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	<description>TV, personaggi e storie tra nostalgia, curiosità e cultura pop</description>
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	<title>NonSolo.TV</title>
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		<title>Quanto guadagna Mauro Corona? Il cachet in TV e i numeri dei suoi libri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 08:08:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mauro Corona è uno scrittore, scultore e alpinista che il pubblico televisivo ha imparato a conoscere anche attraverso i suoi interventi nei programmi di Bianca Berlinguer. Un personaggio dal passato particolare, con una carriera che precede di parecchio i battibecchi davanti alle telecamere. Ma quanto guadagna per le sue partecipazioni televisive? E quanto hanno venduto ... <a title="Quanto guadagna Mauro Corona? Il cachet in TV e i numeri dei suoi libri" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/quanto-guadagna-mauro-corona/" aria-label="Per saperne di più su Quanto guadagna Mauro Corona? Il cachet in TV e i numeri dei suoi libri">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mauro Corona</strong> è uno scrittore, scultore e alpinista che il pubblico televisivo ha imparato a conoscere anche attraverso i suoi interventi nei programmi di <strong>Bianca Berlinguer</strong>. Un personaggio dal passato particolare, con una carriera che precede di parecchio i battibecchi davanti alle telecamere.</p>
<p>Ma quanto guadagna per le sue partecipazioni televisive? E quanto hanno venduto i suoi libri?</p>
<h2>Mauro Corona, dalla scultura alla montagna</h2>
<p>Nato a <strong>Baselga di Piné, in provincia di Trento, il 9 agosto 1950</strong>, Corona cresce a Erto e sin da ragazzo si appassiona alla natura, complice anche il tempo trascorso nei boschi con il padre.</p>
<p>Si iscrive all’Istituto per Geometri Marinoni di Udine, ma interrompe gli studi. Nel frattempo apprende <strong>l’arte della scultura lignea</strong> dal nonno paterno, una passione che porterà avanti accanto ai lavori da boscaiolo e cavatore.</p>
<p>Nel 1975 organizza la sua prima mostra a Longarone. Di quegli anni è anche una commissione che ricorderà molto tempo dopo: una Via Crucis realizzata per l’imprenditore Renato Gaiotto, destinata a Sacile. In un’intervista a <em>Oggi</em> del dicembre 2023, Corona ha raccontato di aver ricevuto per quel lavoro <strong>due milioni di lire</strong>. Una somma importante per lui, che all’epoca aveva bisogno di soldi.</p>
<p>Ma Mauro Corona è anche un <strong>celebre scalatore</strong>: nel corso della sua attività ha aperto oltre 300 vie di arrampicata, principalmente nelle Dolomiti Friulane. Montagna, legno e scrittura diventeranno così le tre componenti di una carriera decisamente poco convenzionale.</p>
<h2>I libri di Mauro Corona e i premi letterari</h2>
<p>La carriera letteraria prende forma attraverso i racconti pubblicati sul quotidiano <em>Il Gazzettino</em>. Nel <strong>1997</strong> esce <em>Il volo della martora</em>, il libro che contribuisce a farlo conoscere a un pubblico più ampio e che sarà seguito da numerosi romanzi e raccolte.</p>
<p>Nei suoi libri tornano la vita di montagna, gli animali, i mestieri e le persone di un mondo che ha conosciuto direttamente. Ma anche la violenza, la povertà e le vicende familiari: materiale che negli anni ha alimentato una produzione diventata un successo editoriale.</p>
<p>Tra i riconoscimenti ottenuti ci sono il <strong>Premio Bancarella 2011</strong> per <em>La fine del mondo storto</em> e il <strong>Premio Mario Rigoni Stern 2014</strong> per <em>La voce degli uomini freddi</em>.</p>
<h2>Quante copie hanno venduto i suoi libri?</h2>
<p>Nella presentazione del festival <em>L’Impresa della Bellezza</em>, organizzato a Vigonza nell’ottobre 2026, Mauro Corona viene accreditato di <strong>oltre cinque milioni di copie vendute complessivamente</strong>. Già nel novembre 2024, parlando con <em>Repubblica</em>, lo scrittore aveva dichiarato di essere arrivato a quasi cinque milioni.</p>
<p>Per alcuni titoli sono disponibili anche cifre specifiche. <strong><em>Il volo della martora</em> avrebbe raggiunto un milione di copie</strong>, secondo quanto raccontato dallo stesso Corona nell’intervista a <em>Oggi</em> del dicembre 2023. Un risultato costruito nel corso degli anni, fra diverse edizioni e ristampe.</p>
<p>Per <strong><em>Storia di Neve</em></strong>, uscito nel 2008, il dato arriva invece direttamente dall’editore: nella comunicazione sui risultati di quell’esercizio, <strong>Mondadori indicava 100.000 copie</strong>. Si tratta quindi delle vendite riportate per quel periodo, non del totale raggiunto successivamente dal romanzo.</p>
<p>Quanto a <strong><em>La fine del mondo storto</em></strong>, un resoconto pubblicato da <em>Bellunopress</em> nel febbraio 2011 parlava già di <strong>160.000 copie vendute</strong>. Anche in questo caso è un dato dell’epoca, precedente alle ulteriori vendite e ristampe.</p>
<p>La produzione è proseguita fino ai libri più recenti: nel settembre 2026 è uscito per Bompiani <strong><em>Felice</em></strong>, nel quale Corona torna sulla morte del fratello, emigrato giovanissimo in Germania. Per questo titolo non sono disponibili, nelle fonti consultate, cifre verificabili sulle vendite.</p>
<h2>Mauro Corona e Bianca Berlinguer, da Rai 3 a Rete 4</h2>
<p>Per il grande pubblico televisivo, Mauro Corona è soprattutto una presenza legata a <strong>Bianca Berlinguer</strong>: prima a <em>Cartabianca</em> su Rai 3, poi a <em>È sempre Cartabianca</em> su Rete 4, dove la conduttrice è approdata il <strong>5 settembre 2023</strong>.</p>
<p>Tra i due non sono mancati i battibecchi. Il più noto è quello del settembre 2020, quando Corona diede della “gallina” alla Berlinguer. L’episodio non piacque ai vertici Rai e lo scrittore venne allontanato dal programma, per poi tornare nel 2021.</p>
<p>Un rapporto televisivo proseguito anche dopo il cambio di emittente, fra discussioni, confidenze e interventi sull’attualità.</p>
<h2>Quanto guadagna Mauro Corona per ogni puntata?</h2>
<p>A rivelare il proprio compenso era stato lo stesso Corona durante un’intervista a <strong><em>La Zanzara</em> su Radio 24</strong>, ripresa dalla stampa nel gennaio 2021. Lo scrittore aveva dichiarato di percepire <strong>500 euro per ogni puntata di <em>Cartabianca</em></strong>, spiegando che dopo le tasse gli rimanevano circa 250 euro.</p>
<p>Un dettaglio va però precisato: <strong>la cifra si riferiva alle partecipazioni su Rai 3</strong>. Non è quindi corretto presentarla automaticamente come il compenso previsto per le sue presenze a Rete 4, per le quali non abbiamo trovato un importo pubblico verificabile.</p>
<p>Nell’aprile 2024, durante un’intervista al <em>Corriere della Sera</em>, gli era stata sottoposta anche l’indiscrezione di un cachet compreso fra 500 e 1.500 euro a puntata. Corona aveva reagito alla cifra più alta con il suo consueto garbo: <em>«Seee, 1.500 se li attaccano in quel posto!»</em>.</p>
<p>Una risposta che respingeva quell’importo, senza però chiarire quanto percepisse effettivamente.</p>
<h2>Quanto guadagna con i libri e qual è il suo patrimonio?</h2>
<p>Accanto alla televisione ci sono i proventi dell’attività editoriale e della scultura. Le copie vendute permettono di capire le dimensioni del successo di Corona, ma <strong>non consentono di calcolare quanto abbia incassato personalmente</strong>.</p>
<p>Il prezzo di copertina, infatti, non finisce interamente all’autore. Per ricostruire i suoi guadagni servirebbe conoscere anticipi, percentuali sui diritti e condizioni previste per ristampe, edizioni economiche e traduzioni. Dettagli contrattuali che non risultano pubblicamente documentati nelle fonti consultate.</p>
<p>Lo stesso vale per il <strong>patrimonio complessivo</strong>: non ci sono elementi sufficienti per attribuirgli una cifra attendibile. Restano i numeri della sua carriera, quelli sì: un compenso televisivo dichiarato ai tempi della Rai e milioni di libri venduti nel corso di quasi trent’anni.</p>
<p><em>Scritto da Mario Barba il 6 settembre 2023, aggiornato dalla redazione il 17 ottobre 2026</em></p>
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		<title>Leone il cane fifone e l’agghiacciante storia vera che lo avrebbe ispirato: il mistero dei coniugi Patterson</title>
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		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 21:16:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fine anni Novanta, inizio anni Duemila. In questo caso, più probabilmente, inizio del nuovo millennio. Sono gli anni che spesso citiamo nei contenuti del nostro network. Sarà perché eravamo più giovani, sarà perché avevamo fiducia nel futuro, sarà quel che sarà – come avrebbero cantato i Ricchi e Poveri, ma diversi anni prima. Nell’avvicinarsi del ... <a title="Leone il cane fifone e l’agghiacciante storia vera che lo avrebbe ispirato: il mistero dei coniugi Patterson" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/leone-il-cane-fifone-e-lagghiacciante-storia-vera-che-lo-avrebbe-ispirato-il-mistero-dei-coniugi-patterson/" aria-label="Per saperne di più su Leone il cane fifone e l’agghiacciante storia vera che lo avrebbe ispirato: il mistero dei coniugi Patterson">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Fine anni Novanta, inizio anni Duemila. In questo caso, più probabilmente, inizio del nuovo millennio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono gli anni che spesso citiamo nei contenuti del nostro network. Sarà perché eravamo più giovani, sarà perché avevamo fiducia nel futuro, sarà quel che sarà – come avrebbero cantato i Ricchi e Poveri, ma diversi anni prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’avvicinarsi del futuro, tra le cose che mi facevano pensare che il futuro fosse finalmente arrivato a casa nostra c’era la pay TV. Mi sembrava quasi una cosa d’oltreoceano, forse perché certi contenuti li avevo visti brevemente negli Stati Uniti proprio in quegli anni, durante un viaggio familiare. Avere centinaia di canali mi dava l’impressione di possedere la TV via cavo di simpsoniana memoria e guardare determinati programmi mi faceva sentire quasi negli States.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Determinati programmi: si parla di roba per ragazzini. Nello specifico di Cartoon Network, che osservavo con un certo snobismo perché mi avvicinavo all’adolescenza ad ampie falcate, ma che poi guardavo lo stesso. Anche perché trasmetteva contenuti in qualche modo esclusivi, roba mai vista prima. Roba con cui, all’epoca, potevano rivaleggiare soltanto MTV e i suoi cartoni per adulti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le serie di Cartoon Network, quella che più mi colpiva aveva come protagonista un cane e delle atmosfere che, sebbene non fossi più esattamente un infante, riuscivano a mettermi paura. Come avevano fatto qualche anno prima i <em>Piccoli Brividi</em> in TV.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parliamo del fottutissimo <strong>Leone il cane fifone</strong>, che era fifone a ben donde: viveva con una coppia di vecchiacci in una fattoria sperduta nel nulla e veniva regolarmente perseguitato da demoni, mummie, alieni, fantasmi e mostri difficili persino da catalogare. Ma se vi dicessi che dietro Leone, Marilù e Giustino potrebbe esserci una storia vera? Una storia con una coppia realmente esistita, una casa isolata e una scomparsa mai risolta?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco: probabilmente vi starei raccontando una balla. Però dietro quella balla (molto ripetuta sul web &#8211; e sappiamo che se si ripete tante volte una balla diventa essa verità) c’è una vicenda parecchio interessante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Leone, Marilù e Giustino nel mezzo di Altrove</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Negli Stati Uniti <em>Courage the Cowardly Dog</em> debuttò come serie il 12 novembre 1999; in Italia arrivò su Cartoon Network nella primavera del 2000. Il suo creatore, l’animatore newyorkese <strong>John R. Dilworth</strong>, aveva però presentato Leone già nel 1996, nel cortometraggio <em>The Chicken from Outer Space</em>, da noi conosciuto come <em>Il pollo spaziale</em>. Il lavoro ottenne persino una candidatura all’Oscar come miglior cortometraggio animato, perdendo contro <em>Una tosatura perfetta</em> di Wallace e Gromit.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La formula della successiva serie era tanto semplice quanto fuori di testa. Leone vive con la dolcissima Marilù e il decisamente meno amabile Giustino in una fattoria situata ad Altrove, traduzione italiana dell’originale <em>Nowhere</em>, nel Kansas. Intorno alla casa non c’è praticamente niente. Il problema è che proprio lì sembra concentrarsi l’intero catalogo mondiale del paranormale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leone trema, urla, assume espressioni incompatibili con l’anatomia canina e cerca comunque di salvare i suoi padroni. Marilù mantiene una serenità a tratti a sua volta inquietante davanti all’orrore, mentre Giustino continua a maltrattare il cane e a spaventarlo con la sua maschera. «Stupido cane!», gli ripete, spesso pochi secondi prima che qualche creatura tenti di divorarli tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una serie per bambini, quindi. Sì, certo. Con esorcismi, maledizioni egizie, materassi posseduti e personaggi realizzati talvolta con tecniche differenti rispetto al resto dell’animazione, così da renderli ancora più disturbanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La presunta casa reale di Leone il cane fifone</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Da anni circolano sul web fotografie che mostrerebbero la “vera casa” di Leone. L’immagine più diffusa ritrae una vecchia abitazione isolata, circondata da un paesaggio desertico che ricorda parecchio la fattoria di Altrove. Secondo alcune versioni della storia, la casa si troverebbe nei pressi di Truth or Consequences, nel Nuovo Messico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già il nome della cittadina – che esiste sul serio – sembra scelto appositamente da uno sceneggiatore. Alla fotografia sono state poi aggiunte, nel tempo, informazioni sempre più inquietanti: nella casa avrebbe vissuto una coppia di anziani insieme al proprio cane; i due sarebbero scomparsi in circostanze misteriose; prima della sparizione avrebbero raccontato di strani fenomeni e dell’apparizione di creature inquietanti. Qualcuno ha tirato in ballo anche gli skinwalker, entità legate alla tradizione Navajo e ormai infilate dal web praticamente in qualunque racconto ambientato nel Sudovest degli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non risultano tuttavia prove attendibili che identifichino quella costruzione come modello della casa del cartone. Manca anche un riscontro serio sulla coppia che avrebbe vissuto lì con un cane, mentre il collegamento con gli skinwalker sembra appartenere interamente alle successive aggiunte della rete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una storia inventata, dunque? In buona parte sì. La leggenda, però, ha finito per incorporare un autentico caso di cronaca: la scomparsa di <strong>William e Margaret Patterson</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">William e Margaret Patterson scompaiono da El Paso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">William e Margaret non vivevano in mezzo al deserto del Nuovo Messico. La loro casa si trovava al 3000 di Piedmont Drive, nel quartiere di Kern Place a El Paso, in Texas, a poca distanza dal confine messicano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lui aveva 52 anni e gestiva il Patterson Photo Supply, un negozio di materiale fotografico nel centro della città. Lei ne aveva 42, era descritta come una donna minuta e affettuosa e aveva interrotto da tempo i rapporti con la propria famiglia, contraria al suo matrimonio con William.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 5 marzo 1957 una vicina, Jeri Cash, bussò alla loro porta per vendere dei biscotti delle Girl Scout. Margaret le apparve molto agitata; William, da parte sua, non sembrò particolarmente felice di trovarsela davanti. La visita durò poco. Nella notte, alcuni vicini notarono movimenti insoliti intorno all’abitazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi i Patterson scomparvero.</p>



<figure class="gb-block-image gb-block-image-b8c2a1a8"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="740" height="554" class="gb-image gb-image-b8c2a1a8" src="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/10/famiglia-patterson.jpg" alt="" title="famiglia patterson" srcset="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/10/famiglia-patterson.jpg 740w, https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/10/famiglia-patterson-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In casa rimasero i piatti sporchi della cena, alcuni vestiti appoggiati sul letto e gli effetti personali della coppia. Non erano state interrotte le utenze, la consegna dei giornali o quella della posta. Persino le pellicce di Margaret erano ancora in lavanderia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soprattutto, venne abbandonato <strong>Tommy, il gatto al quale la donna era legatissima</strong>. L’animale sparì per alcuni mesi e tornò infine nei pressi della casa denutrito e sporco. Non c’era alcun cane. Già questo piccolo particolare smonta uno degli elementi più ripetuti nei racconti che collegano i Patterson a Leone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scomparsa, stranamente, non venne denunciata subito. William e Margaret viaggiavano spesso e alcuni conoscenti raccontarono che fossero partiti per una lunga vacanza in Florida. Soltanto il 15 agosto, più di cinque mesi dopo, il caso arrivò formalmente all’attenzione delle autorità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il telegramma firmato con l’iniziale sbagliata</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il 15 marzo, dieci giorni dopo l’ultima apparizione certa della coppia, il loro commercialista Herbert Roth ricevette un telegramma. Conteneva istruzioni molto precise: vendere una casa mobile, utilizzare il denaro per sostenere il negozio, affittare l’abitazione dei Patterson per nove mesi e affidare successivamente la gestione dell’attività a Doyle Kirkland, amico e concorrente di William.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio era firmato <strong>W.H. Patterson</strong>. Peccato che il secondo nome di William fosse Duncan e che, dunque, le sue iniziali fossero W.D.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il telegramma era stato dettato telefonicamente a un ufficio della Western Union di Dallas, da una cabina nei pressi dell’aeroporto di Love Field. All’epoca non era necessario mostrare un documento con fotografia per inviare una comunicazione del genere. In sostanza, chiunque avrebbe potuto firmarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A maggio arrivò anche una lettera indirizzata all’avvocato dei Patterson. Dichiarava che i due avevano deciso di lasciare il Paese e disponeva la distribuzione di negozio, casa, automobile e altre proprietà tra dipendenti e conoscenti. La firma somigliava a quella di William, ma gli esperti rilevarono alcune discrepanze; inoltre il documento non aveva valore come testamento, perché Margaret era comproprietaria dell’attività e non lo aveva sottoscritto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli anni successivi si moltiplicarono gli avvistamenti tra Stati Uniti e Messico. Nessuno venne confermato. Nel 1964 William e Margaret furono dichiarati legalmente morti, ma il caso rimase aperto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sangue nel garage e un frammento sul motoscafo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La parte più agghiacciante della vicenda arrivò soltanto nel 1984, quando <strong>Reynaldo Nangaray</strong>, un uomo che aveva lavorato per i Patterson, raccontò agli investigatori ciò che avrebbe visto dopo la loro scomparsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nangaray sostenne di avere trovato del sangue nel garage, intorno e sotto lo scaldabagno, e di essere stato incaricato di ripulirlo. Disse inoltre di aver notato quello che gli era sembrato un frammento di cuoio capelluto incastrato nell’elica del motoscafo di William. Avrebbe visto anche un conoscente della coppia portare fuori dalla casa alcune lenzuola macchiate di sangue per caricarle nel bagagliaio di un’automobile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché aveva aspettato quasi trent’anni? Nangaray spiegò di essere stato all’epoca un immigrato senza documenti e di aver temuto l’espulsione. Morì in un incidente stradale pochi anni dopo la sua testimonianza e quelle indicazioni non portarono a una soluzione. Il caso è stato riaperto almeno tre volte, nel 1984, nel 2005 e nel 2011, senza che venissero trovati elementi sufficienti per stabilire cosa fosse accaduto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Omicidio? Fuga volontaria? Una messinscena organizzata dalla coppia o da qualcuno interessato ai suoi beni? Negli anni si è parlato persino di spionaggio sovietico e, inevitabilmente, di rapimenti alieni. Le autorità hanno però chiarito che nessuna delle teorie circolate è mai stata confermata. Di certo rimane soltanto la sparizione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera origine di Leone raccontata dal suo creatore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema della presunta storia vera di <em>Leone il cane fifone</em> è semplice: <strong>John R. Dilworth ha raccontato da dove arrivò l’idea originale</strong>, e i Patterson non compaiono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dilworth si trovava nell’Ovest degli Stati Uniti e stava visitando la fattoria della famiglia della sua fidanzata. Un pomeriggio era seduto in veranda mentre il vento muoveva il grano e grosse nuvole dominavano il cielo. A un certo punto vide comparire una sfera luminosa, ebbe per un istante la sensazione che li stesse osservando e chiese alla padrona di casa cosa fosse. Lei rispose, sorridendo, di non saperlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giorno seguente Dilworth cominciò a scrivere la storia di un pollo alieno. Da quel cortometraggio sarebbe nato Leone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fattoria isolata, la coppia di anziani e le minacce provenienti dallo spazio erano quindi presenti nel progetto anni prima che internet collegasse il cartone alla scomparsa di El Paso. Non risulta che Dilworth abbia mai indicato William e Margaret Patterson tra le proprie fonti d’ispirazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le somiglianze su cui si regge la leggenda sono piuttosto fragili: una coppia, una casa e un mistero. I Patterson non erano agricoltori, abitavano in città, non risultano incontri con creature paranormali e possedevano un gatto, che è pur sempre un animale domestico ma non è chiaramente un cane. Persino la famosa casa desertica associata alla storia non è la loro abitazione di Piedmont Drive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cartone, quindi, non sembra essere nato da questo caso. È accaduto semmai il contrario: la rete ha preso una scomparsa autentica, già abbastanza inquietante senza bisogno di aggiunte, e l’ha adattata alle atmosfere di <em>Leone il cane fifone</em>. Un po’ alla volta sono arrivati la fattoria, il deserto, gli strani avvistamenti e infine il cane che non è mai esistito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto a William e Margaret Patterson, il loro destino rimane sconosciuto dal marzo del 1957.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nonsolo.tv/leone-il-cane-fifone-e-lagghiacciante-storia-vera-che-lo-avrebbe-ispirato-il-mistero-dei-coniugi-patterson/">Leone il cane fifone e l’agghiacciante storia vera che lo avrebbe ispirato: il mistero dei coniugi Patterson</a> proviene da <a href="https://www.nonsolo.tv">NonSolo.TV</a>.</p>
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		<title>Com’è morto RJ Mitte, il Walter White Jr. di Breaking Bad: aveva 34 anni</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/come-morto-rj-mitte-il-walter-white-jr-di-breaking-bad-aveva-34-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 07:17:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per gli appassionati di Breaking Bad era Walter White Jr., il figlio adolescente del professore di chimica interpretato da Bryan Cranston nell&#8217;iconica serie tv andata in onda fino al 2013. L&#8217;attore che interpretava il ragazzo, al secolo RJ Mitte, è morto lunedì 12 ottobre 2026, a 34 anni, in Texas. La notizia è stata diffusa ... <a title="Com’è morto RJ Mitte, il Walter White Jr. di Breaking Bad: aveva 34 anni" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/come-morto-rj-mitte-il-walter-white-jr-di-breaking-bad-aveva-34-anni/" aria-label="Per saperne di più su Com’è morto RJ Mitte, il Walter White Jr. di Breaking Bad: aveva 34 anni">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Per gli appassionati di <em>Breaking Bad</em> era Walter White Jr., il figlio adolescente del professore di chimica interpretato da Bryan Cranston nell&#8217;iconica serie tv andata in onda fino al 2013. L&#8217;attore che interpretava il ragazzo, al secolo RJ Mitte,<strong> è morto lunedì 12 ottobre 2026, a 34 anni</strong>, in Texas. La notizia è stata diffusa da TMZ e confermata dai rappresentanti dell’attore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla morte &#8211; che ha scoinvolto i tanti fan della serie &#8211; sono ancora in corso accertamenti: il sito americano esperto di show business riferisce di un suicidio, mentre il comunicato dei suoi rappresentanti annuncia la scomparsa senza specificarne la causa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Com’è morto RJ Mitte: le informazioni disponibili</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo quanto riportato da TMZ, un funzionario locale ha confermato che Mitte è morto lunedì in Texas. La testata scrive di aver appreso che si sarebbe trattato di suicidio e precisa che le forze dell’ordine stanno ancora indagando sul decesso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I rappresentanti dell’attore hanno confermato la morte attraverso una dichiarazione nella quale lo ricordano per il lavoro sullo schermo e per l’attività a favore delle persone con disabilità. Hanno inoltre chiesto di rispettare la privacy della famiglia e delle persone a lui vicine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Walter White Jr. e la paralisi cerebrale condivisa con il personaggio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nato il 21 agosto 1992 a Jackson, nel Mississippi, Roy Frank Mitte III aveva raggiunto la notorietà con <em>Breaking Bad</em>, serie tv trasmessa dal 2008 al 2013. Nella serie interpretava il figlio di Walter e Skyler White, quest’ultima interpretata da Anna Gunn: soprannominato Flynn, nella serie aveva la parte di un ragazzo che viveva le tensioni familiari senza conoscere, inizialmente, la doppia vita del padre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo personaggio aveva una paralisi cerebrale, condizione con la quale conviveva anche Mitte<strong> Quella dell’attore, però, era una forma più lieve</strong> a quella del personaggio, come specifica la biografia pubblicata da AMC. Le difficoltà motorie e del linguaggio mostrate sullo schermo non coincidevano dunque interamente con quelle della sua vita quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per interpretare Walt Jr. aveva dovuto lavorare anche su questa sostanziale differenza. Nella vita reale Mitte camminava senza l’aiuto delle stampelle utilizzate dal personaggio e aveva una dizione più chiara rispetto alla voce adottata nella serie. Se la familiarità con la disabilità gli offriva un’esperienza dalla quale partire, la recitazione richiedeva comunque una preparazione specifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo <em>Breaking Bad</em>, Mitte aveva continuato a recitare. Tra i suoi lavori figurano <em>The Oak Room</em>, <em>The Recall</em> e <em>The Guardians of Justice</em>, oltre alla partecipazione a <em>Switched at Birth</em>. Nell’ottobre 2025 aveva annunciato il fidanzamento con Kennedy Suarez.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’impegno contro il bullismo e per gli attori con disabilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La notorietà televisiva gli aveva permesso di portare avanti un’attività pubblica legata alla rappresentazione delle persone con disabilità. AMC ricorda il suo coinvolgimento nella campagna <strong>I AM PWD</strong>, promossa dai sindacati degli interpreti per sostenere gli attori con disabilità, e nelle iniziative del National Disability Institute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto con Shriners Hospitals for Children aveva invece radici nell’infanzia: Mitte era stato un paziente della rete ospedaliera, dove aveva ricevuto cure e fisioterapia. Nel 2014 era stato nominato ambasciatore della campagna <em>Love to the rescue</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Successivamente aveva partecipato alle iniziative contro il bullismo, anche attraverso la campagna <em>Cut the Bull</em>, invitando a riconoscere le capacità delle persone anziché fermarsi alla loro condizione fisica. Era inoltre ambasciatore di United Cerebral Palsy &#8211; attività proseguita negli anni, parallelamente ai ruoli al cinema e in televisione &#8211; e presidente della Mitte Foundation, impegnata in attività filantropiche e iniziative per la comunità.</p>
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		<title>Chi è Federico Casoni, il fidanzato di Ofelia Passaponti: carriera, basket e quanto guadagna</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/chi-e-federico-casoni-il-fidanzato-di-ofelia-passaponti-carriera-basket-e-quanto-guadagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 15:36:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due metri di altezza, il numero 23 sulla schiena e una carriera costruita nei palazzetti italiani. Federico Casoni è il fidanzato di Ofelia Passaponti, Miss Italia 2024 e nuova professoressa de L’Eredità, ma chi segue il basket delle serie nazionali aveva già avuto modo di incontrarne il nome. Magari dentro un tabellino, accanto a una ... <a title="Chi è Federico Casoni, il fidanzato di Ofelia Passaponti: carriera, basket e quanto guadagna" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/chi-e-federico-casoni-il-fidanzato-di-ofelia-passaponti-carriera-basket-e-quanto-guadagna/" aria-label="Per saperne di più su Chi è Federico Casoni, il fidanzato di Ofelia Passaponti: carriera, basket e quanto guadagna">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Due metri di altezza, il numero 23 sulla schiena e una carriera costruita nei palazzetti italiani. <strong>Federico Casoni è il fidanzato di Ofelia Passaponti</strong>, Miss Italia 2024 e nuova professoressa de <em>L’Eredità</em>, ma chi segue il basket delle serie nazionali aveva già avuto modo di incontrarne il nome. Magari dentro un tabellino, accanto a una discreta quantità di rimbalzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’occasione per tornare a parlare di lui arriva dalla televisione: Ofelia è stata annunciata nel cast del quiz di Marco Liorni, che tornerà su <strong>Rai 1 il 19 ottobre 2026 alle 18.40</strong>. Affiancherà il conduttore insieme a Marta Antonucci, raccogliendo il testimone delle precedenti professoresse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la senese si tratta di una nuova tappa dopo <em>La Corrida</em> con Amadeus, dove aveva esordito nel 2024, tornando poi nell’edizione successiva. Il debutto, quindi, sarà all’Eredità: davanti alle telecamere c’è già stata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Casoni, nel frattempo, ha iniziato un’altra stagione di basket. E per raccontarlo conviene partire proprio da lì.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Federico Casoni: età, altezza e ruolo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Romano, nato il <strong>18 giugno 1997</strong>, Federico Casoni ha 29 anni. La scheda della Lega Nazionale Pallacanestro lo indica come un’ala di <strong>201 centimetri per 90 chilogrammi</strong>; gli Herons Montecatini, annunciandone il ritorno, lo presentano invece come un’ala-centro di 202 centimetri. Un centimetro di differenza tra le schede, insomma: siamo comunque abbondantemente sopra i due metri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo territorio è quello dei lunghi, i giocatori che lavorano vicino al canestro, contendono i rimbalzi e devono reggere il contatto fisico. Casoni sa però allargarsi e tirare anche da tre punti. Nel linguaggio del basket è un “4”, un’ala grande capace di dare una mano anche da centro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando arrivò a Teramo, si descrisse con una formula abbastanza precisa: <strong>«un lungo atipico e moderno»</strong>. Spiegò di poter giocare fronte e spalle a canestro, sottolineando anche il contributo a rimbalzo. Una presentazione che aiuta a capire il suo mestiere: segnare, certamente, ma anche recuperare possessi e mettere energia nelle azioni meno appariscenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché una partita si può vincere pure prendendo un pallone che sembrava destinato agli avversari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Roma a Siena, fino alla promozione con Montecatini</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sua formazione cestistica passa dalla <strong>Vis Nova Roma</strong>. Il percorso pubblicato dalla LNP colloca le giovanili tra il 2010 e il 2016, seguite dalla stagione 2016/17 in Serie B con la stessa società. Poi arrivano il Basket Scauri e la Virtus Siena, dove si trasferisce durante il 2018/19.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seguono il campionato 2019/20 a Siena in C Gold e il 2020/21 con lo Spezia Basket Club. È una carriera fatta di cambi di città e categorie, dentro quel basket italiano che vive lontano dai grandi contratti e che, per continuare a giocare, ti chiede spesso di rifare le valigie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <strong>2021/22 Casoni approda agli Herons Montecatini</strong> e partecipa alla vittoria del campionato di C Gold, con la conseguente promozione in Serie B. Il comunicato del suo ritorno ricorda oltre <strong>15 punti e 8 rimbalzi di media</strong>: numeri da protagonista nell’anno di nascita del club.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’avvio della stagione successiva è ancora a Montecatini, ma nel dicembre 2022 arriva il passaggio a Teramo. La spiegazione del giocatore è concreta: l’inserimento di un altro senior nelle rotazioni aveva ridotto lo spazio disponibile, così aveva preferito cercare una squadra nella quale giocare di più. A convincerlo fu anche il confronto con Andrea Gabrielli, l’allenatore che avrebbe ritrovato successivamente a Ravenna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una scelta di campo, letteralmente: meglio cambiare città che restare a guardare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pesaro, Ravenna e Omegna: cosa dicono i numeri</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <strong>2023/24 veste la maglia del Loreto Pesaro</strong> in Serie B Interregionale, chiudendo con <strong>12,3 punti di media</strong>. L’anno dopo passa all’OraSì Ravenna, in Serie B Nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui, nella <strong>regular season 2024/25</strong>, mette insieme circa <strong>7,3 punti, 6,8 rimbalzi e 0,8 assist di media</strong>. Sono le cifre riportate nel comunicato dell’ingaggio successivo, quello della Paffoni Fulgor Omegna. A queste si aggiungono due presenze nei play-in, registrate separatamente nelle statistiche della Lega.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’annunciarne l’arrivo a Omegna, coach Riccardo Eliantonio sottolineava soprattutto l’impatto fisico e il tiro da tre: due caratteristiche che permettono a un lungo di rendersi utile anche lontano dal canestro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la squadra piemontese, nel <strong>2025/26</strong>, Casoni disputa <strong>36 partite di regular season, una nei play-in e tre nei playoff</strong>. Considerando tutte e tre le fasi, gli Herons riportano un bilancio di <strong>40 presenze, 6,6 punti e 7,8 rimbalzi di media</strong>, con il 58% da due e il 34,5% da tre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I rimbalzi superano dunque i punti. È un dettaglio utile per leggere il suo contributo: guardare soltanto la colonna dei canestri segnati lascerebbe fuori una parte consistente del lavoro. Un rimbalzo difensivo chiude l’attacco avversario; uno offensivo offre alla propria squadra un’altra occasione per segnare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il <strong>2026/27 è tornato alla Fabo Herons Montecatini</strong>, dove indossa nuovamente il numero 23. Chi lo cerca ancora tra i giocatori di Ravenna sta quindi leggendo informazioni risalenti a due stagioni fa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La storia con Ofelia Passaponti, cominciata prima di Miss Italia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La relazione con Ofelia precede la vittoria a Miss Italia. L’albo ufficiale del concorso, nel profilo dedicato alla vincitrice del 2024, racconta che i due si erano conosciuti quattro anni prima, quando Federico giocava nella Virtus Siena. <strong>La storia risale quindi intorno al 2020</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel settembre 2024 anche il <em>Corriere di Bologna</em> parlava di una coppia insieme da quattro anni, con fotografie e messaggi pubblicati sui rispettivi social. Un rapporto cresciuto mentre Casoni cambiava squadre e Ofelia proseguiva gli studi e il proprio percorso nei concorsi di bellezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è poi una conferma più recente, arrivata da una fonte piuttosto insolita per il gossip: <strong>il comunicato degli Herons del 27 giugno 2026</strong>. Annunciando il ritorno del cestista, il club spiegava che avrebbe abitato a Montecatini con la compagna Ofelia, che lo aveva già seguito durante la precedente esperienza in città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche lei ha praticato pallavolo. Il legame con lo sport, dunque, attraversa entrambi i percorsi, mentre quello universitario l’ha portata a conseguire prima la laurea triennale in Scienze della comunicazione e poi, il <strong>15 aprile 2025, la laurea magistrale in Strategie e Tecniche della Comunicazione all’Università di Siena</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fascia di Miss Italia, gli studi, la prima esperienza con Amadeus e adesso il preserale di Rai 1: nel frattempo il percorso di Ofelia si è allargato parecchio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto guadagna Federico Casoni?</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo stipendio di Federico Casoni non risulta pubblicamente documentato nelle fonti consultate.</strong> Si può però dare un ordine di grandezza dei compensi della categoria, facendo attenzione a non trasformarlo nel valore del suo contratto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una ricognizione di <em>Money.it</em> colloca gli stipendi dei giocatori di Serie B tra <strong>1.000 e 2.500 euro al mese</strong>. Una rilevazione di Jose Colorado basata su dati del 2022 indicava invece, per la Serie B italiana, una fascia più frequentemente riportata tra 1.300 e 2.200 dollari mensili, con valori superiori per i giocatori meglio pagati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono riferimenti generali, provenienti da ricognizioni differenti e, nel secondo caso, precedenti ai successivi cambiamenti del campionato. Non permettono di calcolare uno stipendio medio aggiornato e certificato della Serie B Nazionale, né di stabilire quanto guadagni un singolo atleta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durata dell’accordo, mensilità pagate, premi ed eventuali benefit possono cambiare il valore complessivo di un ingaggio. Le fonti citate non permettono neppure di attribuire al caso di Casoni una cifra netta o lorda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta più corretta è quindi questa: <strong>Casoni gioca in una categoria per la quale le ricognizioni disponibili indicano compensi mensili nell’ordine delle migliaia di euro</strong>; quanto percepisca personalmente resta un dato non pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo curriculum, per adesso, si possono contare con maggiore precisione le squadre, i punti e i rimbalzi. E una promozione a Montecatini, la città in cui è tornato a giocare mentre Ofelia si prepara al nuovo appuntamento su Rai 1.</p>
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		<title>Chi è Suor Noemi de La cucina delle monache: prima dei voti il suo ruolo era sul parquet</title>
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		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 08:16:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A La cucina delle monache le ricette hanno talvolta tempi di preparazione piuttosto particolari: il tempo di recitare un Credo, ad esempio, oppure un Gloria al Padre. Del resto, i piatti preparati da Madre Noemi, Suor Debora, Suor Myriam e Suor Eleonora arrivano anche dai fogli manoscritti custoditi nell’archivio del monastero, alcuni risalenti ai primi ... <a title="Chi è Suor Noemi de La cucina delle monache: prima dei voti il suo ruolo era sul parquet" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/chi-e-suor-noemi-de-la-cucina-delle-monache-prima-dei-voti-il-suo-ruolo-era-sul-parquet/" aria-label="Per saperne di più su Chi è Suor Noemi de La cucina delle monache: prima dei voti il suo ruolo era sul parquet">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A <em>La cucina delle monache</em> le ricette hanno talvolta tempi di preparazione piuttosto particolari: il tempo di recitare un Credo, ad esempio, oppure un Gloria al Padre. Del resto, i piatti preparati da <strong>Madre Noemi, Suor Debora, Suor Myriam e Suor Eleonora</strong> arrivano anche dai fogli manoscritti custoditi nell’archivio del monastero, alcuni risalenti ai primi anni del Settecento. Altro che timer dello smartphone e dubbie ricette ispirate da disattente scrollate di timeline.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma, ambientato nel Monastero delle Benedettine di Sant’Anna a Bastia Umbra, viene trasmesso su Food Network, canale 33 del digitale terrestre. La sesta stagione ha debuttato il 1° marzo 2026, con una nuova puntata ogni domenica alle 17:45; gli episodi continuano a essere riproposti nella programmazione del canale, soprattutto la domenica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La formula è semplice: ricette conventuali, ingredienti accessibili e qualche passaggio della vita quotidiana delle religiose (anche prima di prendere i voti). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le protagoniste del programma (e della vita del monastero, ça va sans dire) c&#8217;è una donna con un passato che, almeno a prima vista, sembra avere ben poco a che fare con la clausura: <strong>Suor Noemi Scarpa, oggi madre badessa, prima dei voti aveva infatti un altro ruolo. Letteralmente: giocava a basket.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Erika Scarpa a Suor Noemi, passando per la Serie B</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di diventare Suor Noemi si chiamava <strong>Erika Scarpa</strong>, era nata a Murano e trascorreva buona parte delle sue giornate in palestra. Aveva cominciato a giocare a pallacanestro da bambina, poi era entrata nella prima squadra del Murano Basket: dalla Promozione era arrivata prima in Serie C e quindi in Serie B, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere la A2.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si trattava, insomma, di una partitella ogni tanto. A 19 anni era alta un metro e 75, giocava già in una categoria nazionale e considerava il basket la propria strada. Indossava la maglia numero 9 e, quando decise di lasciare la squadra, fu proprio la restituzione di quella divisa uno dei passaggi più &#8220;dolorosi&#8221; &#8211; come raccontato da lei stessa in qualche intervista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sport, peraltro, era entrato presto in conflitto con la fede. Suo padre avrebbe preferito vederla partecipare ai ritiri parrocchiali; lei voleva andare alle partite. In un’occasione scappò da un ritiro per raggiungere di nascosto il campo, salvo poi essere riportata via dal padre. La reazione fu piuttosto netta: promise a se stessa che, una volta compiuti diciotto anni, non sarebbe più entrata in chiesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Andò in maniera leggermente diversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante un viaggio in Europa con una cugina, mentre si trovava a Londra, apprese della morte di <strong>Madre Teresa di Calcutta</strong>, avvenuta il 5 settembre 1997. Quella notizia riportò a galla un desiderio che aveva già avuto da bambina: dedicare la propria vita agli altri. Tornata a casa, trascorse quindici giorni in un monastero e per circa un anno continuò a dividersi tra due esistenze. Da una parte il fidanzato, il basket e il lavoro in una vetreria di Murano; dall’altra le giornate di preghiera e lavoro delle benedettine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A vent’anni scelse la seconda.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fidanzato, la vetreria e l’ingresso in monastero</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione non fu comunicata senza qualche comprensibile timore. La madre, claustrofobica, non era esattamente entusiasta all’idea che la figlia scegliesse la clausura; il fidanzato accolse invece la notizia con rispetto, mentre il datore di lavoro (Erika lavorava in una vetreria, eccellenza della sua area di provenienza) pensò inizialmente che si trattasse di una questione economica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Provò quindi a convincerla a restare proponendole più soldi e persino un’automobile. Non funzionò:  Erika decise quindi di lasciare Murano e trascorse i primi sei anni della propria vita monastica a Offida, nelle Marche, prima di trasferirsi nella comunità di Sant’Anna a Bastia Umbra. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fu allora che cambiò anche nome. Scelse <strong>Noemi</strong>, termine associato alla dolcezza, perché voleva smussare il carattere forte e a tratti scontroso che si riconosceva. Dopo aver svolto per circa dieci anni il compito di formatrice, nel 2015 venne eletta badessa del monastero e il 17 gennaio 2022 la comunità l’ha confermata alla propria guida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Madre superiora” è la definizione più immediata, ma il titolo corretto è dunque <strong>madre badessa</strong>. Il suo compito comprende la guida spirituale delle consorelle e la gestione concreta della comunità: deve organizzare le attività, prendersi cura delle religiose più anziane e interpretare la Regola benedettina nella vita di oggi. Un ruolo da capitano, per tornare per un attimo al linguaggio sportivo (e perdonando il cambio di disciplina).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come è nata <em>La cucina delle monache</em></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La televisione è arrivata molto più tardi e quasi per conseguenza. Nell’archivio del monastero erano conservati fogli e taccuini con ricette scritte a mano in un italiano antico. Madre Noemi le ha decifrate e trascritte con l’aiuto di un archivista, raccogliendole successivamente in una pubblicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro attirò prima l’attenzione dell’ANSA e del Tg1, quindi quella di Food Network. Da lì nacque <em>La cucina delle monache</em>, girato negli spazi del monastero: nessuno studio ricostruito e, a quanto raccontato dalla stessa badessa, nessun grande cambiamento nella loro giornata, fatta eccezione per una telecamera piazzata sul luogo di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Madre Noemi si alterna ai fornelli con Suor Debora, architetto prima di entrare in monastero, Suor Myriam, che ha conseguito quattro lauree, e Suor Eleonora, psicoterapeuta. Il programma mostra le preparazioni, ma anche l’orto, l’accoglienza degli ospiti e l’applicazione quotidiana e in salsa moderna dell’<em>ora et labora</em>.</p>
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		<title>Naza, dove vedere gratis online il documentario shock sui crimini di Israele a Gaza</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/naza-dove-vedere-gratis-online-il-documentario-shock-sui-crimini-di-israele-a-gaza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 16:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema e Serie Tv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Naza dura appena 80 minuti. Alla fine, però, in molti cinema italiani gli spettatori sono rimasti seduti senza parlare, mentre sullo schermo scorrevano i titoli di coda. Qualcuno ha provato ad applaudire, salvo poi fermarsi quasi subito, ché non è che ci sia tanto da applaudire. Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, due ... <a title="Naza, dove vedere gratis online il documentario shock sui crimini di Israele a Gaza" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/naza-dove-vedere-gratis-online-il-documentario-shock-sui-crimini-di-israele-a-gaza/" aria-label="Per saperne di più su Naza, dove vedere gratis online il documentario shock sui crimini di Israele a Gaza">Leggi tutto</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Naza</em> dura appena 80 minuti. Alla fine, però, in molti cinema italiani gli spettatori sono rimasti seduti senza parlare, mentre sullo schermo scorrevano i titoli di coda. Qualcuno ha provato ad applaudire, salvo poi fermarsi quasi subito, ché non è che ci sia tanto da applaudire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il documentario di <strong>Yuval Abraham e Rachel Szor</strong>, due dei quattro registi del premio Oscar <em>No Other Land</em>, è arrivato nelle sale italiane il 28 settembre 2026 come uscita speciale di tre giorni. Dovevano essere soltanto tre, appunto. I numerosi sold out e il primo posto al botteghino – davanti persino alla nuova edizione di <em>Avengers: Endgame</em> – hanno però convinto oltre 150 cinema a prolungare la programmazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi non è riuscito a trovare un biglietto, o più semplicemente preferisce affrontare il film a casa, avrà comunque un’altra possibilità: <strong>Naza sarà pubblicato gratuitamente online sul sito del Guardian</strong>, che ha partecipato alla produzione del documentario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per poter vedere gratuitamente il documentario, il link cui collegarvi sarà il seguente: <a href="https://www.theguardian.com/europe">https://www.theguardian.com/europe</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove e quando vedere Naza gratis online</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Al momento <em>Naza</em> non è ancora disponibile legalmente in streaming. Bisognerà attendere la conclusione della prima parte della distribuzione cinematografica internazionale, prevista in più di 50 Paesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il film sarà poi caricato direttamente sul sito ufficiale del <strong>Guardian</strong>, senza bisogno di acquistarlo o noleggiarlo. Le prime comunicazioni parlavano genericamente di novembre; successivamente lo stesso quotidiano britannico ha indicato la seconda metà del mese, con una pubblicazione prevista <strong>tra metà e fine novembre 2026</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è stata ancora annunciata una data precisa e, soprattutto, non è stato chiarito se la versione online comprenderà sin dall’inizio i sottotitoli in italiano. Nelle sale il film viene proiettato in lingua originale – ebraico e inglese – con sottotitoli italiani oppure, in alcuni cinema, in versione doppiata. La cosa più sensata è dunque attendere la pagina ufficiale del Guardian, evitando nel frattempo link improvvisati, copie pirata e siti che promettono uno streaming già disponibile (non lo è).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta di renderlo accessibile gratuitamente non dovrebbe essere limitata a pochi giorni. Abraham ha spiegato di voler permettere al maggior numero possibile di persone di vedere il lavoro realizzato insieme a Szor, anche oltre il normale percorso cinematografico. Il film nasce del resto da un’inchiesta giornalistica condotta insieme al <em>Guardian</em>, alla rivista israelo-palestinese <em>+972 Magazine</em> e al quotidiano in lingua ebraica <em>Local Call</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa racconta Naza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le immagini sono state girate prevalentemente di notte, sui tetti di Tel Aviv. Davanti alla telecamera compaiono <strong>24 appartenenti o ex appartenenti all’intelligence e alle forze armate israeliane</strong>, protetti attraverso l’oscuramento dei volti e la modifica delle voci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Raccontano dall’interno i sistemi utilizzati per individuare e colpire gli obiettivi nella Striscia di Gaza: programmi di sorveglianza, banche dati e strumenti basati sull’intelligenza artificiale, impiegati per associare un nome o un’abitazione a un presunto membro di Hamas. Il problema – ed è qui che il film comincia a diventare difficile da assorbire – è il numero di civili che gli operatori sanno di poter uccidere insieme al bersaglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo deriva proprio da un acronimo dell’intelligence israeliana, utilizzato per indicare la stima dei civili destinati a morire durante un bombardamento. Un danno collaterale trasformato in previsione numerica, inserito nella procedura prima ancora che l’attacco venga autorizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i registi, le testimonianze raccolte non descrivono iniziative individuali o deviazioni compiute da qualche soldato, ma un meccanismo organizzato. Le fonti parlano anche del sistema <em>Lavender</em>, adoperato per selezionare migliaia di possibili obiettivi, e di operazioni approvate nonostante fosse già noto il rischio di provocare centinaia di vittime civili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Venezia alle minacce contro i registi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, <em>Naza</em> ha ricevuto il <strong>Premio speciale della giuria</strong>. Abraham e Szor avevano già lavorato a <em>No Other Land</em>, il documentario sulla demolizione dei villaggi palestinesi in Cisgiordania premiato con l’Oscar nel 2025. Questa volta, però, hanno scelto di concentrarsi esclusivamente sulle voci provenienti dall’apparato militare israeliano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La reazione nel loro Paese è stata violentissima. Esponenti del governo e della destra israeliana li hanno accusati di tradimento; Benjamin Netanyahu ha sostenuto la possibilità di revocare la cittadinanza a chi “diffama” lo Stato e i suoi soldati. Davanti all’abitazione dei genitori di Szor si sono radunati manifestanti che hanno invocato punizioni contro i due autori. Più di 1.500 cineasti israeliani hanno invece firmato un documento in loro difesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche le reazioni del pubblico italiano spiegano perché la richiesta di vedere il film sia cresciuta così rapidamente. Nel dibattito nato online ricorre la stessa scena: sale piene, nessun vociare durante la proiezione e un lungo silenzio finale. Altri ammettono di non sentirsi pronti a guardarlo, soprattutto per il peso delle testimonianze: una reazione comprensibile ma da novembre, almeno, la scelta non dipenderà più dalla presenza del film nella sala più vicina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nonsolo.tv/naza-dove-vedere-gratis-online-il-documentario-shock-sui-crimini-di-israele-a-gaza/">Naza, dove vedere gratis online il documentario shock sui crimini di Israele a Gaza</a> proviene da <a href="https://www.nonsolo.tv">NonSolo.TV</a>.</p>
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		<title>Andrea Giuliacci è sposato? Il figlio Carlo e cosa sappiamo della vita privata del meteorologo</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/andrea-giuliacci-e-sposato-il-figlio-carlo-e-cosa-sappiamo-della-vita-privata-del-meteorologo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 14:35:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Andrea Giuliacci è uno dei meteorologi più conosciuti della televisione italiana. Figlio del celebre colonnello Mario Giuliacci, da oltre vent’anni accompagna il pubblico attraverso previsioni del tempo, approfondimenti scientifici e interventi dedicati al clima. Della sua attività professionale sappiamo praticamente tutto. Molto più difficile, invece, è trovare informazioni attendibili sulla sua vita sentimentale: Andrea Giuliacci ... <a title="Andrea Giuliacci è sposato? Il figlio Carlo e cosa sappiamo della vita privata del meteorologo" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/andrea-giuliacci-e-sposato-il-figlio-carlo-e-cosa-sappiamo-della-vita-privata-del-meteorologo/" aria-label="Per saperne di più su Andrea Giuliacci è sposato? Il figlio Carlo e cosa sappiamo della vita privata del meteorologo">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Andrea Giuliacci è uno dei meteorologi più conosciuti della televisione italiana. Figlio del celebre colonnello Mario Giuliacci, da oltre vent’anni accompagna il pubblico attraverso previsioni del tempo, approfondimenti scientifici e interventi dedicati al clima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Della sua attività professionale sappiamo praticamente tutto. Molto più difficile, invece, è trovare informazioni attendibili sulla sua vita sentimentale: Andrea Giuliacci è sposato? Ha una moglie? E cosa sappiamo della sua famiglia?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Andrea Giuliacci è sposato? Cosa sappiamo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non risultano dichiarazioni pubbliche attendibili che permettano di confermare se Andrea Giuliacci sia attualmente sposato o chi sia la sua eventuale moglie o compagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meteorologo ha sempre mantenuto una netta separazione tra la propria attività pubblica e la sfera sentimentale. Anche i suoi profili ufficiali si concentrano soprattutto sul lavoro di meteorologo e divulgatore, sull’insegnamento universitario e sui cambiamenti climatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questa ragione non sarebbe corretto attribuirgli una moglie sulla base delle informazioni riportate da alcuni siti privi di fonti. Andrea Giuliacci è certamente padre, ma questo non permette automaticamente di stabilire quale sia il suo attuale stato civile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il figlio Carlo e la terza generazione dei Giuliacci</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un’informazione certa riguarda invece suo figlio Carlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bambino è stato citato durante una puntata di qualche tempo fa del podcast <em>Non è più Domenica</em>, nella quale Andrea Giuliacci è stato intervistato insieme al padre Mario. Nel presentare i due ospiti, si è scherzato sulla possibile nascita di una vera dinastia della meteorologia italiana: dopo Mario e Andrea, Carlo potrebbe rappresentare addirittura la terza generazione della famiglia Giuliacci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paragone venuto fuori durante la puntata è stato inevitabile: Mario e Andrea sono un po’ i Maldini della meteorologia italiana. Resta soltanto da capire se anche il piccolo Carlo deciderà un giorno di seguire le orme del padre e del nonno (come Daniel dopo Cesare e Paolo)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al momento è decisamente presto per dirlo. Durante l’intervista è stato infatti precisato che il figlio di Andrea è ancora piccolo e potrebbe naturalmente scegliere una strada completamente differente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In Casa Giuliacci la meteorologia era di casa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella <a href="https://www.youtube.com/watch?v=r7ZfmmIn5dc" target="_blank" rel="noopener">puntata di <em>Non è più Domenica</em> con Mario e Andrea Giuliacci</a> è emerso anche un divertente ritratto della famiglia (della famiglia d&#8217;origine d&#8217;Andrea).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Andrea ha raccontato di non avere programmato fin dall’inizio di diventare meteorologo. Aveva una naturale predisposizione per le materie scientifiche, ma a influenzarlo fu inevitabilmente l’ambiente nel quale era cresciuto: in casa erano sempre presenti mappe, carte meteorologiche e discussioni sul tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La meteorologia era talmente centrale nella loro quotidianità che padre e figlio finivano per parlarne persino a cena. Una circostanza non particolarmente apprezzata dalla madre di Andrea che, come ha ricordato ironicamente lo stesso meteorologo, a un certo punto non ne poteva davvero più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla stessa intervista sappiamo che la madre di Andrea lavorava come insegnante in una scuola elementare. Mario Giuliacci ha raccontato che, all’inizio degli anni Novanta, rifiutò la possibilità di trasferirsi da Milano a Roma anche per non sconvolgere gli equilibri della famiglia: la moglie insegnava, mentre Andrea e sua sorella avevano ormai costruito a Milano la propria vita, tra università e amicizie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È bene però evitare un possibile equivoco: la moglie citata durante la conversazione è quella di Mario Giuliacci, dunque la madre di Andrea. Nella puntata non si parla invece di una moglie o di una compagna di quest’ultimo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Andrea Giuliacci: dagli studi alla televisione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Andrea Giuliacci è nato a Roma il 19 marzo 1971. Si è laureato in Fisica all’Università degli Studi di Milano, discutendo una tesi sull’influenza del fenomeno ENSO sul clima italiano, e ha successivamente conseguito un dottorato di ricerca in Scienze della Terra presso l’Università Federico II di Napoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2007 insegna Fisica dell’atmosfera all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Nel corso della sua carriera ha inoltre pubblicato numerosi libri dedicati alla meteorologia e alla climatologia, tra cui <em>Il clima. Come cambia e perché</em>, <em>Meteo curiosità</em> e <em>Il meteo dalla A alla Z</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2002 è diventato anche uno dei volti delle previsioni meteorologiche trasmesse dalle reti Mediaset. Il cognome gli ha certamente aperto qualche porta, ma la formazione accademica, le pubblicazioni e il lungo lavoro televisivo gli hanno consentito di costruire un’identità professionale autonoma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio durante l’intervista a NEPD, Andrea ha parlato apertamente della condizione di figlio d’arte: una situazione che può offrire alcune opportunità, ma che comporta anche il rischio di essere continuamente confrontati con il proprio genitore. (Ed è noto &#8211; sin dai tempi di Edipo &#8211; come possa essere complicato).</p>
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		<title>Paola Barale ha ridotto il seno? «Avevo la quinta, adesso ho una terza scarsa»</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/paola-barale-ha-ridotto-il-seno-avevo-la-quinta-adesso-ho-una-terza-scarsa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 15:42:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Avevo la quinta di reggiseno, mi sono ridotta 500 volte. Adesso ho una terza scarsa, continuo a togliere». Con l’iperbole delle «500 volte» – le operazioni, come vedremo, sarebbero state tre – Paola Barale ha raccontato ancora una volta di aver scelto di ridurre il seno. Lo ha fatto in una lunga intervista concessa a ... <a title="Paola Barale ha ridotto il seno? «Avevo la quinta, adesso ho una terza scarsa»" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/paola-barale-ha-ridotto-il-seno-avevo-la-quinta-adesso-ho-una-terza-scarsa/" aria-label="Per saperne di più su Paola Barale ha ridotto il seno? «Avevo la quinta, adesso ho una terza scarsa»">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«Avevo la quinta di reggiseno, mi sono ridotta 500 volte. Adesso ho una terza scarsa, continuo a togliere».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’iperbole delle «500 volte» – le operazioni, come vedremo, sarebbero state tre – Paola Barale ha raccontato ancora una volta di aver scelto di ridurre il seno. Lo ha fatto in una lunga intervista concessa a <em>Vanity Fair</em>, nella quale ha parlato del tempo che passa, della bellezza e di un rapporto con il proprio corpo decisamente meno sereno di quanto si potrebbe immaginare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché sì, per milioni di italiani Paola Barale è stata una delle donne più belle della televisione, nonché una sorta di influencer quando le influencer ancora non esistevano. Bastava che cambiasse taglio o colore di capelli perché molte provassero a imitarla. Lei, però, non si è mai vista con gli stessi occhi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non mi sono mai piaciuta, sinceramente. Sono sempre stata abbastanza insicura», ha ammesso. Avrebbe voluto essere più alta di una decina di centimetri e avere un fisico maggiormente sportivo e androgino. Il suo, invece, era naturalmente più morbido. Da qui anche la decisione di ridurre il seno, del quale aveva già parlato pubblicamente in passato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Paola Barale ha ridotto il seno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ospite nel 2023 di <em>Generazione Z</em>, il programma di Rai 2 condotto da Monica Setta, Barale aveva spiegato di essersi sottoposta a tre interventi: «Non mi piace il seno grosso e poi fa sembrare anche più grasse. Non mi è mai piaciuto, da ragazza avevo una quinta».</p>



<div style="margin:30px 0; padding:0; overflow:hidden; background:#faf7f8; border:1px solid #eadde1; border-radius:10px; color:#272727; font-family:inherit; line-height:1.6;">

  <div style="padding:18px 24px; background:#9e2144; color:#ffffff;">
    <div style="margin-bottom:4px; font-size:12px; font-weight:700; letter-spacing:1.2px; text-transform:uppercase;">
      La guida
    </div>
    <div style="font-size:22px; font-weight:700; line-height:1.3;">
      Riduzione del seno: come funziona e quanto costa
    </div>
  </div>

  <div style="padding:22px 24px;">

    <p style="margin:0 0 18px;">
      L’intervento si chiama <strong>mastoplastica riduttiva</strong> e serve a diminuire il volume e il peso del seno, rimodellandone contemporaneamente la forma.
    </p>

    <div style="margin-bottom:18px;">
      <strong style="color:#9e2144;">A cosa serve?</strong><br>
      Può essere richiesta per ragioni estetiche, ma anche per alleviare problemi provocati da un seno molto voluminoso: dolori alla schiena e al collo, difficoltà posturali, irritazioni cutanee o limitazioni nello sport e nelle attività quotidiane.
    </div>

    <div style="margin-bottom:18px;">
      <strong style="color:#9e2144;">Come si svolge?</strong><br>
      Il chirurgo rimuove parte del tessuto ghiandolare, del grasso e della pelle in eccesso, quindi rimodella il seno e, quando necessario, riposiziona areola e capezzolo. L’operazione viene generalmente eseguita in anestesia generale e lascia cicatrici la cui estensione dipende dalla tecnica e dalla quantità di tessuto eliminato.
    </div>

    <div style="margin-bottom:18px;">
      <strong style="color:#9e2144;">Chi la effettua?</strong><br>
      La mastoplastica riduttiva deve essere eseguita da un <strong>medico specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica</strong>, affiancato dall’anestesista e da un’équipe sanitaria, all’interno di una struttura autorizzata.
    </div>

    <div style="margin-bottom:18px;">
      <strong style="color:#9e2144;">Quanto costa?</strong><br>
      In Italia, privatamente, il prezzo indicativo può andare da <strong>5.000 a 10.000 euro</strong>. La cifra cambia in base alla complessità dell’intervento, al chirurgo, alla struttura e alla presenza nel preventivo di anestesia, ricovero, medicazioni e controlli successivi.
    </div>

    <div style="padding:14px 16px; background:#ffffff; border-left:3px solid #9e2144; border-radius:4px;">
      <strong>Si può fare con il Servizio Sanitario Nazionale?</strong><br>
      In alcuni casi sì, quando il seno eccessivamente voluminoso provoca problemi di salute documentati e l’operazione viene considerata terapeutica. I requisiti e l’accesso all’intervento possono cambiare in base alla regione e alla struttura ospedaliera.
    </div>

    <p style="margin:18px 0 0; color:#686868; font-size:13px; line-height:1.5;">
      Le indicazioni e i costi sono orientativi: tecnica, possibili rischi, cicatrici e tempi di recupero devono essere valutati durante una visita specialistica.
    </p>

  </div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">Un concetto ribadito successivamente in un’intervista al <em>Corriere della Sera</em>: «Avevo la quinta e mi sono operata per avere la terza». Una scelta personale che, secondo Barale, gli altri hanno talvolta interpretato attraverso i soliti stereotipi. Il suo modo di vestirsi, la scarsa passione per tacchi e gonne e perfino la volontà di non mettere in mostra seno e sedere hanno alimentato per anni domande e illazioni sulla sua vita privata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure la spiegazione è assai meno misteriosa: Paola Barale non si sentiva a proprio agio con un seno così abbondante e ha deciso di modificarlo. Oggi racconta di avere una terza scarsa e scherza sul fatto di voler «continuare a togliere».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’intervista a <em>Vanity Fair</em> ricorda anche una fotografia risalente ai tempi di <em>Casa Vianello</em>, mostratale recentemente da una fan. Rivedersi con quel fisico così morbido le ha fatto tenerezza. Forse perché oggi riesce a guardare quella versione di sé con una distanza diversa, pur senza raccontare una riconciliazione miracolosa con lo specchio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A 59 anni Barale è stata scelta come testimonial di una campagna di make-up e la notizia, racconta, ha fatto fare «la ola» alla sua autostima. La bellezza cambia inevitabilmente con l’età, ma per lei dovrebbe restare intatta la libertà di giocare con la propria immagine e decidere come presentarsi agli altri. Anche scegliendo una terza scarsa quando tutti sembravano apprezzare quella quinta.</p>
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		<title>Rodney Alcala, il serial killer che vinse un appuntamento in TV: la storia vera dietro Woman of the Hour</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/rodney-alcala-il-serial-killer-che-vinse-un-appuntamento-in-tv-la-storia-vera-dietro-woman-of-the-hour/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 11:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Forse dovremmo lanciare una rubrica sul lato oscuro della televisione. Se non fosse che rischierebbe di diventare una delle tante nostre geniali idee alle quali poi non diamo seguito. Dopo aver raccontato la vicenda di Miriam Rivera, protagonista di un reality costruito intorno alla sua identità di donna trans e morta nel 2019 in quello ... <a title="Rodney Alcala, il serial killer che vinse un appuntamento in TV: la storia vera dietro Woman of the Hour" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/rodney-alcala-il-serial-killer-che-vinse-un-appuntamento-in-tv-la-storia-vera-dietro-woman-of-the-hour/" aria-label="Per saperne di più su Rodney Alcala, il serial killer che vinse un appuntamento in TV: la storia vera dietro Woman of the Hour">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Forse dovremmo lanciare una rubrica sul lato oscuro della televisione. Se non fosse che rischierebbe di diventare una delle tante nostre geniali idee alle quali poi non diamo seguito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver raccontato la vicenda di <a href="https://www.nonsolo.tv/theres-something-about-miriam-la-verita-sul-terribile-reality-e-sulla-morte-di-miriam-rivera/" data-type="post" data-id="59431">Miriam Rivera, protagonista di un reality costruito intorno alla sua identità di donna trans</a> e morta nel 2019 in quello che fu classificato come un suicidio (una ricostruzione mai accettata dal marito), oggi parliamo di <strong>Rodney Alcala</strong>. Un uomo che nel 1978 si presentò davanti alle telecamere di un popolare programma televisivo statunitense, rispose a qualche domanda ammiccante e vinse un appuntamento con una concorrente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dettaglio trascurabile era che Alcala fosse un violentatore già condannato e un assassino seriale nel pieno della propria attività. Al momento della registrazione erano già avvenuti cinque degli omicidi per i quali sarebbe stato successivamente riconosciuto colpevole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il concorrente numero uno di <em>The Dating Game</em></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel settembre del 1978 Rodney Alcala aveva 35 anni, i capelli lunghi, un sorriso piuttosto sicuro e si presentava come fotografo. Fu scelto per partecipare a <em>The Dating Game</em>, programma nato nel 1965 e costruito intorno a un meccanismo semplice: una donna doveva scegliere fra tre uomini che non poteva vedere, affidandosi esclusivamente alle loro risposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una specie di appuntamento al buio, ma con un pubblico in studio e le risate registrate al momento giusto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcala era il “concorrente numero uno”. Il conduttore Jim Lange lo presentò come un fotografo di successo appassionato di paracadutismo e motociclismo. Dall’altra parte del pannello c’era <strong>Cheryl Bradshaw</strong>, che a un certo punto gli domandò che cosa sarebbe stato se lei lo avesse servito a cena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Mi chiamano la banana e sono molto appetitoso», rispose Alcala. Quando Cheryl gli chiese di spiegarsi meglio, lui aggiunse: «Sbucciami».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pubblico rise. Lei scelse proprio lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il premio non era il viaggio a Carmel mostrato nel film, ma comprendeva lezioni di tennis e biglietti per il parco divertimenti Magic Mountain. Poco importa: l’appuntamento non ci fu mai. Una volta incontrato Alcala senza più il pannello a separarli, Cheryl avvertì qualcosa che durante il programma non aveva potuto vedere. Chiamò la produzione e disse di non voler uscire con quell’uomo perché lo trovava inquietante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche Jed Mills, uno degli altri concorrenti, aveva avuto la stessa impressione. Raccontò che, dietro le quinte, Alcala gli si era avvicinato dicendo: «Io riesco sempre ad avere la mia ragazza». Una frase che avrebbe assunto un significato decisamente diverso qualche anno più tardi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Due condanne prima dell’apparizione in televisione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La storia diventa ancora più assurda se si considera che Rodney Alcala non era un uomo sul quale non esistessero informazioni. Il suo passato criminale era già abbastanza corposo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 25 settembre 1968 un automobilista lo vide convincere <strong>Tali Shapiro</strong>, una bambina di otto anni, a entrare nel suo appartamento di Hollywood. Chiamò la polizia, che riuscì a intervenire e a trovare la bambina ancora viva. Alcala, invece, fuggì prima dell’arrivo degli agenti e si trasferì a New York usando il nome di John Berger.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si iscrisse alla New York University e continuò a spostarsi. Nel 1971 lavorava come animatore in un campo estivo del New Hampshire quando due ragazze riconobbero la sua fotografia su un manifesto dell’FBI. Fu arrestato ed estradato in California, ma nel frattempo la famiglia di Tali Shapiro si era trasferita in Messico e non volle sottoporre la bambina a un processo. L’accusa fu ridotta e Alcala uscì dal carcere nel 1974, dopo meno di tre anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due mesi più tardi aggredì una tredicenne. Tornò in prigione, scontò altri due anni e nel 1977 fu liberato come <strong>sex offender registrato</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un anno dopo era in televisione a cercare l’amore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La produzione di <em>The Dating Game</em> non conosceva i suoi precedenti. I controlli sui concorrenti erano molto diversi da quelli odierni e non esisteva ancora un archivio nazionale informatizzato attraverso il quale incrociare rapidamente le condanne registrate in Stati differenti. Sarebbe comunque difficile trovare una dimostrazione più brutale dei limiti di quella selezione: un uomo già condannato due volte per aggressioni sessuali venne presentato al pubblico come un affascinante fotografo scapolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le fotografie, il metodo e le vittime di Rodney Alcala</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La macchina fotografica era una parte essenziale del metodo di Alcala. Avvicinava ragazze e giovani donne dicendo di essere un professionista, proponeva loro un servizio fotografico e riusciva così a portarle in appartamenti, parchi o luoghi isolati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un periodo lavorò persino come tipografo al <em>Los Angeles Times</em>. Alcuni colleghi ricordarono che mostrava loro fotografie di ragazze nude, presentandole come immagini artistiche richieste dalle stesse famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la polizia perquisì un deposito da lui affittato a Seattle trovò centinaia di fotografie, insieme a oggetti appartenuti ad alcune vittime. Nel 2010 gli investigatori diffusero pubblicamente oltre cento immagini nel tentativo di identificare le persone ritratte. Molte donne si riconobbero e contattarono le autorità; numerosi volti, però, sono rimasti senza nome.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra il 1977 e il 1979 Alcala uccise <strong>Jill Barcomb, Georgia Wixted, Charlotte Lamb, Jill Parenteau e Robin Samsoe</strong>, quest’ultima di appena dodici anni. A queste vittime si sarebbero aggiunte Cornelia Crilley ed Ellen Hover, uccise a New York rispettivamente nel 1971 e nel 1977.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel febbraio del 1979 Alcala caricò in auto la quindicenne <strong>Monique Hoyt</strong>. La portò nel deserto, la aggredì e la lasciò legata, convinto di averla completamente sottomessa. La ragazza riuscì invece a persuaderlo di voler mantenere il loro incontro segreto e di essere ancora interessata a lui. Alcala la liberò; durante una sosta a una stazione di servizio, Monique fuggì e chiese aiuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua denuncia portò all’arresto dell’uomo, che però uscì pagando la cauzione. Nei mesi successivi uccise Jill Parenteau e Robin Samsoe. È questa la vicenda ripresa nel finale di <em>Woman of the Hour</em>: il personaggio chiamato Amy è ispirato a Monique Hoyt, anche se il film modifica nomi, tempi e diversi particolari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’arresto e tre condanne a morte</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Robin Samsoe scomparve il 20 giugno 1979 mentre stava andando a una lezione di danza. Alcune sue amiche raccontarono che, poco prima, un uomo con una macchina fotografica le aveva avvicinate sulla spiaggia. Il ritratto elaborato dalla polizia fu riconosciuto dall’agente che seguiva Alcala durante la libertà vigilata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 24 luglio 1979 il fotografo fu arrestato a casa dei genitori. Nel 1980 venne condannato a morte per il rapimento e l’omicidio di Robin, ma la sentenza fu annullata dalla Corte Suprema della California perché durante il processo erano state comunicate alla giuria informazioni considerate pregiudizievoli sui suoi precedenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un secondo processo portò a un’altra condanna a morte nel 1986. Anche questa venne successivamente annullata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, però, le tecniche di analisi del DNA erano cambiate. Gli investigatori riuscirono a collegare Alcala ad altri quattro omicidi avvenuti in California. Nel 2010 fu processato insieme per le morti di Robin Samsoe, Jill Barcomb, Georgia Wixted, Charlotte Lamb e Jill Parenteau.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Decise di difendersi da solo. Durante la propria testimonianza si rivolse domande con una voce e rispose usando un tono diverso, chiamandosi «signor Alcala». Mostrò persino alla giuria un frammento della partecipazione a <em>The Dating Game</em>, nel tentativo di dimostrare che alcuni orecchini trovati nel deposito di Seattle appartenessero a lui e non a Robin Samsoe. La strategia non funzionò: venne dichiarato colpevole di tutti e cinque gli omicidi e condannato a morte per la terza volta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2012 si dichiarò colpevole anche degli omicidi di Cornelia Crilley ed Ellen Hover a New York. Le condanne accertate per omicidio diventarono così sette, mentre Alcala fu collegato dalle autorità ad almeno un’altra vittima. Il numero complessivo potrebbe essere molto più alto: l’ipotesi più estrema parla di circa 130 persone, ma non esistono prove sufficienti per trasformare quella stima in un dato certo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rodney Alcala morì per cause naturali il 24 luglio 2021, a 77 anni, in un ospedale della contea di Kings. Si trovava ancora nel braccio della morte della California.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa c’è di vero in <em>Woman of the Hour</em></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uscito su Netflix nel 2024, <em>Woman of the Hour</em> è il debutto alla regia di <strong>Anna Kendrick</strong>, che interpreta anche Sheryl Bradshaw, versione ampiamente romanzata della vera Cheryl. Rodney Alcala ha invece il volto di Daniel Zovatto.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="740" height="519" src="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/09/woman-of-the-hour.jpg" alt="" class="wp-image-59453" srcset="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/09/woman-of-the-hour.jpg 740w, https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/09/woman-of-the-hour-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La sua partecipazione al programma e la successiva rinuncia di Cheryl all’appuntamento sono fatti reali. Molto di ciò che accade intorno è stato riscritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel film Alcala è il concorrente numero tre, mentre nella trasmissione era il numero uno. Sheryl è un’attrice in cerca di un’occasione professionale; la vera Cheryl lavorava come insegnante di recitazione. L’uscita al bar, il numero telefonico falso e l’inseguimento nel parcheggio non sono documentati. Sappiamo soltanto che, dopo aver parlato con Alcala, Cheryl contattò la produzione e rifiutò di incontrarlo nuovamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È inventato anche il personaggio di Laura, la donna che riconosce Alcala tra il pubblico e prova inutilmente ad avvertire qualcuno. Rappresenta le molte persone che, nel corso degli anni, segnalarono quell’uomo senza riuscire a fermarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il film evita saggiamente di trasformare Alcala in un antieroe affascinante. La parte più disturbante della storia non è la sua capacità di nascondersi: in numerose occasioni era stato visto, denunciato e persino condannato. Continuava però a tornare in libertà. Nel 1978 gli bastarono un completo marrone, qualche battuta a doppio senso e la qualifica di fotografo per entrare nel salotto degli americani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pubblico rideva. Cheryl Bradshaw impiegò pochi minuti, una volta spente le telecamere, per capire che con quell’uomo non voleva rimanere da sola.</p>
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		<title>Quanto hanno vinto le Pappardelle a Reazione a Catena e chi sono le nuove campionesse Nonno Rock</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 12:45:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo 48 vittorie, 49 presenze e quasi due mesi trascorsi nello studio di Reazione a Catena, prima o poi doveva accadere. È successo domenica 20 settembre 2026, quando le Pappardelle sono state eliminate dalle Nonno Rock, tre studentesse universitarie arrivate da Gravina in Puglia. Il cambio della guardia è avvenuto all’Intesa Vincente, proprio il gioco ... <a title="Quanto hanno vinto le Pappardelle a Reazione a Catena e chi sono le nuove campionesse Nonno Rock" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/quanto-hanno-vinto-le-pappardelle-a-reazione-a-catena-e-chi-sono-le-nuove-campionesse-nonno-rock/" aria-label="Per saperne di più su Quanto hanno vinto le Pappardelle a Reazione a Catena e chi sono le nuove campionesse Nonno Rock">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dopo 48 vittorie, 49 presenze e quasi due mesi trascorsi nello studio di <em>Reazione a Catena</em>, prima o poi doveva accadere. È successo domenica 20 settembre 2026, quando <strong>le Pappardelle sono state eliminate dalle Nonno Rock</strong>, tre studentesse universitarie arrivate da Gravina in Puglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambio della guardia è avvenuto all’Intesa Vincente, proprio il gioco nel quale Carolina, Francesca e Maria Giulia avevano costruito buona parte della loro fortuna. Le nuove sfidanti hanno indovinato dieci parole in 55 secondi; alle campionesse in carica sarebbe servito superarle, ma stavolta la consueta sintonia non è bastata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si è così chiusa una delle esperienze più lunghe nella storia del programma condotto da Pino Insegno: <strong>48 vittorie consecutive</strong>, 29 Ultime Parole indovinate e un’estate trascorsa entrando ogni sera nelle case degli italiani. Alla fine è arrivata anche la standing ovation dello studio. Ci stava.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto hanno vinto le Pappardelle a Reazione a Catena in totale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il montepremi complessivo delle Pappardelle ammonta, secondo il dato riportato dalla maggior parte delle ricostruzioni, a <strong>261.973 euro</strong>. In rete circola anche una cifra leggermente superiore, oltre 266 mila euro, ma il totale di 261.973 euro è quello indicato con maggiore frequenza nelle cronache successive all’eliminazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parliamo naturalmente del montepremi nominale, al lordo delle trattenute e della conversione prevista dal regolamento del programma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La loro avventura era cominciata il 3 agosto 2026, quando avevano sconfitto gli Alti e Basta con otto parole contro cinque. Quella sera riuscirono anche a risolvere l’Ultima Parola: tra “gioiello” e “sonora” individuarono “collana”, vincendo appena 235 euro. Non esattamente una partenza milionaria, ma evidentemente portò bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vincita più alta è arrivata il 29 agosto: <strong>50.500 euro</strong> grazie alla soluzione “reso”. Nel frattempo, puntata dopo puntata, le tre ragazze fiorentine hanno superato il precedente record di permanenza dei Tre di Denari, fermi a 36 presenze nel 2017.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Carolina Mischi, 27 anni, insegna religione e studia Scienze religiose; Francesca Garbin, 24 anni, è laureata in Lingue e prosegue la propria formazione nel campo della grafica; Maria Giulia Bardi, 25 anni, studia per diventare assistente sociale dopo avere inizialmente scelto Giurisprudenza. Si conoscono da quando erano bambine e frequentano il Teatro La Fiaba nel quartiere dell’Isolotto, a Firenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A <em>Reazione a Catena</em>, peraltro, si erano già viste nel 2023 con un altro nome, le Frangette. Quella prima esperienza durò poco. Tre anni più tardi sono tornate come Pappardelle (in ballo c’era anche l’ipotesi Ribollite, tanto per restare leggere) e hanno riscritto diversi record del programma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel messaggio pubblicato dopo l’eliminazione hanno riconosciuto che «tutte le parentesi della vita finiscono, anche le più belle». La <a href="https://www.raiplay.it/video/2026/09/Reazione-a-catena-weekend---Puntata-del-20092026-aa78b6ce-86b3-4eb9-ab10-07d517099a2a.html?utm_source=chatgpt.com">puntata del 20 settembre è disponibile su RaiPlay</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi sono le Nonno Rock, le nuove campionesse</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le ragazze capaci di fermare la lunga serie delle Pappardelle si chiamano <strong>Lidia Marvulli, Arianna Marvulli e Martina Loverre</strong>. Lidia e Arianna sono sorelle gemelle, mentre Martina è loro cugina. Tutte e tre provengono da Gravina in Puglia e sono studentesse universitarie; le età precise, almeno per il momento, non sono state rese pubbliche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nome Nonno Rock è un omaggio al nonno Rocco, dettaglio che spiega un nome altrimenti piuttosto curioso per una squadra composta da tre ragazze giovanissime.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="740" height="482" src="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/09/le-nonno-rock.jpg" alt="" class="wp-image-59448" srcset="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/09/le-nonno-rock.jpg 740w, https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/09/le-nonno-rock-300x195.jpg 300w" sizes="(max-width: 740px) 100vw, 740px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Lidia, Arianna e Martina hanno affrontato l’Ultima Catena partendo da un montepremi potenziale di 107 mila euro. I vari dimezzamenti hanno però ridotto la somma fino a <strong>836 euro</strong>. Tra “terreno” e “vecchio” hanno scelto correttamente la parola “secolare”, conquistando così la loro prima vincita e il diritto di tornare nella puntata successiva. Poco denaro, almeno per ora, ma uno scalpo televisivo piuttosto importante: nessuna squadra era riuscita a eliminare le Pappardelle nelle precedenti 48 puntate. <a href="https://www.gravinalife.it/notizie/tre-gravinesi-campionesse-di-reazione-a-catena/?utm_source=chatgpt.com">La provenienza e i rapporti familiari del trio sono stati confermati anche dalla stampa locale di Gravina</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le Pappardelle, invece, resta un percorso cominciato con 235 euro e terminato a un passo dai 262 mila. In mezzo ci sono state 48 serate da campionesse, gli applausi, qualche polemica social e un’abitudine televisiva che sembrava ormai destinata ad accompagnare tutto il resto della stagione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso tocca alle Nonno Rock: dopo avere eliminato la squadra dei record alla prima apparizione, presentarsi di nuovo in studio dovrebbe essere la parte meno complicata.</p>
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