Die Antwoord, che fine hanno fatto? Il successo mondiale e le gravi accuse contro Ninja e Yolandi


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Guardare un video dei Die Antwoord e restare indifferenti è sempre stato impossibile, specie per i benpensanti come noi: un’estetica estrema e un suono estremo che potevano infastidire o incuriosire – un miscuglio di rave, hip hop, grottesco e cultura sudafricana che li rendeva decisamente indimenticabili (nel senso letterale del termina).

Ninja, con il corpo ricoperto di tatuaggi e un personaggio costruito sull’aggressività, e Yolandi Visser, con la frangia bionda, la voce infantile e un’immagine a metà tra manga e punk di strada, diventarono una delle coppie più riconoscibili della musica alternativa degli anni ’10 del nuovo millennio.

Con il tempo, però, la provocazione artistica è stata affiancata da vicende molto più serie. Video riemersi online, testimonianze di altri musicisti e accuse di abusi e sfruttamento hanno modificato la percezione pubblica del duo. Ma andiamo a vedere un po’ cosa li ha travolti – e cosa ne è stato di loro.

Chi sono i Die Antwoord e come nacque il fenomeno zef

I Die Antwoord si formarono a Città del Capo nel 2008. Dietro i nomi d’arte di Ninja e Yolandi Visser ci sono Watkin Tudor Jones e Anri du Toit, due artisti che avevano già frequentato per anni la scena musicale e creativa sudafricana.

Jones, in particolare, non era affatto uno sconosciuto apparso dal nulla. Aveva sperimentato diverse identità e guidato progetti come Max Normal e The Constructus Corporation, combinando rap, teatro, grafica e costruzione del personaggio. Die Antwoord fu il progetto capace di mettere insieme quelle esperienze in una forma molto più immediata.

La parola “antwoord” significa “risposta” in afrikaans. Musicalmente il gruppo definì il proprio stile rap-rave: basi elettroniche martellanti, hip hop, testi in inglese e afrikaans e un uso intenzionale dell’eccesso.

L’immaginario veniva invece associato allo zef, termine sudafricano originariamente usato in modo dispregiativo per indicare un gusto rozzo, appariscente e popolare, poi rivendicato dal duo come forma di orgoglio e libertà espressiva.

La svolta – intesa come fama internazionale – arrivò tra il 2009 e il 2010 con “Enter the Ninja”. Il video, nel quale compariva anche l’artista sudafricano Leon Botha, affetto da progeria, circolò rapidamente anche su internet: in un’epoca in cui la viralità musicale cominciava a cambiare le regole dell’industria, i Die Antwoord sembravano creati apposta per la rete.

Dai video virali al film, Chappie: il successo internazionale

Il successo di “Enter the Ninja” portò il gruppo a firmare con Interscope Records e a esibirsi al Coachella. Il primo album, $O$, fu seguito nel 2012 da Ten$ion, che conteneva “I Fink U Freeky”, probabilmente il loro brano più conosciuto insieme a quello dell’esordio.

I video furono decisivi quanto le canzoni. Corpi deformati dall’obiettivo, denti dipinti, animali, armi, simboli religiosi, periferie sudafricane e una sessualità volutamente sgradevole componevano un universo visivo riconoscibile. Il rapporto con il fotografo Roger Ballen contribuì a rendere quell’estetica più sofisticata di quanto suggerisse la sua apparente volgarità.

Nel 2015 Ninja e Yolandi interpretarono versioni romanzate di sé stessi in Chappie, il film di Neill Blomkamp con Hugh Jackman, Dev Patel e Sigourney Weaver. La pellicola ricevette giudizi contrastanti, ma confermò che il duo era ormai entrato nella cultura pop internazionale.

Una parte del loro fascino nasceva dall’incertezza: quanto c’era di autentico e quanto di costruito? Ninja e Yolandi vivevano realmente come i personaggi mostrati nei video oppure stavano interpretando un’opera permanente? Per molto tempo questa ambiguità giocò a loro favore. Quando cominciarono a emergere episodi avvenuti lontano dal palco, la stessa sovrapposizione diventò più difficile da liquidare come semplice performance.

Il video con Andy Butler e l’esclusione dai festival

Nel 2019 tornò a circolare un filmato registrato sette anni prima, durante il Future Music Festival di Adelaide. Nel video Ninja e Yolandi inseguono Andy Butler, fondatore degli Hercules and Love Affair, mentre vengono pronunciate espressioni omofobe e si arriva a uno scontro fisico.

Le immagini mostrano inoltre Ninja mentre ricostruisce l’accaduto davanti all’organizzazione del festival e Yolandi che inizialmente ride, prima di assumere un atteggiamento più serio. Il duo accusò l’ex collaboratore Ben Jay Crossman di avere montato il materiale per far apparire l’episodio come un crimine d’odio. Ninja sostenne che il litigio non fosse legato all’orientamento sessuale di Butler.

Il contenuto del filmato, tuttavia, ebbe conseguenze concrete. I Die Antwoord furono rimossi dai cartelloni di Riot Fest e Life Is Beautiful. Nel 2021 arrivò anche l’esclusione dal festival britannico ALT+LDN, dopo le proteste di altri artisti annunciati nel programma.

Non si trattava più soltanto di testi offensivi o immagini progettate per scioccare. Il video documentava un comportamento avvenuto dietro le quinte e rendeva meno convincente la difesa secondo cui ogni eccesso appartenesse esclusivamente alla dimensione artistica.

Le accuse di Zheani e la testimonianza di Danny Brown

Nello stesso periodo la musicista australiana Zheani Sparkes pubblicò “The Question”, un brano nel quale accusava Ninja di averla attirata in Sudafrica nel 2013, dopo una lunga corrispondenza iniziata quando lei aveva circa vent’anni, e di averla aggredita sessualmente. Sostenne inoltre che alcune sue immagini intime fossero state condivise senza consenso.

Zheani mostrò pubblicamente messaggi ed e-mail che, secondo la sua ricostruzione, documentavano l’avvicinamento. Presentò poi una denuncia alla polizia del Queensland.

I Die Antwoord respinsero le accuse: Yolandi parlò di un tentativo di ottenere visibilità, mentre Ninja negò di avere costretto la musicista a compiere atti sessuali.

Nel 2022 anche il rapper statunitense Danny Brown raccontò un episodio che avrebbe coinvolto Ninja in un locale di Parigi. Durante il podcast 2 Bears, 1 Cave, Brown disse che il musicista si era seduto sulle sue gambe tentando ripetutamente di baciarlo e gli aveva rivolto proposte sessuali non desiderate.

Brown spiegò di essersi sentito minacciato, soprattutto quando Ninja avrebbe insistito per conoscere l’albergo nel quale alloggiava.

Le due testimonianze riguardano fatti diversi e non possono essere usate per dimostrarsi a vicenda. Hanno però contribuito a spostare la discussione pubblica: il comportamento dominante associato al personaggio di Ninja non veniva più osservato soltanto nei videoclip, ma descritto da persone che affermavano di averlo subito fuori scena.

Le accuse del figlio adottivo Gabriel “Tokkie” du Preez

Le contestazioni più dolorose arrivarono nel 2022 da Gabriel du Preez, conosciuto come Tokkie. Il ragazzo era entrato nella famiglia dei Die Antwoord quando aveva nove anni ed era apparso nei video di “I Fink U Freeky” e “Ugly Boy”.

La sua particolare fisionomia è legata alla displasia ectodermica ipoidrotica, una rara condizione genetica che interessa capelli, denti, pelle e ghiandole sudoripare.

In un’intervista pubblicata da News24, Tokkie accusò Ninja e Yolandi di averlo adottato principalmente per utilizzarne l’immagine. Raccontò di essere stato esposto ancora minorenne a droghe, pornografia, armi e situazioni violente; sostenne di non avere ricevuto compensi per la partecipazione ai video e di essere stato lasciato a lungo alle cure di altre persone mentre il duo lavorava all’estero.

Du Preez descrisse inoltre una crescita segnata da manipolazioni psicologiche e punizioni sproporzionate. Secondo il suo racconto, Ninja lo avrebbe convinto di possedere poteri demoniaci e lo avrebbe utilizzato per intimidire persone con le quali era in conflitto.

Alcuni aspetti della testimonianza furono confermati dall’ex videografo Ben Jay Crossman e da persone che avevano lavorato nella casa della coppia.

I Die Antwoord negarono l’intera ricostruzione, definendo le accuse false e sostenendo di avere aiutato Tokkie e la sua famiglia per anni. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, i servizi sociali del Western Cape ottennero un ordine del tribunale per verificare le condizioni della figlia biologica di Ninja e Yolandi, allora minorenne.

La visita degli assistenti sociali è documentata; questo, da solo, non costituisce però un accertamento giudiziario delle accuse formulate da du Preez.

Che fine hanno fatto oggi i Die Antwoord?

Parlare di una scomparsa definitiva del gruppo sarebbe inesatto. Dopo il periodo più difficile, i Die Antwoord sono tornati a esibirsi dal vivo nel 2024 con una serie di concerti in Europa e nelle Americhe.

Nello stesso anno è uscito Zef: The Story of Die Antwoord, documentario diretto da Jon Day e narrato dalla figlia Sixteen Jones, costruito come racconto interno della loro storia.

Il ritorno dimostra che la cosiddetta cancellazione raramente funziona come un interruttore. Una parte del pubblico ha abbandonato il duo, alcuni festival hanno preso le distanze e la copertura della stampa è cambiata. Rimane però una base di fan disposta a separare la musica dalle accuse, a considerare le controversie parte del personaggio o semplicemente a sospendere il giudizio in assenza di condanne.

Ciò che non è più possibile è raccontare i Die Antwoord soltanto come i due eccentrici sudafricani di “Enter the Ninja”. La loro influenza sull’estetica musicale degli anni ‘103 resta evidente, così come l’originalità di alcuni video e la capacità di trasformare una sottocultura locale in un prodotto globale. Accanto a quel percorso esiste ormai un dossier pubblico composto da filmati, denunce, testimonianze e smentite.

L’interrogativo che accompagnava il gruppo fin dall’inizio — dove finisce il personaggio e dove comincia la persona — non ha ricevuto una risposta semplice. Oggi, però, appare meno affascinante di quanto sembrasse davanti ai primi video virali.