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	<title>NonSolo.TV</title>
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	<description>TV, personaggi e storie tra nostalgia, curiosità e cultura pop</description>
	<lastBuildDate>Fri, 28 Aug 2026 14:24:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>NonSolo.TV</title>
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		<title>Hanno ucciso il Gabibbo: il j’accuse di Enzo Iacchetti sulla morte di Striscia la notizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 14:24:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Enzo Iacchetti non le ha mandate a dire, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa: “Striscia è morta, l’hanno uccisa. Come l’Uomo Ragno”. Una lodevole citazione degli 883, ma in questo caso il mandante non sarebbe stata un&#8217;industria di caffè, ma i piani alti dell&#8217;azienda che prima di allora aveva fatto andare avanti il programma per quasi ... <a title="Hanno ucciso il Gabibbo: il j’accuse di Enzo Iacchetti sulla morte di Striscia la notizia" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/hanno-ucciso-il-gabibbo-il-jaccuse-di-enzo-iacchetti-sulla-morte-di-striscia-la-notizia/" aria-label="Per saperne di più su Hanno ucciso il Gabibbo: il j’accuse di Enzo Iacchetti sulla morte di Striscia la notizia">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Enzo Iacchetti non le ha mandate a dire, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa: “Striscia è morta, l’hanno uccisa. Come l’Uomo Ragno”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una lodevole citazione degli 883, ma in questo caso il mandante non sarebbe stata un&#8217;industria di caffè, ma i piani alti dell&#8217;azienda che prima di allora aveva fatto andare avanti il programma per quasi 38 anni &#8211; una cifra monstre per la televisione (sono pochi &#8211; pochissimi &#8211; i programmi che possono vantar euna longevità minimamente paragonabile).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intervistato da Luca Sommi per la rassegna Dedalo (che si tiene a Parma a fine giugno &#8211; ma il cui video è stato pubblicato su YouTube soltanto un paio di giorni fa), l&#8217;ex conduttore ha sparato a zero sulla cancellazione del tg satirico, dipingendo Mediaset come il cattivo di turno che ha sacrificato due milioni di spettatori sull’altare della Ruota della Fortuna di Gerry Scotti (che di spettatori ne fa più del doppio).</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Luca Sommi intervista Enzo Iacchetti" width="1500" height="844" src="https://www.youtube.com/embed/RKYiF2goZrQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">La logica commerciale, va detto, è spietata ma non fa una grinza (ahinoi, ahiloro): se un format ne porta cinque e l’altro si ferma a due, la scelta in un’azienda che deve fatturare è quasi obbligata (la colpa probabilmente è del capitalismo, ma cosa possiamo farci?). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Iacchetti dal canto suo ha provato a difendere il comunque ragguardevole risultato di Striscia: “Due milioni sono venti volte lo stadio Maracanà”. Vero. Ma in televisione non si vendono iconici stadi sudamericani, si vendono occhi incollati allo schermo per gli spot. E quegli occhi, stagione dopo stagione, stavano scappando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se guardiamo l&#8217;andamento degli ascolti in questi trentotto anni, il quadro è infatti chiarissimo: c&#8217;è stato un boom pazzesco tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila (durante la stagione 2002-2003 si raggiunse il record: 8,8 milioni di spettatori e il 32% di share &#8211; in quella fascia oraria, un italiano su tre guardava il Gabibbo) ma poi iniziata un&#8217;emorragia. Lenta, costante, inesorabile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni il crollo è diventato evidente: si è passati dai 3,2 milioni del 2023 ai 2,8 milioni della scorsa stagione. Fino all&#8217;ultimo, disperato esperimento del 2026 in prima serata: 140 minuti di programma per raccogliere 1,9 milioni di spettatori e un misero 12,7% di share.  E proprio riguardo il tentativo in prima serata è arrivata l&#8217;altra bordata dell&#8217;ottimo Enzino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Striscia, il flop in prima serata e il problema degli ospiti (inesistente)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">E durante la chiacchierata s&#8217;è quindi parlato delle ultime cinque puntate, definite un “esperimento” destinato al fallimento. Iacchetti racconta di essersi guardato addosso, insieme a Greggio, “vestiti come due pinguini”, chiedendosi dove fosse l’ospite di peso &#8211; in quel programma in prima serata che sarebbe dovuto essere più varietà che tg satirico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste, più o meno testuali, le parole di Iacchetti:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Ci hanno messo un po’ in situazioni di difficoltà, finché ci hanno dato queste cinque puntate. Si trattava di un varietà misto a informazione. Sembrava un esperimento, ma quando io e Greggio ci siamo guardati vestiti come due pinguini abbiamo detto: ‘Mmmmhhh…chi è l’ospite?’. Pensavo ci dessero un ospite che ha vinto Sanremo. No, Albano. Con tutto il rispetto. Tutta una roba che ci faceva calare di puntata in puntata”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che la memoria fa brutti scherzi perché in quelle cinque puntate, di ospiti, ne sono passati parecchi &#8211; ma non sono serviti a risollevare  le sorti del programma gonizzante: ci sono stati Alessandro Del Piero, Ficarra e Picone, Christian Vieri, Lorella Cuccarini, Gianluigi Nuzzi, Lillo e c’è stato spazio pure per un Tapiro a Fiorello e per Maria De Filippi trasformata in giustiziera dei parcheggiatori abusivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mancavano i nomi. Mancava l’idea.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iacchetti avrebbe voluto / vorrebbe un tg satirico vicino alle origini &#8211;</strong> meno politically correct, più incisivo, capace di rompere le scatole come ai vecchi tempi. Per questo non c&#8217;entrano nel fallimento gli ospiti ma il progressivo appiattimento su rubriche anacronistiche e sketch che sapevano di muffa già da tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quanto fatto &#8211; e non solo per colpa dei vertici, ché comunque dietro il programma c&#8217;era un entourage di autori &#8211; è andato in un altro senso: invece di accorciare il format, pulire le gag e tornare a un’informazione satirica che morde, si è preferito allungare il brodo, snaturando il prodotto &#8211; che iniziava a risultare vecchio (in barba all&#8217;abuso dell&#8217;IA e alle rubriche &#8220;young&#8221; curate da esperti di tecnologia tutt&#8217;altro che young) e che se non aveva un problema, certamente non aveva un problema di lunghezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mediaset così non ha potuto fare altro che staccare la spina. Non è stato un omicidio, ma un&#8217;eutanasia.</strong></p>
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		<title>Addio Rai Scuola sul canale 57 dopo 17 anni: cosa sappiamo di Italiana e dove finiranno lezioni e programmi</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/addio-rai-scuola-sul-canale-57-dopo-17-anni-cosa-sappiamo-di-italiana-e-dove-finiranno-lezioni-e-programmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 18:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 1° ottobre 2026, digitando 57 sul telecomando, non troveremo più Rai Scuola. Al suo posto debutterà Italiana, il nuovo canale della televisione pubblica dedicato ai territori, ai borghi, alle tradizioni e al Made in Italy. Rai Scuola, tuttavia, non verrà cancellata completamente. Dopo le prime notizie sulla chiusura, la Rai ha precisato che a ... <a title="Addio Rai Scuola sul canale 57 dopo 17 anni: cosa sappiamo di Italiana e dove finiranno lezioni e programmi" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/addio-rai-scuola-sul-canale-57-dopo-17-anni-cosa-sappiamo-di-italiana-e-dove-finiranno-lezioni-e-programmi/" aria-label="Per saperne di più su Addio Rai Scuola sul canale 57 dopo 17 anni: cosa sappiamo di Italiana e dove finiranno lezioni e programmi">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dal <strong>1° ottobre 2026</strong>, digitando 57 sul telecomando, non troveremo più Rai Scuola. Al suo posto debutterà Italiana, il nuovo canale della televisione pubblica dedicato ai territori, ai borghi, alle tradizioni e al Made in Italy.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rai Scuola, tuttavia, non verrà cancellata completamente. Dopo le prime notizie sulla chiusura, la Rai ha precisato che a sparire sarà il canale televisivo lineare, mentre lezioni, documentari e programmi educativi confluiranno in una nuova offerta digitale chiamata <strong>RaiPlay Scuola e Learning</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nome Rai Scuola lascia dunque il digitale terrestre dopo 17 anni, essendo stato adottato nel 2009. La storia dell’offerta educativa Rai è però molto più lunga: affonda le proprie radici nella convenzione sottoscritta dalla televisione pubblica e dal Ministero dell’Istruzione nel <strong>1964</strong>, rinnovata per mezzo secolo fino al 2014.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Italiana prenderà il posto di Rai Scuola sul canale 57</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Italiana nasce dall’esperienza accumulata dalla Rai con <em>Linea Verde</em> e le sue numerose declinazioni. Nella <a href="https://ufficiostampa.rai.it/ufficiostampa/articoli/2026/07/ITALIANA---il-canale-interamente-dedicato-al-racconto-dellidentita-italiana-sui-territori-0990a91b-50a2-4e7c-8e98-8fbfb7f750a0.html?utm_source=chatgpt.com">presentazione ufficiale</a>, l’azienda descrive il nuovo progetto come un «racconto emotivo e crossgenerazionale dell’Italia», capace di attivare «emozioni identitarie e personali».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il palinsesto attraverserà borghi e paesaggi, artigianato e imprese, ambiente, enogastronomia, turismo, folklore, innovazione, sostenibilità e cultura popolare. Tutto molto italiano, insomma, possibilmente con una piazza medievale sullo sfondo e qualcosa che cuoce lentamente in una pentola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La programmazione sarà divisa in <strong>tre blocchi da otto ore</strong>, per un totale dichiarato di 720 ore, e partirà utilizzando soprattutto i contenuti conservati negli archivi di Rai Cultura e del Day Time. Dal trimestre successivo al debutto dovrebbero arrivare rimontaggi, produzioni originali e collegamenti in diretta con manifestazioni organizzate nei diversi territori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Almeno nella prima fase, Italiana sarà quindi in buona parte un canale di repertorio. Del resto, anche Rai Scuola era ormai da tempo sostenuta prevalentemente dalle repliche: il cambiamento riguarda più la funzione assegnata al numero 57 che la quantità immediata di nuove produzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rai Scuola non chiude del tutto: si trasferisce su RaiPlay</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La precisazione arrivata dalla Rai cambia in parte il quadro iniziale. «Non è prevista alcuna cancellazione dell’offerta editoriale di Rai Scuola», ha fatto sapere l’azienda, spiegando che la sua funzione educativa e divulgativa verrà preservata attraverso nuove modalità di distribuzione e una presenza più consistente su RaiPlay.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta rientra in un progetto più ampio di revisione dei canali specializzati e viene motivata con le abitudini del pubblico scolastico. Gli studenti, secondo la Rai, utilizzano sempre meno la televisione lineare e cercano i contenuti quando ne hanno bisogno, attraverso smartphone, tablet, computer e televisori connessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri citati dall’azienda sono piuttosto netti. Rai Scuola ha registrato uno <strong>share medio dello 0,14% nel 2024</strong>, sceso allo 0,13% nel 2025 e a circa lo 0,09-0,10% nei primi mesi del 2026. Dati molto contenuti, che secondo la Rai mostrano i limiti di un palinsesto tradizionale nel tentativo di raggiungere in maniera sistematica bambini, ragazzi e insegnanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conclusione dell’azienda è semplice: occorre «portare i contenuti dedicati agli studenti laddove sono gli studenti». Non più una lezione trasmessa a un orario stabilito, dunque, ma un catalogo da consultare nel momento in cui serve.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come funzionerà RaiPlay Scuola e Learning</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto <strong>RaiPlay Scuola e Learning</strong>, approvato all’unanimità dal consiglio di amministrazione della Rai, riunirà le produzioni di Rai Cultura, il patrimonio educativo conservato nelle Teche e i contenuti già realizzati da Rai Scuola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo è costruire un ambiente on demand utilizzabile sia in aula sia a casa. Gli studenti potranno cercare un argomento, interrompere una lezione, riprenderla e rivederla senza dipendere dagli orari del palinsesto; gli insegnanti, almeno nelle intenzioni, avranno a disposizione un archivio più semplice da integrare nell’attività didattica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Rai segnala inoltre che, a fronte degli ascolti televisivi molto bassi, il gradimento del servizio rimane elevato. La rilevazione Qualitel assegna a Rai Scuola un punteggio di <strong>8,0</strong>, che sale a 8,1 per la sua presenza su RaiPlay: sarebbe la proprietà digitale Rai più apprezzata dagli utenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta quindi della scomparsa dei contenuti, ma della fine di Rai Scuola come canale televisivo autonomo. Una differenza sostanziale, anche se il passaggio al digitale pone comunque un problema concreto: RaiPlay richiede una connessione, un dispositivo compatibile e un minimo di familiarità con la piattaforma. Il numero 57, al contrario, era immediatamente accessibile su qualsiasi televisore collegato al digitale terrestre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una storia educativa cominciata nel 1964</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Rai Scuola aveva assunto la propria denominazione attuale nel 2009, raccogliendo però un’eredità nata nel 1964 dalla collaborazione fra la Rai e il Ministero dell’Istruzione. È la stessa tradizione alla quale appartiene l’esperienza del maestro <strong>Alberto Manzi</strong>, che attraverso <em>Non è mai troppo tardi</em> contribuì all’alfabetizzazione di migliaia di italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la conclusione della convenzione con il Ministero, nel 2014, il canale era rimasto all’interno dell’offerta di Rai Cultura insieme a Rai Storia e Rai 5, dedicando progressivamente maggiore spazio alla divulgazione scientifica. Le risorse e le nuove produzioni, nel frattempo, avevano però iniziato a diminuire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi è arrivato il Covid. Durante la pandemia Rai Scuola è passata dal numero 146 al <strong>canale 57</strong>, diventando uno degli strumenti utilizzati per sostenere studenti e insegnanti durante la chiusura degli istituti. Le lezioni televisive non potevano sostituire la scuola in presenza, naturalmente, ma offrivano un servizio gratuito e facilmente accessibile anche alle famiglie meno attrezzate sul piano digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal prossimo ottobre quell’esperienza proseguirà esclusivamente su RaiPlay, mentre sul digitale terrestre inizierà il viaggio di Italiana tra paesi e imprese emblema del Made Italy, tra ricette e tradizioni locali: una scelta editoriale legittima ma discutibile (e sicuramente abbastanza provinciale).</p>
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		<title>Pensioni da fame dei VIP, da Orietta Berti a Barbara Bouchet: le cifre e il caso Sandrelli</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/pensioni-da-fame-dei-vip-da-orietta-berti-a-barbara-bouchet-le-cifre-e-il-caso-sandrelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 16:22:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stefania Sandrelli ha lavorato nel cinema italiano da quando aveva 15 anni. Eppure, all’inizio del 2026, aprendo il cedolino della pensione si è accorta che mancavano 450 euro al mese. Non uno scherzo, né un errore destinato a essere corretto con una telefonata: poco dopo l’INPS le ha chiesto anche la restituzione di 140mila euro. ... <a title="Pensioni da fame dei VIP, da Orietta Berti a Barbara Bouchet: le cifre e il caso Sandrelli" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/pensioni-da-fame-dei-vip-da-orietta-berti-a-barbara-bouchet-le-cifre-e-il-caso-sandrelli/" aria-label="Per saperne di più su Pensioni da fame dei VIP, da Orietta Berti a Barbara Bouchet: le cifre e il caso Sandrelli">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Stefania Sandrelli ha lavorato nel cinema italiano da quando aveva 15 anni. Eppure, all’inizio del 2026, aprendo il cedolino della pensione si è accorta che mancavano <strong>450 euro al mese</strong>. Non uno scherzo, né un errore destinato a essere corretto con una telefonata: poco dopo l’INPS le ha chiesto anche la restituzione di 140mila euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Cash», ha precisato l’attrice, raccontando di essersi messa a piangere nella cucina di casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il caso più recente – e probabilmente più clamoroso – di una storia che ritorna periodicamente: quella delle <strong>pensioni da fame dei VIP</strong>. Definizione inevitabilmente scivolosa, perché un personaggio famoso può avere risparmi, immobili, diritti d’autore e altre entrate che nulla hanno a che fare con l’assegno previdenziale. Le cifre dichiarate, però, rimangono sorprendenti: 900 euro per Orietta Berti, 511 per Barbara Bouchet, circa 800 per Giucas Casella.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema, peraltro, non riguarda soltanto i nomi da copertina (e in quei casi il problema è ben più annoso): dietro di loro ci sono attori meno conosciuti, tecnici, ballerini, musicisti e maestranze che non hanno accumulato patrimoni durante la carriera e che, una volta usciti dal mondo del lavoro, devono campare proprio con quella pensione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stefania Sandrelli, 450 euro in meno e 140mila da restituire</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso Sandrelli non nasce da contributi mai versati, almeno non direttamente. Al centro della vicenda c’è una controversia sul calcolo delle pensioni dell’ex ENPALS, l’ente previdenziale dei lavoratori dello spettacolo confluito nell’INPS nel 2012.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una sentenza della Cassazione del 2022 ha dato ragione all’Istituto sul metodo utilizzato per calcolare alcuni trattamenti. Da qui sono partiti ricalcoli, riduzioni e richieste di restituzione che avrebbero raggiunto circa duecento ex lavoratori dello spettacolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Sandrelli sono stati sottratti <strong>450 euro mensili</strong> e richiesti 140mila euro di somme considerate indebitamente percepite. L’attrice, intervistata qualche tempo or sono dal <em>Fatto Quotidiano</em>, ha contestato tanto la sostanza quanto le modalità dell’operazione: nessun preavviso, il cedolino ridotto e poi la lettera con la richiesta di rimborso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«L’hanno fatto come i topi», ha detto, aggiungendo di essersi sentita umiliata come donna e come lavoratrice del cinema. Sandrelli si è trasformata così, per sua stessa definizione, nella “capopopolo” di una protesta che coinvolge artisti e maestranze. Ha citato anche il caso di un anziano tecnico al quale sarebbero stati chiesti 37mila euro: l’uomo ne avrebbe versati 24mila per paura di vedersi pignorare la casa. Una storia assai meno luccicante di quella di un’attrice famosa, ma probabilmente ancora più significativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Orietta Berti a Barbara Bouchet: le pensioni dichiarate dai VIP</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La cifra di <strong>900 euro al mese</strong> associata a Orietta Berti circola da parecchio tempo. Non è un dato recente: risale al 2015, quando la cantante raccontò di avere alle spalle cinquant’anni di lavoro ma una posizione contributiva assai meno ricca di quanto si potesse immaginare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motivo lo spiegò lei stessa. Tra il 1965 e l’inizio degli anni Ottanta, molti locali nei quali si esibiva non avrebbero versato regolarmente i contributi. La televisione, fortunatamente, si comportava in maniera diversa. Orietta Berti precisò anche di avere lavorato molto, risparmiato e continuato a cantare: insomma, <strong>900 euro di pensione non equivalevano a 900 euro complessivi con cui vivere</strong>. Dettaglio non secondario, spesso smarrito nei titoli (ma chi ci cliccherebbe su).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Barbara Bouchet ha invece dichiarato di percepire <strong>511 euro al mese</strong>. Giucas Casella ha parlato di circa 800 euro, mentre Enzo Paolo Turchi ha indicato un assegno attorno ai 740 euro. La pensione di Simona Izzo sarebbe di circa mille euro; la stessa cifra era stata attribuita al compianto Alvaro Vitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche Leopoldo Mastelloni raccontò di aver ricevuto appena 625 euro dopo cinquant’anni di lavoro, assegno poi salito – secondo dichiarazioni successive – a circa 1.200 euro. Sono importi riferiti dagli stessi protagonisti in momenti differenti, quindi non una graduatoria aggiornata al centesimo (anche perché rivalutazioni, trattenute e situazioni personali renderebbero il confronto piuttosto traballante).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché un artista famoso può ritrovarsi con una pensione così bassa?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La fama non versa contributi (siamo nel paese dove con la cultura non si mangia, d&#8217;altra parte).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro nello spettacolo è spesso discontinuo: una produzione può durare alcune settimane, una tournée alcuni mesi, una serata soltanto una notte. Il Fondo pensione dei lavoratori dello spettacolo registra le giornate lavorate e le retribuzioni sulle quali sono stati effettivamente pagati i contributi. Una carriera lunga cinquant’anni, quindi, non corrisponde necessariamente a cinquant’anni pieni di contribuzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo si aggiungono i contributi omessi, soprattutto nei decenni in cui controlli e registrazioni erano meno rigorosi. Orietta Berti lo ha raccontato senza troppi giri: si cantava nei locali, si veniva pagati, ma la parte previdenziale poteva tranquillamente perdersi lungo la strada.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’INPS divide inoltre i lavoratori dello spettacolo in categorie diverse, comprendendo rapporti a tempo determinato, attività artistiche o tecniche e lavoratori a tempo indeterminato. Il calcolo dipende dall’epoca di iscrizione, dalle giornate accreditate, dalla retribuzione imponibile e dal sistema – retributivo, contributivo o misto – applicato al singolo caso. Non esiste, in pratica, una “pensione dei VIP”: esistono posizioni contributive personali, spesso molto frammentate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2026 il trattamento minimo mensile indicato dall’INPS è pari a <strong>611,85 euro</strong>. Alcune delle cifre raccontate negli anni dai personaggi dello spettacolo si collocano poco sopra quella soglia; altre, almeno al momento della dichiarazione, persino sotto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiamarle pensioni da fame fa inevitabilmente presa, specialmente se accanto alla cifra compare un volto conosciuto. Il caso Sandrelli, però, ha tolto alla vicenda almeno una parte del suo sapore da curiosità estiva: quando l’INPS chiede 140mila euro a un’attrice celebre, la notizia fa il giro dei giornali; quando poche decine di migliaia vengono richieste a un tecnico ormai anziano, il problema è lo stesso ma la copertina – purtroppo per lui – non arriva.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nonsolo.tv/pensioni-da-fame-dei-vip-da-orietta-berti-a-barbara-bouchet-le-cifre-e-il-caso-sandrelli/">Pensioni da fame dei VIP, da Orietta Berti a Barbara Bouchet: le cifre e il caso Sandrelli</a> proviene da <a href="https://www.nonsolo.tv">NonSolo.TV</a>.</p>
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		<title>Dove è stato girato 65 – Fuga dalla Terra? Le location e la spiegazione del finale</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/65-fuga-dalla-terra-location-finale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 18:32:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Terra di 65 milioni di anni fa, popolata da dinosauri e da creature non particolarmente amichevoli, esiste soprattutto grazie agli effetti speciali. Le foreste, le spiagge e le montagne attraversate da Adam Driver in 65 – Fuga dalla Terra, però, sono assolutamente reali – anche se si trovano a migliaia di chilometri di distanza ... <a title="Dove è stato girato 65 – Fuga dalla Terra? Le location e la spiegazione del finale" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/65-fuga-dalla-terra-location-finale/" aria-label="Per saperne di più su Dove è stato girato 65 – Fuga dalla Terra? Le location e la spiegazione del finale">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">La Terra di 65 milioni di anni fa, popolata da dinosauri e da creature non particolarmente amichevoli, esiste soprattutto grazie agli effetti speciali. Le foreste, le spiagge e le montagne attraversate da Adam Driver in <em>65 – Fuga dalla Terra</em>, però, sono assolutamente reali – anche se si trovano a migliaia di chilometri di distanza le une dalle altre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uscito nel 2023, il film diretto da Scott Beck e Bryan Woods mescola fantascienza, avventura e una discreta quantità di rettili preistorici. Al centro della storia troviamo Mills, pilota proveniente dal pianeta Somaris e partito per una lunga missione spaziale con l&#8217;obiettivo di guadagnare il denaro necessario per curare la figlia Nevine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio non va esattamente secondo i programmi: la sua astronave, colpita da una massa di asteroidi, precipita su un pianeta sconosciuto. Mills scopre presto di essere atterrato sulla Terra di 65 milioni di anni fa e di non essere l&#8217;unico sopravvissuto. Con lui c&#8217;è infatti Koa, una ragazzina interpretata da Ariana Greenblatt, con la quale inizialmente non riesce neppure a comunicare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove è stato girato 65 – Fuga dalla Terra?</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>65 – Fuga dalla Terra</em> è stato girato principalmente negli Stati Uniti, tra Louisiana e Oregon, con alcune riprese aggiuntive realizzate in Irlanda. La produzione ha quindi assemblato foreste, coste e paesaggi provenienti da luoghi molto distanti per costruire un&#8217;unica Terra preistorica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una parte importante delle riprese si è svolta nella <strong>Kisatchie National Forest</strong>, in Louisiana. Si tratta dell&#8217;unica foresta nazionale dello Stato, un&#8217;area particolarmente vasta caratterizzata da boschi, zone paludose e sentieri che nel film diventano il territorio incontaminato – e decisamente pericoloso – attraversato da Mills e Koa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La troupe lavorò in particolare nella Vernon Parish, mentre altre scene furono realizzate nell&#8217;area di New Orleans e negli studi Second Line Stages. Le riprese principali cominciarono il 7 dicembre 2020 e si conclusero il 21 febbraio 2021, in un periodo in cui lavorare a una produzione cinematografica non doveva essere semplicissimo (eravamo ancora nel pieno della pandemia).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ricreare le coste della Terra di milioni di anni fa venne invece scelto l&#8217;Oregon. Tra le location utilizzate troviamo <strong>Coos Bay, Gold Beach, Meyer’s Creek Beach, Whaleshead Beach, Agness ed Elk Creek Falls</strong>. Spiagge rocciose, vegetazione fittissima e paesaggi spesso avvolti dalla nebbia: non serviva poi moltissimo per farli sembrare luoghi nei quali l&#8217;essere umano non aveva ancora messo piede. Anche perché, tecnicamente, non lo aveva fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune riprese aggiuntive furono infine effettuate in Irlanda, nella contea di Wicklow. La produzione lavorò a <strong>Bray e negli Ardmore Studios</strong>, già utilizzati nel corso degli anni per numerose produzioni internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Terra preistorica di <em>65</em> non corrisponde quindi a un unico luogo visitabile: è il risultato dell&#8217;unione tra le foreste della Louisiana, le coste dell&#8217;Oregon, i paesaggi irlandesi e un massiccio lavoro di post-produzione. I dinosauri, è quasi superfluo precisarlo, furono aggiunti in seguito (e per fortuna, verrebbe da dire).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché il film si chiama 65?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo fa riferimento all&#8217;epoca nella quale è ambientata gran parte della storia. Mills e Koa si trovano infatti sulla Terra circa 65 milioni di anni fa, poco prima dell&#8217;impatto dell&#8217;asteroide che avrebbe provocato una delle più importanti estinzioni di massa nella storia del pianeta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;inizio Mills crede di essere precipitato su un mondo alieno. Il ribaltamento sta proprio qui: l&#8217;ambiente sconosciuto e ostile non è un altro pianeta, ma la nostra Terra in un&#8217;epoca talmente lontana da risultare, almeno ai suoi occhi, completamente aliena.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come finisce 65 – Fuga dalla Terra?</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Attenzione: da questo punto sono presenti spoiler sul finale di 65 – Fuga dalla Terra.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver attraversato foreste, grotte e territori popolati da creature preistoriche, Mills e Koa riescono finalmente a raggiungere la navicella di salvataggio rimasta sulla cima della montagna. Durante il viaggio Mills ha fatto credere alla ragazza che i suoi genitori si trovassero lì, servendosi di questa bugia per convincerla a seguirlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta arrivata a destinazione, però, Koa scopre la verità: i suoi genitori sono morti nell&#8217;incidente dell&#8217;astronave. Mills le confessa di averle mentito e le racconta a sua volta quanto accaduto a Nevine. La figlia, gravemente malata, è morta mentre lui si trovava ancora lontano da casa. Il rapporto tra i due protagonisti nasce dunque da una perdita comune: Mills non può più salvare Nevine, ma può provare a portare in salvo Koa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La loro partenza viene complicata dall&#8217;arrivo dei frammenti dell&#8217;asteroide, che fanno precipitare la navicella lungo il fianco della montagna. Mills e Koa vengono inoltre attaccati da due grandi dinosauri. Mills riesce a ucciderli, aiutato dalla ragazza, che utilizza la proiezione olografica di Nevine per distrarre uno degli animali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è ancora finita. Ricompare infatti l&#8217;enorme creatura che Mills aveva ferito e accecato parzialmente durante il passaggio nella grotta. Il pilota tenta di attirarla all&#8217;interno di un campo di geyser, ma il primo getto di acqua bollente non è sufficiente a fermarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando Mills sembra ormai spacciato, interviene Koa. La ragazza colpisce l&#8217;animale nell&#8217;occhio rimasto con un grosso dente di dinosauro precedentemente ricoperto con delle bacche velenose. Ormai completamente cieca, la creatura finisce dentro un geyser e viene uccisa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mills e Koa sopravvivono?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, Mills e Koa sopravvivono. Dopo l&#8217;ultimo scontro riescono a tornare alla navicella, a decollare e ad abbandonare la Terra pochi istanti prima dell&#8217;impatto dell&#8217;asteroide.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal cielo iniziano a cadere enormi frammenti infuocati, mentre l&#8217;asteroide principale colpisce il pianeta dando inizio al cataclisma destinato a provocare l&#8217;estinzione dei dinosauri. La navicella riesce comunque a superare l&#8217;atmosfera e si dirige verso la nave inviata per recuperare i due sopravvissuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il film non mostra ciò che accade loro dopo il salvataggio. Possiamo però immaginare che Mills torni sul proprio pianeta insieme a Koa o che, quantomeno, continui a occuparsi di lei: dopo avere perso le rispettive famiglie, i due sono diventati a tutti gli effetti una nuova famiglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa mostrano le immagini finali di 65 – Fuga dalla Terra?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Durante i titoli di coda vediamo lo stesso luogo dal quale Mills e Koa sono partiti cambiare attraverso le diverse epoche della Terra. Il paesaggio attraversa l&#8217;estinzione dei dinosauri, le glaciazioni e milioni di anni di evoluzione, fino ad assumere il suo aspetto contemporaneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una chiusura semplice ma efficace, che ricorda allo spettatore quale fosse il vero pianeta alieno della storia: non un mondo sperduto ai confini dell&#8217;universo, ma casa nostra parecchio tempo prima del nostro arrivo.</p>
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		<title>Cloud mining di Bitcoin: come funziona e perché è sempre più accessibile</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/cloud-mining-di-bitcoin-come-funziona-e-perche-e-sempre-piu-accessibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 12:31:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Minare Bitcoin dalla propria camera, qualche anno fa, era ancora possibile. Servivano un computer abbastanza potente, una certa dimestichezza tecnica e la disponibilità ad accettare una bolletta elettrica non propriamente amichevole. Oggi lo scenario è cambiato: la crescita della difficoltà di mining e la progressiva specializzazione dell’hardware hanno reso questa attività molto meno accessibile ai ... <a title="Cloud mining di Bitcoin: come funziona e perché è sempre più accessibile" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/cloud-mining-di-bitcoin-come-funziona-e-perche-e-sempre-piu-accessibile/" aria-label="Per saperne di più su Cloud mining di Bitcoin: come funziona e perché è sempre più accessibile">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Minare Bitcoin dalla propria camera, qualche anno fa, era ancora possibile. Servivano un computer abbastanza potente, una certa dimestichezza tecnica e la disponibilità ad accettare una bolletta elettrica non propriamente amichevole. Oggi lo scenario è cambiato: la crescita della difficoltà di mining e la progressiva specializzazione dell’hardware hanno reso questa attività molto meno accessibile ai singoli utenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È anche per questo motivo che si è diffuso il cosiddetto <strong>cloud mining</strong>, un sistema che permette di utilizzare potenza di calcolo fornita da società dotate di infrastrutture dedicate. Non occorre acquistare macchinari, installarli in casa o occuparsi personalmente della loro manutenzione. Bastano una connessione a Internet e la scelta di un contratto adatto alle proprie esigenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos’è il cloud mining e come funziona</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mining tradizionale, il proprietario delle apparecchiature sostiene direttamente i costi necessari per contribuire alla convalida delle transazioni effettuate sulla blockchain. Nel cloud mining, invece, l’utente acquista o noleggia una quota della potenza di calcolo – generalmente indicata attraverso l’hashrate – messa a disposizione da un operatore esterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il funzionamento può cambiare leggermente da una piattaforma all’altra, ma il modello di base è piuttosto semplice: l’utente crea un account, sceglie un contratto e riceve le eventuali ricompense generate dalla potenza di calcolo acquistata. La gestione delle apparecchiature, dell’energia e dell’infrastruttura rimane a carico del fornitore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo modo si può entrare nel mondo del mining senza dover conoscere nel dettaglio il funzionamento dei macchinari ASIC, predisporre spazi adeguati o monitorare continuamente consumi e temperature.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I vantaggi rispetto al mining tradizionale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il vantaggio più evidente è la semplicità. Creare una mining farm domestica richiede un investimento iniziale importante, competenze tecniche e costi energetici che possono cambiare sensibilmente da un Paese all’altro. Senza dimenticare il rumore, il calore prodotto dalle apparecchiature e la necessità di sostituire o aggiornare periodicamente l’hardware.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cloud mining elimina gran parte di questi ostacoli e consente di gestire tutto online. L’utente non acquista fisicamente i macchinari, ma accede alla potenza di calcolo attraverso la piattaforma scelta. Può quindi controllare il proprio contratto e le attività associate da computer o dispositivo mobile, senza intervenire sul funzionamento tecnico dell’impianto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro elemento interessante è la possibilità di scegliere tra contratti differenti per durata, potenza di calcolo e costo iniziale. Questo rende il sistema più flessibile rispetto alla costruzione di un impianto autonomo, che richiede invece una spesa considerevole sin dall’inizio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da cosa dipendono i risultati del cloud mining</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cloud mining semplifica la parte tecnica, ma resta legato alle dinamiche del mercato delle criptovalute. I risultati dipendono innanzitutto dal valore della moneta minata, dalla difficoltà della rete e dalla quantità complessiva di potenza di calcolo impiegata dai miner.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contano inoltre la durata del contratto e gli eventuali costi di gestione applicati dall’operatore. Le simulazioni presenti sulle piattaforme possono aiutare a comprendere il funzionamento di un piano, ma rappresentano stime basate sulle condizioni disponibili in quel momento: il mercato può cambiare e con esso possono cambiare anche i risultati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta di una particolarità del cloud mining, ma di una caratteristica dell’intero settore. Bitcoin e le altre criptovalute attraversano periodi di crescita e fasi meno favorevoli; chi decide di avvicinarsi a questo mondo dovrebbe quindi utilizzare esclusivamente somme compatibili con la propria situazione economica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa controllare prima di scegliere un contratto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di procedere conviene confrontare le soluzioni disponibili e verificare alcuni elementi essenziali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>durata e costo complessivo del contratto;</li>



<li>potenza di calcolo prevista;</li>



<li>eventuali commissioni di gestione o manutenzione;</li>



<li>frequenza degli accrediti e modalità di prelievo;</li>



<li>criptovalute supportate dalla piattaforma;</li>



<li>disponibilità e funzionamento del servizio di assistenza.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Vale inoltre una regola piuttosto semplice: maggiore è la chiarezza delle condizioni, più facile sarà confrontare concretamente un’offerta con le alternative presenti sul mercato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un accesso più semplice al mining di Bitcoin</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cloud mining nasce per risolvere un problema concreto: consentire l’accesso al mining anche a chi non può acquistare e gestire apparecchiature specializzate. Rispetto a un impianto domestico, offre maggiore semplicità, nessun problema di spazio e una gestione quasi interamente online.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo non significa che ogni contratto produca automaticamente un profitto. Significa, più semplicemente, che la barriera tecnica all’ingresso è diventata molto più bassa. Informarsi sulle condizioni, confrontare le diverse proposte e procedere con gradualità rimane il modo più sensato per avvicinarsi a un settore interessante, ma inevitabilmente legato all’andamento delle criptovalute.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria. Le criptovalute sono attività volatili e possono comportare la perdita del capitale impiegato.</em></p>
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		<title>Airport Security Roma è vero o ci sono attori? Come funziona il programma di DMAX</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/airport-security-roma-e-vero-o-ci-sono-attori-come-funziona-il-programma-di-dmax/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 11:46:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un passeggero viene fermato all’aeroporto di Roma Fiumicino. Nella sua valigia c’è qualcosa che non dovrebbe esserci: droga nascosta in un doppio fondo, documenti sospetti, merce non dichiarata o uno degli altri assortiti disastri che trasformano un normale controllo in una puntata televisiva. Le telecamere riprendono tutto, gli agenti fanno domande e il malcapitato spesso ... <a title="Airport Security Roma è vero o ci sono attori? Come funziona il programma di DMAX" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/airport-security-roma-e-vero-o-ci-sono-attori-come-funziona-il-programma-di-dmax/" aria-label="Per saperne di più su Airport Security Roma è vero o ci sono attori? Come funziona il programma di DMAX">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un passeggero viene fermato all’aeroporto di Roma Fiumicino. Nella sua valigia c’è qualcosa che non dovrebbe esserci: droga nascosta in un doppio fondo, documenti sospetti, merce non dichiarata o uno degli altri assortiti disastri che trasformano un normale controllo in una puntata televisiva. Le telecamere riprendono tutto, gli agenti fanno domande e il malcapitato spesso offre spiegazioni talmente improbabili da far sorgere un dubbio:&nbsp;<strong>quello che vediamo in Airport Security Roma è vero oppure ci sono degli attori?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda circola da tempo, soprattutto perché alcuni dei passeggeri fermati sembrano personaggi scritti appositamente per la televisione. Qualcuno recita malissimo oppure, al contrario, è la realtà a essere molto più creativa degli sceneggiatori?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta breve è che il programma viene presentato ufficialmente come un prodotto documentaristico basato su controlli e casi concreti.&nbsp;<strong>Gli agenti, gli ambienti e le procedure mostrate sono reali</strong>. Non esiste invece una conferma ufficiale che permetta di sostenere che tutti i passeggeri siano attori, così come non possiamo escludere che alcune sequenze vengano ricostruite o ripetute per esigenze televisive.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Airport Security Roma e Stop Border Control sono lo stesso programma?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di provare a capire quanto ci sia di vero bisogna fare un po’ d’ordine, perché i titoli vengono spesso utilizzati come se fossero intercambiabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Airport Security</em>&nbsp;è il nome con il quale in Italia è conosciuto un filone di programmi dedicati ai controlli effettuati negli aeroporti e alle frontiere di diversi Paesi. Nel corso degli anni abbiamo visto edizioni ambientate in Australia, Canada, Stati Uniti, Spagna, Brasile e Perù, oltre alla serie&nbsp;<em>Airport Security: Roma</em>, dedicata all’aeroporto di Fiumicino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su DMAX viene inoltre trasmesso&nbsp;<strong><em>Stop! Border Control – Roma Fiumicino</em></strong>, produzione OMAVA per Warner Bros. Discovery, realizzata in collaborazione con Aeroporti di Roma e distribuita da ADR Distribution. È soprattutto a quest’ultima che il pubblico italiano fa riferimento quando parla genericamente di “Airport Security Roma”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo, d’altra parte, è molto simile: le telecamere seguono il lavoro della Polizia di Frontiera Aerea e degli altri operatori impegnati nei terminal, mostrando controlli sui documenti, furti, tentativi di contrabbando e traffici di sostanze stupefacenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli agenti di Airport Security Roma sono veri?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo punto ci sono pochi dubbi.&nbsp;<strong>Gli agenti e gli operatori aeroportuali mostrati nel programma sono realmente professionisti del settore</strong>, ripresi mentre svolgono o ricostruiscono procedure appartenenti al loro lavoro quotidiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La produzione ha ottenuto l’accesso alle aree dell’aeroporto normalmente precluse al pubblico e il programma è stato realizzato in collaborazione con Aeroporti di Roma. Le procedure di identificazione, i controlli sui bagagli e gli interventi mostrati non sono dunque stati inventati da uno sceneggiatore che, dalla propria scrivania, ha immaginato come possa funzionare un aeroporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo spiega anche perché gli agenti appaiano tanto naturali davanti alla telecamera. Non devono imparare un mestiere per interpretare una parte: stanno facendo il proprio lavoro, pur sapendo di essere ripresi e dovendo talvolta ripetere un gesto o una spiegazione perché la scena risulti comprensibile allo spettatore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le persone fermate sono attori?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che la faccenda diventa meno chiara. In rete si trovano numerose testimonianze di spettatori che sostengono di avere riconosciuto attori, figuranti o persone che lavorano abitualmente come comparse. Altri raccontano di conoscere agenti e funzionari aeroportuali secondo i quali alcune scene sarebbero state ricostruite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che si tratta quasi sempre di testimonianze anonime, indirette o comunque impossibili da verificare. La produzione, da parte sua, presenta&nbsp;<em>Stop! Border Control – Roma Fiumicino</em>&nbsp;come un programma documentaristico e parla di “casi concreti” e operazioni svolte all’interno dell’aeroporto. Anche le piattaforme che lo distribuiscono lo classificano come&nbsp;<strong>documentario, reality oppure programma unscripted</strong>, cioè non basato su una normale sceneggiatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non risultano dichiarazioni ufficiali nelle quali Warner Bros. Discovery o la società di produzione ammettano di sostituire sistematicamente i passeggeri con degli attori. Per questo motivo sostenere che sia “tutto finto” sarebbe tanto arbitrario quanto credere che ogni secondo sia stato registrato esattamente nel momento in cui i fatti stavano accadendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ipotesi più ragionevole è che il programma parta da&nbsp;<strong>controlli, procedure e casi reali</strong>, sottoposti successivamente al normale lavoro della televisione: selezione delle vicende più interessanti, montaggio, aggiunta della voce narrante e, quando necessario, possibile ripetizione o ricostruzione di alcuni passaggi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché alcuni passeggeri hanno il volto censurato e altri no?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro dettaglio utilizzato come presunta prova è quello dei volti. Se il passeggero è riconoscibile, secondo alcuni, deve necessariamente essere un attore; se invece viene oscurato, allora si tratterebbe di una persona realmente fermata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La distinzione non è così automatica. La possibilità di mostrare un volto dipende dal consenso concesso alla diffusione delle immagini, dalle valutazioni della produzione e dalle circostanze nelle quali è avvenuta la registrazione. Una persona può essere realmente coinvolta in un controllo e autorizzare la trasmissione del materiale; allo stesso modo, la produzione può decidere di rendere qualcuno non riconoscibile anche per ragioni prudenziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altri casi vengono oscurati il volto, un documento, una targa o altri elementi che consentirebbero di identificare direttamente una persona.&nbsp;<strong>La presenza del filtro non dimostra quindi che il caso sia autentico, così come la sua assenza non prova che davanti alla telecamera ci sia un attore.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le scene vengono registrate in diretta?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine “reality” porta spesso a immaginare una telecamera capace di trovarsi sempre nel luogo esatto e nel momento esatto in cui accade qualcosa di interessante. Evidentemente non funziona così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una produzione può trascorrere molte ore all’interno dell’aeroporto e riprendere una grande quantità di controlli che non portano alla scoperta di nulla. In televisione arriveranno soltanto i casi più curiosi, complessi o spettacolari. Quella che sembra una successione ininterrotta di trafficanti maldestri è dunque il risultato di una selezione: le migliaia di passeggeri che superano i controlli senza problemi, comprensibilmente, non meritano una puntata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna inoltre distinguere tra una vicenda inventata e una scena ricostruita. Una procedura può essere realmente avvenuta ma venire ripresa nuovamente, mostrata attraverso immagini di raccordo o raccontata in un ordine diverso da quello cronologico. È una pratica comune nella televisione documentaristica e non rende automaticamente falso il caso di partenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi appare nel programma riceve uno sconto di pena?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le teorie più fantasiose ce n’è anche una secondo cui i passeggeri fermati accetterebbero di mostrare il proprio volto in cambio di uno sconto di pena. Naturalmente non funziona così.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La partecipazione a un programma televisivo non consente di cancellare un’accusa per traffico internazionale di droga, falsificazione di documenti o contrabbando. Un’eventuale autorizzazione alla diffusione delle immagini riguarda esclusivamente il rapporto tra la persona ripresa e la produzione televisiva:&nbsp;<strong>non sostituisce il procedimento previsto dalla legge e non trasforma DMAX in un tribunale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso vale per la convinzione che chi viene ripreso possa essere immediatamente considerato colpevole. Un controllo, un fermo e persino un arresto non equivalgono a una condanna definitiva. Il montaggio televisivo comprime i tempi, mentre un eventuale procedimento giudiziario segue un percorso ben diverso e decisamente meno adatto alla prima serata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quindi Airport Security Roma è vero o è recitato?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione,&nbsp;<strong>Airport Security Roma e Stop! Border Control – Roma Fiumicino non possono essere definiti semplicemente programmi “finti”</strong>. Le forze dell’ordine sono reali, le procedure mostrate appartengono all’attività aeroportuale e la produzione dichiara di raccontare casi concreti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò non significa che ogni dialogo sia necessariamente spontaneo o che tutte le immagini siano state registrate mentre il caso si svolgeva per la prima volta. Come accade in molti docu-reality, è possibile che determinate sequenze siano ripetute, ricostruite o condensate attraverso il montaggio. Le insistenti segnalazioni sulla presenza di comparse meritano di essere considerate, ma in assenza di una conferma verificabile non bastano per affermare che tutti i fermati siano attori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La formula più corretta, dunque, è questa:&nbsp;<strong>casi e controlli reali raccontati con gli strumenti della televisione</strong>. Poi certo, quando un passeggero assicura di non sapere come siano finiti diversi chili di cocaina nella sua valigia, il dubbio che qualcuno gli abbia scritto la battuta viene quasi naturale.</p>
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		<item>
		<title>Quando Dario Fo aspettò Battiato fuori dal concerto per criticarlo: la risposta fu memorabile</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/quando-dario-fo-aspetto-battiato-fuori-dal-concerto-per-criticarlo-la-risposta-fu-memorabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 11:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parliamo di due grandi, grandissimi, della cultura italiana. Da un lato un premio Nobel per la Letteratura proveniente dalla Lombardia, dall’altro un artista noto da molti semplicemente come il Maestro, nato parecchio più a sud: a Jonia, l’attuale Riposto, in provincia di Catania. Da una parte abbiamo un’icona della sinistra capace di destreggiarsi praticamente in ... <a title="Quando Dario Fo aspettò Battiato fuori dal concerto per criticarlo: la risposta fu memorabile" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/quando-dario-fo-aspetto-battiato-fuori-dal-concerto-per-criticarlo-la-risposta-fu-memorabile/" aria-label="Per saperne di più su Quando Dario Fo aspettò Battiato fuori dal concerto per criticarlo: la risposta fu memorabile">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Parliamo di due grandi, grandissimi, della cultura italiana. Da un lato un premio Nobel per la Letteratura proveniente dalla Lombardia, dall’altro un artista noto da molti semplicemente come il Maestro, nato parecchio più a sud: a Jonia, l’attuale Riposto, in provincia di Catania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da una parte abbiamo un’icona della sinistra capace di destreggiarsi praticamente in ogni campo artistico (Wikipedia parla di Dario Fo come drammaturgo, attore, regista, scrittore, autore, cantautore, paroliere, illustratore, pittore, scenografo, attivista e comico italiano); dall’altra un personaggio troppo eterodosso per l’ingessata sinistra italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Qualcuno si è inventato la storia per cui sarei di destra, non è vero», spiegò una volta Battiato, definendosi un <strong>«proletario dello spirito»</strong> vicino alla sinistra dei diritti e delle libertà, non certo a quella sovietica. Anche lui, peraltro, si è mosso fra diverse arti: cantautore, compositore, regista e pittore. Limitarsi a definirlo cantante sarebbe piuttosto riduttivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo ci hanno lasciati entrambi da anni: Dario Fo è morto nel 2016, a 90 anni; Franco Battiato nel 2021, a 76.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È però gustoso rileggere quello che accadde quando le strade di questi due personaggi, così diversi e allo stesso tempo difficili da inquadrare, finirono per incrociarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cinquemila persone e Dario Fo in attesa fuori dal concerto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo nel <strong>1980</strong>, un anno importante nella carriera di Franco Battiato. Il cantautore siciliano aveva pubblicato da poco <em>L’era del cinghiale bianco</em>, il disco con cui si era riavvicinato alla forma canzone dopo gli esperimenti elettronici e le composizioni più ostiche degli anni precedenti. Nel corso di quello stesso anno sarebbe arrivato <em>Patriots</em>, contenente brani come <em>Up Patriots to Arms</em>, <em>Prospettiva Nevski</em> e <em>Le aquile</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Battiato stava quindi entrando nella fase che lo avrebbe condotto, nel 1981, al successo clamoroso de <em>La voce del padrone</em>. Il pubblico aumentava, le sue canzoni cominciavano a uscire dai circuiti frequentati dagli ascoltatori più curiosi e i concerti assumevano dimensioni decisamente diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al termine di una di quelle esibizioni – definita dallo stesso Battiato «delirante», con circa <strong>cinquemila persone</strong> presenti – Dario Fo lo aspettò all’uscita. Non per complimentarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«I tuoi testi non mi piacciono», gli disse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sappiamo se Fo avesse preparato un’analisi più articolata e sia stato tradito dalla sintesi, o se volesse semplicemente comunicare il proprio giudizio nella maniera più diretta possibile. Di sicuro Battiato non si mise a chiedergli quali passaggi non lo avessero convinto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta fu: <strong>«E a me che cazzo me ne frega?»</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fine della discussione. O almeno del racconto che Battiato avrebbe fatto molti anni più tardi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">«Eravamo sullo stesso piano»</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’episodio fu ricordato dal cantautore in un’intervista concessa al <em>Fatto Quotidiano</em> nel 2015 e successivamente ripreso, tra gli altri, da <a href="https://www.vanityfair.it/music/storie-music/2021/05/18/franco-battiato-musica-morte-matrimonio-maestro-musica-frasi?utm_source=chatgpt.com">Vanity Fair</a>. Battiato non lo presentò come una lite destinata a trascinarsi nel tempo, né come l’origine di un’inimicizia irrimediabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo inserì invece in un ragionamento sulla sincerità e sulle sue conseguenze. Se si sceglie di essere urticanti, spiegava in sostanza, bisogna mettere in conto che la persona davanti possa rispondere usando la stessa moneta. Fo aveva espresso il proprio giudizio senza troppi riguardi; Battiato aveva replicato eliminando direttamente i riguardi rimasti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Eravamo sullo stesso piano, a quel punto», fu il suo commento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una ricostruzione che restituisce bene il carattere di Battiato, generalmente associato alla spiritualità, alla meditazione, alla ricerca mistica e a quel tono apparentemente distante con cui parlava di quasi tutto. Apparentemente, appunto. Perché il musicista siciliano possedeva anche un’ironia secca e un’indole assai poco disposta alla riverenza, comprese quelle occasioni nelle quali si trovava davanti uno dei nomi più autorevoli della cultura italiana.</p>
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		<title>Chi sono Chiara e Allegra, moglie e figlia di Paolo Jannacci</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/chi-sono-chiara-e-allegra-moglie-e-figlia-di-paolo-jannacci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 12:50:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paolo Jannacci è il custode più naturale dell’eredità artistica di Enzo Jannacci, ma nel corso degli anni ha costruito una carriera che non si limita al cognome che porta. Pianista, compositore, arrangiatore e cantautore, ha lavorato a lungo al fianco del padre e continua a mantenerne vivo il repertorio, come avviene anche in Jannacciami!, lo ... <a title="Chi sono Chiara e Allegra, moglie e figlia di Paolo Jannacci" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/chi-sono-chiara-e-allegra-moglie-e-figlia-di-paolo-jannacci/" aria-label="Per saperne di più su Chi sono Chiara e Allegra, moglie e figlia di Paolo Jannacci">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Paolo Jannacci è il custode più naturale dell’eredità artistica di Enzo Jannacci, ma nel corso degli anni ha costruito una carriera che non si limita al cognome che porta. Pianista, compositore, arrangiatore e cantautore, ha lavorato a lungo al fianco del padre e continua a mantenerne vivo il repertorio, come avviene anche in <em>Jannacciami!</em>, lo spettacolo trasmesso da Rai 3 e dedicato all’indimenticato artista milanese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto più riservato quando si parla della sua vita privata, Paolo Jannacci è sposato con Chiara e ha una figlia, Allegra, nata nel 2008. Entrambe sono rimaste lontane dalla notorietà, ma il musicista ha raccontato in alcune occasioni quanto siano state importanti nella sua vita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Chiara, la moglie di Paolo Jannacci</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chiara, moglie di Paolo Jannacci, non lavora nel mondo della musica o dello spettacolo. È un’avvocata e ha sempre mantenuto un profilo particolarmente riservato: non risultano sue apparizioni televisive abituali e sono poche anche le informazioni pubbliche sul suo conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A raccontare qualcosa del loro rapporto è stato lo stesso Jannacci. In un’intervista concessa a <em>Repubblica</em>, il musicista ha spiegato che la moglie lo ha aiutato a crescere e a trovare un maggiore equilibrio personale. Per descrivere il suo ruolo ha utilizzato un’immagine piuttosto efficace: Chiara lo avrebbe «limato con la carta vetrata», smussando i suoi spigoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una presenza importante, dunque, ma vissuta lontano dai riflettori. Una scelta coerente con la riservatezza che Paolo Jannacci ha sempre cercato di conservare intorno alla propria famiglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Allegra, la figlia di Paolo Jannacci</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Allegra Jannacci è nata nel 2008 dal matrimonio tra Paolo e Chiara. Pur essendo cresciuta in una famiglia strettamente legata alla musica, non sembra intenzionata – almeno sulla base di quanto raccontato dal padre – a seguire esattamente il percorso di Enzo e Paolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un’intervista rilasciata nel 2020 a <em>Famiglia Cristiana</em>, Jannacci raccontò che alla figlia piaceva la musica, ma che appariva maggiormente interessata alla danza e alle arti visive. Una sensibilità artistica differente, accolta dal padre senza alcuna intenzione di imporle la tradizione familiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il legame tra Paolo e Allegra ha comunque lasciato tracce importanti nella sua produzione musicale. Nel 2013 il cantautore ha pubblicato un album intitolato proprio <em>Allegra</em>, dedicato alla figlia. Sulla copertina del disco compare un disegno realizzato da lei quando aveva appena due anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La canzone di Sanremo dedicata ad Allegra</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Allegra è anche la destinataria di <em>Voglio parlarti adesso</em>, la canzone con la quale Paolo Jannacci partecipò al Festival di Sanremo 2020. Il brano racconta l’amore di un genitore per una figlia, insieme al momento più difficile: quello in cui bisogna accettare di lasciarla crescere e andare per la propria strada.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Paolo Jannacci - Voglio parlarti adesso (Sanremo 2020)" width="1500" height="844" src="https://www.youtube.com/embed/909e18nIUqA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Intervistato durante il Festival, Jannacci confermò che la canzone era dedicata ad Allegra, presente anche nel video ufficiale. Il pezzo era stato scritto alcuni anni prima e inizialmente aveva commosso e persino un po’ spaventato la bambina, che non comprendeva perché nel testo si parlasse della necessità di allontanarsi dal padre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il passare del tempo Allegra ne comprese il significato, arrivando a essere orgogliosa della partecipazione di Paolo a Sanremo. <em>Voglio parlarti adesso</em> si classificò al sedicesimo posto, ma rimane uno dei brani più personali della carriera del musicista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Enzo a Paolo, fino ad Allegra</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Paolo è l’unico figlio di Enzo Jannacci e di Giuliana “Pupa” Orefice, scomparsa nel 2024. Per molti anni lavorò insieme al padre, occupandosi anche degli arrangiamenti e della produzione di diversi suoi dischi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’eredità di Enzo è quindi passata inevitabilmente attraverso Paolo, ma non si è trasformata in un obbligo per la generazione successiva. Allegra è cresciuta circondata dalla musica dei Jannacci, conservando però interessi e inclinazioni personali. Un approccio riassunto bene da una frase attribuita alla ragazza e ricordata dal padre: «Papà, io e te siamo diversi». Paolo, semplicemente, le ha dato ragione.</p>
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		<title>Liam Payne, cosa accadde nelle ultime ore: le nuove immagini e i dubbi sulla caduta dal balcone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 10:47:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Volendo fermarsi allo stereotipo, potrebbe sembrare una classica&#160;serata da rockstar: sesso, droga e alcol, nella più prevedibile applicazione possibile del vecchio motto “sex, drugs and rock ’n’ roll”. Sarebbe stata una nottata semplicemente epica — che non suggeriremmo comunque di replicare a casa, sia chiaro — se non fosse finita in tragedia. Le ultime ore ... <a title="Liam Payne, cosa accadde nelle ultime ore: le nuove immagini e i dubbi sulla caduta dal balcone" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/liam-payne-cosa-accadde-nelle-ultime-ore-le-nuove-immagini-e-i-dubbi-sulla-caduta-dal-balcone/" aria-label="Per saperne di più su Liam Payne, cosa accadde nelle ultime ore: le nuove immagini e i dubbi sulla caduta dal balcone">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Volendo fermarsi allo stereotipo, potrebbe sembrare una classica&nbsp;<strong>serata da rockstar</strong>: sesso, droga e alcol, nella più prevedibile applicazione possibile del vecchio motto “sex, drugs and rock ’n’ roll”. Sarebbe stata una nottata semplicemente epica — che non suggeriremmo comunque di replicare a casa, sia chiaro — se non fosse finita in tragedia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ultime ore di <strong>Liam Payne</strong> furono invece una lunga e incontrollabile discesa, conclusa alle 17.07 del 16 ottobre 2024 (ormai quasi due anni fa) con la caduta dal balcone del terzo piano del CasaSur Palermo di Buenos Aires. L’ex componente dei One Direction aveva solo 31 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quasi due anni dalla sua morte, circa 3.000 tra documenti ufficiali, testimonianze, conversazioni e immagini delle telecamere di sicurezza permettono di ricostruire con maggiore precisione ciò che accadde all’interno dell’albergo. Il materiale, ottenuto dal&nbsp;<em>Daily Mail</em>, non scioglie ogni dubbio sulla dinamica della caduta, ma racconta le condizioni sempre più precarie del cantante durante le ore che la precedettero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ultime ore di Liam Payne al CasaSur di Buenos Aires</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo staff del CasaSur avrebbe compreso abbastanza presto che la situazione poteva diventare difficile da gestire. Payne ordinava alcolici, cercava sostanze stupefacenti e alternava momenti di apparente tranquillità ad altri nei quali appariva aggressivo, disorientato o completamente assente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una delle conversazioni interne acquisite durante l’indagine, la responsabile dell’hotel Gilda Martín invitava i colleghi a trattarlo con cautela: «Questa persona sarà molto complicata. È importante che gli diciamo di no, gentilmente e con delle scuse, per fare in modo che non continui a essere aggressivo, o almeno non così tanto».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Payne continuò intanto a ordinare whisky e a cercare droga. In una conversazione con una escort contattata online, la richiesta divenne esplicita: «Dovremmo procurarci della cocaina. Riesci a trovarla? Ci servono cinque grammi così posso fare del crack».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La donna gli propose di raggiungerlo insieme a un’amica. Payne avrebbe offerto alle due 5.000 dollari per trascorrere la giornata con lui, anche se nelle ore successive nacque una discussione sul pagamento. Le escort, ascoltate dagli investigatori, raccontarono di avere trovato la camera in condizioni caotiche e il cantante già pesantemente alterato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due riferirono inoltre di avere avuto con lui un rapporto consensuale e di essere rimaste nell’albergo fino al pomeriggio. Prima di andarsene ci sarebbe stato un tentativo fallito di effettuare un bonifico internazionale, seguito da una nuova reazione rabbiosa di Payne. Lasciarono il CasaSur poco prima delle 16, circa un’ora prima della sua morte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le immagini nella hall e il ritorno in camera</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La parte più significativa della nuova ricostruzione arriva dalle telecamere di sicurezza. Payne compare nella hall insieme alle due donne, poi da solo nei corridoi e infine riverso su un divano della reception. In alcuni fotogrammi sembra ancora cosciente, per quanto disorientato; in altri non appare più in grado di camminare senza aiuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poco prima delle 17 alcuni dipendenti lo riportarono di peso nella sua stanza. Una decisione destinata a diventare uno degli elementi più discussi dell’intera vicenda, soprattutto per la presenza del balcone. Lo stesso personale dell’albergo aveva infatti chiamato i soccorsi spiegando che l’ospite aveva assunto alcol e droghe e che la sua vita poteva essere in pericolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle 17.07 venne avvertito il tonfo provocato dalla caduta. Payne precipitò da un’altezza di circa 13 metri e morì per i gravissimi traumi e le emorragie interne ed esterne riportate nell’impatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli esami tossicologici confermarono la presenza nel suo organismo di&nbsp;<strong>alcol, cocaina e un antidepressivo prescritto</strong>. Gli accertamenti medico-legali rilevarono inoltre che il cantante non aveva assunto una posizione istintiva di difesa durante la caduta. Secondo la procura argentina, poteva trovarsi in uno stato di incoscienza parziale o totale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli elementi raccolti portarono quindi a escludere che si fosse lanciato volontariamente dal balcone. Il padre Geoff Payne ha sempre respinto l’ipotesi del suicidio: «Non mi passa nemmeno per la testa che volesse farsi del male», dichiarò agli investigatori. Sotto l’effetto delle sostanze, aggiunse, suo figlio sembrava un’altra persona: «Non era Liam».</p>



<h2 class="wp-block-heading">La foto sul palo e l’ipotesi di un tentativo di fuga</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le immagini emerse adesso ce n’è una scattata alle 3.20 della mattina del 16 ottobre, molte ore prima della tragedia. Payne è ritratto all’esterno dell’albergo mentre si regge quasi orizzontalmente a un palo, sostenendo il peso del corpo con le braccia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fotografia mostra una notevole forza fisica e ha alimentato una possibile ricostruzione alternativa: Payne potrebbe avere tentato di lasciare la stanza calandosi dal balcone, forse convinto di riuscire a raggiungere quello sottostante o il cortile. La presenza di un cappello e di una borsa trovati vicino al corpo era già stata indicata come un elemento compatibile con un tentativo di uscire dalla camera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta però soltanto un’ipotesi. La foto del palo era stata scattata quasi quattordici ore prima e non dimostra che Payne fosse ancora capace di compiere un gesto simile nel tardo pomeriggio, dopo avere assunto alcol e stupefacenti. Non permette neppure di stabilire se sia scivolato mentre cercava una via d’uscita oppure se abbia perso conoscenza una volta raggiunto il balcone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le nuove immagini sembrano dunque rafforzare la ricostruzione di una morte accidentale, senza chiarire definitivamente cosa accadde negli ultimi secondi. Rimane invece evidente la rapidità con cui la situazione precipitò: quando Payne venne riportato nella sua stanza era già in condizioni tali da dover essere sorretto. Pochi minuti più tardi era morto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella che, osservata superficialmente, poteva sembrare una notte di eccessi da raccontare il giorno dopo si era ormai trasformata in qualcosa di molto diverso. Non più la caricatura della rockstar senza freni, ma un uomo completamente fuori controllo che avrebbe avuto bisogno di essere tenuto lontano da quella camera e, soprattutto, da quel balcone.</p>
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		<title>Dal campo al sito blu: 7 atleti che hanno aperto OnlyFans (e non sempre per spogliarsi)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 09:01:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OnlyFans può servire a vendere contenuti sensuali (sensuali per usare un eufemismo). Può diventare una specie di social network con accesso riservato a certi contenuti. In alcuni casi, invece, può comparire sulla divisa di un tennista esattamente come qualsiasi altro sponsor (o fungere sì da sponsor, ma attraverso la distribuzione di contenuti). Negli ultimi anni ... <a title="Dal campo al sito blu: 7 atleti che hanno aperto OnlyFans (e non sempre per spogliarsi)" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/dal-campo-al-sito-blu-7-atleti-che-hanno-aperto-onlyfans-e-non-sempre-per-spogliarsi/" aria-label="Per saperne di più su Dal campo al sito blu: 7 atleti che hanno aperto OnlyFans (e non sempre per spogliarsi)">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">OnlyFans può servire a vendere contenuti sensuali (sensuali per usare un eufemismo). Può diventare una specie di social network con accesso riservato a certi contenuti. In alcuni casi, invece, può comparire sulla divisa di un tennista esattamente come qualsiasi altro sponsor (o fungere sì da sponsor, ma attraverso la distribuzione di contenuti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni la piattaforma ha reclutato atleti e personaggi dello sport molto diversi tra loro, cercando di allontanarsi – almeno in parte – dall’immagine di sito dedicato esclusivamente ai contenuti per adulti. Una strategia che incontra una necessità concreta ed evidenzia una problematica reale: al di fuori di una ristretta cerchia di campioni milionari, vivere di sport può essere molto più complicato di quanto appaia dall’esterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allenatori, preparatori, trasferte, attrezzatura e fisioterapia hanno costi elevati e le sponsorizzazioni tradizionali a volte non toccano gli &#8220;sport minori&#8221; (laddove intendiamo gli sport che non siano il calcio &#8211; e non diamo ovviamente un giudizio di valore). Così OnlyFans permette agli atleti di monetizzare direttamente il proprio pubblico, scegliendo cosa pubblicare e quanto far pagare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non tutti lo fanno nello stesso modo. C’è chi vende immagini più esplicite, chi mostra semplicemente allenamenti e vita privata e chi viene pagato dalla piattaforma per promuoverne il marchio. I sette casi che andremo a vedere assieme mostrano quanto sia diventato ampio il fenomeno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Arina Rodionova</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nata in Russia e cittadina australiana dal 2014, Arina Rodionova ha raggiunto nel febbraio 2024 la posizione numero 97 della classifica WTA, il miglior risultato della sua carriera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tennista ha annunciato l’apertura del proprio profilo OnlyFans nel gennaio 2025, poco dopo l’eliminazione nelle qualificazioni degli Australian Open. La notizia ha attirato ulteriore attenzione perché arrivata nello stesso periodo dell’annuncio della separazione dall’ex giocatore di football australiano Ty Vickery.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rodionova non è stata la prima tennista a entrare sulla piattaforma e, naturalmente, non può più essere definita “l’ultima” in senso assoluto. Era semplicemente il nome più recente tra quelli citati dalla stampa all’inizio del 2025.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Alexandre Müller</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso più interessante (e con più sfaccettature) è probabilmente quello di Alexandre Müller. Il tennista francese non ha soltanto aperto un account: OnlyFans è diventato uno dei suoi sponsor.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La collaborazione è iniziata all’inizio del 2024, anche se ha ottenuto molta più visibilità durante gli US Open dello stesso anno. Müller ha spiegato che il denaro ricevuto gli permette di pagare gli allenatori e di portare più spesso con sé il preparatore atletico durante i tornei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo profilo è dedicato principalmente al tennis, agli allenamenti, ai viaggi e alla vita fuori dal campo. Non significa necessariamente che ogni contenuto sia privo di malizia – la descrizione scelta dal francese, “il tennista professionista più sexy”, non pare del tutto casuale – ma la collaborazione nasce prima di tutto come forma di sponsorizzazione sportiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Müller ha anche indossato cappellini e abbigliamento con il logo OnlyFans, quando i regolamenti dei tornei glielo hanno consentito. In questo caso il “sito blu” svolge praticamente lo stesso ruolo di un marchio di orologi o di un’azienda automobilistica &#8211; solo con qualche sopracciglio sollevato in più.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nick Kyrgios</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nick Kyrgios è arrivato su OnlyFans nel dicembre 2023, aprendo un profilo gratuito. L’australiano aveva promesso contenuti dietro le quinte, consigli sul tennis e frammenti della propria vita lontano dai campi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta era coerente con un personaggio che non ha mai separato troppo rigidamente lo sport dallo spettacolo. Secondo Kyrgios, oggi agli atleti non basta presentarsi in campo: devono produrre e possedere direttamente i propri contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo account non nasce quindi come una seconda carriera erotica, ma come un altro canale attraverso il quale controllare la propria immagine e parlare ai tifosi senza passare dai media tradizionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Douglas Costa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’agosto 2024 è arrivato anche Douglas Costa, ex calciatore di Juventus, Bayern Monaco e nazionale brasiliana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo profilo era inizialmente gratuito e conteneva soprattutto fotografie della carriera calcistica e video di allenamenti di boxe. Costa aveva presentato l’iniziativa come un modo per offrire ai sostenitori materiale esclusivo e costruire un rapporto più diretto con loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua presenza dimostra che OnlyFans non guarda soltanto agli sport individuali e agli atleti con difficoltà economiche. Un calciatore con milioni di follower può servire alla piattaforma per raggiungere un pubblico nuovo; al calciatore, invece, offre la possibilità di trasformare quella popolarità in un canale personale potenzialmente redditizio. (E dire che con quello che guadagnano i calciatori non sembra esattamente una necessità).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Alysha Newman</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La canadese Alysha Newman, bronzo nel salto con l’asta alle Olimpiadi di Parigi 2024, utilizza OnlyFans dal lontano 2021.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul proprio profilo ha pubblicato contenuti legati agli allenamenti, alla nutrizione e alla vita da atleta, insieme a immagini più sensuali. Durante i Giochi di Parigi la sua pagina ha ottenuto enorme visibilità, alimentata anche dalla celebrazione con un twerking dopo il salto da 4,85 metri che le consegnò il bronzo e il record canadese.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-9-16 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Alysha Newman Twerk Celebration" width="563" height="1000" src="https://www.youtube.com/embed/HCjhzYMeb6c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Newman ha spiegato di aver cercato una soluzione alla fragilità economica dello sport olimpico. Una medaglia può rendere un atleta famoso per qualche giorno, ma non garantisce automaticamente entrate sufficienti per sostenere altri quattro anni di preparazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lisa Buckwitz</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nemmeno una medaglia d’oro olimpica mette necessariamente al riparo dai problemi economici. La bobbista tedesca Lisa Buckwitz, campionessa nella gara a due a Pyeongchang 2018, ha iniziato una collaborazione con OnlyFans alla fine del 2024.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Buckwitz ha utilizzato i ricavi e la sponsorizzazione della piattaforma per finanziare la propria squadra e la preparazione verso le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Una stagione di bob può richiedere oltre 50.000 euro tra materiali, trasferte, allenamenti e compensi per gli altri componenti del team &#8211; e da qualche parte questi soldi si devono prendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I suoi contenuti riguardano soprattutto preparazione atletica, alimentazione e vita dietro le quinte. Buckwitz ha escluso di voler pubblicare materiale pornografico (ma, come stiamo vedendo, nessuno degli atleti si spinge a tanto), pur non rinunciando a immagini più audaci. In tal senso, bisogna ricordare come in precedenza abbia anche posato per l’edizione tedesca di Playboy.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="639" height="800" src="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/08/lisa-buckwitz-su-playboy-639x800.jpg" alt="" class="wp-image-59387" srcset="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/08/lisa-buckwitz-su-playboy-639x800.jpg 639w, https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/08/lisa-buckwitz-su-playboy-240x300.jpg 240w, https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/08/lisa-buckwitz-su-playboy.jpg 750w" sizes="auto, (max-width: 639px) 100vw, 639px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Liz Cambage</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il nome associato alle cifre più sensazionali è quello di Liz Cambage, ex cestista australiana e quattro volte All-Star nella WNBA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cambage ha dichiarato di aver guadagnato nella prima settimana su OnlyFans più di quanto avesse incassato durante tutta la propria carriera nella lega statunitense. Diversi articoli hanno trasformato questa frase nell’affermazione secondo cui avrebbe ottenuto 1,5 milioni di dollari in sette giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è così, o almeno non esistono elementi sufficienti per sostenerlo. La cifra di circa 1,5 milioni viene generalmente indicata come guadagno annuale ottenuto attraverso la piattaforma. Il confronto con la prima settimana deriva invece da una dichiarazione separata della stessa Cambage e rimane difficile da verificare in assenza di dati contabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il senso generale, però, non cambia: una cestista arrivata ai massimi livelli ha trovato nella vendita della propria immagine entrate nettamente superiori a quelle ottenute giocando (ed apre la questione salariale specialmente per quanto riguarda la parte femminile dello sport &#8211; ché non immaginiamo un giocatore di NBA &#8220;costretto&#8221; ad iscriversi a OF &#8211; anche perché se si iscrivesse non siamo certi avrebbe lo stesso riscontro in termini di pubblico di un&#8217;atleta).</p>



<h2 class="wp-block-heading">OnlyFans e gli atleti: non esiste un solo modello</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Racchiudere tutti questi casi sotto l’etichetta di “sportivi che si spogliano online” sarebbe comodo, ma poco preciso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni atleti vendono contenuti sensuali o espliciti. Altri aprono pagine gratuite per pubblicare materiale esclusivo. Altri ancora diventano ambassador e ricevono da OnlyFans una vera sponsorizzazione, senza trasformare il proprio profilo in un account per adulti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La piattaforma, da parte sua, prova da tempo a diversificare la propria offerta attraverso sport, fitness e OFTV, il servizio video accessibile gratuitamente. L’associazione con i contenuti erotici rimane fortissima e parlare di uno stigma ormai superato sarebbe prematuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta il dato economico. Il professionismo sportivo genera miliardi, ma li distribuisce in maniera molto diseguale. OnlyFans si è inserita proprio in quello spazio: da una parte atleti con un pubblico che non sempre riescono a monetizzare, dall’altra un’azienda desiderosa di dimostrare di poter ospitare qualcosa di diverso (e chissà se riuscirà mai ad emanciparsi dall&#8217;immagine erotica che oggi la connota).</p>
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