Sanremo è una liturgia televisiva che si ripete da decenni ma non per questo è mai stata una comfort zone, anzi (chiedetelo ai conduttori o a chi in assoluto sale sul palco dell’Ariston).
La sua forza — e il suo rischio — sta tutta lì: nella diretta. Un terreno che non perdona, che amplifica tutto, che rende ogni deviazione immediatamente storica. Perché quando qualcosa va storto sul palco del Festival non resta confinato all’errore tecnico o alla gaffe, diventa racconto collettivo ed approda direttamente nella leggenda (nazional)popolare.
Nel tempo, i fuori programma si sono accumulati come strappi nella narrazione ufficiale del Festival. Alcuni sono rimasti episodi laterali (ed eviteremo frattanto di citarli), altri hanno inciso più a fondo, cambiando il modo in cui Sanremo viene percepito. Prima di arrivare ai tre che, più di tutti, hanno scritto la storia, vale la pena ricordare anche gli altri momenti in cui la diretta ha perso l’equilibrio. (Non citeremo in questa occasione quanto accaduto lontano dagli schermi – si pensi al dramma di Tenco).
L’irruzione di Cavallo Pazzo (1992) è uno di questi. Mario Appignani, volto noto degli Indiani Metropolitani (fu tra gli artefici della cacciata di Lama nel 1977), riesce a salire sul palco durante la conduzione di Pippo Baudo, urlando che “questo Festival è truccato” e indicando Fausto Leali come vincitore annunciato. Verrà portato via dalla sicurezza mentre la gara prosegue come se nulla fosse. Un gesto che anticipa, con anni di anticipo, il tema della sfiducia nel meccanismo sanremese. (Per la cronaca: Leali arrivò nono, mentre vinse Luca Barbarossa con Portami a ballare davanti a Mia Martini con Gli uomini non cambiano)
I Placebo sommersi dai fischi (2001) rappresentano invece lo scontro culturale. Brian Molko provoca il pubblico, reagisce alle contestazioni con gesti plateali, lancia la chitarra contro l’amplificatore e sfida la platea (un po’ come Blanco svariati anni dopo). L’Ariston risponde con insulti e cori. È uno di quei momenti in cui Sanremo mostra tutta la distanza — e l’incompatibilità — tra mondi musicali diversi (accadrà qualcosa di analogo con Eminem: ricordate i fischi al rapper statunitense, negli anni in cui i rapper venivano ancora visti come alieni in terra tricolore?)
La contestazione a Maurizio Crozza (2013) porta la frattura sul piano politico. L’imitazione di Silvio Berlusconi non viene accolta con ironia, ma con fischi e urla (il pubblico sanremese sa essere spesso ben rumoroso) tali da costringere Fabio Fazio a interrompere lo show per riportare la calma. Un episodio che conferma come il Festival resti un luogo sensibile, dove la satira (ma non solo la satira – qualsiasi cosa sia extra musicale) non è mai neutra.
I fuori programma che hanno cambiato il Festival (la top 3 di NonSolo.TV)
Ma veniamo alla top tre dei fuori programma, sulla base dei nostri personalissimi gusti.
3. L’eliminazione di Malika Ayane e la protesta dell’orchestra (2010) segna un punto di svolta. Dopo l’esclusione della cantante per effetto del televoto, l’orchestra reagisce appallottolando gli spartiti e gettandoli sul palco, sostenuta dal pubblico che grida “vergogna”. Non è una protesta simbolica: è un atto che mette in discussione il sistema stesso del Festival. Per la prima volta, chi accompagna la musica prende posizione e rompe l’ordine istituzionale dello spettacolo. (Quell’anno il Festival sarà vinto da Valerio Scanu, con Ayane premio della critica).
2. Il tentato suicidio all’Ariston e l’intervento di Pippo Baudo (1995) resta uno dei momenti più drammatici mai vissuti in diretta. Giuseppe Pagano minaccia di togliersi la vita dalla galleria dell’Ariston. Baudo non esita, scavalca il parapetto, lo raggiunge e riesce a farlo desistere. La televisione smette di essere intrattenimento e diventa responsabilità immediata. Da quel momento, Sanremo porta con sé la consapevolezza che la diretta può trasformarsi in qualcosa di irreversibile (sebbene in quel caso Super Pippo abbia salvato la situazione, come potete vedere nel video che vi proponiamo di seguito – in cui potrete vedere anche l’intervento di Cavallo Pazzo, placcato dalla security).
1. “Dov’è Bugo” e l’abbandono del palco (2020) è il fuori programma perfetto per l’era dei social. Durante l’esibizione con Morgan, il testo del brano viene modificato in diretta con accuse personali. Bugo ascolta, si ferma e lascia il palco. Il Festival resta sospeso (come resteranno sospese le nostre vite di lì a poco con il Covid), Amadeus corre dietro le quinte, Fiorello prova a tamponare. Quella semplice domanda — “Dov’è Bugo?” — diventa virale perché racconta l’assurdità di un evento che sfugge di mano in tempo reale.
Sanremo continua a promettere controllo e spettacolo, spettacolo e ordine. Ma la sua storia racconta altro: i momenti che restano davvero sono quelli in cui la diretta deraglia. È lì, paradossalmente, che il Festival smette di recitare se stesso e diventa qualcosa di più vero (e destinato a rimanere nella memoria popolare).
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