Dom. Giu 13th, 2021
Covid-19 e droghe, un legame che uccide

Il Covid-19 ha una nuova inaspettata conseguenza; la cosiddetta crisi dell’oppio è peggiorata dall’avvento della pandemia.

Che il Covid-19 abbia conseguenze drammatiche non è un segreto per nessuno. Da quando la pandemia globale si è scatenata, partendo da Wuhan e contagiando tutto il mondo, l’allerta è cresciuta insieme al numero dei nuovi positivi.

Tuttavia, il Covid-19 presenta anche una conseguenza inaspettata. In seguito alla paura e allo stress dovuti alla pandemia, le dipendenze da stupefacenti sono aumentate a dismisura.

E l’America lancia l’allarme; la “crisi degli oppiacei” è destinata soltanto a peggiorare nei mesi a venire.

Il Covid-19 e le droghe

Secondo uno studio dell’American Society of Addiction Medicine, l’uso di stupefacenti è cresciuto in maniera esponenziale sulla scia della pandemia di Covid-19.

Il motivo, secondo il professor Shawn Ryan, è facilmente spiegabile. “Scrivendo una lista di motivi che spingono la gente ad abusare di stupefacenti, si scopre che quasi tutti sono o sono stati causati dal COVID. Isolamento sociale, ansia, difficoltà negli spostamenti, instabilità economica e carenza di sostegni psicologici ed emotivi. Tutti questi aspetti peggiorano la nostra salute mentale“, ha spiegato Ryan. “E spingono il cervello verso forme sempre più distruttive di dipendenza.”

Gli americani, ma non solo, cercano sempre più rifugio nella droga. Per non dare adito alla paura, per affrontare una situazione drammatica. Tanto è vero che negli USA, le morti per overdose hanno ripreso a salire.

Una realtà agghiacciante testimoniata dai grandi numeri. Nel 2018 i decessi causati da overdose erano diminuiti. Per la prima volta in 25 anni, sembrava che la droga stesse perdendo terreno.

A Giugno 2020 non solo i decessi hanno raggiunto le stesse soglie del 2018, ma sono perfino aumentati. Si parla di un incremento del 5% su tutto il territorio statunitense. Più drammatiche le cifre se guardiamo ad esempio al solo Ohio o al Kentucky, dove i morti di overdose sono aumentati a volte fino al 25%.

Kim Janda e la nuova cura contro la tossicodipendenza

Il dottor Kim Janda dello Scripps Research Insititute potrebbe però avere una soluzione rivoluzionaria alla crisi degli oppiacei.

Fin dagli anni ’90 lo studioso ha cercato di mettere a punto un “vaccino” contro le più diffuse forme di tossicodipendenza. Soprattutto per quanto riguarda le più diffuse “droghe da strada”; come l’eroina, la cocaina e la metamfetamina.

“La tossicodipendenza”, spiega Kim Janda in una lunga intervista pubblicata su Newsweek, “è una patologia che interessa il cervello. Ed è molto difficile da curare, proprio perché il cervello umano ha una chimica estremamente complessa. Ma con gli antibiotici giusti, ci si può riuscire. Si può risucchiare via la droga dall’organismo e sconfiggere per sempre la dipendenza.”

Eppure, secondo Janda, sarebbero le case farmaceutiche il vero problema. Dagli anni 90, lo studioso e il suo team allo Scripps Research Institute avrebbero sviluppato dei vaccini molto promettenti contro le droghe più diffuse e devastanti.

Progetti rivoluzionari che sono arrivati sui tavoli delle multinazionali farmaceutiche, con finanziamenti stellati. Ma che in commercio, per un motivo o per l’altro, non si sono mai visti.

Secondo Big Pharma, infatti, queste rivoluzionarie cure contro la tossicodipendenza non garantirebbero abbastanza vendite. E, secondo Janda, non aiuta il fatto che anche in ambito scientifico la dipendenza sia vista come una sorta di debolezza. Un vizio, una mancanza di freni che si traduce in ricadute dagli esiti, spesso, fatali.


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