C’è una categoria di film che non nasce per essere amata subito (capita non solo con i film, a ben pensarci – ma anche con la musica e altri prodotti culturali). Babylon appartiene a questa famiglia, con l’aggravante di essere giunto con un hype clamoroso, anche grazie al cast d’eccezione. Attesissimo nel 2022, con un cast con attori del calibro di Margot Robbie, Brad Pitt e Diego Calva, il film di Damien Chazelle non ha mai davvero trovato un pubblico disposto ad abbracciarlo senza riserve. E forse è proprio questo il punto.
“Non capisco perché la gente lo abbia odiato”
A dirlo, senza giri di parole, è la stessa Margot Robbie. In un’intervista al podcast Talking Pictures, l’attrice ha ammesso di non riuscire ancora a spiegarsi fino in fondo la freddezza con cui Babylon è stato accolto. Sa di essere coinvolta emotivamente, lo chiarisce subito, ma la sensazione resta: quella di un film che potrebbe essere giudicato in modo diverso col passare degli anni.
A rendere il caso ancora più interessante è il fatto che queste parole arrivino da un’attrice che, di norma, al botteghino non sbaglia quasi mai. Negli ultimi anni Margot Robbie è diventata una delle figure più affidabili dell’industria, capace di coniugare centralità artistica e successo commerciale. L’esempio più evidente è Barbie, fenomeno globale che ha superato 1,4 miliardi di dollari di incasso mondiale, trasformandosi in uno dei maggiori successi della storia del cinema recente. Un risultato che ha consolidato la sua immagine di attrice-bankable, capace di trascinare pubblico ben oltre i confini del cinefilo.
Il paragone che poi la Robbie fa nel podcast non è casuale. Le ali della libertà oggi è considerato un classico assoluto, eppure alla sua uscita fu un insuccesso. Un film che ha avuto bisogno di tempo, di distanza, di uno sguardo meno condizionato dalle aspettative. L’attrice si chiede se Babylon non possa seguire lo stesso percorso: non una rivincita immediata, ma una lenta e tardiva rivalutazione.
Damien Chazelle, l’ambizione e i numeri che non tornano
Nel raccontare il lavoro sul set, Robbie offre anche uno spaccato significativo sul metodo di Chazelle. Quando si trattava di definire l’accento del suo personaggio, arrivò a proporre cinquantuno varianti diverse. Boston, Arkansas, contaminazioni sparse, suggestioni che pescavano perfino da Joe Pesci o dal Jersey Shore. Un livello di precisione che racconta molto dell’ambizione del progetto.

Ambizione che, però, non è stata premiata dal pubblico. Babylon è costato circa 80 milioni di dollari, ma si è fermato a poco più di 60 milioni di incasso globale, diventando uno dei flop più rumorosi del 2022. Un risultato che pesa ancora di più se si considera il prestigio del cast, il nome del regista e le candidature a premi importanti come Golden Globe e Oscar. Il marchio del fallimento commerciale, però, non è mai stato rimosso.
Babylon come specchio sporco di Hollywood
Ambientato nella Los Angeles degli anni ’20 dello scorso secolo, Babylon racconta Hollywood nel momento in cui si inventa e, nello stesso istante, comincia a consumarsi. Ambizione, eccesso, denaro, ascesa e caduta non sono semplicemente il tema del film, ma forze che travolgono i personaggi. La critica al sistema non è elegante né nostalgica: è brutale, caotica, spesso sgradevole (e per tanto credibile).
Sotto i lustrini e i tappeti rossi c’è sporcizia, confusione, sfruttamento. Chazelle non cerca di rendere il tutto digeribile. Anzi, insiste, calcando la mano fino a rendere lo spettacolo volutamente eccessivo, quasi respingente.
Ed è probabilmente qui che Babylon ha pagato il conto. Non consola, non rassicura, non invita a voler bene ai suoi personaggi o al mondo che racconta. È un film che ama e disprezza Hollywood nello stesso istante, e chiede allo spettatore di fare lo stesso. Troppo difficile, probabilmente, per essere un successo commerciale.
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