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	<title>NonSolo.TV</title>
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	<description>TV, personaggi e storie tra nostalgia, curiosità e cultura pop</description>
	<lastBuildDate>Wed, 15 Jul 2026 17:29:15 +0000</lastBuildDate>
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	<title>NonSolo.TV</title>
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		<title>Nostalgia 90, ricordando MTV: che fine hanno fatto Kris and Kris?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[R.D.V.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 17:29:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 1999 è stato l&#8217;anno, almeno per il sottoscritto (l&#8217;ho scritto in diverse occasioni e lo scriverò tante volte ancora). L&#8217;anno di MTV, l&#8217;anno prima di diventare teen. L&#8217;anno della scoperta dei video musicali in assoluto, ché ad MTV appena sbarcata nel Bel Paese faceva da contraltare l&#8217;italianissima TMC2 (l&#8217;erede di Videomusic che aveva anche ... <a title="Nostalgia 90, ricordando MTV: che fine hanno fatto Kris and Kris?" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/nostalgia-90-ricordando-mtv-che-fine-hanno-fatto-kris-and-kris/" aria-label="Per saperne di più su Nostalgia 90, ricordando MTV: che fine hanno fatto Kris and Kris?">Leggi tutto</a></p>
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<p>Il 1999 è stato l&#8217;anno, almeno per il sottoscritto (l&#8217;ho scritto in diverse occasioni e lo scriverò tante volte ancora).</p>



<p>L&#8217;anno di MTV, l&#8217;anno prima di diventare teen.</p>



<p>L&#8217;anno della scoperta dei video musicali in assoluto, ché ad MTV appena sbarcata nel Bel Paese faceva da contraltare l&#8217;italianissima TMC2 (l&#8217;erede di Videomusic che aveva anche un non so che di alternativo).</p>



<p>Le contingenze, bisogna dirlo, furono fortunate: fui fortunato a essere preadolescente in quei momenti in cui il futuro sembrava alle porte, così come quel 2000 tanto affascinante e, per alcuni, anche tanto spaventoso (il millenarismo non si chiama così per caso).</p>



<p>In realtà MTV sbarca in Italia alla fine del 1997 e la sua espansione, almeno fino all&#8217;avvento di internet, è costante. Insieme ai videoclip arrivano anche nuove, giovanissime celebrità: i mitici&nbsp;<strong>VJ</strong>.</p>



<p>Non presentavano canzoni, i dischi, come i DJ: loro presentavano i video musicali e venivano selezionati tra il pubblico. Mentre scrivo mi torna in mente che avrei sognato di essere VJ, quando veniva pubblicizzata con una certa costanza la possibilità di diventarne uno.</p>



<p>Alcuni VJ hanno avuto successo anche dopo l&#8217;epopea MTV, altri si sono dedicati alla vita privata e c&#8217;è chi invece ha continuato a lavorare nel mondo dello spettacolo, magari un po&#8217; meno sotto i riflettori ma sempre con un microfono in mano.</p>



<p>È il caso di un duo di VJ che, per la mia generazione, sono state un po&#8217; come le gemelle Kessler.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Kris and Kris, le due VJ simbolo di un&#8217;epoca</h2>



<p>Parliamo di&nbsp;<strong>Kris and Kris</strong>: altrettanto bionde, altrettanto straniere e anche loro con la K.</p>



<p>Le nostre, però, non erano sorelle: una statunitense e l&#8217;altra canadese. Esordiscono nel 1998 alla conduzione di&nbsp;<em>Dancefloor Chart</em>&nbsp;(che continueranno a condurre fino al 2003), per poi passare anche ad altri programmi di MTV e, negli anni successivi, alla Rai, con qualche apparizione qua e là e perfino la partecipazione all&#8217;<em>Isola dei Famosi 4</em>, fino a Mediaset come opinioniste fisse di&nbsp;<em>Mattino Cinque</em>.</p>



<p>Quelle due VJ mi ricordavano un po&#8217; le ragazze alla pari che mi fecero da babysitter a inizio anni &#8217;90, forse solo più filiformi e decisamente più attraenti (anche perché poco sarei potuto essere attratto da alcuna alterità agli inizi degli anni Novanta).</p>



<p>E davano una ventata di internazionalità, con quegli accenti così american, a un&#8217;italietta ancora molto provinciale. In tal senso è quasi d&#8217;obbligo rivedere qualche reperto dell&#8217;epoca, come <em><a href="https://happychannel.it/2026/07/15/jolly-blu-il-film-degli-883-e-disponibile-gratuitamente-ecco-dove-vedere-il-film-completo/">Jolly Blu &#8211; Il film degli 883</a></em>, che racconta perfettamente quell&#8217;Italia di fine anni Novanta.</p>



<p>Dietro il loro successo c&#8217;era anche una bella storia di amicizia. Kristen Grove, nata a Pittsburgh nel 1971, e Kristen Reichert, nata a Toronto nel 1972, si conobbero a Bologna mentre lavoravano come modelle. Quando arrivò la chiamata di MTV, la produzione voleva far sostenere loro un provino separato. Ma le due avevano già deciso diversamente.</p>



<p>&#8220;<em>O andiamo insieme, o niente.</em>&#8220;</p>



<p>Lo hanno raccontato nel 2024, ricordando a Radio Deejay quel provino diventato ormai quasi leggendario. MTV le fece attendere ore perché non aveva nemmeno predisposto un set per due persone, ma alla fine accettò quella condizione. Una scelta che si rivelò vincente.</p>



<p>Negli anni successivi diventarono uno dei volti simbolo del canale, conducendo anche programmi come&nbsp;<em>MTV On The Beach</em>&nbsp;e&nbsp;<em>MTV Select</em>. Il loro punto di forza, hanno spiegato, non era soltanto quell&#8217;accento angloamericano che colpiva il pubblico italiano, ma anche il rapporto autentico che le univa e la spontaneità con cui affrontavano ogni diretta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla TV alla radio, fino ai progetti più recenti</h2>



<p>Dopo gli anni d&#8217;oro di MTV la loro carriera è proseguita senza particolari interruzioni. Nel 2001 arrivano in Rai per alcuni programmi musicali legati al Festival di Sanremo e successivamente conducono&nbsp;<em>CD: Live</em>&nbsp;su Rai2 insieme ad Alvin.</p>



<p>Nel 2005 sbarcano a&nbsp;<strong>Radio 105</strong>, dove resteranno per oltre un decennio con il programma&nbsp;<em>Kris &amp; Love</em>. Nel 2009 tornano anche su MTV con&nbsp;<em>Crispy News</em>, mentre tra il 2012 e il 2016 diventano opinioniste fisse di&nbsp;<em>Mattino Cinque</em>. Nel frattempo Kris Reichert porta avanti anche un percorso musicale personale, pubblicando diversi lavori discografici.</p>



<p>Nel 2024 sono tornate a raccontarsi ai microfoni di Radio Deejay, ospiti di Gianluca Gazzoli. Un&#8217;intervista che è sembrata quasi una rimpatriata tra vecchi amici e che ha ricordato quanto abbiano inciso sull&#8217;immaginario di chi è cresciuto negli anni Novanta.</p>



<p>L&#8217;ultimo progetto nato insieme è stato&nbsp;<em>Music Mirrors</em>, un podcast in cui utilizzavano la musica pop come punto di partenza per parlare di relazioni, crescita personale e temi della quotidianità. Il progetto, però, sembra non essere andato oltre il 2024 e, almeno pubblicamente, non risultano nuovi episodi o iniziative condivise.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che fine hanno fatto oggi Kris and Kris?</h2>



<p>Se è vero che televisivamente le loro apparizioni sono diventate molto più rare, sarebbe sbagliato dire che siano sparite.</p>



<p>Entrambe continuano infatti a essere presenti sui social network, dove aggiornano con una certa regolarità i loro follower, condividendo momenti di vita privata, ricordi della loro carriera e nuovi progetti personali (anche ben distanti dallo spettacolo &#8211; Kristen Grove lavora come private advisor e pare abbia a che fare col biohacking). </p>



<p>Ed è forse questo il miglior destino per le icone di una generazione: non essere continuamente sotto i riflettori, ma riaffiorare ogni volta che qualcuno torna a parlare di quegli anni.</p>



<p>Per chi è cresciuto tra la fine degli anni Novanta e l&#8217;inizio dei Duemila, Kris and Kris continueranno a rappresentare molto più di due semplici VJ. Erano il volto di una MTV che oggi non esiste più, quella dei videoclip, delle classifiche dance, dei pomeriggi davanti alla televisione e della sensazione che il mondo fosse improvvisamente diventato molto più grande.</p>



<p>E forse è anche per questo che, a distanza di quasi trent&#8217;anni dal loro debutto, basta rivedere uno spezzone di <em>Dancefloor Chart</em> per ritrovarsi d&#8217;un tratto in quel magico 1999.</p>
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		<title>Gli occhiali da alieno al concerto di Ultimo: il significato della fan action di Tor Vergata</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/gli-occhiali-da-alieno-al-concerto-di-ultimo-il-significato-della-fan-action-di-tor-vergata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 13:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi sarà a Tor Vergata il prossimo 4 luglio potrebbe assistere a uno dei momenti più particolari nella storia dei (partecipatissimi) concerti di Ultimo. A un certo punto dello spettacolo, migliaia di persone indosseranno contemporaneamente un paio di occhiali verdi da alieno, trasformando il pubblico in una gigantesca coreografia. Non si tratta di un gadget ... <a title="Gli occhiali da alieno al concerto di Ultimo: il significato della fan action di Tor Vergata" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/gli-occhiali-da-alieno-al-concerto-di-ultimo-il-significato-della-fan-action-di-tor-vergata/" aria-label="Per saperne di più su Gli occhiali da alieno al concerto di Ultimo: il significato della fan action di Tor Vergata">Leggi tutto</a></p>
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<p>Chi sarà a Tor Vergata il prossimo 4 luglio potrebbe assistere a uno dei momenti più particolari nella storia dei (partecipatissimi) concerti di Ultimo. A un certo punto dello spettacolo, migliaia di persone indosseranno contemporaneamente un paio di occhiali verdi da alieno, trasformando il pubblico in una gigantesca coreografia. Non si tratta di un gadget distribuito dagli organizzatori, ma di una <em>fan action</em> nata spontaneamente sui social e destinata a rendere ancora più speciale uno degli appuntamenti musicali più attesi dell&#8217;estate.</p>



<p>L&#8217;iniziativa è stata lanciata da alcune delle principali community dedicate al cantautore romano e ruota attorno a <strong>&#8220;Acquario&#8221;</strong>, uno dei brani più recenti &#8211; capace di diventare a pochi mesi dalla pubblicazione uno dei più amati del suo repertorio. L&#8217;idea è semplice: arrivare al concerto con gli occhiali già pronti e indossarli tutti nello stesso momento, non appena inizierà la canzone, dando vita a un colpo d&#8217;occhio che gli stessi fan sperano possa rimanere nella memoria di Ultimo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché proprio degli occhiali da alieno?</h2>



<p>La scelta non è casuale. Nel videoclip di <strong>&#8220;Acquario&#8221;</strong>, Niccolò Moriconi compare infatti con una maschera da alieno, un&#8217;immagine che è diventata uno dei simboli più riconoscibili del brano. In una delle sequenze più note del video, il cantante con indosso la maschera da alieno si ritrova alle spalle diverse figure riconducibili al mondo dell&#8217;informazione, un richiamo al rapporto non esattamente tra l&#8217;artista (genio incompreso) e una parte della stampa.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p>Da qui è nata l&#8217;idea delle fanpage, che hanno invitato tutti i presenti a &#8220;diventare alieni&#8221; per qualche minuto durante l&#8217;esecuzione del brano. Sui social, la pagina&nbsp;<em>La storia di Ultimo</em>&nbsp;ha spiegato così il progetto: &#8220;Vogliamo creare un momento unico, emozionante e indimenticabile. Più saremo uniti, più questo spettacolo sarà incredibile&#8221;.</p>



<p>Per partecipare non servirà altro che un paio di occhiali verdi da alieno. L&#8217;invito è quello di tenerli pronti e indossarli contemporaneamente quando partiranno le note di &#8220;Acquario&#8221;, coinvolgendo tutti i settori del PIT in un&#8217;unica grande scenografia.</p>



<p>L&#8217;entusiasmo è già evidente sui social, dove molti fan hanno condiviso fotografie e video con gli occhiali acquistati per l&#8217;occasione. Secondo le organizzatrici dell&#8217;iniziativa, l&#8217;adesione sta crescendo di giorno in giorno e l&#8217;obiettivo è trasformare quella che nasce come una semplice idea in uno dei momenti simbolo dell&#8217;intera serata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una fanbase pronta ad aspettare giorni per la prima fila</h2>



<p>La fan action racconta bene il legame che Ultimo è riuscito a costruire negli anni con il suo pubblico. Lo dimostra anche quello che sta accadendo a Tor Vergata, dove alcuni sostenitori hanno deciso di arrivare con molti giorni di anticipo pur di conquistare i posti migliori sotto il palco.</p>



<p>Tra tende e sacchi a pelo, il raduno è già iniziato. C&#8217;è chi è partito da Mantova, chi da Taranto, chi dalla Germania e chi ha scelto di vivere l&#8217;attesa insieme ad altri fan, trasformando l&#8217;avvicinamento al concerto in un&#8217;esperienza collettiva. Alcuni hanno raccontato di considerare la musica di Ultimo una presenza importante nella propria vita, altri spiegano semplicemente di voler essere il più vicino possibile all&#8217;artista durante quello che si preannuncia come il live più grande della sua carriera.</p>



<p>Proprio per questo entusiasmo, la Ultimo Records è intervenuta con un appello rivolto ai fan. L&#8217;etichetta ha invitato tutti a&nbsp;<strong>non esporsi inutilmente al caldo e a evitare di mettersi in fila con troppo anticipo</strong>, ricordando come le temperature di questi giorni possano rappresentare un rischio per la salute.</p>



<p>&#8220;Non esponetevi al caldo, evitate di mettervi in fila con troppo anticipo&#8221;, si legge nel messaggio pubblicato sui social. L&#8217;etichetta ha ringraziato i sostenitori per quello che definisce un &#8220;incredibile atto d&#8217;amore&#8221;, ma ha anche sottolineato l&#8217;importanza di vivere l&#8217;attesa in sicurezza.</p>



<p>Il concerto del 4 luglio si avvicina così in un clima di entusiasmo crescente. Le circa&nbsp;<strong>250mila persone</strong>&nbsp;attese a Tor Vergata non assisteranno soltanto a uno degli eventi musicali più imponenti dell&#8217;anno, ma potrebbero diventarne parte attiva grazie a una coreografia nata direttamente dal pubblico.</p>
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		<title>Chi l’ha visto?, dopo oltre vent’anni Federica Sciarelli verso l’addio: da Donatella Raffai a oggi, tutti i conduttori del programma</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/chi-lha-visto-dopo-oltre-ventanni-federica-sciarelli-verso-laddio-da-donatella-raffai-a-oggi-tutti-i-conduttori-del-programma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 10:36:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo oltre vent’anni alla guida di&#160;Chi l’ha visto?, Federica Sciarelli potrebbe essere arrivata alla fine della sua lunga esperienza nel programma simbolo di Rai 3. A confermarlo è stata la stessa Rai, che in una nota ha spiegato come siano in corso riflessioni sul futuro professionale della giornalista e, parallelamente, anche sul destino della trasmissione ... <a title="Chi l’ha visto?, dopo oltre vent’anni Federica Sciarelli verso l’addio: da Donatella Raffai a oggi, tutti i conduttori del programma" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/chi-lha-visto-dopo-oltre-ventanni-federica-sciarelli-verso-laddio-da-donatella-raffai-a-oggi-tutti-i-conduttori-del-programma/" aria-label="Per saperne di più su Chi l’ha visto?, dopo oltre vent’anni Federica Sciarelli verso l’addio: da Donatella Raffai a oggi, tutti i conduttori del programma">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dopo oltre vent’anni alla guida di&nbsp;<em>Chi l’ha visto?</em>, Federica Sciarelli potrebbe essere arrivata alla fine della sua lunga esperienza nel programma simbolo di Rai 3. A confermarlo è stata la stessa Rai, che in una nota ha spiegato come siano in corso riflessioni sul futuro professionale della giornalista e, parallelamente, anche sul destino della trasmissione che dal 1989 rappresenta uno dei punti di riferimento della televisione italiana.</p>



<p>Non si tratta ancora di un addio ufficiale, ma per la prima volta l’azienda ha ammesso apertamente che si sta ragionando anche su chi potrebbe raccogliere l’eredità della conduttrice. Un passaggio che inevitabilmente riapre una domanda che accompagna il programma da anni: può esistere&nbsp;<strong>Chi l’ha visto?</strong>&nbsp;senza Federica Sciarelli?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ipotesi sul futuro del programma dopo Federica Sciarelli</h2>



<p>Le indiscrezioni sull’uscita di scena della giornalista si rincorrono ormai da diverse stagioni. Già nel 2020 la stessa Sciarelli aveva raccontato quanto fosse impegnativo, anche dal punto di vista emotivo, seguire quotidianamente storie di scomparsi, delitti e vicende familiari spesso drammatiche.</p>



<p>Negli anni successivi si è parlato più volte di pensionamento, di nuovi progetti e persino di possibili trasferimenti verso altri format. Fino a oggi, però, nulla aveva realmente scalfito la sua presenza al timone della trasmissione.</p>



<p>La situazione appare diversa adesso. La Rai non parla di chiusura del programma, ma il fatto che si stiano valutando possibili eredi lascia intendere che l’ipotesi di una nuova fase sia concreta.</p>



<p><strong>Tra i nomi circolati nelle ultime ore figurano quelli di Eleonora Daniele, Francesca Fialdini e Pietro Rinaldi</strong>. Non manca però chi guarda all’interno della stessa redazione. Lo scorso anno era stata proprio Sciarelli a sostenere che, dopo di lei, sarebbe stato naturale affidare il programma a una delle inviate che da tempo lavorano sul campo. In questo senso le candidature più citate sono quelle di Veronica Briganti e Chiara Cazzaniga.</p>



<p>Molto dipenderà dalle decisioni che emergeranno nelle prossime settimane e dai nuovi palinsesti Rai. Nel frattempo resta una certezza: nessun altro volto è stato identificato con&nbsp;<em>Chi l’ha visto?</em>&nbsp;quanto Federica Sciarelli, che conduce la trasmissione dal settembre 2004.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Donatella Raffai a Federica Sciarelli: la storia dei conduttori di Chi l’ha visto?</h2>



<p>La possibile uscita della giornalista offre anche l’occasione per ripercorrere la storia di uno dei programmi più longevi della televisione italiana.</p>



<p><strong>Chi l’ha visto?</strong>&nbsp;debutta su Rai 3 il 30 aprile 1989. Alla conduzione ci sono&nbsp;<strong>Donatella Raffai</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Paolo Guzzanti</strong>, che guidano le prime puntate dedicate alla ricerca di persone scomparse e agli appelli rivolti al pubblico.</p>



<p>Dopo la prima stagione, Guzzanti lascia il programma e viene sostituito da&nbsp;<strong>Luigi Di Majo</strong>, che affianca Donatella Raffai negli anni del primo grande successo della trasmissione.</p>



<p>Nel 1991 arriva una svolta. Donatella Raffai passa a un nuovo progetto televisivo e la conduzione viene affidata a&nbsp;<strong>Luigi Di Majo</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Alessandra Graziottin</strong>. È una fase breve e caratterizzata da un calo degli ascolti.</p>



<p>La Rai decide quindi di riportare al centro del programma proprio Donatella Raffai, che torna nel 1993 e rilancia una formula ormai fortemente associata al suo volto.</p>



<p>Nel 1994 entra in scena&nbsp;<strong>Giovanna Milella</strong>, figura importante nella storia della trasmissione. Durante la sua gestione il programma amplia progressivamente il raggio d’azione, occupandosi non soltanto di persone scomparse ma anche di casi di cronaca e vicende giudiziarie che suscitano grande attenzione nell’opinione pubblica.</p>



<p>Nel 1997 la conduzione passa a&nbsp;<strong>Marcella De Palma</strong>, giornalista con una lunga esperienza da reporter. La sua permanenza si interrompe tragicamente nel 2000 a causa della malattia che ne provoca la scomparsa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’era Daniela Poggi e il lungo regno di Federica Sciarelli</h2>



<p>Dopo Marcella De Palma, la Rai sceglie&nbsp;<strong>Daniela Poggi</strong>, che conduce il programma dal 2000 al 2004. La sua esperienza rappresenta una fase di transizione in una trasmissione che continua a evolversi sia nel linguaggio sia nei contenuti.</p>



<p>Il 13 settembre 2004 arriva infine&nbsp;<strong>Federica Sciarelli</strong>. Quella che inizialmente appare come una normale successione si trasforma rapidamente nella conduzione più lunga della storia di&nbsp;<em>Chi l’ha visto?</em>.</p>



<p>Sotto la sua guida il programma consolida il proprio profilo investigativo, seguendo alcuni dei casi più noti della cronaca italiana degli ultimi vent’anni. Dalle vicende di persone scomparse ai grandi misteri irrisolti, fino alle inchieste che hanno portato a sviluppi giudiziari concreti, la trasmissione diventa uno dei prodotti più riconoscibili del servizio pubblico.</p>



<p>Nel corso delle stagioni il format ha attraversato cambiamenti editoriali, evoluzioni tecnologiche e trasformazioni del panorama televisivo, mantenendo però una caratteristica fondamentale: il coinvolgimento diretto del pubblico attraverso segnalazioni, testimonianze e appelli.</p>



<p>Oggi, mentre la Rai riflette sul futuro del programma, si chiude forse uno dei capitoli più significativi della sua storia. Se davvero Federica Sciarelli dovesse lasciare, terminerebbe un percorso iniziato oltre vent’anni fa e diventato parte integrante dell’identità stessa di&nbsp;<em>Chi l’ha visto?</em>. La sfida per chi verrà dopo sarà inevitabilmente quella di raccogliere un’eredità che, numeri alla mano e per durata, non ha precedenti nella storia della trasmissione.</p>
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		<title>Toy Story 5 travolto dalle polemiche: accuse di razzismo, critiche a Disney e appelli al boicottaggio</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/toy-story-5-travolto-dalle-polemiche-accuse-di-razzismo-critiche-a-disney-e-appelli-al-boicottaggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 10:04:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il debutto nelle sale è stato accompagnato da numeri importanti al botteghino ma anche da una discussione che si è sviluppata online: Toy Story 5, nuovo capitolo della storica saga Pixar distribuita da Disney, sta raccogliendo reazioni molto diverse tra spettatori, critici e utenti dei social network. Da una parte ci sono coloro che hanno ... <a title="Toy Story 5 travolto dalle polemiche: accuse di razzismo, critiche a Disney e appelli al boicottaggio" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/toy-story-5-travolto-dalle-polemiche-accuse-di-razzismo-critiche-a-disney-e-appelli-al-boicottaggio/" aria-label="Per saperne di più su Toy Story 5 travolto dalle polemiche: accuse di razzismo, critiche a Disney e appelli al boicottaggio">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il debutto nelle sale è stato accompagnato da numeri importanti al botteghino ma anche da una discussione che si è sviluppata online: <em>Toy Story 5</em>, nuovo capitolo della storica saga Pixar distribuita da Disney, sta raccogliendo reazioni molto diverse tra spettatori, critici e utenti dei social network.</p>



<p>Da una parte ci sono coloro che hanno accolto con entusiasmo il ritorno di Woody, Buzz Lightyear, Jessie e degli altri protagonisti della serie. Dall&#8217;altra, invece, c&#8217;è chi ritiene che il film rappresenti l&#8217;ennesimo esempio di una Disney sempre più contraddittoria nelle proprie scelte narrative e commerciali.</p>



<p>Al centro della vicenda ci sono accuse che spaziano dall&#8217;ipocrisia sul tema della dipendenza dagli schermi fino a contestazioni più controverse legate a una specifica battuta pronunciata da Jessie durante il film.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida tra giocattoli e tecnologia divide il pubblico</h2>



<p>La nuova storia porta Bonnie in una fase diversa della crescita. Se nei capitoli precedenti il timore dei giocattoli era quello di essere dimenticati o sostituiti, questa volta il pericolo arriva dal mondo digitale.</p>



<p>La bambina trascorre sempre più tempo davanti a dispositivi elettronici e applicazioni, mentre i giocattoli tradizionali faticano a mantenere il loro spazio. In questo contesto entra in scena Lilypad, un personaggio legato all&#8217;universo tecnologico che diventa il simbolo di una nuova generazione di intrattenimento.</p>



<p>Pixar ha scelto inoltre di affidare a&nbsp;<strong>Jessie</strong>&nbsp;un ruolo molto più centrale rispetto al passato. La cowgirl diventa il cuore emotivo del racconto e guida gran parte degli eventi della storia.</p>



<p>Una scelta che per molti spettatori rappresenta un elemento positivo. Diversi commenti pubblicati online sottolineano come il personaggio abbia finalmente ricevuto lo spazio narrativo che meritava da anni. Altri, invece, hanno criticato questa impostazione, sostenendo che figure storiche come Woody e Buzz siano finite maggiormente in secondo piano.</p>



<p>Tra le osservazioni più frequenti c&#8217;è anche quella relativa al messaggio del film. Alcuni recensori hanno fatto notare come Disney critichi indirettamente l&#8217;eccessiva esposizione agli schermi pur essendo una delle aziende che più investono in piattaforme digitali, streaming, videogiochi e applicazioni.</p>



<p>Secondo questa lettura, il film proporrebbe una riflessione condivisibile sull&#8217;infanzia contemporanea ma lo farebbe da una posizione che molti considerano poco coerente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La battuta di Jessie e le accuse di “razzismo”</h2>



<p>La polemica più accesa riguarda però una scena specifica. Nel corso del film, Jessie interagisce con alcuni giocattoli digitali e, secondo quanto riportato da diversi spettatori e recensioni, utilizza l&#8217;espressione “your kind”, traducibile in italiano come “quelli della tua specie” o “quelli come te”.</p>



<p>Per alcuni utenti la frase avrebbe creato un parallelo poco felice tra giocattoli tradizionali e nuovi giocattoli digitali, generando una metafora che ricorda forme di discriminazione e pregiudizio.</p>



<p>Da qui sono nate accuse di “toy racism”, un&#8217;espressione utilizzata soprattutto online per descrivere quella che viene percepita come una contrapposizione troppo marcata tra due categorie di personaggi.</p>



<p>Altri spettatori, però, respingono completamente questa interpretazione (e probabilmente a ben donde): secondo loro la scena avrebbe semplicemente lo scopo di mostrare l&#8217;iniziale diffidenza di Jessie verso ciò che non conosce. Una diffidenza che farebbe parte del percorso evolutivo del personaggio e non avrebbe alcun collegamento con questioni razziali o sociali del mondo reale.</p>



<p>In effetti la saga di&nbsp;<em>Toy Story</em>&nbsp;ha spesso raccontato conflitti tra gruppi diversi di giocattoli. Nel primo film, ad esempio, Woody vedeva Buzz Lightyear come una minaccia. Nei capitoli successivi il tema della sostituzione, dell&#8217;esclusione e dell&#8217;appartenenza è stato affrontato più volte attraverso prospettive differenti.</p>



<p>Per molti fan, quindi, il nuovo episodio non farebbe altro che riprendere un elemento narrativo già presente nella serie fin dagli esordi (ricordiamo che il primo capitolo è uscito nel 1995 &#8211; praticamente un&#8217;era geologica fa).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Boicottaggio online ma incassi record</h2>



<p>Le critiche non hanno impedito al film di ottenere un risultato commerciale estremamente positivo. Nonostante gli appelli al boicottaggio comparsi sui social network, il nuovo capitolo ha registrato un&#8217;apertura internazionale superiore ai 300 milioni di dollari, diventando uno dei migliori esordi nella storia del franchise (basti pensare che il primo capitolo incassò in totale circa 373 milioni di dollari in tutto il mondo: un successo sì &#8211; fu il secondo film per incassi dell&#8217;anno dopo Die Hard: duri a morire &#8211; ma inferiore in potenza a quello attuale).</p>



<p>Le richieste di non andare al cinema nascono da motivazioni differenti. Alcuni utenti contestano il presunto messaggio politico del film, altri ritengono che la saga avrebbe dovuto concludersi anni fa, mentre una parte delle critiche riguarda esclusivamente la discussa battuta attribuita a Jessie.</p>



<p>Nel frattempo è tornato d&#8217;attualità anche il dibattito sul rapporto tra Disney e la rappresentazione delle minoranze. Negli ultimi anni la società ha inserito avvisi contestuali su alcune opere classiche considerate portatrici di stereotipi culturali oggi ritenuti problematici. Una scelta che continua a dividere l&#8217;opinione pubblica e che viene regolarmente richiamata ogni volta che un nuovo film Disney finisce al centro delle polemiche.</p>



<p>Al momento né Disney né Pixar hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sulle accuse circolate online (e, ad onor del vero, non siamo certi ne rilasceranno &#8211; considerando anche la scarsa consistenza delle stesse).</p>
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		<title>Melek &#8211; Il coraggio di una madre, come finisce la serie turca: il finale spiegato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 11:57:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema e Serie Tv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da quando Melek &#8211; Il coraggio di una madre è arrivata su Real Time, molti telespettatori hanno iniziato a cercare informazioni sul finale della soap turca. La serie, il cui titolo originale è Benim Ad?m Melek, è andata in onda in Turchia tra il 2019 e il 2021 e si è conclusa dopo due stagioni ... <a title="Melek &#8211; Il coraggio di una madre, come finisce la serie turca: il finale spiegato" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/melek-il-coraggio-di-una-madre-come-finisce-la-serie-turca-il-finale-spiegato/" aria-label="Per saperne di più su Melek &#8211; Il coraggio di una madre, come finisce la serie turca: il finale spiegato">Leggi tutto</a></p>
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<p>Da quando <strong>Melek &#8211; Il coraggio di una madre</strong> è arrivata su Real Time, molti telespettatori hanno iniziato a cercare informazioni sul finale della soap turca. La serie, il cui titolo originale è <em>Benim Ad?m Melek</em>, è andata in onda in Turchia tra il 2019 e il 2021 e si è conclusa dopo due stagioni e 66 episodi.</p>



<p>Ma come finisce la storia di Melek?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come finisce Melek &#8211; Il coraggio di una madre</h2>



<p>Il finale della serie punta su una conclusione dal tono positivo, dopo anni di sofferenze, conflitti familiari e ostacoli che hanno segnato il percorso della protagonista.</p>



<p>Nel corso dell&#8217;ultimo episodio alcuni eventi cambiano definitivamente gli equilibri tra i personaggi e portano alla chiusura delle principali linee narrative. Tra questi c&#8217;è anche il destino di Alpay, figura centrale e controversa della storia, la cui vicenda ha conseguenze profonde soprattutto sui figli Defne e Kerem.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il matrimonio tra Melek e Halil</h2>



<p>L&#8217;evento più importante del finale è rappresentato dal matrimonio tra Melek e Halil.</p>



<p>Dopo aver affrontato separazioni, incomprensioni e difficoltà familiari, i due protagonisti riescono finalmente a coronare il loro sogno d&#8217;amore. Le nozze costituiscono il momento simbolico che chiude l&#8217;intera vicenda e accompagnano la serie verso quello che in Turchia è stato presentato come un vero e proprio <em>mutlu son</em>, ovvero un lieto fine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo di Alpay nell&#8217;episodio conclusivo</h2>



<p>Nella parte finale della serie trova spazio anche la conclusione della storyline legata ad Alpay.</p>



<p>Le fonti turche che hanno seguito la messa in onda originale confermano che la sua morte rappresenta uno degli eventi più significativi dell&#8217;episodio conclusivo. La notizia colpisce profondamente Defne e Kerem e contribuisce a ridefinire gli equilibri all&#8217;interno della famiglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un finale basato sulla riconciliazione</h2>



<p>Oltre alla componente romantica, il finale di <em>Melek &#8211; Il coraggio di una madre</em> mette al centro il tema della famiglia.</p>



<p>Le tensioni che per anni hanno diviso i protagonisti lasciano progressivamente spazio al dialogo e alla riconciliazione. La chiusura della soap è quindi costruita più sull&#8217;aspetto emotivo che sui colpi di scena, con l&#8217;obiettivo di offrire una conclusione coerente con i temi che hanno accompagnato l&#8217;intera narrazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quante puntate ha la serie Melek?</h2>



<p>In Turchia <em>Benim Ad?m Melek</em> è stata trasmessa da TRT 1 dal 25 settembre 2019 al 19 maggio 2021. La produzione è composta da 66 episodi distribuiti in due stagioni.</p>



<p>In Italia la serie è arrivata nel 2026 prima sulla piattaforma Discovery+ e successivamente su Real Time. La seconda stagione risulta ancora inedita nel nostro Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il significato del finale di Melek- il coraggio di una madre</h2>



<p>Il finale di <em>Melek &#8211; Il coraggio di una madre</em> non punta tanto sull&#8217;effetto sorpresa quanto sulla chiusura del percorso dei suoi protagonisti. L&#8217;unione tra Melek e Halil, la conclusione delle vicende legate ad Alpay e il riavvicinamento delle famiglie permettono alla serie di terminare con un messaggio di speranza, resilienza e fiducia nel futuro. (Non crucciatevi, insomma, vi godrete il più classico degli happy ending)</p>
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		<title>Adele Grossi ha marito e figli? Cosa si sa sulla vita privata della giornalista Rai</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/adele-grossi-ha-marito-e-figli-cosa-si-sa-sulla-vita-privata-della-giornalista-rai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 08:29:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni Adele Grossi è diventata uno dei volti più riconoscibili del giornalismo Rai. Dopo l&#8217;esperienza a Report e l&#8217;approdo a RaiNews24, nel 2026 è stata scelta per affiancare Antonino Monteleone alla conduzione di Filorosso su Rai 3, aumentando ulteriormente la propria popolarità presso il grande pubblico. Proprio per questo motivo cresce la curiosità ... <a title="Adele Grossi ha marito e figli? Cosa si sa sulla vita privata della giornalista Rai" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/adele-grossi-ha-marito-e-figli-cosa-si-sa-sulla-vita-privata-della-giornalista-rai/" aria-label="Per saperne di più su Adele Grossi ha marito e figli? Cosa si sa sulla vita privata della giornalista Rai">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni Adele Grossi è diventata uno dei volti più riconoscibili del giornalismo Rai. Dopo l&#8217;esperienza a <em>Report</em> e l&#8217;approdo a RaiNews24, nel 2026 è stata scelta per affiancare Antonino Monteleone alla conduzione di <em>Filorosso</em> su Rai 3, aumentando ulteriormente la propria popolarità presso il grande pubblico.</p>



<p>Proprio per questo motivo cresce la curiosità attorno alla sua vita privata. Adele Grossi è sposata? Ha un marito? Ha figli? Ecco cosa emerge dalle informazioni pubblicamente disponibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Adele Grossi è sposata? Chi è il marito della giornalista</h2>



<p>Ad oggi non risultano informazioni pubbliche riguardo a un eventuale marito di Adele Grossi.</p>



<p>La giornalista ha sempre mantenuto una netta separazione tra attività professionale e vita privata, evitando di esporre pubblicamente dettagli legati alla propria situazione sentimentale. Nel corso della sua carriera l&#8217;attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sul lavoro svolto nel mondo dell&#8217;informazione televisiva, dalle inchieste ai programmi di approfondimento.</p>



<p>Non risultano inoltre dichiarazioni pubbliche relative a un matrimonio o a un compagno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Adele Grossi ha figli?</h2>



<p>Anche sul tema dei figli non sono disponibili informazioni pubbliche confermate.</p>



<p>Adele Grossi ha infatti scelto di mantenere particolarmente riservata la propria dimensione familiare. Per questo motivo non è possibile stabilire sulla base di fonti pubbliche se la giornalista abbia figli oppure no. </p>



<p>Si tratta di una linea seguita con coerenza nel corso degli anni e che continua a caratterizzare il suo rapporto con la notorietà televisiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche sui social Adele Grossi mantiene un profilo molto riservato</h2>



<p>Un&#8217;indicazione interessante arriva anche dal suo profilo Instagram, seguito da circa 17 mila persone e utilizzato prevalentemente per condividere contenuti professionali. Tra i post pubblicati trovano spazio servizi giornalistici, backstage televisivi, ospiti intervistati, momenti legati a RaiNews24, Report e più recentemente a <em>Filorosso</em>.</p>



<p>Non mancano fotografie più personali, legate a viaggi, momenti di relax o scorci della quotidianità, ma senza particolari riferimenti alla vita sentimentale o familiare. Scorrendo il profilo non emergono infatti indicazioni esplicite riguardo a un marito, a un compagno o alla presenza di figli. (Di recente è stata postata sul suo profilo IG la foto di una bimba di spalle all&#8217;ingresso della Rai, ma da qui a supporre che la donna abbia figli ne passa&#8230;).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla Calabria alla Rai: la carriera di Adele Grossi</h2>



<p>Nata a Cosenza nel 1986, Adele Grossi si trasferisce successivamente a Roma, città nella quale costruisce gran parte del proprio percorso professionale.</p>



<p>Dopo la laurea con lode in Giurisprudenza alla LUISS e il Master in Giornalismo alla IULM di Milano, inizia a lavorare nelle emittenti locali del Lazio conducendo telegiornali e programmi di approfondimento.</p>



<p>Nel corso degli anni collabora con diverse realtà giornalistiche nazionali, tra cui il progetto <em>Reportime</em> di Milena Gabanelli e programmi di La7 come <em>Tagadà</em> e <em>L&#8217;Aria che Tira</em>, realizzando servizi e videoinchieste.</p>



<p>Nel 2016 arriva l&#8217;esordio in Rai con <em>Indovina chi viene a cena</em> di Sabrina Giannini e la collaborazione a <em>Dataroom</em>. Nel 2019 entra nella redazione di <em>Report</em> guidata da Sigfrido Ranucci, firmando inchieste dedicate a temi ambientali, economici e sociali.</p>



<p>Dal 2023 fa parte della redazione di RaiNews24 come conduttrice e autrice di approfondimenti, mentre nel 2026 viene scelta per affiancare Antonino Monteleone alla guida di <em>Filorosso</em> su Rai 3.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa si sa oggi della vita privata di Adele Grossi</h2>



<p>Le informazioni pubblicamente disponibili sulla vita privata di Adele Grossi restano piuttosto limitate. Non risultano notizie confermate riguardo a un marito, a un compagno o alla presenza di figli.</p>



<p>La giornalista ha costruito la propria notorietà principalmente attraverso il lavoro svolto nel mondo dell&#8217;informazione e dell&#8217;approfondimento televisivo, mantenendo al tempo stesso un profilo particolarmente riservato per quanto riguarda gli aspetti personali e familiari.</p>
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		<title>SuperKaraoke non è flop: Michelle Hunziker porta Canale 5 sopra i 2 milioni di spettatori con il format nostalgico</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/superkaraoke-non-e-flop-michelle-hunziker-porta-canale-5-sopra-i-2-milioni-di-spettatori-con-il-format-nostalgico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 20:16:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa ci chiedevamo se fosse davvero possibile riportare in vita Karaoke (se avete voglia, potete leggerne qui). Del resto, si stabiliva, l&#8217;Italia del 2026 non è quella del 1992. Siamo più connessi, più frammentati, più polarizzati. Le piazze non sono più quelle di una volta e perfino il tentativo del 2015 con Angelo ... <a title="SuperKaraoke non è flop: Michelle Hunziker porta Canale 5 sopra i 2 milioni di spettatori con il format nostalgico" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/superkaraoke-non-e-flop-michelle-hunziker-porta-canale-5-sopra-i-2-milioni-di-spettatori-con-il-format-nostalgico/" aria-label="Per saperne di più su SuperKaraoke non è flop: Michelle Hunziker porta Canale 5 sopra i 2 milioni di spettatori con il format nostalgico">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Qualche giorno fa ci chiedevamo se fosse davvero possibile riportare in vita Karaoke (<a href="https://www.nonsolo.tv/nostalgia-90-leterno-ritorno-di-karaoke-ma-il-tempo-passa-e-nessuno-indietro-lo-riportera/">se avete voglia, potete leggerne qui)</a>.</p>



<p>Del resto, si stabiliva, l&#8217;Italia del 2026 non è quella del 1992. Siamo più connessi, più frammentati, più polarizzati. Le piazze non sono più quelle di una volta e perfino il tentativo del 2015 con Angelo Pintus si era concluso senza lasciare particolari tracce (per usare un eufemismo e non parlare di flop).</p>



<p>Stavolta però la scommessa di Mediaset, che ha riportato in televisione il format reso celebre da Fiorello ad inizio &#8217;90 con il nome di SuperKaraoke, si è rivelata uno dei risultati più interessanti dell&#8217;intera settimana televisiva (complice probabilmente la presenza di diversi Super ospiti, come Sal Da Vinci che vediamo nell&#8217;immagine in evidenza).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oltre due milioni di spettatori in entrambe le puntate</h2>



<p>Le due puntate trasmesse da Canale 5 in questo inizio di giugno 2026 hanno infatti superato entrambe la soglia dei due milioni di spettatori.</p>



<p>L&#8217;8 giugno SuperKaraoke ha raccolto 2.189.000 spettatori con il 19,1% di share, risultando il programma più visto della serata davanti a Rai 1.</p>



<p>Ancora meglio è andata il 10 giugno, quando il programma ha raggiunto 2.100.000 spettatori con il 19,6% di share, battendo nuovamente la concorrenza e confermandosi leader della prima serata.</p>



<p>Numeri che assumono un peso ancora maggiore se confrontati con il resto della programmazione di Canale 5 durante la settimana, spesso ferma tra 1,3 e 1,8 milioni di telespettatori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">SuperKaraoke tra i programmi più forti della settimana</h2>



<p><strong>Basta osservare la classifica degli ascolti per accorgersi che, eccezion fatta per i Mondiali 2026, pochi programmi sono riusciti a fare meglio.</strong></p>



<p>Le partite Canada-Bosnia Erzegovina e Messico-Sudafrica hanno inevitabilmente giocato un campionato a parte, superando rispettivamente i 4,1 e i 4,8 milioni di spettatori.</p>



<p>Tolto il calcio, però, proprio SuperKaraoke rappresenta una delle sorprese più evidenti della settimana televisiva.</p>



<p>La trasmissione ha superato programmi consolidati come Chi l&#8217;ha visto?, DiMartedì, Quarto Grado (non soliti far numeri da capogiro, ad onor del vero) e numerose proposte sia della Rai sia della stessa Mediaset.</p>



<p>Un risultato che probabilmente pochi avrebbero pronosticato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">SuperKaraoke non fa flop&#8230; E adesso?</h2>



<p>Naturalmente due puntate non bastano per parlare di fenomeno televisivo (come una rondine, d&#8217;altro canto, non fa primavera).</p>



<p>Gli ascolti andrebbero verificati nel tempo e resta da capire quanto abbia inciso la curiosità legata al ritorno del brand Karaoke con un carta Hunziker alla guida del programma (la Hunziker, non ce ne voglia Pintus, è un nome ben più importante).</p>



<p>C&#8217;è però una domanda che oggi appare meno peregrina rispetto a qualche settimana fa: siamo sicuri che questo debba restare soltanto un esperimento?</p>



<p>Pensare a Michelle Hunziker impegnata quotidianamente in una versione moderna del programma può sembrare complicato: si tratta di uno dei volti più richiesti della televisione italiana e difficilmente potrebbe passare le proprie giornate girando piazze da Nord a Sud come accadeva ai tempi di Fiorello.</p>



<p>Poi però viene in mente che per anni la stessa Hunziker è stata presenza fissa di Striscia la Notizia, uno dei programmi più impegnativi e continui della televisione italiana.</p>



<p>Per questo motivo non è impossibile immaginare che, davanti a risultati simili, Mediaset possa decidere di tornare a investire sul format anche in futuro.</p>



<p>Non necessariamente con una programmazione quotidiana. Magari con appuntamenti speciali, eventi estivi o nuove edizioni distribuite nel corso dell&#8217;anno.</p>



<p>Per il momento una cosa sembra certa.</p>



<p>Molti consideravano Karaoke un prodotto appartenente a un&#8217;altra epoca.</p>



<p>I numeri di SuperKaraoke suggeriscono invece che, almeno per una parte del pubblico, quella parentesi non era ancora finita.</p>
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		<title>James Bond non sarà nero, Idris Elba chiude il dibattito: &#8220;Non tutti lo accetterebbero&#8221;</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/james-bond-non-sara-nero-idris-elba-chiude-il-dibattito-non-tutti-lo-accetterebbero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 08:22:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema e Serie Tv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ne abbiamo scritto poche settimane fa parlando della corsa al nuovo James Bond, una delle partite più importanti attualmente aperte a Hollywood. Dopo l&#8217;addio di Daniel Craig, la ricerca del prossimo 007 è entrata nel vivo e continuano a emergere indiscrezioni, candidature più o meno credibili e prese di posizione che fanno discutere. Tra queste ... <a title="James Bond non sarà nero, Idris Elba chiude il dibattito: &#8220;Non tutti lo accetterebbero&#8221;" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/james-bond-non-sara-nero-idris-elba-chiude-il-dibattito-non-tutti-lo-accetterebbero/" aria-label="Per saperne di più su James Bond non sarà nero, Idris Elba chiude il dibattito: &#8220;Non tutti lo accetterebbero&#8221;">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ne abbiamo scritto poche settimane fa parlando della corsa al nuovo James Bond, una delle partite più importanti attualmente aperte a Hollywood. Dopo l&#8217;addio di Daniel Craig, la ricerca del prossimo 007 è entrata nel vivo e continuano a emergere indiscrezioni, candidature più o meno credibili e prese di posizione che fanno discutere.</p>



<p>Tra queste c&#8217;è quella di Idris Elba, attore britannico che per anni è stato indicato da fan e osservatori come possibile successore di Craig. Una possibilità che, almeno secondo il diretto interessato, non si sarebbe mai concretizzata e che oggi appare ancora meno probabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Idris Elba rompe il silenzio sul futuro di 007 (e sulla sua candidatura)</h2>



<p>Intervistato dalla rivista&nbsp;<em>GQ</em>, Elba è tornato a parlare del personaggio creato da Ian Fleming e delle tante voci che negli anni lo hanno indicato come possibile erede di Daniel Craig.</p>



<p>L&#8217;attore, diventato celebre grazie a produzioni come <em>Luther</em> e <em>The Wire</em> ma protagonista di diversi altri prodotti culturali (come la serie Hijack da cui è tratta l&#8217;immagine che segue), ha spiegato di aver sempre considerato un onore essere associato a Bond. Allo stesso tempo, però, ha sottolineato come il personaggio rappresenti un fenomeno globale e come non tutti gli spettatori sparsi nel mondo accetterebbero facilmente un cambiamento così marcato.</p>


<div class="gb-container gb-container-10e3d2c0">

<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="750" height="500" src="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/06/idris-elba-in-hijack.jpg" alt="" class="wp-image-59333" srcset="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/06/idris-elba-in-hijack.jpg 750w, https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/06/idris-elba-in-hijack-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>

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<p>&#8220;Bond è un fenomeno mondiale. <strong>Non tutti accetterebbero un uomo nero, un africano, nel ruolo di Bond</strong>. Non è quello che vogliono nella loro cultura&#8221;, ha dichiarato l&#8217;attore britannico.</p>



<p>Parole che hanno inevitabilmente riacceso una discussione che accompagna il franchise ormai da molti anni. Elba, peraltro, aveva già spiegato in passato di non essere mai stato realmente coinvolto nella selezione per il ruolo, nonostante il suo nome sia stato accostato a 007 praticamente per un decennio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una tradizione che sembra destinata a continuare</h2>



<p>Negli ultimi anni Hollywood ha spesso scelto di affidare ruoli storicamente interpretati da attori bianchi a interpreti neri o appartenenti ad altre minoranze etniche. Alcune operazioni sono state accolte positivamente dal pubblico, altre hanno generato polemiche e discussioni sulla fedeltà ai personaggi originali.</p>



<p>Nel caso di James Bond, però, la sensazione è che la produzione stia cercando soprattutto continuità. Non necessariamente una copia dei precedenti interpreti, ma un attore capace di inserirsi in una tradizione cinematografica che dura da oltre sessant&#8217;anni e che ha contribuito a trasformare 007 in uno dei personaggi più riconoscibili della storia del cinema.</p>



<p>Questo non significa che il franchise non abbia già sperimentato soluzioni differenti. In&nbsp;<em>No Time To Die</em>, ad esempio, il numero identificativo 007 era stato assegnato temporaneamente al personaggio interpretato da Lashana Lynch. Una scelta che aveva attirato molta attenzione prima dell&#8217;uscita del film, anche se la vicenda si era poi sviluppata in modo diverso rispetto a quanto molti avevano immaginato.</p>



<p>Le dichiarazioni di Elba sembrano comunque indicare che, almeno per quanto riguarda il protagonista della saga, non ci siano particolari aperture verso una trasformazione così radicale del personaggio. (Non sappiamo però se questa è solo una sua opinione e poi i produttori ci sorprenderanno).</p>



<h2 class="wp-block-heading">La ricerca del nuovo James Bond continua</h2>



<p>Mentre il dibattito prosegue, la macchina produttiva non si è fermata. Come abbiamo raccontato recentemente, i casting per il nuovo Bond sono iniziati e i provini sarebbero già in corso da diverse settimane.</p>



<p>Tra i nomi circolati negli ultimi mesi figurano Henry Cavill, Aaron Taylor-Johnson, Callum Turner, Jacob Elordi e Tom Francis, uno dei pochi attori di cui sia emersa una partecipazione concreta alle selezioni. Al momento, però, non esistono conferme ufficiali sul favorito della produzione.</p>



<p>La scelta avrà comunque inevitabilmente un peso enorme sul futuro del franchise: interpretare James Bond significa quasi sempre legarsi al personaggio per diversi film e accompagnare una delle saghe più longeve e redditizie della storia del cinema.</p>



<p>Con buona pace dei Pitura Freska, dopo Miss Italia non ci ritroveremo ad avere né un Papa nero né un James Bond nero.</p>
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		<title>Nostalgia 90, l&#8217;eterno ritorno di Karaoke (ma il tempo passa e nessuno indietro lo riporterà)</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/nostalgia-90-leterno-ritorno-di-karaoke-ma-il-tempo-passa-e-nessuno-indietro-lo-riportera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[R.D.V.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 14:33:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era il 28 settembre 1992. Mio fratello, oggi ultratrentenne, era poco più che un neonato e l&#8217;Italia stava venendo squassata da Mani Pulite. C&#8217;erano tutti gli ingredienti per una nuova Italia e la tv più frizzantina tra le tv private (le tre di Silvio Berlusconi, destinato a diventare homo novus del Bel Paese da lì ... <a title="Nostalgia 90, l&#8217;eterno ritorno di Karaoke (ma il tempo passa e nessuno indietro lo riporterà)" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/nostalgia-90-leterno-ritorno-di-karaoke-ma-il-tempo-passa-e-nessuno-indietro-lo-riportera/" aria-label="Per saperne di più su Nostalgia 90, l&#8217;eterno ritorno di Karaoke (ma il tempo passa e nessuno indietro lo riporterà)">Leggi tutto</a></p>
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<p>Era il 28 settembre 1992. Mio fratello, oggi ultratrentenne, era poco più che un neonato e l&#8217;Italia stava venendo squassata da Mani Pulite. C&#8217;erano tutti gli ingredienti per una nuova Italia e la tv più frizzantina tra le tv private (le tre di Silvio Berlusconi, destinato a diventare homo novus del Bel Paese da lì a un anno e mezzo) lanciava un programma dal nome super fresh. </p>



<p>Karaoke.</p>


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<p></p>

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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="750" height="560" src="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/06/Karaoke-il-logo-iniziale.jpg" alt="Il logo del primo Karaoke" class="wp-image-59324" srcset="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/06/Karaoke-il-logo-iniziale.jpg 750w, https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/06/Karaoke-il-logo-iniziale-300x224.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>

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<p>Ideato da Fatma Ruffini &#8211; la donna a cui dobbiamo il meglio che Mediaset ci ha offerto negli anni, da Scherzi a parte a Stranamore e C&#8217;eravamo tanto amati, da Camera Café a Love Bugs &#8211; andò a pescare dall&#8217;Estremo Oriente tanto il nome quanto il format, tanto semplice quanto geniale quanto nazionalpopolare.</p>



<p>Oggi sembra ovvio, ma ai tempi era rivoluzionario: l&#8217;uomo qualunque anziché fondare giornali o partiti prendeva un microfono in mano e cantava su una base registrata, leggendo il testo della canzone sullo schermo. <strong>Un po&#8217; Corrida, un po&#8217; talent</strong>, <a href="https://www.gqitalia.it/show/tv/2015/01/24/torna-karaoke-in-tv-senso-nellera-dei-talent-per-fiorello-si" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qualcuno ha fatto notare quando il format è stato riproposto per l&#8217;ultima volta nel 2015</a>.</p>



<p>E così, mentre l&#8217;Italia veniva squassata da Mani Pulite, si riversava in piazza e si faceva vedere bella e festante, con un capopopolo ideale come Fiorello &#8211; forgiato da anni di villaggi turistici &#8211; ad animare la festa che metteva in piazza le città del Bel Paese, che guadagnavano i loro quindici minuti warholiani di gloria.</p>



<p>Un po&#8217; come accadeva in quegli stessi tempi con Giochi Senza Frontiere, ma con la differenza che le località &#8211; le piazze delle località &#8211; guadagnavano la ribalta in prima persona.</p>



<p>Dopo una partenza ad handicap (le prime puntate non superarono il 6% di share e Fiorello raccontò che ad Alba, per la prima puntata, il pubblico non superava una trentina di persone &#8211; ed è ben ricordarlo quando magari abbiamo voglia di mollare qualche progetto) <strong>il programma ebbe un clamoroso boom e Fiorello e il suo codino divennero simbolo di quell&#8217;inizio di decennio</strong>: per il conduttore di Augusta arrivarono premi a<em> rumpiri </em>e Rosario Effe ci accompagnò per mano fino al 1994 &#8211; quando per altro ebbe ribalta (inter)nazionale un altro codino italiano (ma di divina natura).</p>



<p>(Anch&#8217;io, ragazzino, mi dovetti fare un tremendo codino a quei tempi).</p>



<p>Il 12 settembre 1994 il programma fu quindi affidato al fratello Beppe (ai tempi ancora non attore, ma solamente <strong>Fiorellino</strong>) e man mano il programma perse appeal, nonostante il tentativo in calcio d&#8217;angolo di recuperare lo slancio con la presenza della ex Non è la Rai Antonella Elia. Il primo luglio del 1995 andò quindi in onda per un&#8217;ultima volta.</p>



<p>(Di seguito uno stralcio di qualche mese prima della chiusura)</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Karaoke 2 febbraio 1995 Antonella Elia e Fiorellino" width="1500" height="844" src="https://www.youtube.com/embed/UTO1uappV1o?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<h2 class="wp-block-heading">Dieci anni dopo, il flop con Pintus</h2>



<p>Vent&#8217;anni dopo, quindi, Mediaset ci ha riprovato, affidando il format ad Angelo Pintus. Un comico sardo che ha sicuramente una sua fanbase (alla quale io non appartengo), ma che conduttore non è e così, dopo poche settimane, l&#8217;esperimento è stato archiviato tra le critiche dei critici (il Bertoncelli di turno non manca mai) e numeri non esattamente esaltanti.</p>


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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="500" src="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/06/pintus-alla-conduzione-di-karaoke.jpg" alt="Il Karaoke di Pintus non ebbe un successo esaltante" class="wp-image-59325" srcset="https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/06/pintus-alla-conduzione-di-karaoke.jpg 750w, https://www.nonsolo.tv/wp-content/uploads/2026/06/pintus-alla-conduzione-di-karaoke-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>

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<p>Nella metà degli anni dieci, le prime puntate hanno fatto registrare un 5% <a href="https://tv.fanpage.it/pietro-mennea-sfiora-i-7-milioni-il-karaoke-parte-bene-con-pintus/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">definito allora soddisfacente</a>, ma evidentemente non sufficiente per garantire un futuro al programma (e <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/31/karaoke-pintus-alle-20-italia1-conduttore-insufficiente-programma-obsoleto-come-tornare-nel-1992/1552316/">le piazze vuote non hanno aiutato</a> &#8211; ma a differenza dei tempi di Fiorello a Pintus non gli è stata data la possibilità di crescere nel tempo).</p>



<p>Bisogna comunque pensare che l&#8217;Italia del 2015 non è quella di vent&#8217;anni prima.</p>



<p>Abbiamo già perso parecchio della nostra genuina ingenuità, ci siamo atomizzati, ci sentiamo un po&#8217; meno provinciali ma siamo &#8211; o quantomeno viviamo &#8211; probabilmente peggio di prima.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vent&#8217;anni dopo ci si riprova con la Hunziker in prima serata</h2>



<p>Passano ulteriori dieci anni, siamo ancora meno provinciali, probabilmente. O almeno così ci sentiamo.</p>



<p><strong>Di sicuro siamo più frammentati, più arrabbiati, più polarizzati.</strong></p>



<p>Abbiamo perso gran parte della nostra ingenua voglia di festeggiare, anche perché da festeggiare non c&#8217;è un cazzo e così, a Ferrara, viene proposto &#8211; stavolta su Canale 5 &#8211; un Karaoke 4.</p>



<p>La vendetta.</p>



<p>O, se preferite, Super Karaoke.</p>



<p>Annunciato ufficialmente da Mediaset all&#8217;inizio del 2026, il programma prova ancora una volta a riportare in piazza quello spirito collettivo che aveva reso celebre l&#8217;originale (ma che ormai pare scomparso, come l&#8217;italianità in toto verrebbe da dire). A condurre Michelle Hunziker, chiamata a raccogliere un&#8217;eredità che dal post Fiorello in poi si è rivelata molto più pesante del previsto. Il format &#8211; secondo quanto annunciato &#8211; cerca di aggiornarsi senza rinnegare la propria natura &#8211; tra gente comune, musica, leggerezza e con una piazza trasformata per qualche ora in luogo di festa.</p>



<p>La differenza è che oggi quella festa deve fare i conti con un Paese molto diverso (molto più polarizzato, molto più incattivito) rispetto a quello che accolse il programma condotto da Fiorello a partire dal 1992.</p>



<p>Vedremo gli ascolti cosa diranno, considerando soprattutto la messa in onda in prima serata nella rete ammiraglia.</p>



<p>Ciò che è certo è che il tempo passa e niente indietro lo riporterà.</p>



<p>Nemmeno Karaoke.</p>
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		<title>L&#8217;allenatore nel pallone, tutte le storie vere dietro il film culto con Lino Banfi: da Oronzo Pugliese al Catania di Massimino</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/lallenatore-nel-pallone-tutte-le-storie-vere-dietro-il-film-culto-con-lino-banfi-da-oronzo-pugliese-al-catania-di-massimino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.Tv]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 11:03:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È diventato negli anni un film culto, con tanto di seguito quasi un quarto di secolo dopo. Clamorosamente italiano, con riferimenti politici discutibili e battute da taverna entrate nell’immaginario collettivo, L’allenatore nel pallone resta uno dei capisaldi della commedia all’italiana e probabilmente il film più iconico mai dedicato al calcio in terra tricolore. Basta pensare ... <a title="L&#8217;allenatore nel pallone, tutte le storie vere dietro il film culto con Lino Banfi: da Oronzo Pugliese al Catania di Massimino" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/lallenatore-nel-pallone-tutte-le-storie-vere-dietro-il-film-culto-con-lino-banfi-da-oronzo-pugliese-al-catania-di-massimino/" aria-label="Per saperne di più su L&#8217;allenatore nel pallone, tutte le storie vere dietro il film culto con Lino Banfi: da Oronzo Pugliese al Catania di Massimino">Leggi tutto</a></p>
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<p>È diventato negli anni un film culto, con tanto di seguito quasi un quarto di secolo dopo. Clamorosamente italiano, con riferimenti politici discutibili e battute da taverna entrate nell’immaginario collettivo, <strong>L’allenatore nel pallone</strong> resta uno dei capisaldi della commedia all’italiana e probabilmente il film più iconico mai dedicato al calcio in terra tricolore. Basta pensare a scambi come &#8220;M’avete preso per un coglione&#8221; &#8211; &#8220;Ma no, sei un erore&#8221;, citati ancora oggi da generazioni di tifosi (e che mi fece ridere fino alle lacrime la prima volta che vidi il film).</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Comicità all&#039;Italiana: L&#039;allenanore nel pallone - Mi avete preso per un coglione" width="1500" height="844" src="https://www.youtube.com/embed/guZbgOu-qqI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>La forza del film non sta solo nella comicità più p meno crassa. A distanza di oltre quarant’anni, colpisce quanto il mondo della Longobarda sia radicato nel calcio reale degli anni Ottanta, quando eravamo l&#8217;epicentro del calcio mondiale. Molti dettagli, personaggi e situazioni nascono infatti da figure autentiche del pallone italiano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oronzo Canà e Oronzo Pugliese: un legame che va oltre il nome</h2>



<p>Il collegamento più evidente riguarda il protagonista. Oronzo Canà è considerato un omaggio a Oronzo Pugliese, tecnico simbolo di un calcio passionale, provinciale e genuino. Pugliese, soprannominato il Mago di Turi, divenne celebre nella stagione 1964-65 quando, alla guida del neopromosso Foggia, riuscì a battere la Grande Inter di Helenio Herrera. Scelse marcature strettissime e un atteggiamento prudente contro una squadra molto più forte, ottenendo un clamoroso 3-2 che contribuì a trasformarlo in un personaggio nazionale.</p>



<p>Il suo stile era inconfondibile: correva lungo la linea laterale, urlava indicazioni in dialetto pugliese e chiamava i giocatori i picciotti. Frasi come <em>Pigghia ’sta palla sinnò t’accide!</em> (prendi questa palla sennò ti uccido) sono rimaste nella memoria popolare. Pugliese amava il contatto con il pubblico, i riflettori e i giornalisti, e aveva una straordinaria capacità di motivare le squadre. Celebre il suo motto: <strong>Undici sono loro, undici siamo noi.</strong></p>



<p>Tornando invece al Nostro, di Oronzo, quello del film, fa di cognome Canà anche perché con il nome della moglie, Mara, crea un evidente gioco di parole che richiama il Maracanã, lo stadio brasiliano più famoso del mondo: un’altra di quelle trovate che spiegano bene l&#8217;ironia del film (laddove i doppi sensi &#8211; a volte anche innocenti &#8211; sono all&#8217;ordine del giorno, si veda l&#8217;estratto seguente)</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Oronzo Can picchio De Sisti 00" width="1500" height="844" src="https://www.youtube.com/embed/G7-ifF7Z-y4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La Longobarda ha giocato davvero nel campionato 1983-84</h2>



<p>Uno degli aspetti più curiosi riguarda le immagini delle partite. Sergio Martino utilizzò veri filmati del campionato italiano 1983-84, integrandoli con le scene girate appositamente per il film. Per rendere credibile il montaggio, la Longobarda venne vestita con una maglia bianca simile a quella di riserva di molte squadre dell’epoca.</p>



<p>La promozione in Serie A della Longobarda è costruita in buona parte con immagini di repertorio di Sambenedettese-Pistoiese, gara di Serie B disputata allo stadio Ballarin di San Benedetto del Tronto. Alcuni dettagli, come i cartelloni pubblicitari presenti sullo sfondo, permettono ancora oggi di riconoscere la partita originale.</p>



<p>Non è l’unico caso. Nel film compaiono spezzoni provenienti da gare reali della primavera 1984, tra cui Roma-Fiorentina 2-1, Fiorentina-Genoa 0-0, Lazio-Napoli 3-2 e Atalanta-Sambenedettese 4-2. Quest’ultima è particolarmente interessante perché mostra i festeggiamenti dei tifosi bergamaschi per la promozione in Serie A.</p>



<p>Le scene girate appositamente per il film furono realizzate soprattutto allo stadio dei Marmi e allo stadio Flaminio di Roma. Nel sottopassaggio dello stadio dei Marmi venne ambientato anche l’incontro tra Canà e alcuni veri giocatori della Roma dell’epoca, tra cui Pruzzo, Graziani e Ancelotti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Rio de Janeiro alla Longobarda: c&#8217;entra Moggi o c&#8217;entra Di marzio?</h2>



<p>Un altro legame con il calcio reale riguarda il mercato. Sergio Martino raccontò che l’idea della trama nacque durante un viaggio in Sud America, quando incontrò sull’aereo Luciano Nizzola e Luciano Moggi, allora impegnati nella trattativa per portare Júnior al Torino. Quel contesto di osservatori, dirigenti e talenti brasiliani in cerca di ingaggio contribuì a ispirare la storia dell’attaccante Aristoteles.</p>



<p>Negli ultimi anni è emersa anche un’altra suggestione. Gianluca Di Marzio ha raccontato in un&#8217;intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport che uno degli sceneggiatori del film gli confessò di essersi ispirato al viaggio compiuto nel 1983 dal padre Gianni Di Marzio e dal presidente del Catania Angelo Massimino a Rio de Janeiro per cercare i due stranieri da tesserare.</p>



<p><em>&#8220;Estate 1983, papà porta il Catania in Serie A dopo gli spareggi a Roma con Como e Cremonese. È la fine di giugno, manca una settimana alla chiusura dei tesseramenti per i due stranieri che la Lega allora concedeva. Papà e il presidente Angelo Massimino volano a Rio de Janeiro, vedono tanti giocatori: Paulo Isidoro, Serginho (il centravanti e non l&#8217;ex Milan, ndr), Careca, Casagrande, Leo Junior (il Junior succitato, ndr). Costano troppo e prendono Luvanor e Pedrinho. Uno degli sceneggiatori de L’allenatore nel pallone mi ha confessato di essersi ispirato al viaggio a Rio di papà e Massimino, in quell’estate del 1983&#8221;.</em></p>



<p>Il fascino del film nasce anche da questo intreccio continuo tra invenzione e realtà. La Longobarda è una squadra immaginaria, ma il mondo che la circonda è quello autentico del calcio italiano degli anni Ottanta: presidenti sanguigni, allenatori folkloristici, trasferte improbabili, colpi di mercato sudamericani e stadi pieni di striscioni. </p>



<p>E se a distanza di decenni, L’allenatore nel pallone continua a funzionare è anche perché racconta un calcio che non esiste più ma che ricorda la <em>grandeur</em> dell&#8217;Italia che fu. (Lo humor funziona un po&#8217; meno, in questi tempi di cancel culture spinta &#8211; ma finché la gen Z non avrà del tutto soppiantato le generazioni altre c&#8217;è salvezza per questo film molto anni &#8217;80).</p>
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