiche non hanno impedito al film di ottenere un risultato commerciale estremamente positivo. Nonostante gli appelli al boicottaggio comparsi sui social network, il nuovo capitolo ha registrato un’apertura internazionale superiore ai 300 milioni di dollari, diventando uno dei migliori esordi nella storia del franchise (basti pensare che il primo capitolo incassò in totale circa 373 milioni di dollari in tutto il mondo: un successo sì – fu il secondo film per incassi dell’anno dopo Die Hard: duri a morire – ma inferiore in potenza a quello attuale).

Le richieste di non andare al cinema nascono da motivazioni differenti. Alcuni utenti contestano il presunto messaggio politico del film, altri ritengono che la saga avrebbe dovuto concludersi anni fa, mentre una parte delle critiche riguarda esclusivamente la discussa battuta attribuita a Jessie.

Nel frattempo è tornato d’attualità anche il dibattito sul rapporto tra Disney e la rappresentazione delle minoranze. Negli ultimi anni la società ha inserito avvisi contestuali su alcune opere classiche considerate portatrici di stereotipi culturali oggi ritenuti problematici. Una scelta che continua a dividere l’opinione pubblica e che viene regolarmente richiamata ogni volta che un nuovo film Disney finisce al centro delle polemiche.

Al momento né Disney né Pixar hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sulle accuse circolate online (e, ad onor del vero, non siamo certi ne rilasceranno – considerando anche la scarsa consistenza delle stesse).