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	<title>Si è cercato che fine ha fatto - NonSolo.TV</title>
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	<description>TV, personaggi e storie tra nostalgia, curiosità e cultura pop</description>
	<lastBuildDate>Fri, 07 Aug 2026 09:24:53 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Si è cercato che fine ha fatto - NonSolo.TV</title>
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		<title>Die Antwoord, che fine hanno fatto? Il successo mondiale e le gravi accuse contro Ninja e Yolandi</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 09:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Che fine ha fatto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guardare un video dei Die Antwoord e restare indifferenti è sempre stato impossibile, specie per i benpensanti come noi: un’estetica estrema e un suono estremo che potevano infastidire o incuriosire &#8211; un miscuglio di rave, hip hop, grottesco e cultura sudafricana che li rendeva decisamente indimenticabili (nel senso letterale del termina). Ninja, con il corpo ... <a title="Die Antwoord, che fine hanno fatto? Il successo mondiale e le gravi accuse contro Ninja e Yolandi" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/die-antwoord-che-fine-hanno-fatto-il-successo-mondiale-e-le-gravi-accuse-contro-ninja-e-yolandi/" aria-label="Per saperne di più su Die Antwoord, che fine hanno fatto? Il successo mondiale e le gravi accuse contro Ninja e Yolandi">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Guardare un video dei Die Antwoord e restare indifferenti è sempre stato impossibile, specie per i benpensanti come noi: un’estetica estrema e un suono estremo che potevano infastidire o incuriosire &#8211; un miscuglio di rave, hip hop, grottesco e cultura sudafricana che li rendeva decisamente indimenticabili (nel senso letterale del termina).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ninja, con il corpo ricoperto di tatuaggi e un personaggio costruito sull’aggressività, e Yolandi Visser, con la frangia bionda, la voce infantile e un’immagine a metà tra manga e punk di strada, diventarono una delle coppie più riconoscibili della musica alternativa degli anni &#8217;10 del nuovo millennio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il tempo, però, la provocazione artistica è stata affiancata da vicende molto più serie. Video riemersi online, testimonianze di altri musicisti e accuse di abusi e sfruttamento hanno modificato la percezione pubblica del duo. Ma andiamo a vedere un po&#8217; cosa li ha travolti &#8211; e cosa ne è stato di loro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi sono i Die Antwoord e come nacque il fenomeno zef</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I Die Antwoord si formarono a Città del Capo nel 2008. Dietro i nomi d’arte di Ninja e Yolandi Visser ci sono&nbsp;<strong>Watkin Tudor Jones e Anri du Toit</strong>, due artisti che avevano già frequentato per anni la scena musicale e creativa sudafricana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Jones, in particolare, non era affatto uno sconosciuto apparso dal nulla. Aveva sperimentato diverse identità e guidato progetti come Max Normal e The Constructus Corporation, combinando rap, teatro, grafica e costruzione del personaggio. Die Antwoord fu il progetto capace di mettere insieme quelle esperienze in una forma molto più immediata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La parola “antwoord” significa “risposta” in afrikaans. Musicalmente il gruppo definì il proprio stile&nbsp;<em>rap-rave</em>: basi elettroniche martellanti, hip hop, testi in inglese e afrikaans e un uso intenzionale dell’eccesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’immaginario veniva invece associato allo&nbsp;<strong>zef</strong>, termine sudafricano originariamente usato in modo dispregiativo per indicare un gusto rozzo, appariscente e popolare, poi rivendicato dal duo come forma di orgoglio e libertà espressiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La svolta &#8211; intesa come fama internazionale &#8211; arrivò tra il 2009 e il 2010 con “Enter the Ninja”. Il video, nel quale compariva anche l’artista sudafricano Leon Botha, affetto da progeria, circolò rapidamente anche su internet: in un’epoca in cui la viralità musicale cominciava a cambiare le regole dell’industria, i Die Antwoord sembravano creati apposta per la rete.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<h2 class="wp-block-heading">Dai video virali al film, Chappie: il successo internazionale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il successo di “Enter the Ninja” portò il gruppo a firmare con Interscope Records e a esibirsi al Coachella. Il primo album,&nbsp;<em>$O$</em>, fu seguito nel 2012 da&nbsp;<em>Ten$ion</em>, che conteneva “I Fink U Freeky”, probabilmente il loro brano più conosciuto insieme a quello dell’esordio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I video furono decisivi quanto le canzoni. Corpi deformati dall’obiettivo, denti dipinti, animali, armi, simboli religiosi, periferie sudafricane e una sessualità volutamente sgradevole componevano un universo visivo riconoscibile. Il rapporto con il fotografo Roger Ballen contribuì a rendere quell’estetica più sofisticata di quanto suggerisse la sua apparente volgarità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2015 Ninja e Yolandi interpretarono versioni romanzate di sé stessi in&nbsp;<em>Chappie</em>, il film di Neill Blomkamp con Hugh Jackman, Dev Patel e Sigourney Weaver. La pellicola ricevette giudizi contrastanti, ma confermò che il duo era ormai entrato nella cultura pop internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una parte del loro fascino nasceva dall’incertezza: quanto c’era di autentico e quanto di costruito? Ninja e Yolandi vivevano realmente come i personaggi mostrati nei video oppure stavano interpretando un’opera permanente? Per molto tempo questa ambiguità giocò a loro favore. Quando cominciarono a emergere episodi avvenuti lontano dal palco, la stessa sovrapposizione diventò più difficile da liquidare come semplice performance.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il video con Andy Butler e l’esclusione dai festival</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2019 tornò a circolare un filmato registrato sette anni prima, durante il Future Music Festival di Adelaide. Nel video Ninja e Yolandi inseguono Andy Butler, fondatore degli Hercules and Love Affair, mentre vengono pronunciate espressioni omofobe e si arriva a uno scontro fisico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le immagini mostrano inoltre Ninja mentre ricostruisce l’accaduto davanti all’organizzazione del festival e Yolandi che inizialmente ride, prima di assumere un atteggiamento più serio. Il duo accusò l’ex collaboratore Ben Jay Crossman di avere montato il materiale per far apparire l’episodio come un crimine d’odio. Ninja sostenne che il litigio non fosse legato all’orientamento sessuale di Butler.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contenuto del filmato, tuttavia, ebbe conseguenze concrete. I Die Antwoord furono rimossi dai cartelloni di Riot Fest e Life Is Beautiful. Nel 2021 arrivò anche l’esclusione dal festival britannico ALT+LDN, dopo le proteste di altri artisti annunciati nel programma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si trattava più soltanto di testi offensivi o immagini progettate per scioccare. Il video documentava un comportamento avvenuto dietro le quinte e rendeva meno convincente la difesa secondo cui ogni eccesso appartenesse esclusivamente alla dimensione artistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le accuse di Zheani e la testimonianza di Danny Brown</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nello stesso periodo la musicista australiana Zheani Sparkes pubblicò “The Question”, un brano nel quale accusava Ninja di averla attirata in Sudafrica nel 2013, dopo una lunga corrispondenza iniziata quando lei aveva circa vent’anni, e di averla aggredita sessualmente. Sostenne inoltre che alcune sue immagini intime fossero state condivise senza consenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Zheani mostrò pubblicamente messaggi ed e-mail che, secondo la sua ricostruzione, documentavano l’avvicinamento. Presentò poi una denuncia alla polizia del Queensland.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I Die Antwoord respinsero le accuse: Yolandi parlò di un tentativo di ottenere visibilità, mentre Ninja negò di avere costretto la musicista a compiere atti sessuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2022 anche il rapper statunitense Danny Brown raccontò un episodio che avrebbe coinvolto Ninja in un locale di Parigi. Durante il podcast&nbsp;<em>2 Bears, 1 Cave</em>, Brown disse che il musicista si era seduto sulle sue gambe tentando ripetutamente di baciarlo e gli aveva rivolto proposte sessuali non desiderate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Brown spiegò di essersi sentito minacciato, soprattutto quando Ninja avrebbe insistito per conoscere l’albergo nel quale alloggiava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due testimonianze riguardano fatti diversi e non possono essere usate per dimostrarsi a vicenda. Hanno però contribuito a spostare la discussione pubblica: il comportamento dominante associato al personaggio di Ninja non veniva più osservato soltanto nei videoclip, ma descritto da persone che affermavano di averlo subito fuori scena.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le accuse del figlio adottivo Gabriel “Tokkie” du Preez</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le contestazioni più dolorose arrivarono nel 2022 da Gabriel du Preez, conosciuto come Tokkie. Il ragazzo era entrato nella famiglia dei Die Antwoord quando aveva nove anni ed era apparso nei video di “I Fink U Freeky” e “Ugly Boy”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua particolare fisionomia è legata alla displasia ectodermica ipoidrotica, una rara condizione genetica che interessa capelli, denti, pelle e ghiandole sudoripare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un’intervista pubblicata da&nbsp;<em>News24</em>, Tokkie accusò Ninja e Yolandi di averlo adottato principalmente per utilizzarne l’immagine. Raccontò di essere stato esposto ancora minorenne a droghe, pornografia, armi e situazioni violente; sostenne di non avere ricevuto compensi per la partecipazione ai video e di essere stato lasciato a lungo alle cure di altre persone mentre il duo lavorava all’estero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Du Preez descrisse inoltre una crescita segnata da manipolazioni psicologiche e punizioni sproporzionate</strong>. Secondo il suo racconto, Ninja lo avrebbe convinto di possedere poteri demoniaci e lo avrebbe utilizzato per intimidire persone con le quali era in conflitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni aspetti della testimonianza furono confermati dall’ex videografo Ben Jay Crossman e da persone che avevano lavorato nella casa della coppia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I Die Antwoord negarono l’intera ricostruzione, definendo le accuse false e sostenendo di avere aiutato Tokkie e la sua famiglia per anni. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, i servizi sociali del Western Cape ottennero un ordine del tribunale per verificare le condizioni della figlia biologica di Ninja e Yolandi, allora minorenne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La visita degli assistenti sociali è documentata; questo, da solo, non costituisce però un accertamento giudiziario delle accuse formulate da du Preez.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che fine hanno fatto oggi i Die Antwoord?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Parlare di una scomparsa definitiva del gruppo sarebbe inesatto. Dopo il periodo più difficile, i Die Antwoord sono tornati a esibirsi dal vivo nel 2024 con una serie di concerti in Europa e nelle Americhe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello stesso anno è uscito&nbsp;<em>Zef: The Story of Die Antwoord</em>, documentario diretto da Jon Day e narrato dalla figlia Sixteen Jones, costruito come racconto interno della loro storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritorno dimostra che la cosiddetta cancellazione raramente funziona come un interruttore. Una parte del pubblico ha abbandonato il duo, alcuni festival hanno preso le distanze e la copertura della stampa è cambiata. Rimane però una base di fan disposta a separare la musica dalle accuse, a considerare le controversie parte del personaggio o semplicemente a sospendere il giudizio in assenza di condanne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che non è più possibile è raccontare i Die Antwoord soltanto come i due eccentrici sudafricani di “Enter the Ninja”. La loro influenza sull’estetica musicale degli anni &#8216;103 resta evidente, così come l’originalità di alcuni video e la capacità di trasformare una sottocultura locale in un prodotto globale. Accanto a quel percorso esiste ormai un dossier pubblico composto da filmati, denunce, testimonianze e smentite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’interrogativo che accompagnava il gruppo fin dall’inizio — dove finisce il personaggio e dove comincia la persona — non ha ricevuto una risposta semplice. Oggi, però, appare meno affascinante di quanto sembrasse davanti ai primi video virali.</p>
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		<title>Chester Bennington e Chris Cornell, la storia dell&#8217;amicizia tra due artisti che ci hanno lasciato troppo presto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 10:15:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 20 luglio è una data che i fan dei Linkin Park difficilmente riescono a vivere con leggerezza. È il giorno in cui, nel 2017, morì Chester Bennington, una delle voci più riconoscibili del rock degli ultimi decenni. Aveva 41 anni e la notizia arrivò appena due mesi dopo quella della scomparsa di Chris Cornell, ... <a title="Chester Bennington e Chris Cornell, la storia dell&#8217;amicizia tra due artisti che ci hanno lasciato troppo presto" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/chester-bennington-e-chris-cornell-la-storia-dellamicizia-tra-due-artisti-che-ci-hanno-lasciato-troppo-presto/" aria-label="Per saperne di più su Chester Bennington e Chris Cornell, la storia dell&#8217;amicizia tra due artisti che ci hanno lasciato troppo presto">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il 20 luglio è una data che i fan dei Linkin Park difficilmente riescono a vivere con leggerezza. È il giorno in cui, nel 2017, morì Chester Bennington, una delle voci più riconoscibili del rock degli ultimi decenni. Aveva 41 anni e la notizia arrivò appena due mesi dopo quella della scomparsa di Chris Cornell, cantante di Soundgarden e Audioslave.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il destino ha voluto che Bennington morisse proprio il giorno in cui Cornell avrebbe compiuto 53 anni. Una coincidenza che ha contribuito a rendere ancora più forte il legame tra i due agli occhi del pubblico, anche se la loro amicizia era già molto più profonda di quanto molti immaginassero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da fan a grande amico: come nacque il rapporto tra Bennington e Cornell</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima ancora di conoscerlo, Chester Bennington era un grande estimatore di Chris Cornell. Lo raccontò lui stesso in una delle sue ultime interviste, ricordando quanto la scena di Seattle avesse influenzato la sua crescita musicale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soundgarden, insieme ad Alice in Chains e Nirvana, rappresentava uno dei suoi principali punti di riferimento. Cornell era uno di quei musicisti che Bennington aveva sempre guardato con ammirazione, ben prima che i Linkin Park diventassero uno dei gruppi rock più popolari del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro avvenne durante il&nbsp;<em>Projekt Revolution Tour</em>&nbsp;del 2008, quando Chris Cornell entrò a far parte della tournée organizzata proprio dai Linkin Park. Tra i due scattò subito qualcosa. Bennington raccontò che esistono persone con cui sembra di conoscersi da sempre, e che quella sensazione aveva coinvolto non soltanto loro due, ma anche le rispettive famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante quel tour arrivarono anche alcuni dei momenti che i fan ricordano ancora oggi con maggiore affetto. Cornell salì sul palco insieme ai Linkin Park interpretando <em>Crawling</em>, mentre Bennington affiancò il suo amico in <em>Hunger Strike</em>, storico brano dei Temple of the Dog originariamente cantato da Cornell insieme a Eddie Vedder.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Honestly the person that recorded this did not know what a treasure it would be&#8221;: i commenti ai margini del video danno idea del valore che il documento rappresenta per i fan dei due compianti aristi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bennington &#8211; Cornell, un legame che andava oltre la musica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con il passare degli anni il loro rapporto uscì dai confini dei concerti. Chester Bennington divenne il padrino del figlio di Chris Cornell, Christopher, segno di un&#8217;amicizia che coinvolgeva ormai entrambe le famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante gli impegni e le lunghe tournée rendessero difficile vedersi con frequenza, i due continuarono a sentirsi e a mantenere un rapporto molto stretto. Bennington avrebbe poi ricordato il battesimo del figlio di Cornell come uno dei momenti più belli vissuti insieme all&#8217;amico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La morte di Chris Cornell, avvenuta nel maggio 2017, colpì profondamente il cantante dei Linkin Park. Lo stesso giorno in cui la notizia divenne pubblica, la band avrebbe dovuto esibirsi al&nbsp;<em>Jimmy Kimmel Live!</em>&nbsp;per promuovere il singolo&nbsp;<em>Heavy</em>. I musicisti decisero invece di cambiare programma e dedicare la serata a Cornell eseguendo&nbsp;<em>One More Light</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mike Shinoda raccontò in seguito quanto fosse stato difficile per Bennington affrontare quella performance</strong>. Durante le prove riusciva a malapena ad arrivare a metà del brano prima di fermarsi sopraffatto dall&#8217;emozione e anche nella registrazione televisiva &#8211; che vi proponiamo di seguito &#8211; traspare la forte emozione della voce dei Linkin Park.</p>



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<iframe title="Linkin Park - One More Light Live (Chris Cornell Tribute)" width="1500" height="844" src="https://www.youtube.com/embed/L-6PCSZij3I?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<h2 class="wp-block-heading">La lettera, il funerale e un ricordo che continua ancora oggi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Subito dopo la scomparsa dell&#8217;amico, Bennington pubblicò una lunga lettera aperta che resta ancora oggi uno dei tributi più toccanti mai dedicati a Chris Cornell.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo ringraziava per averlo ispirato come artista e come persona, ricordando il tempo trascorso insieme e quello condiviso con le rispettive famiglie. Scriveva che la sua voce riusciva a racchiudere &#8220;gioia e dolore, rabbia e perdono, amore e sofferenza&#8221;, augurandogli infine di trovare pace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pochi giorni più tardi fu proprio Bennington a esibirsi durante il funerale di Cornell, interpretando&nbsp;<em>Hallelujah</em>. In diverse interviste spiegò di aver scelto quel brano pensando al legame che Chris aveva avuto con Jeff Buckley, autore di una delle versioni più celebri della canzone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due mesi dopo, il 20 luglio 2017, arrivò una notizia che nessuno avrebbe voluto leggere. Chester Bennington morì lasciando un vuoto enorme nel mondo della musica e nella vita di chi gli era stato vicino. Tra i primi messaggi pubblici ci fu quello di Vicky Cornell, moglie di Chris, che scrisse poche parole capaci di riassumere lo smarrimento di molti: &#8220;Proprio quando pensavo che il mio cuore non potesse spezzarsi ancora&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A distanza di nove anni dalla morte di Bennington, la loro amicizia continua a essere ricordata non soltanto per i duetti che hanno regalato ai fan, ma perché rappresentava qualcosa di autentico. Due artisti appartenenti a generazioni diverse, uniti da un profondo rispetto reciproco, dalla musica e da un rapporto che andava ben oltre il palco e la cui profondità era possibile percepire nei gesti e nelle parole dei due: qualcosa di unico, nel mondo dello show business.</p>
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		<title>Nostalgia 90, ricordando MTV: che fine hanno fatto Kris and Kris?</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/nostalgia-90-ricordando-mtv-che-fine-hanno-fatto-kris-and-kris/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[R.D.V.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 17:29:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 1999 è stato l&#8217;anno, almeno per il sottoscritto (l&#8217;ho scritto in diverse occasioni e lo scriverò tante volte ancora). L&#8217;anno di MTV, l&#8217;anno prima di diventare teen. L&#8217;anno della scoperta dei video musicali in assoluto, ché ad MTV appena sbarcata nel Bel Paese faceva da contraltare l&#8217;italianissima TMC2 (l&#8217;erede di Videomusic che aveva anche ... <a title="Nostalgia 90, ricordando MTV: che fine hanno fatto Kris and Kris?" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/nostalgia-90-ricordando-mtv-che-fine-hanno-fatto-kris-and-kris/" aria-label="Per saperne di più su Nostalgia 90, ricordando MTV: che fine hanno fatto Kris and Kris?">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il 1999 è stato l&#8217;anno, almeno per il sottoscritto (l&#8217;ho scritto in diverse occasioni e lo scriverò tante volte ancora).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;anno di MTV, l&#8217;anno prima di diventare teen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;anno della scoperta dei video musicali in assoluto, ché ad MTV appena sbarcata nel Bel Paese faceva da contraltare l&#8217;italianissima TMC2 (l&#8217;erede di Videomusic che aveva anche un non so che di alternativo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le contingenze, bisogna dirlo, furono fortunate: fui fortunato a essere preadolescente in quei momenti in cui il futuro sembrava alle porte, così come quel 2000 tanto affascinante e, per alcuni, anche tanto spaventoso (il millenarismo non si chiama così per caso).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà MTV sbarca in Italia alla fine del 1997 e la sua espansione, almeno fino all&#8217;avvento di internet, è costante. Insieme ai videoclip arrivano anche nuove, giovanissime celebrità: i mitici&nbsp;<strong>VJ</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non presentavano canzoni, i dischi, come i DJ: loro presentavano i video musicali e venivano selezionati tra il pubblico. Mentre scrivo mi torna in mente che avrei sognato di essere VJ, quando veniva pubblicizzata con una certa costanza la possibilità di diventarne uno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni VJ hanno avuto successo anche dopo l&#8217;epopea MTV, altri si sono dedicati alla vita privata e c&#8217;è chi invece ha continuato a lavorare nel mondo dello spettacolo, magari un po&#8217; meno sotto i riflettori ma sempre con un microfono in mano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il caso di un duo di VJ che, per la mia generazione, sono state un po&#8217; come le gemelle Kessler.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Kris and Kris, le due VJ simbolo di un&#8217;epoca</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Parliamo di&nbsp;<strong>Kris and Kris</strong>: altrettanto bionde, altrettanto straniere e anche loro con la K.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le nostre, però, non erano sorelle: una statunitense e l&#8217;altra canadese. Esordiscono nel 1998 alla conduzione di&nbsp;<em>Dancefloor Chart</em>&nbsp;(che continueranno a condurre fino al 2003), per poi passare anche ad altri programmi di MTV e, negli anni successivi, alla Rai, con qualche apparizione qua e là e perfino la partecipazione all&#8217;<em>Isola dei Famosi 4</em>, fino a Mediaset come opinioniste fisse di&nbsp;<em>Mattino Cinque</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quelle due VJ mi ricordavano un po&#8217; le ragazze alla pari che mi fecero da babysitter a inizio anni &#8217;90, forse solo più filiformi e decisamente più attraenti (anche perché poco sarei potuto essere attratto da alcuna alterità agli inizi degli anni Novanta).</p>



<p class="wp-block-paragraph">E davano una ventata di internazionalità, con quegli accenti così american, a un&#8217;italietta ancora molto provinciale. In tal senso è quasi d&#8217;obbligo rivedere qualche reperto dell&#8217;epoca, come <em><a href="https://happychannel.it/2026/07/15/jolly-blu-il-film-degli-883-e-disponibile-gratuitamente-ecco-dove-vedere-il-film-completo/">Jolly Blu &#8211; Il film degli 883</a></em>, che racconta perfettamente quell&#8217;Italia di fine anni Novanta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro il loro successo c&#8217;era anche una bella storia di amicizia. Kristen Grove, nata a Pittsburgh nel 1971, e Kristen Reichert, nata a Toronto nel 1972, si conobbero a Bologna mentre lavoravano come modelle. Quando arrivò la chiamata di MTV, la produzione voleva far sostenere loro un provino separato. Ma le due avevano già deciso diversamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>O andiamo insieme, o niente.</em>&#8220;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo hanno raccontato nel 2024, ricordando a Radio Deejay quel provino diventato ormai quasi leggendario. MTV le fece attendere ore perché non aveva nemmeno predisposto un set per due persone, ma alla fine accettò quella condizione. Una scelta che si rivelò vincente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli anni successivi diventarono uno dei volti simbolo del canale, conducendo anche programmi come&nbsp;<em>MTV On The Beach</em>&nbsp;e&nbsp;<em>MTV Select</em>. Il loro punto di forza, hanno spiegato, non era soltanto quell&#8217;accento angloamericano che colpiva il pubblico italiano, ma anche il rapporto autentico che le univa e la spontaneità con cui affrontavano ogni diretta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla TV alla radio, fino ai progetti più recenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo gli anni d&#8217;oro di MTV la loro carriera è proseguita senza particolari interruzioni. Nel 2001 arrivano in Rai per alcuni programmi musicali legati al Festival di Sanremo e successivamente conducono&nbsp;<em>CD: Live</em>&nbsp;su Rai2 insieme ad Alvin.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2005 sbarcano a&nbsp;<strong>Radio 105</strong>, dove resteranno per oltre un decennio con il programma&nbsp;<em>Kris &amp; Love</em>. Nel 2009 tornano anche su MTV con&nbsp;<em>Crispy News</em>, mentre tra il 2012 e il 2016 diventano opinioniste fisse di&nbsp;<em>Mattino Cinque</em>. Nel frattempo Kris Reichert porta avanti anche un percorso musicale personale, pubblicando diversi lavori discografici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2024 sono tornate a raccontarsi ai microfoni di Radio Deejay, ospiti di Gianluca Gazzoli. Un&#8217;intervista che è sembrata quasi una rimpatriata tra vecchi amici e che ha ricordato quanto abbiano inciso sull&#8217;immaginario di chi è cresciuto negli anni Novanta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultimo progetto nato insieme è stato&nbsp;<em>Music Mirrors</em>, un podcast in cui utilizzavano la musica pop come punto di partenza per parlare di relazioni, crescita personale e temi della quotidianità. Il progetto, però, sembra non essere andato oltre il 2024 e, almeno pubblicamente, non risultano nuovi episodi o iniziative condivise.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che fine hanno fatto oggi Kris and Kris?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se è vero che televisivamente le loro apparizioni sono diventate molto più rare, sarebbe sbagliato dire che siano sparite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Entrambe continuano infatti a essere presenti sui social network, dove aggiornano con una certa regolarità i loro follower, condividendo momenti di vita privata, ricordi della loro carriera e nuovi progetti personali (anche ben distanti dallo spettacolo &#8211; Kristen Grove lavora come private advisor e pare abbia a che fare col biohacking). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è forse questo il miglior destino per le icone di una generazione: non essere continuamente sotto i riflettori, ma riaffiorare ogni volta che qualcuno torna a parlare di quegli anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi è cresciuto tra la fine degli anni Novanta e l&#8217;inizio dei Duemila, Kris and Kris continueranno a rappresentare molto più di due semplici VJ. Erano il volto di una MTV che oggi non esiste più, quella dei videoclip, delle classifiche dance, dei pomeriggi davanti alla televisione e della sensazione che il mondo fosse improvvisamente diventato molto più grande.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E forse è anche per questo che, a distanza di quasi trent&#8217;anni dal loro debutto, basta rivedere uno spezzone di <em>Dancefloor Chart</em> per ritrovarsi d&#8217;un tratto in quel magico 1999.</p>
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		<title>Chi l’ha visto?, dopo oltre vent’anni Federica Sciarelli verso l’addio: da Donatella Raffai a oggi, tutti i conduttori del programma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 10:36:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Televisione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo oltre vent’anni alla guida di&#160;Chi l’ha visto?, Federica Sciarelli potrebbe essere arrivata alla fine della sua lunga esperienza nel programma simbolo di Rai 3. A confermarlo è stata la stessa Rai, che in una nota ha spiegato come siano in corso riflessioni sul futuro professionale della giornalista e, parallelamente, anche sul destino della trasmissione ... <a title="Chi l’ha visto?, dopo oltre vent’anni Federica Sciarelli verso l’addio: da Donatella Raffai a oggi, tutti i conduttori del programma" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/chi-lha-visto-dopo-oltre-ventanni-federica-sciarelli-verso-laddio-da-donatella-raffai-a-oggi-tutti-i-conduttori-del-programma/" aria-label="Per saperne di più su Chi l’ha visto?, dopo oltre vent’anni Federica Sciarelli verso l’addio: da Donatella Raffai a oggi, tutti i conduttori del programma">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dopo oltre vent’anni alla guida di&nbsp;<em>Chi l’ha visto?</em>, Federica Sciarelli potrebbe essere arrivata alla fine della sua lunga esperienza nel programma simbolo di Rai 3. A confermarlo è stata la stessa Rai, che in una nota ha spiegato come siano in corso riflessioni sul futuro professionale della giornalista e, parallelamente, anche sul destino della trasmissione che dal 1989 rappresenta uno dei punti di riferimento della televisione italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta ancora di un addio ufficiale, ma per la prima volta l’azienda ha ammesso apertamente che si sta ragionando anche su chi potrebbe raccogliere l’eredità della conduttrice. Un passaggio che inevitabilmente riapre una domanda che accompagna il programma da anni: può esistere&nbsp;<strong>Chi l’ha visto?</strong>&nbsp;senza Federica Sciarelli?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ipotesi sul futuro del programma dopo Federica Sciarelli</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le indiscrezioni sull’uscita di scena della giornalista si rincorrono ormai da diverse stagioni. Già nel 2020 la stessa Sciarelli aveva raccontato quanto fosse impegnativo, anche dal punto di vista emotivo, seguire quotidianamente storie di scomparsi, delitti e vicende familiari spesso drammatiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli anni successivi si è parlato più volte di pensionamento, di nuovi progetti e persino di possibili trasferimenti verso altri format. Fino a oggi, però, nulla aveva realmente scalfito la sua presenza al timone della trasmissione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La situazione appare diversa adesso. La Rai non parla di chiusura del programma, ma il fatto che si stiano valutando possibili eredi lascia intendere che l’ipotesi di una nuova fase sia concreta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra i nomi circolati nelle ultime ore figurano quelli di Eleonora Daniele, Francesca Fialdini e Pietro Rinaldi</strong>. Non manca però chi guarda all’interno della stessa redazione. Lo scorso anno era stata proprio Sciarelli a sostenere che, dopo di lei, sarebbe stato naturale affidare il programma a una delle inviate che da tempo lavorano sul campo. In questo senso le candidature più citate sono quelle di Veronica Briganti e Chiara Cazzaniga.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto dipenderà dalle decisioni che emergeranno nelle prossime settimane e dai nuovi palinsesti Rai. Nel frattempo resta una certezza: nessun altro volto è stato identificato con&nbsp;<em>Chi l’ha visto?</em>&nbsp;quanto Federica Sciarelli, che conduce la trasmissione dal settembre 2004.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Donatella Raffai a Federica Sciarelli: la storia dei conduttori di Chi l’ha visto?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La possibile uscita della giornalista offre anche l’occasione per ripercorrere la storia di uno dei programmi più longevi della televisione italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi l’ha visto?</strong>&nbsp;debutta su Rai 3 il 30 aprile 1989. Alla conduzione ci sono&nbsp;<strong>Donatella Raffai</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Paolo Guzzanti</strong>, che guidano le prime puntate dedicate alla ricerca di persone scomparse e agli appelli rivolti al pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la prima stagione, Guzzanti lascia il programma e viene sostituito da&nbsp;<strong>Luigi Di Majo</strong>, che affianca Donatella Raffai negli anni del primo grande successo della trasmissione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1991 arriva una svolta. Donatella Raffai passa a un nuovo progetto televisivo e la conduzione viene affidata a&nbsp;<strong>Luigi Di Majo</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Alessandra Graziottin</strong>. È una fase breve e caratterizzata da un calo degli ascolti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Rai decide quindi di riportare al centro del programma proprio Donatella Raffai, che torna nel 1993 e rilancia una formula ormai fortemente associata al suo volto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1994 entra in scena&nbsp;<strong>Giovanna Milella</strong>, figura importante nella storia della trasmissione. Durante la sua gestione il programma amplia progressivamente il raggio d’azione, occupandosi non soltanto di persone scomparse ma anche di casi di cronaca e vicende giudiziarie che suscitano grande attenzione nell’opinione pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1997 la conduzione passa a&nbsp;<strong>Marcella De Palma</strong>, giornalista con una lunga esperienza da reporter. La sua permanenza si interrompe tragicamente nel 2000 a causa della malattia che ne provoca la scomparsa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’era Daniela Poggi e il lungo regno di Federica Sciarelli</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo Marcella De Palma, la Rai sceglie&nbsp;<strong>Daniela Poggi</strong>, che conduce il programma dal 2000 al 2004. La sua esperienza rappresenta una fase di transizione in una trasmissione che continua a evolversi sia nel linguaggio sia nei contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 13 settembre 2004 arriva infine&nbsp;<strong>Federica Sciarelli</strong>. Quella che inizialmente appare come una normale successione si trasforma rapidamente nella conduzione più lunga della storia di&nbsp;<em>Chi l’ha visto?</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sotto la sua guida il programma consolida il proprio profilo investigativo, seguendo alcuni dei casi più noti della cronaca italiana degli ultimi vent’anni. Dalle vicende di persone scomparse ai grandi misteri irrisolti, fino alle inchieste che hanno portato a sviluppi giudiziari concreti, la trasmissione diventa uno dei prodotti più riconoscibili del servizio pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso delle stagioni il format ha attraversato cambiamenti editoriali, evoluzioni tecnologiche e trasformazioni del panorama televisivo, mantenendo però una caratteristica fondamentale: il coinvolgimento diretto del pubblico attraverso segnalazioni, testimonianze e appelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, mentre la Rai riflette sul futuro del programma, si chiude forse uno dei capitoli più significativi della sua storia. Se davvero Federica Sciarelli dovesse lasciare, terminerebbe un percorso iniziato oltre vent’anni fa e diventato parte integrante dell’identità stessa di&nbsp;<em>Chi l’ha visto?</em>. La sfida per chi verrà dopo sarà inevitabilmente quella di raccogliere un’eredità che, numeri alla mano e per durata, non ha precedenti nella storia della trasmissione.</p>
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		<title>Lupita Nyong’o non conosceva l’Odissea: il dettaglio che ha sorpreso molti più del casting di Nolan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 15:40:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lupita Nyong&#8217;o, già Oscar come miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione in 12 anni schiavo, già donna più bella del mondo secondo People, già studentessa a Yale — presso la School of Drama della prestigiosa università americana — prossima Elena nella Odissea di Christopher Nolan, scivola su una nozione che per tanti di ... <a title="Lupita Nyong’o non conosceva l’Odissea: il dettaglio che ha sorpreso molti più del casting di Nolan" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/lupita-nyongo-non-conosceva-lodissea-il-dettaglio-che-ha-sorpreso-molti-piu-del-casting-di-nolan/" aria-label="Per saperne di più su Lupita Nyong’o non conosceva l’Odissea: il dettaglio che ha sorpreso molti più del casting di Nolan">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Lupita Nyong&#8217;o, già Oscar come miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione in <em>12 anni schiavo</em>, già donna più bella del mondo secondo <em>People</em>, già studentessa a Yale — presso la School of Drama della prestigiosa università americana — prossima Elena nella <em>Odissea</em> di Christopher Nolan, scivola su una nozione che per tanti di noi sembra quasi banale ma che evidentemente per una parte del mondo non lo è. Nonostante la parte nel film basato sul poema omerico e nonostante gli studi di un certo livello, non ne aveva sentito parlare prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rivelazione arriva in una lunga intervista concessa a <em>Elle</em>, nella quale l’attrice racconta il suo ingresso nel cast di <em>The Odyssey</em>, il nuovo colossal diretto da Christopher Nolan. Un progetto enorme, con un cast che comprende tra gli altri Matt Damon, Anne Hathaway, Zendaya, Robert Pattinson e Charlize Theron. Ma il passaggio che ha attirato l’attenzione più di tutti non riguarda Hollywood, i budget o la lavorazione del film.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riguarda invece il momento in cui Nyong’o ammette candidamente: <em>“Non avevo idea di cosa fosse The Odyssey”</em>. Una frase pronunciata senza provocazione e senza imbarazzo, quasi con naturalezza. Nell’intervista racconta di essere andata “completamente alla cieca” all’incontro con Nolan e di essersi resa conto soltanto dopo di quanto poco conoscesse quel mondo narrativo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un classico universale? Dipende da dove si guarda il mondo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi è cresciuto in Italia, il fatto che una persona colta, premiata e formata in una delle università più prestigiose degli Stati Uniti non conoscesse l’<em>Odissea</em> può sembrare strano. Il poema attribuito a Omero attraversa programmi scolastici, adattamenti televisivi, citazioni continue, perfino modi di dire quotidiani. Ulisse è quasi una figura familiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il punto interessante sta proprio qui: <strong>quello che consideriamo “universale” spesso è soltanto occidentale</strong>, o addirittura europeo. Nyong’o è nata in Messico da famiglia kenyota, è cresciuta tra Kenya e Stati Uniti e ha avuto un percorso culturale diverso da quello mediterraneo o classico che in Italia viene dato quasi per scontato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’intervista spiega di aver studiato alcuni monologhi legati alla mitologia greca durante gli anni a Yale, ma senza una conoscenza reale delle opere omeriche. Quando Nolan le ha consegnato la sceneggiatura, racconta di aver recuperato immediatamente il materiale: <em>“È stato un corso accelerato. Ho preso i libri e li ho letti subito”</em>. Poi aggiunge anche di aver ascoltato l’<em>Iliade</em> in audiolibro, definendolo <em>“il miglior audiolibro”</em> mai sentito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Colpisce anche la semplicità con cui ne parla. Nessun tentativo di mascherare la cosa, nessuna costruzione artificiale. Solo una constatazione: non conosceva quell’opera e ha iniziato a studiarla quando il film è entrato concretamente nella sua vita.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il casting di Nolan e il dibattito che puntualmente ritorna</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel film Nyong’o interpreterà Elena di Troia. Una scelta che, inevitabilmente, ha già acceso discussioni online (con accuse assortite di blackwashing). Nell’intervista l&#8217;attrice affronta anche questo tema, ricordando come si tratti di una storia mitologica e sottolineando che il cast del film <em>“rappresenta il mondo”</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà il dibattito attorno ai grandi adattamenti moderni dei classici è diventato quasi automatico. Succede con Shakespeare, con i remake Disney, con le produzioni fantasy e ora anche con Omero. Nolan, da questo punto di vista, sembra interessato più alla forza simbolica dei personaggi che a una ricostruzione filologica in senso stretto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nyong’o, però, evita accuratamente di trasformare la questione in uno scontro ideologico. Anzi, uno degli aspetti più interessanti dell’intervista è proprio la sua prudenza. Non anticipa dettagli sul film, non cerca polemiche e non forza discorsi teorici. Racconta soprattutto il lavoro sull’interpretazione di Elena, figura che definisce <em>“iconica”</em>, spiegando di essersi concentrata più sull’identità del personaggio che sulla semplice idea di bellezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando le viene chiesto cosa significhi interpretare <em>“il volto che ha lanciato mille navi”</em>, risponde quasi smontando il concetto stesso: <em>“Non puoi interpretare la bellezza”</em>. E subito dopo aggiunge che il vero lavoro sta nel capire <em>“chi è il personaggio”</em> e cosa ci sia <em>“oltre l’aspetto esteriore”</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E forse è proprio questo il dettaglio più curioso dell’intera storia: una delle attrici più celebri del cinema contemporaneo entra nell’universo di Omero quasi da esterna, senza il peso scolastico o culturale che molti europei si portano dietro fin dall’adolescenza, e non è detto che &#8211; al netto del nostro shock (particolarmente accentuato in noi che abbiamo studiato al Classico, che riteniamo già scioccante una trasposizione filmica holliwoodiana in sé) &#8211; questo sia un male.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Nota finale: l&#8217;immagine in evidenza vede in contrasto l&#8217;attrice kenyana e la statua di Elena di Troia realizzata da Antonio Canova nel 1800. Da segnalare come quest&#8217;ultima sia stata realizzata con una persona realmente esistente &#8211; Isabella Teotochi Albrizzi &#8211; a ispirare il personaggio; non ci trovate in questo nulla di scandaloso?)</p>
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		<title>Chi sono davvero gli Angine de Poitrine: la band mascherata che sta mandando in tilt internet</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/chi-sono-davvero-gli-angine-de-poitrine-la-band-mascherata-che-sta-mandando-in-tilt-internet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 07:15:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono i tempi in cui, se hai una maschera, hai maggiori possibilità di successo — o così parrebbe. Ma non parliamo di una maschera alla pirandelliana maniera, ché ne abbiamo tutti e a iosa, ma parliamo di una maschera vera e propria. Un po’ come quella di Elvis che ha portato TonyPitony ad avere i ... <a title="Chi sono davvero gli Angine de Poitrine: la band mascherata che sta mandando in tilt internet" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/chi-sono-davvero-gli-angine-de-poitrine-la-band-mascherata-che-sta-mandando-in-tilt-internet/" aria-label="Per saperne di più su Chi sono davvero gli Angine de Poitrine: la band mascherata che sta mandando in tilt internet">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono i tempi in cui, se hai una maschera, hai maggiori possibilità di successo — o così parrebbe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non parliamo di una maschera alla pirandelliana maniera, ché ne abbiamo tutti e a iosa, ma parliamo di una maschera vera e propria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un po’ come quella di Elvis che ha portato <a href="https://www.nonsolo.tv/di-dove-tonypitony-la-verita-svelata-da-fiorello-alla-prima-in-rai/">TonyPitony ad avere i suoi mesi di gloria a cavallo di Sanremo</a> (adesso se ne parla un po’ meno, nèvvero?).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso i mascherati sono due e dietro c’è tutto un concept pazzissimo e intellettuale, o così parrebbe.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli Angine de Poitrine e il fenomeno nato da KEXP</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli <strong>Angine de Poitrine</strong> (letteralmente Angina Pectoris) arrivano dal Québec e, nel giro di pochi mesi, sono passati dall’essere una curiosità della scena alternativa canadese a uno dei fenomeni musicali più discussi del 2026 (di questa prima parte di 2026 &#8211; in attesa che si passi ad altro: la bulimia da novità non si placa mai).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scintilla è stata una session registrata da&nbsp;<strong>KEXP</strong>, storica radio di Seattle specializzata in musica indipendente. Ventisette minuti bastati a trasformare due musicisti mascherati in un caso virale globale: milioni di visualizzazioni su YouTube, thread su Reddit, reaction video, tour europei sold out e perfino Dave Grohl dei&nbsp;<strong>Foo Fighters</strong>&nbsp;che li ha definiti “completely bonkers”.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Angine de Poitrine - Full Performance (Live on KEXP)" width="1500" height="844" src="https://www.youtube.com/embed/0Ssi-9wS1so?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La prima cosa che colpisce, inevitabilmente, è l’estetica. Costumi a pois bianchi e neri, maschere di cartapesta dall’aria aliena, linguaggio inventato, movimenti teatrali e un immaginario a metà tra dadaismo, prog rock e performance art.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio, davanti a un progetto del genere, è pensare immediatamente all’ennesima operazione costruita per TikTok o per il meme di giornata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo che poi parte la musica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E lì il discorso cambia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro i nomi fittizi di&nbsp;<em>Khn</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Klek</em>&nbsp;ci sono due musicisti che suonano insieme da oltre vent’anni. La loro storia nasce da adolescenti nei seminterrati del Saguenay, tra jam session infinite, prog rock, punk, jazz storto e strumenti modificati a mano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La celebre doppia chitarra microtonale usata da Khn non è un vezzo scenico: è stata costruita artigianalmente per poter inserire note “intermedie” rispetto alla scala occidentale tradizionale. Una soluzione che prende ispirazione da musiche arabe, turche, indiane e asiatiche ascoltate dai due fin da ragazzi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra math rock, dadaismo e rigetto dell’estetica perfetta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Molti hanno definito gli Angine de Poitrine “math rock”, ma la definizione spiega solo una parte del fenomeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, ci sono tempi dispari, loop complessi, cambi di ritmo improvvisi e una precisione tecnica impressionante. Alcuni musicisti online hanno persino analizzato le loro strutture ritmiche come fossero esercizi matematici, scomponendo i brani tra 12/8, 7/8 e combinazioni ritmiche quasi ossessive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se la band fosse solo tecnica, probabilmente non avrebbe avuto questo impatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quello che rende gli Angine de Poitrine interessanti è il contrasto continuo tra complessità e approccio ludico</strong>. Dietro tutto il loro universo c’è una componente quasi infantile: i costumi costruiti con farina e cartapesta, le maschere tenute volutamente rovinate, i riferimenti nonsense, il gusto per il caos creativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In diverse interviste hanno raccontato che il progetto nacque quasi per scherzo nel 2019. Dovevano esibirsi due volte nello stesso locale nel giro di pochi giorni e temevano che nessuno sarebbe tornato a vederli. Così decisero di inventarsi un’altra band, mascherandosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa è semplicemente degenerata nel modo più imprevedibile possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è curioso che il successo sia arrivato proprio in un momento storico in cui gran parte della musica online appare sempre più levigata, prevedibile e costruita per l’algoritmo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei commenti sotto il video di KEXP c’è chi ha scritto:&nbsp;<em>“This is the only way we can win the battle against AI. Live music forever.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Può sembrare una frase esagerata, ma fotografa bene il motivo per cui tanta gente si è affezionata a loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli Angine de Poitrine trasmettono l’idea di qualcosa di profondamente umano: imperfetto, artigianale, faticoso, persino scomodo. Suonano nascosti dentro maschere soffocanti, utilizzano loop rigidissimi che richiedono precisione assoluta e costruiscono pezzi che potrebbero crollare da un momento all’altro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un successo virale che potrebbe durare più del previsto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Come abbiamo anche accennato qualche riga or sono, molti fenomeni virali spariscono nel giro di qualche settimana. È successo infinite volte e gli Angine de Poitrine potrebbero anche fare la stessa fine, naturalmente. Però ci sono alcuni dettagli che fanno pensare che il progetto abbia basi più solide rispetto a tanti altri casi esplosi online.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto la componente live. I loro concerti stanno funzionando ovunque, e non solo su internet. Poi c’è una scena musicale reale alle spalle: festival, tour, anni di gavetta, una rete underground costruita lentamente in Québec.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E soprattutto c’è la musica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non rivoluzionaria, forse, ma sufficientemente personale da evitare l’effetto copia-incolla che ormai domina buona parte della musica virale contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Paradossalmente, la loro forza sembra essere proprio il fatto di non inseguire troppo il successo. In diverse interviste i due musicisti sono apparsi quasi infastiditi dall’eccessiva mitizzazione attorno al progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno di loro ha raccontato di aver letto un commento su YouTube in cui qualcuno scriveva: “Adesso ho di nuovo una ragione per vivere”. La sua risposta è stata più o meno:&nbsp;<em>“Calmati e vai ad abbracciare tua madre.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse è anche questo a renderli credibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, tra maschere rovinate dal sudore, strumenti assurdi infilati dentro sacchi a pelo negli aeroporti e fan che cercano di ricostruire la loro identità online, gli Angine de Poitrine continuano semplicemente a fare quello che facevano nei seminterrati da adolescenti: suonare musica strana divertendosi parecchio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un panorama musicale sempre più standardizzato, potrebbe essere già abbastanza.</p>
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		<title>Glasond contro i boomer: analisi di Lettera ai boomer tra ironia, rabbia e postmodernità</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/glasond-contro-i-boomer-analisi-di-lettera-ai-boomer-tra-ironia-rabbia-e-postmodernita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[R.D.V.]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 09:11:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francesco Antonio D’Alessandro, cosentino classe 2000 (così ho scoperto su rapteratura.it), è meglio noto come Glasond, nel magico mondo del rap italiano. Ho scoperto sempre grazie a rapteratura che il ragazzo, assieme alla sua crew, ha portato la Calabria sulla mappa del rap italiano. Personalmente, l’ho scoperto ormai qualche tempo fa grazie ad un amico ... <a title="Glasond contro i boomer: analisi di Lettera ai boomer tra ironia, rabbia e postmodernità" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/glasond-contro-i-boomer-analisi-di-lettera-ai-boomer-tra-ironia-rabbia-e-postmodernita/" aria-label="Per saperne di più su Glasond contro i boomer: analisi di Lettera ai boomer tra ironia, rabbia e postmodernità">Leggi tutto</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Francesco Antonio D’Alessandro, cosentino classe 2000 (così ho scoperto su rapteratura.it), è meglio noto come <strong>Glasond</strong>, nel magico mondo del rap italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho scoperto sempre grazie a rapteratura che il ragazzo, assieme alla sua crew, ha portato la Calabria sulla mappa del rap italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Personalmente, l’ho scoperto ormai qualche tempo fa grazie ad un amico calabrese, che credo l’abbia scoperto a sua volta tramite <a href="https://www.ilblast.it/">ilblast</a> &#8211; o forse ho scoperto io il ragazzo tramite ilblast e l’ho passato all’amico calabrese &#8211; non ricordo la dinamica di preciso; per certo l’amico calabrese mi fece a suo tempo scoprire ilblast.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ilblast è una realtà che tenderebbe a destra, esistessero ancora queste categorie; immagino loro si definirebbero accelereazionari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Li ho letti e li leggo spesso con interesse, pur tendendo io eventualmente a sinistra &#8211; sebbene in questi tempi postmoderni sia abbastanza confuso, per di più da maschio bianco eterosessuale non più giovanissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Con interesse ho ascoltato nel tempo diverse canzoni di Glasond,</strong> e ancora di più del suo sodale Hammon. Alcune, a tratti, mi sono piaciute proprio &#8211; seppur con quel senso di colpa atavico da maschio bianco eterosessuale di sinistra in questi tempi postmoderni (un senso di colpa di diverso segno ma simile a quello che ho provato e provo ascoltando Niko Pandetta).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune mi hanno divertito, alcune mi hanno fatto riflettere; e spesso mi sono chiesto dove iniziasse (o finisse) l’ironia, se ironia nei loro testi ci fosse.</p>



<div class="tenor-gif-embed" data-postid="15730435" data-share-method="host" data-aspect-ratio="1.72043" data-width="100%"><a href="https://tenor.com/view/walterosuji-fa-ridere-ma-anche-riflettere-kanye-west-amici-amici-e-poi-ti-rubano-la-bici-gif-15730435">Walterosuji Fa Ridere Ma Anche Riflettere GIF</a>from <a href="https://tenor.com/search/walterosuji-gifs">Walterosuji GIFs</a></div> <script type="text/javascript" async src="https://tenor.com/embed.js"></script>



<p class="wp-block-paragraph">Ma in questi tempi postmoderni siamo tutti un po’ postironici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lettera ai boomer, un’esegesi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ma andiamo a vedere il testo di Lettera ai boomer, perché immagino qualcuno si chieda il significato della stessa, ed eccomi qui a provare a capire &#8211; rubando il testo da Genius e applicandomici in prima persona, sebbene mi fosse passato per la testa di far fare l’analisi a ChatGPT, ma <a href="https://www.nonsolo.tv/chi-siamo/">come scritto nell’about del sito noi l’IA la usiamo solo per correggerci le bozze</a>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Glasond - LETTERA AI BOOMER (Video Ufficiale)" width="1500" height="844" src="https://www.youtube.com/embed/6fu7vhOnpIY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Caro boomer, oggi ti scrivo<br>Per dirti quanto cazzo mi fate schifo<br>Mettete bocca sul mondo lavorativo<br>Avete messo voi lì ogni politico<br>Inseguo i numeri su schermo fin dal mattino<br>Ogni mio coetaneo che si sbatte per l&#8217;affitto<br>Mentre aspetta che un boomer gli faccia il bonifico<br>Spesso la somma è il minimo prestabilito</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’attacco è un chiaro attacco alla società attuale</strong>. Al capitalismo? Ma diciamo pure al capitalismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so se Glasond lavori nella finanza &#8211; questo fa immaginare con sul suo inseguire i numeri su schermo &#8211; o se si riferisca al fatto che senza numeri non si esiste, in questi tempi di bulimia di like, share e subscribe; ciò che è certo è che i boomer sono all’apice della catena alimentare e sono loro a mantenere in vita tutti coloro che boomer non sono, con un misero bonifico che gli consente a malapena di sopravvivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da notare come nel Paese che amiamo non esista un minimo prestabilito, in assenza di un salario minimo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ci voglion gli uni contro gli altri e ci siete cascati<br>Vogliono scatenare la guerra tra neri e bianchi<br>Tu scrivi dal divano dal tuo telefonino<br>Perché c&#8217;hai avuto culo con il posto da postino<br>Sei come un cane a cui danno il contentino<br>Ti basta che vinca il tuo club preferito<br>Non bastano i soldi se sei povero di spirito</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ieratico come non mai, <strong>Glasond scrive un giambo più che una lettera</strong>. E nel suo giambo accusa i boomer (da intendersi in qualche forma come le classi dominanti) di volere una guerra tra poveri &#8211; tra neri contro bianchi (in tal senso le letture delle folli corse a 100 all’ora in terra emiliana sono perfette per questo tipo di guerra).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi dovremmo odiare, tendenzialmente, sta più in alto di noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Spendi duemila per un cane e poi non vuoi fare un figlio<br>Ci stanno i quarantenni a molestare in discoteca<br>Mentre a casa c&#8217;hanno una famiglia che li aspetta (Sei una merda)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra di sentire Papa Francesco, ma qui è Francesco senza il Papa &#8211; quando nel 2024, nell&#8217;udienza alla delegazione The Economy of Francesco, diceva: “Vedo che ci sono alcuni bambini lì: è bello questo, i<strong>n una cultura dove si privilegia avere cagnolini o gatti e non bambini</strong>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quasi quarantenne (sono boomer o millennial?) che continua, quando può, ad andare al club pur con moglie e prole a casa, sento un discreto senso di colpa nel leggere le parole di Glasond &#8211; ma questo è il problema di essere maschio bianco eterosessuale nel 2026 &#8211; e poi non molestavo negli anni ’10 quando ero bello sguinzagliato, ancor meno penserei a farlo oggi. E non è una <em>excusatio non petita</em>, giuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Vi vedo, vi piangete addosso per una bolletta<br>Procedono a votare per chi li ha portati in guerra<br>Chiedete a noi miracoli, di fare sacrifici<br>In Costituzione aumentare lavoratrici<br>Un pezzo di carta è più importante dell&#8217;Italia</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui entra in gioco il Glasond più politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attacchi a chi piange povertà e vota chi li ha impoveriti con politiche suicide (non facciamo nomi &#8211; anche perché pressoché tutto l’arco parlamentare ha deciso che siamo un Paese a cui piace la guerra, anche laddove non ci porta alcun beneficio. E in assoluto <strong>la guerra è bella anche se fa male può essere solo uno splendido verso di un altro Francesco, non la realtà dei fatti</strong>) e un attacco, immagino, alla Costituzione, divenuta in alcuni casi più un feticcio che altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Raccomandati fan convegni sulla mafia<br>Vi strapperanno dalle mani i vostri figli e voi muti<br>Generazioni senza palle, la metà sono cornuti<br>Il giorno che soffri la fame vediamo se poi giudichi<br>Stai con la lingua sul culo delle banche e dei giudici<br>Siete quattro boomerazzi che se la spassano a trans<br>Si mangiano l&#8217;Italia in vacanza a Lloret de Mar<br>Non accetto i consigli di chi al polso ha un Audemars<br>E manco da un boomer fallito che si ubriaca nel bar</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui le accuse si fanno più generiche ma frattanto  personali. E non si salva tendenzialmente nessun boomer, né quello che va a trans, né quello che va in vacanza in Costa Brava, né chi si compra orologi dal costo spropositato, né quelli che si dedicano al bere (che, ricordiamo, vincerà sul male).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>In strada, se ti difendi, brutta notte in galera<br>Ogni scusa è buona per farti mangiare la merda<br>Difendete i valori, ma avete svuotato la chiesa<br>Perché una slot machine è più importante di una messa<br>Tu sei andato in pensione a cinquant&#8217;anni<br>Tu hai eletto solamente criminali<br>Tu hai svenduto i tuoi valori culturali<br>Non mi rompere i coglioni, c&#8217;ho vent&#8217;anni</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra un attacco ai ludopatici e uno all’impossibilità di difendersi legittimamente (laddove dovrebbe essere, ahinoi, lo Stato stesso a farlo) arrivano le accuse più dirette &#8211; in seconda persona:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il boomer maledetto è quello che è andato in pensione giovane (<strong>abbiamo fatto nostra l’idea che a 50 anni si sia ancora giovani</strong>) quando noialtri la pensione non la vedremo mai; è quello che ha votato esponenti politici quantomeno rivedibili (uso io un eufemismo); è quello che ha svenduto i valori culturali del Bel Paese (sebbene io sia convinto che quella sia colpa del berlusconismo culturale &#8211; quello che ci ha sminchiato il cervello dagli anni ’80).</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando sembra tutto finito, con una chiusura che sembra un grido liberatorio &#8211; un po’ come la fine di <em>7 miliardi</em> di Massimo Pericolo &#8211; con un colpo di genio</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Ah, anzi, devo aggiungere una cosa”</p>



<p class="wp-block-paragraph">prosegue con altre dodici barre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Non me ne frega un cazzo di come era ai tuoi tempi<br>Facciamo meno figli perché cancelliamo i generi<br>Vogliamo uomini truccati e donne nei cantieri<br>E figli sistemati facendo i carabinieri<br>E bambini educati solo ad essere degeneri<br>Danno colpe alle donne ma sono i primi a essere indegni<br>Divorziano, fanno le corna dopo due mesi<br>Chissà perché i figli poi sono depressi</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Glasond prosegue quindi con un attacco (che per qualcuno sarà un po’ <em>boomerish</em> &#8211; c’è sempre qualcuno che è meno boomer di te) ai tempi attuali &#8211; un <em>topos</em> classico nella poetica del cosentino, da cui abbiamo appreso anche una possibile soluzione rieducativa (un Erasmus pluriennale in Dagestan).</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="DAGESTAN" width="1333" height="1000" src="https://www.youtube.com/embed/6RvReWOyeoo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Viviamo in assoluto in tempi promiscui, ma accusare il singolo &#8211; mi permetto &#8211; è vedere il dito e non la luna: quanta colpa può avere il singolo che fa le corna dopo due mesi (che non si fa, nonnò, non si fa) quando<strong> la società è così sessualizzata e basta aprire un fottuto social</strong> &#8211; un fottuitissimo social &#8211; <strong>per avere due minnazze sparate in faccia?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>I boomer sono i tre quarti del popolo se ci pensi<br>Mi hanno rotto tre quarti di minchia con gli interessi<br>Magari iniziano a puntare il dito contro sé stessi</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed eccoci qui, ad un passo dalla chiusura vera di questa lettera aperta. Un passo in cui il Nostro chiarisce una volta per tutti chi sono questi fantomatici boomer. Siamo tutti. Sono anche io, porca la troia. Cosa dobbiamo fare? La prossima volta voglio una <em>pars costruens</em> (che altrove s’era vista &#8211; vorrei solo che maschi e femmine si volessero di nuovo bene).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Distinti saluti, Francesco, arrivederci.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciao Francesco, alla prossima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(Rimango solo con un quesito: <strong>non si fanno figli per colpa dei cani o per colpa della fluidità?</strong>)</p>
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		<title>Euro Trip, che fine hanno fatto gli attori? Il flop diventato cult che ha bruciato carriere</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/euro-trip-che-fine-hanno-fatto-gli-attori-il-flop-diventato-cult-che-ha-bruciato-carriere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 19:28:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Che fine ha fatto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2004 sembrava tutto apparecchiato. Le commedie adolescenziali funzionavano, il pubblico rispondeva e Hollywood sapeva esattamente come muoversi. Euro Trip nasce dentro questo contesto, con ambizioni nemmeno troppo nascoste: inserirsi nella scia di successi come American Pie e Road Trip e diventare un altro titolo di riferimento per il genere. Sulla carta, c’erano pochi dubbi. ... <a title="Euro Trip, che fine hanno fatto gli attori? Il flop diventato cult che ha bruciato carriere" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/euro-trip-che-fine-hanno-fatto-gli-attori-il-flop-diventato-cult-che-ha-bruciato-carriere/" aria-label="Per saperne di più su Euro Trip, che fine hanno fatto gli attori? Il flop diventato cult che ha bruciato carriere">Leggi tutto</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel 2004 sembrava tutto apparecchiato. Le commedie adolescenziali funzionavano, il pubblico rispondeva e Hollywood sapeva esattamente come muoversi. <em>Euro Trip</em> nasce dentro questo contesto, con ambizioni nemmeno troppo nascoste: inserirsi nella scia di successi come <em>American Pie</em> e <em>Road Trip</em> e diventare un altro titolo di riferimento per il genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla carta, c’erano pochi dubbi. La sceneggiatura era stata pagata quasi 4 milioni di dollari, una cifra altissima per una commedia di questo tipo. Dietro c’erano nomi solidi, con esperienza nella scrittura comica. Il cast, pur giovane, aveva un volto già noto come Michelle Trachtenberg, capace di attirare un pubblico cresciuto con lei tra televisione e cinema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi c’era anche quel cameo destinato a rimanere nella memoria collettiva: Matt Damon, completamente fuori ruolo, in una delle scene più citate del film. Un dettaglio che, da solo, racconta quanto il progetto fosse tutt’altro che improvvisato (se non improvvisati sicuramente un po&#8217; <em>cringe</em> potevano essere alcuni dialoghi. Già da quello che si sviluppa ai margini del cameo che vi proponiamo lo potete notare&#8230; <em>mamma mia</em>).</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Euro Trip -  Matt Damon Cameo" width="1500" height="844" src="https://www.youtube.com/embed/BemCwLCmr44?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ad ogni modo, qualcosa non andò per il verso giusto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un film che aveva tutto per funzionare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Guardandolo oggi, <em>Euro Trip</em> non dà l’impressione di un errore. O comunque non un completo errore. È una commedia che scorre senza fatica, con una struttura semplice ma efficace, negli standard dei teen movie dell&#8217;epoca (tutto sommato, ad essere meno severi nel giudizio, anche le battute del video proposto qualche riga or sono rientrano negli standard).</p>



<p class="wp-block-paragraph">È sicuramente meglio di alcuni dei film dimenticabili che riempivano il genere in quegli anni e forse funziona meglio di diversi titoli più celebrati con quella leggerezza che permette di rivederlo anche a distanza di tempo (e che testimonia lo spirito dei tempi di inizio millennio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema, però, non è mai stato il film in sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al botteghino, la risposta è stata fredda. <em>Euro Trip</em> incassa circa 22 milioni di dollari a fronte di un budget di 25. Numeri che, considerando la divisione degli incassi con le sale, si traducono in una perdita netta per lo studio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non un semplice risultato sotto le aspettative. Un vero fallimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Euro trip, la scelta sbagliata nel momento sbagliato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle chiavi sta nella distribuzione. Il film esce a febbraio, uno dei periodi meno favorevoli per il cinema, soprattutto per una commedia rivolta a un pubblico giovane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una condanna automatica, ma è un ostacolo. Il pubblico è meno presente, le condizioni non aiutano e la visibilità si riduce. Se poi manca una spinta promozionale forte, il rischio diventa concreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui entra in gioco il secondo problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo diverse testimonianze, il film non è stato sostenuto davvero dallo studio. Il marketing è stato debole, quasi disinteressato. La sensazione, condivisa da chi ci ha lavorato, è che il progetto fosse percepito come “minore”, nonostante l’investimento iniziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando succede, il risultato è prevedibile: il film non raggiunge il pubblico. Non perché non possa piacere, ma perché non viene messo nelle condizioni di essere visto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che fine hanno fatto gli attori di Euro Trip</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il lato più amaro della storia riguarda proprio il destino del cast.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Scott Mechlowicz, Jacob Pitts e Travis Wester, <em>Euro Trip</em> rappresentava molto più di un semplice ruolo. Era l’ingresso nel circuito dei grandi studi, l’occasione per costruire una carriera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non succede.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il flop, le opportunità si riducono drasticamente. Nessuno dei tre riesce a trasformare quel debutto in un trampolino. Le loro filmografie restano limitate, frammentate, spesso lontane dal cinema mainstream. In alcuni casi, il percorso si interrompe quasi del tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il meccanismo più duro dell’industria: una commedia di successo può lanciare attori sconosciuti in pochi mesi (sebbene il rischio è di incastrarsi dentro un&#8217;immagine giovanilistica &#8211; vedasi il caso di <a href="https://www.nonsolo.tv/che-fine-ha-fatto-mena-suvari-icona-di-inizio-millennio-tra-american-beauty-e-american-pie/">Mena Suvari</a>). Una che fallisce può fare l’opposto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diverso il discorso per Michelle Trachtenberg. Arrivava da un percorso già avviato, con ruoli importanti alle spalle. Dopo <em>Euro Trip</em> ha continuato a lavorare, anche se senza un vero salto di livello. La sua carriera ha seguito una traiettoria più stabile, ma senza quella svolta che il film, in caso di successo, avrebbe potuto garantire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri nomi presenti nel cast – come Matt Damon o Jeffrey Tambor – hanno avuto percorsi completamente indipendenti. Il loro futuro non è mai stato legato a <em>Euro Trip</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da flop a cult: una seconda vita fuori dalle sale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Col tempo, però, qualcosa cambia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fuori dal circuito cinematografico, <em>Euro Trip</em> trova il suo pubblico. Prima con il mercato home video, poi con le repliche televisive e infine con lo streaming. Il passaparola cresce, le scene diventano riconoscibili, le battute iniziano a circolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il film smette di essere un flop e diventa un cult.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una trasformazione lenta, ma evidente. Le proiezioni anniversario registrano partecipazione, il titolo viene riscoperto, citato, condiviso. Non è più un prodotto dimenticato, ma uno di quei film che continuano a vivere nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paradosso è tutto qui: il pubblico c’era, ma non è stato raggiunto nel momento giusto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E per gli attori che avevano bisogno di quel successo nel 2004, quella seconda vita non è bastata a cambiare le cose.</p>
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		<title>Eleanor in Fuori in 60 secondi: la storia dell’auto più iconica del film</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/eleanor-in-fuori-in-60-secondi-la-storia-dellauto-piu-iconica-del-film/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 14:50:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non solo Nicolas Cage o Angelina Jolie (attori della versione del 2000 del film, costata circa 100 milioni di dollari e che ha portato al botteghino circa 237 milioni): grande protagonista del remake di Fuori in 60 secondi (titolo originale Gone in 60 Seconds) è una macchina, Eleanor. Eleanor di Fuori in 60 secondi è ... <a title="Eleanor in Fuori in 60 secondi: la storia dell’auto più iconica del film" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/eleanor-in-fuori-in-60-secondi-la-storia-dellauto-piu-iconica-del-film/" aria-label="Per saperne di più su Eleanor in Fuori in 60 secondi: la storia dell’auto più iconica del film">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph">Non solo Nicolas Cage o Angelina Jolie (attori della versione del 2000 del film, costata circa 100 milioni di dollari e che ha portato al botteghino circa 237 milioni): grande protagonista del remake di <em>Fuori in 60 secondi</em> (titolo originale <em>Gone in 60 Seconds</em>) è una macchina, Eleanor.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eleanor di <em>Fuori in 60 secondi</em> è una Ford Mustang Shelby GT500 del 1967; nel film del 2000 è la celebre “hero car” guidata da Nicolas Cage, mentre nel film originale del 1974 era una Mustang diversa nella rappresentazione cinematografica. Il prezzo varia moltissimo: una replica ufficiale moderna è stata proposta tra circa 189.000 e 284.350 dollari, mentre un’auto del film o una replica molto rara può arrivare a oltre 1 milione di dollari all’asta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che macchina è davvero Eleanor</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Eleanor non è “solo” una Mustang </strong>qualsiasi: nell’immaginario del film è una Shelby GT500 fastback del 1967 con un kit estetico immediatamente riconoscibile. Cerchi moderni, assetto aggressivo, presa d’aria sul cofano e livrea grigio scuro con strisce nere: ogni dettaglio contribuisce a renderla iconica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel remake del 2000, Eleanor diventa uno dei simboli assoluti del cinema automotive, al punto da essere percepita quasi come un personaggio. Non è un semplice mezzo: è l’obiettivo, la tensione, il rischio finale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto costa Eleanor oggi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il costo dipende molto da cosa si intende per Eleanor. Le repliche ufficiali moderne, annunciate nel 2018, partivano da circa 189 mila dollari e potevano arrivare fino a 284.350 dollari, in base a motore, cambio e optional.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro discorso riguarda le auto utilizzate nel film o le repliche più rare: in questi casi si entra nel mondo del collezionismo, con cifre che superano facilmente i 500 mila dollari e che possono arrivare o oltrepassare 1 milione di dollari nelle aste più importanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Eleanor esiste davvero o è solo cinema?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta è: entrambe le cose. Eleanor nasce come elemento narrativo, ma è diventata nel tempo un oggetto reale, replicato, venduto e desiderato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste una sola Eleanor “ufficiale”: esistono più versioni, più repliche, più interpretazioni. Ed è proprio questo a renderla interessante. <strong>Eleanor è un’idea prima ancora che un’auto</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Eleanor è diventata più famosa del film</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono film che si ricordano per una scena, altri per una battuta. <em>Fuori in 60 secondi</em> si ricorda per un’auto. Non è scontato (in tal senso, riportiamo un simpatico commento ai margini del video seguente, dedicato alle scene del film con Eleanor:<em> the godfather of fast and the furious</em>).</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Gone in 60 Seconds but it&#039;s only Randall Raines 1967 Ford Mustang GT500 Eleanor" width="1500" height="844" src="https://www.youtube.com/embed/Qw8Rjnc57SA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Eleanor funziona perché incarna perfettamente un certo tipo di cinema: diretto, visivo, senza troppe spiegazioni. È una presenza forte, immediata, quasi mitologica. E in un film costruito su una lista di auto da rubare, è l’unica che conta davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non a caso è l’ultima della lista: quella che chiude il cerchio, quella che mette tutto in gioco.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il simbolo di un certo cinema anni 2000</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando oggi <em>Fuori in 60 secondi</em>, Eleanor appare come il simbolo di un’epoca precisa. Un cinema action meno costruito, meno digitale, più fisico. Più imperfetto, ma anche più riconoscibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La muscle car americana, reinterpretata con un’estetica moderna, diventa qui un ponte tra passato e presente. E forse è proprio questo il motivo per cui Eleanor continua a funzionare: non appartiene del tutto a un’epoca sola.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Curiosità su Eleanor</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima ancora dei numeri e delle specifiche tecniche, Eleanor è diventata nel tempo un piccolo mito fatto di dettagli, aneddoti e scelte produttive che hanno contribuito a costruirne l’aura. Di seguito, andremo a scoprire alcune curiosità in merito a questa mitica auto del grande schermo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel film del 2000, Eleanor è l’ultima auto della lista da rubare, quella decisiva per completare il colpo e salvare il fratello di Memphis. È quindi non solo un oggetto, ma il vero punto di tensione narrativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per le riprese del remake furono costruite 11 Eleanor, ma solo 3 erano realmente funzionanti</strong>: un dato che racconta bene quanto il cinema, anche quando sembra realistico, sia costruzione pura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La versione del 2000 ha reso celebre il pulsante “Go Baby Go”, che nel film attiva il protossido di azoto: una trovata semplice, ma rimasta impressa nella memoria collettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle auto usate nel film è stata venduta all’asta per circa 1 milione di dollari, confermando come Eleanor appartenga più al mondo delle opere da collezione che a quello delle auto “normali”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la produzione delle repliche ufficiali ha contribuito al mito: in alcuni casi servivano circa sei mesi per completarne una, con la possibilità di scegliere tra cambio manuale e automatico, cosa piuttosto rara per un’icona cinematografica costruita su licenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, il nome stesso “Eleanor” è diventato un riferimento culturale: oggi non indica solo quella specifica auto, ma un intero stile di Mustang elaborata ispirata al film.</p>
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		<title>Michael Schumacher torna sul grande schermo: dopo il corto, un film bulgaro sulla sua vita?</title>
		<link>https://www.nonsolo.tv/michael-schumacher-torna-sul-grande-schermo-dopo-il-corto-un-film-bulgaro-sulla-sua-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[NonSolo.TV]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 19:31:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema e Serie Tv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un film bulgaro su Michael Schumacher è in arrivo entro fine anno: cast emergente, un corto già virale e molte incognite sul nuovo biopic. Michael Schumacher continua a essere una figura centrale anche lontano dalle piste. Il suo nome torna ciclicamente, tra ricordi sportivi, racconti incompleti e nuovi tentativi di riportare la sua storia al ... <a title="Michael Schumacher torna sul grande schermo: dopo il corto, un film bulgaro sulla sua vita?" class="read-more" href="https://www.nonsolo.tv/michael-schumacher-torna-sul-grande-schermo-dopo-il-corto-un-film-bulgaro-sulla-sua-vita/" aria-label="Per saperne di più su Michael Schumacher torna sul grande schermo: dopo il corto, un film bulgaro sulla sua vita?">Leggi tutto</a></p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un film bulgaro su Michael Schumacher è in arrivo entro fine anno: cast emergente, un corto già virale e molte incognite sul nuovo biopic.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Michael Schumacher continua a essere una figura centrale anche lontano dalle piste. Il suo nome torna ciclicamente, tra ricordi sportivi, racconti incompleti e nuovi tentativi di riportare la sua storia al pubblico. L’ultimo arriva dalla Bulgaria, dove è in sviluppo un film biografico che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe raccontare la vita del sette volte campione del mondo in una chiave diversa rispetto al passato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo film su Michael Schumacher: cosa sappiamo davvero del progetto bulgaro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le informazioni disponibili sono ancora limitate, ma alcuni elementi sono già emersi. Si tratterebbe di un progetto indipendente, sviluppato all’interno del circuito cinematografico bulgaro, con un’uscita prevista tra la fine dell’anno, indicativamente tra ottobre e dicembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto nasce però da qualcosa di già concreto. <em>The Kaiser</em> non è solo un’idea: è un cortometraggio già realizzato, pensato come <strong>proof of concept</strong> per dimostrare che un film su Schumacher può funzionare anche in chiave cinematografica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il corto racconta l’ascesa del pilota, dal debutto in Formula 1 nel 1991 fino ai momenti che ne hanno definito il percorso. Non si limita ai risultati: prova a entrare nella pressione, nelle scelte, nella costruzione mentale di un campione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E c’è un dato che spiega perché il progetto stia iniziando a circolare: il trailer ha sfiorato <strong>le 300mila visualizzazioni in pochi giorni</strong>, segnale che l’interesse attorno all’operazione esiste. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-handler-delloggetto-incorporato wp-block-embed-handler-delloggetto-incorporato wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="The Kaiser | Official Trailer" width="1500" height="844" src="https://www.youtube.com/embed/guiYuwirK5M?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Non è un caso isolato. Dal sito ufficiale emerge chiaramente che il progetto punta anche su una dimensione partecipativa: è attiva una campagna di finanziamento con diversi livelli di supporto, dai contenuti digitali fino ai crediti nel film. Un modello che prova a coinvolgere direttamente il pubblico nella realizzazione del lungometraggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è ancora chiaro il livello di distribuzione che avrà il film: potrebbe restare confinato a circuiti locali o trovare spazio su piattaforme digitali in un secondo momento. È uno scenario plausibile, considerando il tipo di produzione e l’assenza, almeno per ora, di grandi nomi coinvolti a livello internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo non significa automaticamente un progetto minore. Al contrario, produzioni di questo tipo hanno spesso maggiore libertà narrativa. Il punto sarà capire se questa libertà verrà utilizzata per costruire un racconto credibile o se si limiterà a rielaborare episodi già noti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi interpreta Schumacher e gli altri protagonisti: il cast del biopic</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il film nasce direttamente dall’esperienza del corto <em>The Kaiser</em> e ne mantiene anche il cast. Jivko Sirakov interpreta Michael Schumacher (la somiglianza è un po&#8217; dubbia, ma vabbè), mentre Kristo Stoichkov veste i panni di Ayrton Senna. Completano il gruppo Dimiter D. Marinov nel ruolo di Eddie Jordan, Raymond Steers come Willi Weber e Viktoria Antonova in quello di Corinna Schumacher.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una scelta precisa: evitare volti troppo riconoscibili per lasciare spazio ai personaggi. Una soluzione che può funzionare, ma che richiede una scrittura solida e una regia capace di sostenere il racconto senza appoggiarsi alla notorietà degli interpreti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio, in questi casi, non è tanto la performance degli attori quanto la costruzione complessiva. Un biopic sportivo regge se riesce a dare profondità ai momenti chiave, non se si limita a ricostruirli in modo didascalico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dopo “Schumacher” su Netflix, perché si torna a raccontare la sua storia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’ultimo grande racconto audiovisivo su Schumacher risale al 2021, con il documentario <em>Schumacher</em> prodotto da Netflix. Un lavoro costruito su materiali d’archivio, immagini private e testimonianze dirette di protagonisti del paddock come David Coulthard, Ross Brawn e Flavio Briatore (che con Schumacher ha lavorato ai tempi della Benetton).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quel documentario aveva un accesso privilegiato, anche grazie al coinvolgimento della famiglia. Il risultato era un racconto controllato, ma coerente, che metteva insieme carriera e dimensione privata senza forzature evidenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo film parte da una condizione diversa. Non è chiaro se ci sia alcun tipo di collaborazione diretta con la famiglia Schumacher. Questo cambia molto: significa meno vincoli, ma anche meno accesso a materiali e informazioni di prima mano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra biografia e finzione: quali rischi corre un film su Michael Schumacher</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Raccontare Schumacher oggi significa muoversi su un terreno delicato. La parte sportiva è ampiamente documentata: i titoli mondiali, il dominio con la Ferrari, le rivalità storiche. È una materia narrativa già forte di suo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più complesso è tutto ciò che viene dopo. La gestione della sua vita privata negli ultimi anni è stata volutamente riservata. Qualsiasi tentativo di inserirla in un racconto cinematografico rischia di scivolare nella speculazione o nella semplificazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un film di questo tipo deve trovare un equilibrio preciso: raccontare senza forzare. Non è un limite creativo, è una condizione necessaria per mantenere credibilità. Senza questo equilibrio, il rischio è quello di un prodotto che funziona solo in superficie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando esce il film su Schumacher e dove potrebbe essere distribuito</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’uscita, come detto, è prevista tra ottobre e dicembre, ma non esiste ancora una data ufficiale definitiva. Anche la distribuzione resta un punto aperto: festival, circuito locale o piattaforme streaming sono tutte opzioni possibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto dipenderà dalla qualità finale del prodotto. Se il film riuscirà a distinguersi, potrebbe trovare spazio anche oltre il mercato di partenza. In caso contrario, è più probabile una diffusione limitata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso, il fatto che si torni a raccontare Schumacher conferma una cosa semplice: la sua storia non si è mai fermata e continua a generare interesse anche attraverso progetti nuovi, più piccoli ma potenzialmente più liberi.</p>
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