Gio. Nov 17th, 2022

Nata a Perugia il 10 giugno del 1972, Federica Cappelletti è una giornalista, nota al pubblico per essere stata la seconda moglie di Paolo Rossi, eroe del Mondiale del 1982, scomparso prematuramente il 9 dicembre del 2020 (a causa di un tumore ai polmoni).

La donna ha dedicato al marito un libro, pubblicato sul finale dell’anno scorso, ‘Per sempre noi due’, edito da Rizzoli.

Come riportato da diverse realtà, la Cappelletti ha due lauree (in Lettere Moderne, conseguita presso l’Università di Perugia, e in Scienze della Comunicazione, conseguita a Roma ) e parrebbe intenzionata a prenderne una terza in psicologia. Parallelamente collabora con La Nazione e con Salutepiù24, oltre a curare la ‘Paolo Rossi Accademy’ e muoversi affinché il marito venga giustamente ricordato.

Parliamo pur sempre di uno dei cinque italiani capaci di vincere il pallone d’oro.

Ultimamente s’è parlato dell’ipotesi di intitolare lo Stadio Olimpico di Roma a Paolo Rossi ma le polemiche non sono mancate dopo l’approvazione alla Camera del punto all’ordine del giorno al fine di spingere il governo a valutare la possibilità di ufficializzare questa intitolazione.

Anche perché Paolo Rossi non ha mai giocato per una delle due squadre della Capitale e sulle polemiche, a ‘Il Mattino’, la Cappelletti si è così espressa:

“Sorpresa è la definizione giusta! Più che altro perché Paolo, soprattutto dopo i Mondiali del 1982, è stato vissuto ovunque come un eroe nazionale, quindi mi aspettavo un atteggiamento più solidale ed entusiasta da tutta Italia. Roma compresa”.

Francesca Cappelletti e la storia d’amore con Paolo Rossi

Parlando della loro storia d’amore, Federica Cappelletti è stata la seconda moglie di Paolo Rossi, e da lui ha avuto due figlie: Maria Vittoria e Sofia.

Conosciutisi nel 1988, i due si sono sposati nel 2010.

E nel 2012 hanno scritto assieme ‘1982. Il mio mitico mondiale’.

A suo tempo, Paolo Rossi spiegò così l’importanza del contributo della moglie: “Mia moglie è stata fondamentale. È lei che ha insistito. Voleva scoprire perché, dopo così tanti anni, la gente mi ferma ancora per strada ricordando l’esperienza spagnola della nostra nazionale”.


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