Dom. Mag 22nd, 2022

Correva l’anno 2004, o giù di lì.

Il rap non andava per la maggiore, un po’ in tutto lo stivale e specialmente nella mia raggiante città.

Eppure, è l’anno in cui esce una pietra miliare come Mr. Simpatia – che segue di un anno un altro pezzo di storia del genere: Mi Fist.

Per chi non ha vissuto quegli anni (o per chi ha la memoria corta) ricordo come fossero tempi diversi rispetto a quelli attuali: iniziano a diffondersi le prime connessioni flat adsl (ché un tempo non si stava connessi 24/24) ma l’universo dei contenuti user generated è ben lungi dal venire.

Non esiste YouTube e così ci si affida alla crassa pirateria: le cassettine erano un lontano ricordo, gli mp3 una avveneristica novità – con la possibilità di conservare decine di tracce in un cd che prima di tracce ne poteva conservare al massima una (singola) decina o giù di lì.

Non uscivano ventimilioni di canzone ogni venerdì e così la longevità di un album s’allungava, come d’altra parte la longevità di un po’ tutto era maggiore – volendo un po’ fare i boomer.

Quante volte posso avere ascoltato nella mia vita Mi Fist?

“Chi legge una mia rima la sottolinea
Chi la sente manda indietro tre volte, dopo continua”

Cantava il Guercio, non ancora Gue Pequeno.

E mandavamo indietro tutto l’album, decine e decine di volte – ché era un capolavoro e ché d’altra parte non è che ci fosse troppo altro (e anche qualora ci fosse stato, era difficile da reperire – a quei tempi).

Una delle tracce di quell’album ‘Tana 2000’ vedeva la presenza di un featuring con un artista che faceva parte dei Club Dogo prima che fossero i Club Dogo.

Dargen D’Amico.

Devo ammetterlo, nella metà degli anni ’00 non apprezzavo troppo il suo extrabeat in ‘Tana 2000’.

Comprendevo (e comprendo ad oggi, riascoltando la traccia che vi propongo di seguito) una minima parte delle sue parole.

Ma apprezzavo la dichiarazione di sicilianità alla fine della sua prima strofa:

“True School Milano
Nonostante siciliano
Precisamente eoliano
Evidentemente italiano”.

A quei tempo, usciva poca roba, dicevamo.

E così mi trovai a cercare gli album precedenti (l’album precedente – ‘3 MC’s al Cubo’, quando i Club Dogo erano le Sacre Scuole) e mi ritrovai ad attendere spasmodicamente eventuali nuove uscite.

I Club Dogo sarebbero usciti nel 2006 con ‘Penna Capitale’ e in quello stesso magico anno che ci avrebbe visto diventare campioni del mondo e in cui giravamo grossi joints papiri usciva anche ‘Musica senza musicisti’, di Dargen D’Amico.

Dargen D’Amico, i suoi album in breve

Album con 23 tracce e pochissimi featuring (due con i 2Fingerz, che avrò modo di apprezzare a loro volta, fino alla sostanziale scomparsa) rappresentò il primo passo verso il mio avvicinamento al culto legato a Dargen, che andò formandosi poco a poco – con l’aumentare dei fan (che non oso pensare quanti saranno dopo questa esperienza sanremese) e con il susseguirsi degli album.

Con ‘Musica senza musicisti’ iniziai ad apprezzare il senso di Dargen per la metafora e per lo storytelling.

Venero il venerdì e metto sandali
E veste come il Mahatma Gandhi
Mi traccio un’aura sacra intorno
Chi affittava la mia testa prima di me amava i fiori
Mi tappezzo le orecchie con le rose rimaste
Passanti alla finestra, namaste
Gira in sandali e veste come il Mahatma Gandhi
Mi ripeto a furia di rimandi
Come il lato B del mio 45 giri preferito
Da sempre preferisco il lato B di un disco
Perché si sa i lati A sono come i socialisti, i più venduti
Tutti già sentiti e già visti
Inutili al fine di un venerdì come si deve
Piuttosto ovatto le finestre con tende spesse
E ascolto il velluto dei polpastrelli sul cristallo quando si beve

Ed iniziai ad apprezzare di Dargen il fatto che, in un mondo tradizionalmente (e fatemi scrivere quest’altra banalità) macista ed omofobo come quello del rap, mostrasse una sensibilità altra – ben prima del fluido Achille Lauro (che ancora non era apparso sulla scena. E che dapprima apparirà in versione gangsta).

Passano due anni (ed è ancora il tempo delle poche uscite, con un’attesa enorme per nuovi prodotti culturali) ed esce uno dei miei album preferiti in assoluto.

E’ il 2008 quando esce ‘Di vizi di forma virtù’.

35 tracce, tutte dense di metafore e significato.

Tutte meriterebbero una citazione (e questo post spero vi faccia venire voglia di approfondire la discografia dell’artista siculo-meneghino – se la sua performance sul palco dell’Ariston non è bastata) ma mi limiterò ad un pezzetto della traccia che dà il titolo all’album e che mette in luce la sensibilità di Dargen:

Ieri un giovane mi ha mandato una mail
Dicendomi: “Non ti ascolto più perché si dice che sei gay”
Figlio mio, sono più frocio io che porto la gonna
O tuo padre che picchia la sua donna?
Il padre mi capisce
Ma il giovane non riesce
Così cerco di spiegarglielo evitando il sesso
Ognuno ha quel che si merita, chi stelle, chi strisce
Quelli come me si accontentano del resto

Altri due anni ed escono, ben dispensati durante l’anno, due EP – ‘D’ parte prima‘ e ‘D’ parte seconda‘ – ed anche in questo caso non saprei che traccia citare, ché tutte meriterebbero di essere ascoltate.

C’è ‘Malpensandoti’, che è forse uno degli storytelling meglio riusciti della storia del rap italiano (e Dio solo sa quante volte ho usato la traccia per far innamorare tanto quelle che i giovani d’oggi chiamerebbe crush, con massime d’altri – senza necessità di rigirarle come guanti).

C’è ‘Perché non sai mai (quel che ti capita)’ che contiene ulteriori perle di saggezza (a partire dal ritornello: “Perché non sai mai quel che ti capita / Fino a che non ti è capitato / E anche quando poi in realtà ti capita / Non capisci mai bene quel che t’è capitato”) e c’è ‘Van Damme (Saddam)’ che racconta il gusto che si può avere per un certo tipo di relazione (che qualche anno dopo si sarebbero definito tossiche) e che racconta un pezzo di vita mia, di quando stavo con una ragazza capitolina dal nome anglofono per cui presi un po’ troppo alla lettera il testo in questione.

(Me ne pento ancor oggi, W)

Dargen era una delle cose che avevo in comune con la succitata, ma nonostante le nostre strade si separarono continuai ad ascoltare l’ottimo Dargen.

Uscirà più o meno un album ad anno.

Il visionario ‘Nostalgia Istantanea’, con due tracce (due flussi di coscienza) utilissimi per essere accompagnati nel sonno (che in quegli anni, complici i bagordi, per il sottoscritto era difficile da raggiungere).

‘Vivere aiuta a non morire’, con qualche traccia un po’ più commerciale come ‘Bocciofili’ con Fedez, dove comunque non mancano i colpi di genio linguistico-metaforici che hanno sempre contraddistinto il D’Amico.

‘D’io’, che mi accompagnerà durante l’istanza in Grecia e mi aiuterà a sopravvieere alla tanatofobia che mi ha sempre sovrastato (specie con ‘Io, Quello Che Credo’, di cui credetti di comprendere a pieno il senso per le vie d’Atene, mentre mi trovavo ad ascoltarla in cuffia – con un tasso alcolico sopra la norma).

Ho ascoltato molto meno ‘L’Ottavia’, ‘Ondagranda’ e l’ultimo album uscito nel 2020 – ‘Bir Tawil’, nonostante mi sia stato caldamente suggerito.

Come scritto all’inizio, d’altra parte, la copiosa uscita di album ha ucciso la longevità degli stessi (tant’è che n’è uscito pressoché uno all’anno) e anche la mia capacità di affezionarmi ad ogni singolo album.

E d’altra parte gli anni passano, non ho più contatti con W né con gli amici con cui eravamo ripetere come un mantra le sue canzoni.

Ma tiferò comunque per Jacopo D’Amico, giunto a Sanremo (a Sanremo!) all’alba dei 41 anni.

E se per caso siete giunti qui per sapere chi è Dargen, di seguito vi propongo un paio di dati personali tratti da qualche pagina internet – remixati per l’occasione.

E se per caso conoscete la ragazza di Roma di cui sopra, ditegli che il mio numero di telefono è sempre lo stesso (e che non mando SMS alla Madonna solo perché tutti abbiamo una ben gioiosa vita, ma comunque una chiamata me la potrebbe fare va).

Chi è Dargen D’Amico?

Veniamo a noi.

Dargen D’Amico è il nome d’arte sin dai tempi delle Sacre Scuole di Jacopo D’Amico, artista nato a Milano nel novembre del 1980.

Su Wikipedia è definito rapper, cantautore, produttore discografico e disc jockey italiano ed in effetti lo vidi in versione dj svariati anni fa aggratis al Parco degli Acquedotti a Roma in una magnifica serata, quando dinnanzi a lui troneggiava una bandiera NO Tav.

(Il nome della foto – sgranata come necessario dati i mezzi dei tempi – parla chiaro: era il 7 luglio del 2012, l’una e trenta circa)

Tra le altre cose, Dargen ha fondato un’etichetta discografica indipendente – Giada Mesi – con cui principalmente si è autoprodotto per anni (oltre ad aver prodotto altri artisti come per esempi Dutch Nazari).

Un po’ cantautore, un po’ cantautorapper (come introdotto anche sul palco da Amadeus), un poeta e un po’ no – ho letto in giro che gli si attribuisce l’etichetta “emo rap”.

Per certo, l’inclinazione alla narrazione intimista è maggiore rispetto a molti altri artisti del genere, ma emo rap è proprio una definizione der.

Ricordo inoltre che Dargen produceva degli occhiali da sole stilosissimi che non sono mai riuscito a comprare.

Lo appunterò tra le cose da acquistare in futuro, dopo aver verificato se effettivamente li produce ancora.

Per certo, durante la prima serata (al termine della quale ha conquistato un posto sul podio, con mia somma sorpresa) sul palco lo abbiamo visto con un paio di occhiali stilosissimi.

Sarà lo stesso anche nelle altre serate: non s’è mai visto un JD senza gli occhiali.

Da sottolineare come, oltre al posto sul podio, il fatto che nei commenti al video della sua performance su YouTube sono parecchi ad apprezzare l’artista meneghino e questi parecchi provengono anche da fuori dai confini nazionali.

Al momento il commento più in alto di tutti è in cirillico: non avrà un fan in Basilicata, ma per certo è big nella Madre Russia.


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